Interventi. Mibact, così la riforma penalizza il personale scientifico (di Roberto Scognamillo)

Pubblichiamo il testo letto il 23 febbraio all’assemblea dei soci dell’Associazione Bianchi Bandinelli

Abbiamo espresso nei primi documenti sulla riforma tutte le nostre perplessità. Ora, di fronte alle sue prime applicazioni e alle prime conseguenze che ne stanno derivando, riteniamo di dovere proporre un aggiornamento.

A caratterizzare la riforma Franceschini sono:
1) il prevalere della logica del profitto;
2) la separazione tra territorio e raccolte museali;
3) l’indebolimento della tutela sul territorio, proprio quando prende corpo l’ennesimo assalto speculativo portato dallo Sblocca Italia e dalla controriforma Lupi;
4) l’abbandono di archivi e biblioteche – le istituzioni meno suscettibili e capaci di produrre reddito.

Sono stati assolutamente mortificati alcuni principi: il patrimonio come fonte di conoscenze; il rapporto fra ricerca, tutela, gestione e valorizzazione; il ruolo sociale delle istituzioni culturali; il legame fra territorio e testimonianze storiche – la storia dell’arte non può essere confinata all’interno dei musei. E soprattutto, abbiamo verificato il progressivo, sistematico svuotamento e indebolimento delle istituzioni, riconoscibile proprio nella diminuzione e nell’avvilimento dei ruoli tecnico-scientifici, che nel loro insieme rappresentano quanto di meglio il modello italiano abbia storicamente proposto, com’è riconosciuto a livello internazionale. Dal vorticoso attivismo del ministero – che si concretizza principalmente in una grandinata di nomine – una cosa continua ad essere esclusa: l’accrescimento ed il rinnovamento del personale tecnico- scientifico. Restano fuori dell’orizzonte del ministero nuovi concorsi per personale giovane e qualificato.

La spaccatura che la riforma ha determinato fra contesto storico ambientale e raccolte storiche, separando gestione e tutela, oltre a rappresentare una clamorosa smentita della proclamata visione organica del patrimonio, è stata da noi indicata anche come la cancellazione di almeno cinquant’anni di studi storici e filologici che hanno messo in evidenza l’importanza dei contesti. Con la separazione fra i musei e i contesti storici e ambientali non sono solo indeboliti i presidi della tutela, ma anche i presupposti per una corretta pianificazione delle attività sul territorio. Vediamo ora che la relazione fra questa impostazione e l’aspirazione da parte del governo a disporre del territorio arbitrariamente e senza regole purtroppo era nei fatti: ne è un esempio la vicenda del piano paesistico della Toscana, che adesso sembra rimesso in discussione.

E’ anche da rilevare l’affermarsi di un dirigismo e di un visione autocratica sempre più manifesti, impiegati come strumento di governo.

Sul piano teorico prevale l’affermazione del nesso cultura– profitto, unica condizione alla quale i beni culturali possano sopravvivere. E unica ragione di occuparsene.

Si sostiene e si vuole realizzare un modello operativo che prevede un minimo impegno di personale qualificato e stabile, il massimo di precarietà. Modello che lo stesso ministro indica in alcune realtà torinesi: la fondazione Museo Egizio e la reggia di Venaria. I dirigenti di queste istituzioni si vantano di avere ridotto all’osso il personale, ma non parlano con altrettanta precisione delle condizioni di lavoro imposte ai dipendenti che sostituiscono il personale stabile.

Il modello che si sta imponendo prevede quindi lo svuotamento delle istituzioni di tutela, gestione e valorizzazione; questo sta determinando una progressiva paralisi imposta, con la diminuzione del personale e dei finanziamenti, sia agli istituti centrali che alle soprintendenze. Nel caso della Soprintendenza archeologica di Roma, la riforma prevede la nomina di un Consiglio di Amministrazione e di un Comitato scientifico che ne dovrebbero orientare le attività, applicando, senza alcun approfondimento e sciattamente, la normativa prevista per i musei autonomi, benché la realtà di questa istituzione sia molto più complessa di quella di un museo e includa, oltre a musei, monumenti, siti, anche un territorio ampio. In questa situazione inedita, non è chiaro quale ruolo si pensi di assegnare al personale tecnico-scientifico. Quello di meri esecutori di direttive imposte dall’alto, di burocrati incaricati di risolvere gli aspetti più formali di iniziative sulle quali non avranno più facoltà di parola?

