Ischia, non vendete quel museo

Pubblichiamo un appello dell’Associazione Bianchi Bandinelli

L’isola di Ischia è stata sede del più antico insediamento fisso dei Greci che avevano raggiunto l’Italia meridionale. La splendida parabola della Magna Grecia inizia con questo originario scalo marittimo, chiamato Pithecusa. Nella località di San Montano, in comune di Lacco Ameno, dalla fine degli anni ’40 del XX secolo si sono svolti scavi archeologici, diretti da Giorgio Buchner, ischitano di nascita e di spirito, per quanto di ascendenza tedesca. Buchner ha studiato e pubblicato quanto contenevano più di settecento sepolture, deposte in fosse, di inumati e di incinerati, databili dalla metà dell’VIII a. C. all’età romana imperiale. Sono le più antiche di queste sepolture che ci documentano della vita sociale e produttiva dei Pithecusani di VIII e VII secolo a. C.: provenienti da varie regioni della Grecia propria e di quella dell’Est accoglievano fra loro mercanti ed artigiani fenici, oltre ad esperti falegnami di stirpe locale e donne dal basso Lazio alla Campania interna. Inoltre, sono documentati precisi rapporti con la Sardegna e la Spagna. A Pithecusa si svolgevano attività di riduzione del minerale ferroso proveniente dall’etrusca isola d’Elba così da poter poi scambiare in Grecia propria il metallo così ricavato.

La documentazione archeologica scoperta e studiata da Giorgio Buchner non è limitata a questi sia pur importantissimi documenti della vita produttiva ed economica della arcaica società greca, ma aperta ad individui ed influssi culturali i più vari, di Pithecusa. Su una coppa in terracotta sono incisi versi, con cadenza epica, contemporanei alle più antiche parti dell’Iliade: si decanta il piacere di bere vino in questa coppa, perfetta come quella usata da Nestore, così che l’ebbrezza che ne deriva faciliti l’incontro con le dolcezze di Afrodite, la dea dalla bella cintura. Questa iscrizione è la più antica sicuramente in lingua greca ritrovata in Italia, e fa il paio con una seconda che ci restituisce la firma di un decoratore di vasi in attività nella stessa Pithecusa.

L’insieme dei reperti (ceramici, in bronzo, in argento dorato, in pasta vitrea) è, dalla fine degli anni ’90 del XX secolo, conservato ed esposto al pubblico nel museo archeologico istituito, d’intesa tra il Comune di Lacco Ameno e la Soprintendenza Archeologia della Campania, nella Villa Arbusto, proprietà del Comune stesso.

È di questi giorni la notizia che quel Comune, privo di ogni risorsa finanziaria, avrebbe intenzione di porre in vendita Villa Arbusto, con la conseguenza di sfrattare i preziosi reperti che ne costituiscono il museo. Da parte degli uffici competenti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nulla risulta sia stato posto in atto per scongiurare una sconfitta del genere sul piano della diffusione della cultura e della valorizzazione del patrimonio archeologico, tema tanto perseguito dal Ministro pro tempore.

L’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, nel diffondere notizia di quanto si teme accada a danno del museo archeologico nel quale si conservano tanti preziosi documenti della nostra più antica storia, invita a sottoscrivere questo appello. L’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli si rivolge a tutte le Autorità, statali, regionali e locali competenti, affinché le ventilate intenzioni del Comune di Lacco Ameno di porre in vendita Villa Arbusto, così di fatto sfrattando il museo archeologico in essa finora ospitato e visitato da migliaia e migliaia di turisti, non siano lasciate realizzarsi. In particolare l’Associazione richiama alla vigilanza il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo al quale la Costituzione addossa l’onore, ma anche la responsabilità, della promozione della cultura e della tutela del patrimonio storico della Nazione.

Per aderire inviare una e-mail a info@bianchibandinelli.it oppure sottoscrivere la petizione su change.org all’indirizzo https://www.change.org/p/comune-di-lacco-ameno-ischia-regione-campania-mibact-ischia-non-vendete-quel-museo

FIRMATARI (elenco in continuo aggiornamento)

Pier Giovanni Guzzo- Associazione Bianchi Bandinelli

Corrado Pasquotti – Docente di Composizione al Conservatorio di Venezia

Alberto Camerotto – Lingua e Letteratura greca Università Ca’ Foscari Venezia

Rosario Pintaudi – Professore Ordinario di papirologia (L/Ant-05) Università di Messina

Giulio Massimilla- Università degli Studi di Napoli Federico II

Francesco Pelliccio- dottore di ricerca in Filologia Classica, Università degli studi di Napoli Federico II

Giovannella Cresci – Professore ordinario di Storia romana Università Ca’ Foscari Venezia
Francesco Valerio- post-doc in Filologia Classica, Università di Venezia Ca’ Foscari

Se la tutela la fanno i prefetti

Pubblichiamo un appello dell’Associazione Bianchi Bandinelli

L’articolo 7 della nuova legge quadro per la pubblica amministrazione, invocando la necessità di garantire risposte certe ai cittadini da parte dello Stato, ha stabilito che presso le prefetture sia predisposto un “punto di contatto unico” nel quale confluiscono tutti gli uffici periferici dell’amministrazione dello Stato, comprese le soprintendenze dei Beni culturali.