L’Associazione Bianchi Bandinelli ha sempre ricordato che quello del personale tecnico-scientifico non va inteso come un ufficio burocratico, ma come un laboratorio continuo di ricerca sul campo, di applicazione di nuovi modelli di conservazione che implica non solo la difesa del patrimonio storico esistente, ma il suo ampliamento, unito a un’opera di diffusione della conoscenza e alla valorizzazione per la fruizione pubblica. Tali azioni, come tutte le attività di ricerca richiedono formazione specialistica, approfondimento, continuità.
La precarizzazione e lo svuotamento progressivo delle strutture – sempre più simili a gusci vuoti – non giovano nemmeno agli obiettivi economici che si proclama di voler perseguire.

Roma. Difendiamo Villa Borghese

Pubblichiamo l’appello lanciato dal Comitato per la Bellezza e da Roma Nuovo Secolo per spostare a Tor di Quinto il Concorso Ippico che si svolge a Piazza di Siena

Nei giorni scorsi abbiamo incontrato – come primi firmatari dell’appello sul Concorso Ippico in Piazza di Siena – l’Assessore comunale all’Ambiente Estella Marino e il Sovrintendente ai Beni Architettonici e Ambientali del Comune di Roma Agostino Bureca. Abbiamo riscontrato in entrambi una positiva, incoraggiante disponibilità ad affrontare urgentemente con il Gabinetto del Sindaco i pesanti problemi posti da una manifestazione attorno alla quale è stato costruito un sempre più ingombrante apparato commerciale. Due soluzioni sono state affacciate in uno spirito di intesa: o si riporta la manifestazione equestre alle origini, con una occupazione limitata nel tempo e nello spazio (piazza di Siena, la zona delle stalle e quella dei servizi indispensabili per il Concorso), oppure, se si vuole mantenere quella sorta di fiera ampia e prolungata nel tempo, la si trasferisce in una zona già completamente attrezzata e ben servita dalle infrastrutture, per esempio a Tor di Quinto dove già sono insediati i Carabinieri, da sempre fra i protagonisti del Concorso Ippico. L’amministrazione capitolina, da noi sollecitata sin da dicembre, si sta impegnando per riesaminare tutta la pratica del Concorso Ippico a piazza di Siena. Ci auguriamo quindi che sin da quest’anno siano fissati limiti e paletti. Durante i lavori di allestimento dei “suk” collegati al Concorso Ippico del prossimo maggio ci riserviamo di organizzare – in sinergia con l’azione della amministrazione comunale – manifestazioni con le associazioni di cittadini, a cominciare dagli Amici di Villa Borghese, invitando i giornalisti italiani e stranieri ad un sopralluogo che consenta loro di dar conto dello scempio che si compie ogni anno a Villa Borghese, espropriando una parte importante e prestigiosa della Villa e impedendo la sua fruizione a cittadini romani e turisti di tutto il mondo.
Vittorio Emiliani, Comitato per la Bellezza
Carlo Troilo, Roma Nuovo Secolo

aderiscono all’appello a tutela di Villa Borghese:
Desideria Pasolini Dall’Onda, fondatrice di Italia Nostra
Alix Van Buren, presidente, a nome degli “Amici di Villa Borghese”
Vezio De Lucia, presidente Ass. Ranuccio Bianchi Bandinelli

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Roma moderna. I Fori e la città

Conferenza di Adriano La Regina

9 marzo 2015, ore 16,30

Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, piazza San Marco 49, Roma

Con una conferenza di Adriano La Regina, l’Associazione Bianchi Bandinelli riprende il tema dell’Area archeologica centrale di Roma, già discusso in un convegno nel marzo dello scorso anno. A lungo soprintendente archeologico di Roma, Adriano La Regina del Progetto Fori deve considerarsi l’indiscusso protagonista. Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso fu il primo a denunciare i guasti e le lesioni ai monumenti provocati dal traffico lungo la via dei Fori Imperiali e quindi a proporre la rimozione della strada. La proposta fu sostenuta dai sindaci Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli e con loro da Antonio Cederna, Leonardo Benevolo, Italo Insolera e tanti altri studiosi italiani e stranieri. Favorevoli furono soprattutto i cittadini di Roma, che parteciparono in massa alle chiusure domenicali della via dei Fori Imperiali e alle visite guidate ai monumenti archeologici.