La subordinazione dei soprintendenti ai prefetti, che è già stata criticata, è certo l’aspetto più grave di questa riforma, ma c’è dell’altro. Anche se l’attuale struttura del MiBACT mantenesse la sua autonomia operativa, in questo quadro normativo il parere dei tecnici rischia di essere facilmente sopraffatto dai nuovi principi decisionali che vengono stabiliti: quelli del “parere prevalente” e “del superamento del dissenso” con i quali ci si propone di risolvere i contrasti tra le diverse istanze che i nuovi uffici insediati nelle prefetture dovranno comporre. Le ragioni della tutela e della conoscenza rischiano di trovarsi isolate di fronte al prevalere di interessi o “pareri prevalenti” di altra natura.

Gli uffici del MiBACT svolgono compiti di tutela, conservazione e fruizione dei beni culturali che richiedono competenze altamente specializzate a livello sia tecnico scientifico sia operativo e organizzativo, competenze che evidentemente non sono possedute dagli attuali Uffici territoriali del governo (ex Prefetture), né dai loro dirigenti e personale.

L’attività tecnica e scientifica del MiBACT sarà quindi impastoiata da strutture e meccanismi burocratici del tutto estranei, con l’effetto sicuro di contrastarne l’efficacia: l’unica risposta che l’amministrazione sarà in grado di assicurare sarà inevitabilmente il “silenzio-assenso”.

Quest’ultimo si appresta a divenire il principio cardine dell’intera attività amministrativa in materia di tutela, con tutte le immaginabili conseguenze. Questo provvedimento distrugge una struttura capillare di tutela, plasmata dalla realtà storica e culturale del nostro paese, considerata da sempre un modello. L’Associazione Bianchi Bandinelli rivolge un appello affinché sia ritirato. E chiede con forza che il ministro dei Beni Culturali se ne dissoci o ne tragga le conseguenze.

Tavola rotonda: Occultati o respinti. Professionisti del patrimonio e MiBACT tra crisi e riforma

logoABB_capitelloFP CGILL’Associazione Bianchi Bandinelli e Funzione Pubblica CGIL promuovono una tavola rotonda sul tema “Occultati o respinti. Professionisti del patrimonio e MiBACT tra crisi e riforma”, che si terrà mercoledì 22 luglio 2015 presso la sala conferenze del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo.

A quasi tre anni dal convegno “L’Italia dei beni culturali: formazione senza lavoro, lavoro senza formazione”, di cui sono stati recentemente pubblicati gli Atti, l’Associazione Bianchi Bandinelli torna a riflettere sul tema dei lavoratori atipici nel mondo dei beni culturali, rivolgendo in questa occasione l’attenzione principalmente ai collaboratori del MiBACT. Nel corso della tavola rotonda, infatti, verranno presentati i dati raccolti nel corso dell’autocensimento dei collaboratori esterni del MiBACT e delle Istituzioni culturali degli Enti locali, ospitato in questo sito nel 2014.

Introduce e modera Paola Nicita; intervengono Sara Parca, Paolo Montaldo, Claudio Meloni, Alessandro Benzia e Salvo Barrano; conclusioni di Salvatore Chiaramonte e Claudio Gamba. È previsto un dibattito.

Scarica il programma ABB 22 luglio 2015

Guarda la videoregistrazione della tavola rotonda su Youtube

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Il cemento che cancella la storia

Pubblichiamo il documento dell’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli sull’intervento in corso al Tempio della Pace nell’area dei Fori in Roma

 

L’Associazione Bianchi Bandinelli – anche a seguito di un sopralluogo con esperti – ritiene di dover richiamare l’attenzione del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, dell’Istituto superiore di conservazione e restauro, della Sovrintendenza capitolina, e della Soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’Area archeologica di Roma, della comunità scientifica, di quella tecnico professionale e più in generale di quella civile sull’intervento che si sta attuando sul portico del Tempio della Pace, nell’area dei Fori in Roma.

È, infatti, in corso di ricostruzione uno dei lati del grande quadriportico con il ripristino in cemento armato dello stilobate, il riposizionamento dei frammenti conservati delle colonne e l’integrazione delle parti mancanti, che sono in misura prevalente, con elementi in cemento armato. Le basi delle colonne, mancando quelle antiche, salvo che per un piccolissimo frammento, sono state rifatte in cemento su modello delle basi delle paraste che ornano un monumento vicino e poggiano su una piastra antisismica, secondo le norme dell’ingegneria civile. Per saldare i residui frammenti lapidei tra loro o con quelli riprodotti in cemento sono state asportate una carota centrale di circa 5 cm. circondata da una quindicina di carote di circa 1,5/2 cm. di diametro.

È stato affermato da parte dei responsabili della Sovrintendenza capitolina che del basamento si conservava solo la traccia in negativo. Eppure, la documentazione fotografica satellitare sembra attestare la presenza dei basamenti delle colonne almeno fino al 2013. Inoltre è stata indicata la ricomposizione di una delle colonne con più frammenti antichi come un intervento di “anastilosi filologica”, poiché quei frammenti erano giacenti nelle immediate prossimità, sebbene sia ben noto che in un’area archeologica gli elementi lapidei in posizione di caduta possono subire spostamenti anche significativi, specialmente quando, come in questo caso, interventi di sistemazione si sono ripetuti nel tempo. Continua a leggere

Riproduzioni libere? Maneggiamo con cura

di Lucinia Speciale

La rete e i social network ci hanno riportato indietro agli anni Settanta, quando ogni questione culturale era propiziata da un appello. Quotidianamente le caselle di posta elettronica sono raggiunte da sollecitazioni di tutti i tipi, che vanno dall’invito a sostenere una legge per la sicurezza alimentare alla difesa di un sito archeologico. Si è creata anche una piccola gara ad accaparrarsi le firme più in vista. Verrebbe da pensare che gli intellettuali italiani trascorrano buona parte del loro tempo a schierarsi. Dopo qualche decennio di bonaccia e disimpegno è comunque un dato consolante. L’impegno civile è un segno di vitalità.

A volte però si ha l’impressione che dietro un buon principio, come quello della libertà di ricerca, possano crearsi equivoci. Uno di questi è quello ingenerato dalla proposta “Fotografie libere per i Beni culturali”, che ha raccolto diverse migliaia di firme e molti autorevoli interventi a sostegno, tra questi un’interrogazione parlamentare e numerose prese di posizione pubbliche da parte di studiosi e addetti ai lavori. Sebbene abbia una certa attitudine a sottoscrivere gli appelli, dopo un’attenta lettura della premessa che introduce il testo non vi ho aggiunto la mia firma. Condivido invece senza riserve i contenuti della posizione che l’associazione Bianchi Bandinelli ha assunto, in apparente contrasto con la sua vocazione a sostenere l’esigenza di rendere la cultura accessibile a tutti. Continua a leggere

Gli archeologi e le visite al Quirinale

Pubblichiamo un comunicato dell’Associazione nazionale archeologi sulle visite al Quirinale.

Dal 23 giugno il Quirinale diventerà “la casa degli Italiani”, come ha annunciato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 2 giugno per la Festa della Repubblica. Ma per garantire il servizio il Quirinale ha deciso di ricorrere ai volontari del Touring Club e agli studenti e tirocinanti dell’Università di Roma. Le guide turistiche professioniste, costituite da storici dell’arte, archeologi e specialisti del patrimonio culturale non potranno più accedere al Palazzo del Quirinale per svolgere la propria attività lavorativa. «Non comprendiamo la decisione del Quirinale – dichiara Salvo Barrano, presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi – di ostacolare i professionisti nello svolgimento del lavoro per il quale si sono formati e per il quale dovrebbero essere adeguatamente retribuiti, ed esprimiamo piena solidarietà agli esperti archeologi, archivisti, bibliotecari e storici dell’arte che non potranno più svolgere l’attività di guida all’interno del Quirinale». Continua a leggere

Perché solo volontari per le visite guidate al Quirinale?

Un appello dell’Associazione Bianchi Bandinelli contro le previste modalità di visita al Quirinale

Apprendiamo che dal 23 giugno prossimo il Palazzo del Quirinale, per decisione del Presidente della Repubblica, aprirà le porte agli italiani tutti i giorni, dalle 9,30 alle 16,30 tranne il lunedì e il giovedì, proponendo la scelta di due percorsi, di cui il primo (artistico-istituzionale) al costo della sola prenotazione di 1,5 euro a persona e il secondo (artistico-istituzionale e tematico) al costo di 10 euro. La visita sarà possibile esclusivamente a mezzo prenotazione on-line o call-center, e pagamento anticipato con carta di credito, e prevede che volontari del Touring Club o studenti dell’Università “La Sapienza” accompagnino i visitatori durante il percorso.

Fino a oggi le visite al Quirinale erano affidate a personale altamente qualificato: guide selezionate tramite concorso pubblico dalla Provincia di Roma e storici dell’arte o archeologi per conto di associazioni culturali, molti dei quali laureati, specializzati e addottorati nelle discipline attinenti il tipo di percorso di visita. L’odierno provvedimento, che impone di fatto l’ingresso al palazzo esclusivamente in presenza di volontari, è a dir poco sconcertante. Il primo ordine di perplessità riguarda la violazione dell’art. 1 della Costituzione, che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”; il secondo, l’equivoco, sempre più diffuso in tempi di crisi economica, intorno al concetto stesso e al valore sociale del volontariato. Spiace constatare che lo stesso equivoco rischi di orientare le scelte delle più alte cariche dello Stato, nonché delle università preposte alla formazione scientifica dei giovani. Continua a leggere

Il Colosseo, l’arena e i nuovi gladiatori

di Pier Giovanni Guzzo

Con tenacia degna di miglior causa, il ministro dei Beni Culturali ha ribadito la disponibilità di venti milioni per la ricostruzione dell’arena del Colosseo. Così, a circa sei mesi di distanza dal primo annuncio, si conferma una scelta metodologicamente errata e di non prioritaria urgenza per la tutela.