Ma dalla morte di Luigi Petroselli nell’ottobre 1981, il Progetto Fori è stato di fatto accantonato. Sorprendentemente ripreso all’inizio del suo mandato dal sindaco Ignazio Marino, appare nuovamente finito nelle secche della perplessità e dell’esitazione. Neanche il rapporto consegnato alla fine del dicembre scorso dalla commissione paritetica insediata dal ministro Dario Franceschini e dal sindaco Marino ha assunto decisioni univoche, anche se ha prodotto importanti interventi sulla stampa.

Ad Adriano La Regina, che ha fatto parte criticamente di detta commissione, l’associazione Bianchi Bandinelli ha chiesto di esporre il suo punto di vista, con ciò confermando l’impegno a tenere vivo il dibattito e la tensione sul futuro dell’Area archeologica centrale di Roma.

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23 febbraio 2015 – Cerimonia di conferimento del Premio Ranuccio Bianchi Bandinelli

logoABB_capitelloLunedì 23 febbraio alle ore 16.00 presso Palazzo Massimo, sede del Museo Nazionale Romano, si svolgerà la cerimonia di consegna del Premio Ranuccio Bianchi Bandinelli, 1^ edizione “La tutela come impegno civile”, assegnato a Desideria Pasolini dall’Onda, con menzione speciale per i collaboratori del Museo storico della Liberazione di Via Tasso (Roma) e per la Direzione Regionale per i Beni Culturali e paesaggistici del Veneto e Associazione Culturale Borgo Baver onlus.

Presentano: Vittorio Emiliani, Gemma Luzzi, Francesco Erbani.

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Collegamento alla pagina dedicata al Premio Ranuccio Bianchi Bandinelli

23 febbraio 2015 – Assemblea dei Soci

L’Assemblea dei Soci dell’Associazione “Istituto di studi, ricerche e formazione Ranuccio Bianchi Bandinelli” è convocata per il giorno

lunedì 23 febbraio 2014

alle ore 8,00 in prima convocazione e alle ore 17,30 in seconda convocazione, con il seguente O.d.G.:

 

  • relazione generale del Presidente sulle iniziative svolte nel 2014 e programmate per il 2015;
  • approvazione del bilancio consuntivo 2014 e del bilancio preventivo 2015;
  • varie, eventuali e sopraggiunte.

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Il premio Ranuccio Bianchi Bandinelli a Desideria Pasolini dall’Onda

Il Premio Ranuccio Bianchi Bandinelli “La tutela come impegno civile”, alla sua prima edizione, è stato assegnato a Desideria Pasolini dall’Onda. Lo ha deciso il direttivo dell’Associazione Bianchi Bandinelli nella riunione del 2 febbraio. Uno speciale riconoscimento è stato attribuito a due realtà che interpretano a diverso titolo la tutela come impegno civile: lo staff di collaboratori e collaboratrici volontarie del Museo Storico della Liberazione di via Tasso a Roma e la procedura che ha portato all’apposizione del vincolo al Vigneto storico di Baver, in provincia di Treviso, come azione congiunta della Direzione Regionale per i Beni Culturali e paesaggistici del Veneto e dell’Associazione culturale Borgo Baver onlus.

Desideria Pasolini dall’Onda nel 1955 è stata fra i fondatori di Italia Nostra con Elena Croce, Giorgio Bassani, Umberto Zanotti Bianco, Luigi Magnani, Hubert Howard e Pietro Paolo Trompeo. Da allora è sempre stata in prima linea nella difesa dell’arte, del paesaggio, dei beni culturali e dei centri storici. Accanto ad Antonio Cederna si è battuta per la salvezza dell’Appia Antica e contro la speculazione fondiaria. Legata da amicizia e concordanza d’intenti con i fondatori della Bianchi Bandinelli, Giulio Carlo Argan e Giuseppe Chiarante, ha collaborato fin dall’inizio alla vita dell’Associazione.