Sembra costante in questa fase che i Beni Culturali stanno attraversando che da quanti hanno il potere (non sempre il know how) di decidere in proposito vengano preferite opere se non inutili, certamente di non immediata priorità. E ciò accade, solitamente, in nome di una presunta “valorizzazione”: come, ad esempio, per l’anastilosi delle colonne in granito del Foro della Pace a Roma, resa possibile solamente dalla predisposizione di giganteschi supporti in cemento armato (oltre alle altrettanto necessarie integrazioni dei fusti, sempre in cemento). Infatti manca ogni resto delle basi originarie, cavate e riutilizzante come di norma per i materiali edilizi in epoca post antica. Continua a leggere

Un seminario per Anna Maria Mandillo

Per ricordare Anna Maria Mandillo ad un anno dalla sua scomparsa, l’Associazione Bianchi Bandinelli, in collaborazione con l’Associazione italiana biblioteche e la Direzione generale biblioteche, organizza un seminario di studi intitolato: Biblioteche, servizi, democrazia. Il seminario si terrà il 16 giugno 2015 nell’auditorium dell’Istituto per i beni sonori e audiovisivi (Discoteca di Stato), via Michelangelo Caetani 32, Roma, alle ore 15.
Il programma trae spunto dall’analisi di Mandillo su alcuni temi significativi – servizi nazionali, deposito legale, diritto d’autore – e prevede interventi e testimonianze che intendono approfondire aspetti funzionali e punti critici della situazione delle biblioteche italiane, offrendo un contributo al rilancio di questi istituti.
Nel corso del seminario verrà presentato il volume di scritti di Anna Maria Mandillo, Biblioteca come servizio pubblicato dall’Associazione italiana biblioteche.

 

 

Biblioteche, servizi, democrazia

In ricordo di Anna Maria Mandillo

16 giugno 2015, ore 15.00
Auditorium dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi
Via Michelangelo Caetani, 32 – Roma

Coordina Marisa Dalai Emiliani, Associazione Bianchi Bandinelli

Saluti
Massimo Pistacchi, Istituto centrale beni sonori e audiovisivi
Rossana Rummo, Direzione generale biblioteche
Enrica Manenti, Associazione italiana biblioteche

Interventi
Luca Bellingeri
Impegno e passione. Anna Maria e le biblioteche

Claudio Leombroni
Per la riorganizzazione dei servizi bibliografici e bibliotecari nazionali

Rosa Maiello
Il diritto d’autore: la difesa del servizio pubblico delle biblioteche tra riforme e controriforme

Paola Puglisi
Il deposito legale: una “legge delle mancanze” con il “sapore dell’avanguardia”

Giovanna Merola
Presentazione del volume La biblioteca come servizio. Scritti di Anna Maria Mandillo

Testimonianze
Rosaria Campioni, La leale collaborazione fra Stato e Regioni
Angela Benintende, L’impegno nella Direzione generale per le biblioteche
Vittoria Tola, La rivista Digitalia
Madel Crasta, Professione: com’era, come sarà
Marisa Dalai Emiliani, Il lavoro nell’Associazione Bianchi Bandinelli

 

Fotografie libere? Un comunicato dell’Associazione Bianchi Bandinelli

A seguito dell’introduzione nell’art. 12 del d.l. n. 83/2014 (Art Bonus) del comma 3 bis, mentre da un lato sono state liberalizzate le riproduzioni di beni culturali effettuate per finalità di studio o ricerca, sono state esplicitamente escluse quelle relative ai beni archivistici e librari, costringendo anche quegli istituti che precedentemente consentivano ai propri utenti le riproduzioni “con mezzi propri” ad escludere tale possibilità dai propri servizi.
All’origine di tale norma la preoccupazione che una tale liberalizzazione potesse causare gravi conseguenze sulla conservazione di tali beni, che avrebbero potuto essere sottoposti ad operazioni (schiacciamento dei dorsi o apertura eccessiva della legatura, solo per fare due esempi) non compatibili con la loro natura di beni destinati alla preservazione.

Una prima soluzione, di buon senso, ci risulta sia già stata trovata in alcuni istituti archivistici e librari dove la riproduzione con mezzi propri è consentita previo versamento di un importo fisso (variabile fra uno e tre euro) per ogni unità bibliografica o archivistica, consentendo così agli studiosi il libero accesso alle riproduzioni (con costi estremamente contenuti) ed agli istituti depositari di tali beni un maggior controllo sulle corrette modalità di esecuzione delle riproduzioni.

A quanto ci consta è inoltre allo studio, da parte dell’Ufficio legislativo del MiBACT, una proposta di modifica della norma in questione, proprio allo scopo di venire maggiormente incontro alle esigenze di studiosi e ricercatori, consentendo quanto del resto è previsto in molte biblioteche di altri Paesi europei. La soluzione adottata dovrà in ogni caso, a parere di questa Associazione, contemperare esigenze (quella del libero accesso all’informazione e della sua conservazione nel tempo a vantaggio delle future generazioni), che necessariamente dovranno prevedere una qualche forma di regolamentazione del servizio e, nel caso, anche il versamento di una piccola quota che, senza penalizzare gli studiosi, riduca il numero delle richieste, consentendo una maggior vigilanza sulle modalità di esecuzione.

Che cosa succede al Tempio della Pace

Pubblichiamo la lettera che il presidente dell’Associazione Bianchi Bandinelli, Vezio De Lucia, ha inviato a Claudio Parisi Presicce e la risposta del Sovrintendente capitolino ai Beni culturali.

 

Gentile dottor Claudio Parisi Presicce,
e per conoscenza gentile arch. Francesco Prosperetti,

anche a seguito di articoli di stampa, è stata rappresentata alla nostra Associazione la preoccupazione per l’intervento in corso di ricollocazione delle colonne del Tempio della Pace. Per la rilevanza dell’intervento, e anche al fine di evitare il diffondersi di malintesi, mi permetto cortesemente di chiedere che siano resi noti al mondo degli specialisti e degli operatori i progetti e lo stato dei lavori di restauro in corso al Tempio della Pace.
L’Associazione Bianchi Bandinelli è a disposizione per un incontro, ove vi sembri utile.

Ringrazio e invio cordiali saluti,
Vezio De Lucia, presidente

 

Gentile Presidente Vezio De Lucia,

il dottor Roberto Meneghini, che legge per conoscenza, sarà certamente molto lieto, in qualità di responsabile unico del procedimento, di accompagnarla in visita al cantiere di restauro.

Cordiali saluti.

Claudio Parisi Presicce

I Pisano e Masaccio all’Expo? Le ragioni del “no”

Pubblichiamo un appello contro il trasferimento da Pisa all’Expo di otto statue di Nicola e Giovanni Pisano e di un’opera di Masaccio. Per sottoscriverlo inviare una mail a cristiano.giometti@unifi.it

 

Contro il prestito di opere di Nicola e Giovanni Pisano e di Masaccio all’Expo

Nel silenzio generale della città di Pisa, otto statue attribuite a Nicola e Giovanni Pisano del Museo dell’Opera del Duomo (attualmente in ristrutturazione) e il San Paolo di Masaccio del Museo nazionale di San Matteo sono in partenza per l’Expo di Milano. La locale Soprintendenza, in accordo con il Polo Museale Regionale della Toscana, aveva provato a opporsi richiamando questioni di opportunità (la tavola di Masaccio è una delle principali opere del San Matteo e perciò considerata inamovibile) e di salvaguardia (le statue non sono mai state concesse in prestito in virtù della loro mole). Ma la storia era già stata scritta altrove e nel giro di pochi giorni si è assistito alla rettifica del diniego: evidentemente le ragioni della tutela non sono più sufficienti ad arginare pressioni esercitate dall’alto. I marmi di Nicola e Giovanni Pisano saranno esposti fino al 15 ottobre nella chiesa di San Gottardo in Corte in uno spazio condiviso con l’azienda Robot City, specializzata nella riproduzione di opere d’arte in 3 dimensioni; sarebbe stato più opportuno, dunque, prestare i calchi in gesso già esistenti degli originali del Battistero di Pisa. La tavola di Masaccio, invece, troverà collocazione auspicabilmente per un solo mese nel padiglione Eataly, una serie di stand da Festa dell’Unità tra ristoranti regionali e bar, piadine e tortellini, secondo il concetto della grande distribuzione organizzata applicata all’arte.

Noi siamo convinti che non si debbano mettere a rischio opere fragili e difficilissime da spostare, straordinarie nel loro contesto e non in mezzo alla distratta frequentazione di turisti alla ricerca di quelle sensazioni eclatanti che l’Expo milanese promette. E non ci sentiamo affatto tranquilli non solo riguardo alla movimentazione delle opere ma anche alla loro sicurezza, persino di fronte a possibili eventi eccezionali di cui i giornali hanno tanto parlato nei giorni scorsi. A chi dovremmo chiedere allora conto di un danno assoluto, ai talebani di casa nostra, cioè tutti quelli che in nome dei grandi eventi permettono tali scempi?