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Interventi – La politica dell’impegno. Anna Maria Mandillo e le biblioteche (di Luca Bellingeri)*

 

Inizio 1986. Negli uffici dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico si svolge un incontro sindacale dedicato all’analisi ed alla valutazione dei profili professionali del personale dei ministeri, individuati dal d.P.R. n.1219/1984, ma entrati in vigore solo il 30 ottobre dell’anno successivo. Fresco vincitore di concorso presso la Scuola Superiore per la Pubblica Amministrazione, assegnato da pochi mesi alla Biblioteca Nazionale di Roma come bibliotecario, decido di parteciparvi per cercare di capire il mondo di cui ormai sono entrato a far parte. A condurre l’incontro, oltre ad alcuni esponenti di spicco della CGIL, una signora piccola e minuta, ancora giovane ma con i capelli già grigi, della quale al momento non conosco né il nome né l’esatto ruolo, ma della quale mi colpisce subito, oltre all’indubbio carisma, la precisione, competenza e padronanza con cui, al di fuori da ogni logica sindacale, affronta la questione da un punto di vista “professionale”, traducendo l’arida declaratoria dei profili in uno strumento utile per giungere finalmente all’esatta individuazione e quindi riconoscimento anche giuridico dell’attività del bibliotecario.

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Video della tavola rotonda “Quale formazione per i professionisti del patrimonio?”

ABB sfondo formazioneLa registrazione video della tavola rotonda “Quale formazione per i professionisti del patrimonio?”, tenutasi il 12 gennaio 2015 presso il Salone del Consiglio Nazionale del MiBACT, è on-line.

L’incontro, durante il quale è stato presentato l’Annale 23 dell’Associazione Bianchi Bandinelli, che contiene gli atti del convegno “L’Italia dei beni culturali: formazione senza lavoro, lavoro senza formazione”, ha affrontato il tema della formazione. In una seconda tavola rotonda, prevista per il mese di marzo, si affronteranno i temi più specificamente riguardanti la situazione occupazionale dei professionisti del patrimonio in Italia.

Guarda il video

Collegamento al canale Youtube dell’Associazione Bianchi Bandinelli 

Interventi – Meglio le Olimpiadi dei musei? (di Lucinia Speciale)

Caro Ministro del Turismo e dei Beni Culturali, quotidiani e tg aprono i notiziari con la legge di stabilità e con un programma di lungo periodo per l’economia: l’Italia chiede che gli investimenti per le Grandi Opere siano esclusi dai vincoli di bilancio e lancia la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024.

Questo delle Olimpiadi è un mantra che periodicamente torna nella politica italiana. Lo ha evocato Ignazio Marino in uno dei suoi primi discorsi da sindaco, lasciandolo poi saggiamente decadere, ma se ne parlava già nell’autunno 2011. Uno dei pochi segnali positivi del governo Monti fu quello di accantonare il progetto di Roma 2020, rilevando che ad innescare la crisi greca erano stati i rovinosi sprechi delle Olimpiadi. Chi conosce Roma, ha familiarità con i patetici relitti degli appalti messi in opera con il pretesto delle manifestazioni sportive di questi ultimi decenni. Opere non indispensabili, realizzate in deroga alla normativa vigente, che sono costate cifre assai superiori a quelle preventivate e un certo numero di morti sul lavoro. Valga per tutte la stazione metropolitana di Vigna Clara, costruita in occasione di Italia 90 e poi battezzata Onient Express perché mai più utilizzata.

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12 gennaio 2015 – Tavola rotonda “Quale formazione per i professionisti del Patrimonio?”

Annale 23 copertinaL’Associazione Bianchi Bandinelli, in occasione della presentazione dell’Annale n. 23, che raccoglie gli atti del convegno Formazione senza lavoro, lavoro senza formazione, promuove una tavola rotonda dedicata al tema “Quale formazione per i professionisti del patrimonio?”.

L’incontro si terrà presso la sede del Collegio Romano del MiBACT. Introdurrà Marisa Dalai Emiliani; parteciperanno Carla Barbati e Gennaro Toscano; le conclusioni saranno affidate a Giuliano Volpe.

Nel mese di marzo 2015 è previsto un secondo incontro sul tema “Quale lavoro per i professionisti del patrimonio?”

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Interventi – Così scompare il patrimonio demoetnoantropologico (di Paola Elisabetta Simeoni)

Gubbio, Festa dei ceri

Gubbio, Festa dei ceri

Il patrimonio  demoetnoantropologico è di fatto nuovamente scomparso nella riorganizzazione del MiBACT. Confuso come nei tempi più bui del Ministero con la storia dell’arte e con l’archeologia, è considerato subalterno alle altre categorie di beni, così come subalterne sono le sue radici culturali rispetto alla cultura dominante, a denotare il pericoloso clima antidemocratico delle politiche culturali attuali.

L’antropologia culturale è ambito scientifico che ha in Italia un ricco bagaglio di pensiero e un ricco patrimonio, è una disciplina trasversale di interpretazione dei fenomeni culturali.