I piani paesaggistici fra Stato e Regioni

locandina piani paesaggistici

Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli presenta

I piani paesaggistici fra Stato e Regioni

18 maggio 2015, ore 16,30

Ne discutono Anna Marson e Francesco Scoppola, coordina Francesco Erbani

Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte Piazza San Marco 49, Roma

L’11 aprile scorso, con la firma dell’accordo di pianificazione da parte del ministro Dario Franceschini e del presidente Enrico Rossi, è stato definitivamente approvato il piano paesaggistico della Toscana. Un risultato importante e soddisfacente, dopo una fase lunga e tormentata di discussioni e di scontri anche all’interno della maggioranza di centrosinistra. Un’indiscutibile novità è il ruolo attivo finalmente giocato dal ministero, per la prima volta dopo l’approvazione del Codice. La nostra associazione, che da anni denuncia i ritardi delle regioni e l’assenza d’iniziativa del ministero, coglie l’occasione per riprendere il dibattito sulla pianificazione del paesaggio, e ha perciò invitato due protagonisti delle politiche di tutela e governo del territorio del nostro Paese.

Anna Marson, assessore regionale a Urbanistica, pianificazione del territorio e paesaggio della Toscana, ha difeso con coraggio e determinazione il piano paesaggistico che, al termine della discussione in consiglio regionale, rischiava di essere sfigurato da pericolosi emendamenti volti, tra l’altro, a estendere l’attività di escavazione sulle Alpi Apuane e ad ampliare gli interventi di trasformazione lungo la fascia costiera. Al termine della discussione, grazie anche all’azione del presidente Rossi, sono state concordate positive mediazioni. Dell’assessore Marson si può leggere sul sito della associazione Bianchi Bandinelli l’importante intervento a conclusione del dibattito in consiglio regionale.

Francesco Scoppola è da pochi mesi direttore generale delle Belle arti e del Paesaggio. Della sua precedente vasta esperienza, la nostra associazione ha recentemente ricordato la partecipazione, con Leonardo Benevolo, alla formazione del Progetto Fori del 1988. A Scoppola spetta l’onere di restituire prestigio ed efficacia alla presenza dello Stato che, finora, in materia di pianificazione del paesaggio, è stata francamente deludente. Disattese sono in particolare le previsioni del Codice in materia di indirizzo dell’azione regionale.

L’Aquila. Sei anni dopo quella notte

Sei anni fa, nella notte fra il 5 e il 6 aprile 2009, un sisma colpì L’Aquila e una cinquantina di comuni abruzzesi. Morirono 309 persone, quasi 70 mila restarono senza casa. I centri storici dell’Aquila, delle sue frazioni e di altri comuni vennero danneggiati gravemente. La gestione dell’emergenza e soprattutto degli interventi successivi fu ispirata a logiche politiche che programmaticamente bandirono ogni forma di partecipazione. Il governo di Silvio Berlusconi e la Protezione civile montarono su quelle vicende una sfida politica. Venne coniato lo slogan “dalle tende alle case” e a L’Aquila si partì quasi immediatamente con la costruzione di 19 insediamenti, banalmente definiti new town, nei quali vennero alloggiate 16 mila persone, circa un terzo dei senzatetto del capoluogo. Migliaia e migliaia di persone furono confinate in alberghi lontani. Contemporaneamente il centro storico venne svuotato, chiuso, transennato e imbullonato in poderosi ponteggi. Edifici di grande pregio e un tessuto edilizio di eccellente qualità furono abbandonati a un lento deperimento. Tutto, anche i beni culturali, venne commissariato. Buona parte dell’informazione allestì la notizia che il dramma aquilano era avviato a soluzione. Solo le inchieste giudiziarie, nel febbraio del 2010, svelarono l’indecente speculazione che si era abbattuta su una città martoriata, sui suoi abitanti e sul patrimonio d’arte e di cultura che essa custodiva.

A sei anni di distanza, i cantieri sono al lavoro, ma manca un’idea di città alla quale la ricostruzione dell’Aquila debba ispirarsi. Le cosiddette new town, che mai hanno assunto una minima configurazione comunitaria, senza servizi, senza collegamenti, sono affette da un degrado fisico che rapidamente le ammalora e assumono l’aspetto di una mortificata periferia. Nel centro storico sono pochissime le persone rientrate e il suo aspetto resta spettrale. Sul futuro della città pesa gravemente l’assenza di scelte politiche e urbanistiche corrette e invece si fa sentire come un’incognita l’eredità di quelle prese finora.

 

L’Associazione Bianchi Bandinelli, su sollecitazione della presidente Marisa Dalai Emiliani, ha preso su L’Aquila una serie di iniziative e ha organizzato o partecipato ai convegni che molto sommariamente qui ricordiamo:

 

10 dicembre 2009 –  L’AQUILA: QUESTIONI APERTE. IL RUOLO DELLA CULTURA NELL’ITALIA DEI TERREMOTI

Il Convegno è organizzato con l’adesione di numerose associazioni di tutela e delle professioni dei beni culturali.

2 febbraio 2010 –  PRESENTAZIONE DEL NUMERO DEDICATO AL TERREMOTO DELLA RIVISTA ARKOS

La rivista Arkos – Scienza e restauro, edita dalla casa editrice Editinera del Gruppo Thesauron, ha presentato il numero speciale (curato da Giovanni Carbonara e Donatella Fiorani) dedicato al sisma dell’Aquila presso la Sala dello stenditoio negli spazi del Ministero per i Beni e delle Attività Culturali all’interno del Complesso monumentale di San Michele.

8 febbraio 2010 –  PRESENTAZIONE VOLUME “L’AQUILA. NON SI UCCIDE COSÌ ANCHE UNA CITTÀ?” 

Presso la Sala conferenze Bologna, a Roma, è stato presentato il volume curato da Vezio De Lucia, Roberto De Marco, Georg Josef Frisch: “L’Aquila. Non si uccide così anche una città?”. Sono intervenuti Piero Bevilacqua, Marisa Dalai Emiliani, Vittorio Emiliani, Mario Gasbarri, Antonio Perrotti e Walter Tocci

3 giugno 2010 – PRESENTAZIONE DELL’ANNALE “L’AQUILA: QUESTIONI APERTE”. 

Presentato a L’Aquila il nuovo Annale dell’Associazione Bianchi Bandinelli, che raccoglie gli Atti del Convegno sul tema “L’Aquila: questioni aperte. Il ruolo della cultura nell’Italia dei terremoti”, a cura di Paola Nicita, coordinamento scientifico di Marisa Dalai Emiliani e Vezio De Lucia. Ha moderato Francesco Erbani, sono intervenuti, fra gli altri, Eugenio Carlomagno, Mauro Chilante, Vezio De Lucia, Ettore Di Cesare, Valentino Pace, Antonio Perrotti, Vladimiro Placidi. Le conclusioni sono state curate da Marisa Dalai Emiliani.

20 ottobre 2010 – ALLA BIENNALE UN VIDEO SU “L’AQUILA. UN TERREMOTO POST-MODERNO”.

L’Associazione Bianchi Bandinelli ha raccolto l’invito della Biennale di Venezia, partecipando con il Power Point dal titolo “Un terremoto post-moderno”, curato da Umberto D’Angelo, Vezio De Lucia, Roberto De Marco e Paola Nicita. In poche immagini è esposta una storia del terremoto molto diversa da quella raccontata dai TG e dalla maggior parte dei giornali.

20 novembre 2010 – MANIFESTAZIONE L’AQUILA CHIAMA ITALIA

L’Associazione Bianchi Bandinelli ha partecipato alla manifestazione nazionale “SOS L’Aquila chiama Italia” nella città colpita dal terremoto. Durante la manifestazione è iniziata la raccolta delle 50 mila firme necessarie per la presentazione della legge di iniziativa popolare elaborata dai cittadini, per una ricostruzione vera, trasparente e partecipata.

19 gennaio 2011 – CONVEGNO “L’ITALIA NON PUÒ PERDERE L’AQUILA. LE OBIEZIONI, LE PROSPETTIVE”. 

A Roma, al Teatro dei Dioscuri, si è tenuto il convegno “L’Italia non può perdere L’Aquila: le obiezioni, le prospettive”, promosso dall’Associazione Bianchi Bandinelli. Il convegno si è articolato in quattro tavole rotonde, ciascuna introdotta da un power point realizzato da un gruppo di lavoro.

29 marzo 2011 – CONVEGNO “ATTRAVERSO I TERREMOTI: CAMPANIA 23 NOVEMBRE 1980, ABRUZZO 6 APRILE 2009 ESPERIENZE DI RESTAURO A CONFRONTO”.

All’incontro ha partecipato Giuseppe Basile che ha presentato le pubblicazioni sul patrimonio artistico dopo il sisma abruzzese (tra cui l’Annale dell’Associazione) e ha introdotto la proiezione del video “L’Italia non può perdere L’Aquila”. Il video, montato da Claudio Gamba, sintetizzava le presentazioni delle quattro tavole rotonde del convegno del 19 gennaio.

5 aprile 2011 – SEMINARIO DI STUDIO SU “COMUNITÀ E BENI COMUNI. NUOVE QUESTIONI AQUILANE”,

Seminario promosso dalla Fondazione Basso, l’Università La Sapienza e Simbdea, organizzato da Vito Lattanzi e Pietro Clemente. Per l’Associazione Bianchi Bandinelli è intervenuta Paola Nicita.

12 aprile 2011 – INCONTRO SU “LA PROTEZIONE DELL’ITALIA DALLE CATASTROFI. RIFLESSIONI SULLA RIPROPOSIZIONE NORMATIVA DELLA PROTEZIONE CIVILE”, A CURA DEL GRUPPO PD DEL SENATO.

All’incontro sono intervenuti Mario Gasbarri, Marisa Dalai Emiliani, Vincenzo Petrini, Ivan Pontremoli, Roberto Maroni, Anna Finocchiaro. Nell’ambito del progetto di riforma della Protezione Civile, è stato presentato anche un approfondimento tematico di Paola Nicita su Beni culturali e catastrofi, esito del lavoro della Associazione Bianchi Bandinelli.