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Interventi – Caro Ministro, grazie, ma le sue risposte non convincono (di ABB)

Anzitutto un ringraziamento al Ministro per la pronta risposta alle dieci domande che l’Associazione Bianchi Bandinelli gli ha inoltrato, fatto che denota quanto meno attenzione al dibattito che si sta sviluppando nel nostro Paese.

Restano però aperte le questioni di fondo. Il Ministro parla di una riforma che il Paese aspettava da decenni, senza sapere però che l’unica grande vera riforma sarebbe stata quella dell’aumento delle risorse economiche e del personale per il Ministero: la rivoluzione (questa sì) che il Paese aspettava da decenni. Si può obiettare che in un periodo di crisi si doveva operare necessariamente una revisione della spesa, ma proprio nei periodi di crisi – la storia dovrebbe insegnare – gli investimenti pubblici hanno sostenuto la ripresa, e il nostro patrimonio culturale aveva e ha tuttora solo bisogno di risorse per generare altre risorse, come studi economici autorevoli e condivisi affermano da tempo.

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13 dicembre 2014 – il Ministro Franceschini risponde alle dieci domande sulla riforma del MiBACT

Riceviamo e pubblichiamo, ringraziandolo per l’attenzione, la risposta del Ministro Dario Franceschini alle dieci domande sulla riforma del MiBACT dell’Associazione Bianchi Bandinelli.

Accolgo con piacere la opportunità di rispondere alle 10 domande indirizzatemi dall’Associazione Bianchi Bandinelli. Alcune non riguardano la Riforma del Ministero attuata con il dPCM n. 171 del 2014, ma sono ben lieto di fornire comunque elementi di risposta.

1.Sa il ministro Dario Franceschini come sono state ridotte le strutture che gestiscono i musei e i luoghi della cultura del nostro paese? Sa il ministro che il personale scarseggia drammaticamente e che un’organizzazione burocratica rende la gestione quotidiana e la programmazione di ogni attività una corsa a ostacoli?

Sì, lo so bene. E proprio per questo abbiamo operato una riforma che il Paese attendeva da decenni. Lo strumento a disposizione non consentiva di intervenire sulle dotazioni organiche, anzi, ne presupponeva la riduzione. Il prossimo passo sarà proprio quello di investire in formazione in nuove assunzioni. Proprio per questo la riforma ha previsto una apposita Direzione Educazione e Ricerca. Ho trovato un Ministero che investiva 36.000 euro l’anno in formazione. Tutto questo, con la riforma, cambierà.

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Interventi – Franceschini ieri e oggi (di Claudio Gamba)

Dario e Commissione FranceschiniNel 2014, mentre il Ministero dei beni culturali stava approntando una serie di discutibili provvedimenti e riforme, è passato sotto silenzio il cinquantesimo anniversario della Commissione Franceschini. Per gli addetti ai lavori non ci sarebbe da aggiungere molto: è stata la più ampia e qualificata discussione sulla situazione dei beni culturali in Italia. E sottolineo “beni culturali” perché proprio in quell’occasione entrò nella nostra legislazione l’espressione già diffusa in ambito internazionale e si fissò il nuovo concetto estensivo di cultura come testimonianza di civiltà. Fino a quel momento si parlava di “antichità e belle arti” e oggi, non si sa se per nostalgica romanticheria o beata ignoranza, si è tornati a usare quelle desuete parole, scalciate via da un secolo di riflessioni estetiche, critiche e metodologiche.

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8 dicembre 2014 – “Caro signor Ministro…” Dieci domande a Dario Franceschini sulla riforma del MiBACT

Dario_Franceschini_daticamera1. Sa il ministro Dario Franceschini come sono state ridotte le strutture che gestiscono i musei e i luoghi della cultura del nostro paese? Sa il ministro che il personale scarseggia drammaticamente e che un’organizzazione burocratica rende la gestione quotidiana e la programmazione di ogni attività una corsa a ostacoli?

2. Non sarebbe più sensato, signor ministro, riformare le strutture museali e metterle in condizioni di lavorare al meglio invece di sganciarle dalle soprintendenze pensando che un grande direttore venuto dall’estero possa governare una macchina che funziona così male? Lei sa che all’estero i direttori sono affiancati da strutture amministrative e finanziarie forti e che tali strutture da noi non esistono?

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