1 ottobre 2011 – PRESENTAZIONE “L’AQUILA RICOSTRUZIONE E RINASCITA”. 

Il quaderno “L’Aquila: ricostruzione e rinascita – Intervista a più voci” (Abruzzo in movimento – quaderno n. 1/2011, Atti dell’incontro “L’Aquila com’era e dov’era:  la ricostruzione possibile” ) è stato presentato a L’Aquila, nella Tenda di Piazza Duomo. Ha partecipato Marisa Dalai Emiliani

Venerdì 5 aprile – CONVEGNO “L’AQUILA 2013. SE QUATTRO ANNI VI SEMBRAN POCHI”,

Il convegno, promosso da Comitatus Aquilanus, Associazione Bianchi Bandinelli, Italia Nostra, Comitato 3,32, Appello per l’Aquila, Assemblea Cittadina, Cittadinanza attiva, si è tenuto presso il Centro Servizi Volontariato. Sono intervenuti Carla Cimoroni, Roberto De Marco, Enrico Pugliese, Antonio Perrotti, Alessandra Vittorini, Antonio di Gennaro, Pierluigi Cervellati, Enza Blundo, Giandomenico Cifani, Gianlorenzo Conti, Marisa Dalai Emiliani, Ettore Di Cesare, Paolo Muzi, Francesco Erbani, Manuele Bonaccorsi, Georg Frisch, Giustino Parisse, Alessandro Zardetto, Vezio De Lucia.

Roma. L’Eur resti pubblica

L’associazione Carteinregola ha promosso un appello perché si restituisca l’Eur all’Amministrazione comunale. L’Eur è un quartiere della capitale e va sottratto a una Spa alcuni dirigenti della quale sono inquisiti dalla magistratura. Eur Spa, inoltre, pratica un governo di tipo feudale incapace di attuare una gestione ordinaria e si è avventurato in operazioni immobiliari azzardate e speculative che ora non controlla più.  Per sottoscrivere l’appello: laboratoriocarteinregola@gmail.com

Ai Ministri Pier Carlo Padoan e Dario Franceschini e al Sindaco Ignazio Marino

“Una città nella città”, recita lo slogan di Eur spa, di proprietà per il 90 % del Ministero dell’Economia e per il 10% del Comune di Roma, che gestisce un pezzo pregiato di città pubblica, l’unico su cui decide un consiglio di amministrazione e non il Comune. Una gestione che avrebbe potuto accontentarsi dei dividendi del ricchissimo patrimonio immobiliare e che invece si è spinta in una serie di imprese fallimentari, i cui segni sono sparpagliati tra le geometrie monumentali del regime fascista e del miracolo economico.
Torri sventrate, opere incompiute, voragini post esplosione, baracconi abbandonati, antri scavati sotto il laghetto. Da anni in attesa di una soluzione. E sopra tutto la Nuvola, il nuovo palazzo dei congressi interrotto, simbolo della grandeur di una gestione che voleva essere europea e che non è stata all’altezza dell’ordinaria amministrazione. Intanto, il prossimo 24 aprile un magistrato dovrà decidere se il piano di ristrutturazione finanziaria che presenterà EUR spa sarà in grado di garantire i suoi creditori, o se dichiararne l’insolvenza e avviare le procedure fallimentari. Ipotesi che dovrebbe essere remota, ma quello che sta succedendo per scongiurarla è di difficile comprensione. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze non intende coprire i 300 milioni per rimettere a posto i conti della sua società, e si parla di vendita di alcuni immobili d’importanza monumentale ad altro soggetto pubblico. Ma non si capisce perché l’operazione potrebbe essere remunerativa per INAIL – il più accreditato acquirente – e non lo sia per il Ministero dell’Economia, tanto più che gli immobili sono vincolati e dovrebbe essere impossibile per qualsiasi nuovo proprietario cambiarne la destinazione.

Dopo le vicende di Mafia Capitale, che si aggiungono ad altre indagini che coinvolgono l’ex Presidente Mancini, che è stato alla guida di un consiglio di amministrazione tuttora in carica, e che, pur in scadenza, dovrebbe presentare il fatidico piano di salvataggio, riteniamo un preciso dovere dei Ministri delle Finanze Padoan, dei Beni Culturali Franceschini e del Sindaco Marino aprire un nuovo capitolo della storia dell’EUR, all’insegna della trasparenza e dell’interesse pubblico.

Per questo chiediamo che, prima di avviare qualunque iniziativa – piano, vendite e salvataggio – si proceda a una profonda riforma, restituendo l’EUR al governo comunale, pari a tutti gli altri quartieri di Roma, senza l’ingombro di una spa inutile e dannosa. E sia il Comune a predisporre un piano per il rilancio economico e culturale dell’EUR, garantendone la sostenibilità, all’insegna della trasparenza e della partecipazione dei cittadini.