Beni culturali, l’esercito nascosto dei professionisti

Nel luglio del 2015, in occasione della tavola rotonda “Occultati o respinti”, tenuta a Palazzo Massimo a Roma, l’associazione Bianchi Bandinelli ha presentato i risultati dell’autocensimento dei collaboratori esterni del MiBACT e degli enti locali, promosso attraverso il sito dell’associazione tra il gennaio e l’ottobre del 2014.

Costituito a partire da schede compilate su base volontaria, il rapporto offre uno spaccato di notevole interesse sul numero, la formazione, le tipologie di contratto che accomunano i “professionisti” dei Beni Culturali. Sebbene l’autocensimento si sia concluso poco più di un anno e mezzo fa, i dati dell’indagine restano attualissimi. È probabile che le opportunità e le condizioni di lavoro in questo settore siano addirittura peggiorate, considerato il massiccio e celebratissimo ricorso al ‘volontariato’.

Riproponiamo, in vista della manifestazione del 6 e 7 maggio, la relazione di Sara Parca, che ha coordinato il gruppo di lavoro.

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Concorso Mibact, quanti errori signor ministro

Pubblichiamo un documento dell’Associazione Bianchi Bandinelli

Valutando il testo definitivo del decreto interministeriale che fissa i criteri generali del Concorso per l’assunzione di 500 funzionari del MiBACT (GU n. 96 del 26.4.2016), si impongono prioritariamente alcuni interrogativi: all’interno di quale programmazione questo Concorso è stato deciso, con quale scadenza temporale è lecito prevedere un’ulteriore immissione in ruolo di funzionari tecnico-scientifici per il MiBACT? E ancora: in quale misura questa immissione sana le attuali carenze di organico, garantendo realmente le risorse professionali necessarie per un’azione di tutela, conoscenza, valorizzazione efficace e sostenibile? E, a monte di tutto, come è stato individuato questo organico, in rapporto alla recente riorganizzazione del ministero o non piuttosto a un assetto territoriale e funzionale superati?

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PER PAOLO ROSSI, 50 ANNI DOPO

Il 27 aprile 1966 Paolo Rossi, studente di architettura di 19 anni, veniva aggredito e picchiato brutalmente da un gruppo di fascisti davanti alla Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma mentre distribuiva volantini in occasione delle elezioni per il rinnovo degli organismi rappresentativi studenteschi. Le operazioni di voto si stavano svolgendo tra tensioni e incidenti perché le organizzazioni democratiche come Ugi e Intesa cercavano di contendere alla destra il governo dell’Università romana. Qui dominava un clima di intimidazioni e di violenze perpetrate contro studenti e docenti democratici in un Ateneo tradizionalmente feudo delle destre. L’azione squadristica contro Paolo Rossi avviene sotto lo sguardo indifferente e complice della polizia, autorizzata dal Rettore ad entrare nella città universitaria; il giovane studente, stordito dalle percosse, cade dal muretto della scalinata e muore all’ospedale. La sera stessa, quando si diffonde la notizia della sua morte, la Facoltà di Lettere viene occupata spontaneamente dagli studenti, che hanno la solidarietà di molti docenti: la polizia interviene però subito sgombrando l’Ateneo.

L’assemblea che si svolge il giorno dopo vede l’adesione di molti deputati della sinistra e di significative personalità dell’antifascismo italiano. Nasce da qui una nuova occupazione che ha come obiettivo le dimissioni del Rettore Ugo Papi e lo scioglimento delle organizzazioni parafasciste di studenti universitari. Nonostante i tentativi di sviare le indagini attribuendo la morte di Paolo a precarie condizioni di salute, due anni dopo, grazie alla tenacia dei famigliari, degli avvocati, dei periti di parte civile e della straordinaria partecipazione di massa, si giunse alla sentenza di “omicidio preterintenzionale contro ignoti”.

Paolo Rossi è la prima vittima caduta per mano dei fascisti nel dopoguerra. La partecipazione ai suoi funerali il 30 aprile è enorme e in tutto il paese cresce un grande movimento di protesta che si estende anche a giovani fino ad allora estranei alla politica.

Il 1966, l’anno della morte di Paolo Rossi e dell’occupazione dell’Università di Roma, rappresenta il vero prologo della rivolta studentesca del 1968.

Oggi, a 50 anni di distanza, il rischio di dimenticare e di perdere la consapevolezza della nostra storia, rende necessario ricordare non solo quel giovane studente di Architettura ucciso dai fascisti ma anche il percorso difficile della democrazia italiana.

PER RICORDARE PAOLO ROSSI 50 ANNI DOPO

MERCOLEDI’ 27 APRILE 2016 DALLE ORE 10.00

L’IRSIFAR (Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza), LE

AMICHE E GLI AMICI DI PAOLO DI ALLORA E DI OGGI INVITANO QUANTI CREDONO NEI VALORI INTRAMONTABILI DELLA DEMOCRAZIA E DELL’ANTIFASCISMO A UN PRESIDIO SILENZIOSO INTORNO ALLA SCALINATA DELLA FACOLTA’ DI LETTERE E A UN INCONTRO ALL’INTERNO DELLA STESSA FACOLTA’ ALLE ORE 11.00.

Filmati, fotografie e canzoni accompagneranno le testimonianze e gli interventi storico-critici di due generazioni a confronto: quella che ha condiviso quella storia e quella che riflette oggi in una situazione politica completamente diversa.

Fino al 2000, ogni 27 aprile qualcuno deponeva un fiore davanti alla targa che ricorda Paolo Rossi. Da allora è subentrato il silenzio e l’oblio. Invitiamo ognuno a portare un fiore al presidio per trasformare un luogo negletto e inconsapevole in un tripudio di solidarietà, partecipazione e affetto.

30/04/1966 FUNERALI DI PAOLO ROSSI ALL'UNIVERSITA'

30/04/1966 FUNERALI DI PAOLO ROSSI ALL’UNIVERSITA’

L’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli ricorda Antonio Cederna

ABB ricorda Antonio Cederna

 

L’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, fondata nel 1991 da Giulio Carlo Argan per condurre attività di studi, ricerche e formazione nel campo dei beni culturali, ricorda Antonio Cederna a venti anni dalla scomparsa. Cederna, archeologo, giornalista, studioso, impegnò gran parte della vita a difendere il patrimonio storico artistico italiano, e di Roma in particolare, dagli scempi e dal malgoverno. Lo fece scrivendo centinaia di articoli, su Il Mondo di Mario Pannunzio, poi sul Corriere della Sera, la Repubblica e l’Espresso, e anche militando in associazioni ambientaliste – fu tra i fondatori di Italia Nostra – e svolgendo attività politica. Fu consigliere comunale e deputato della sinistra indipendente dal 1987 al 1992. Ma l’azione di Cederna non fu solo di tipo interdittivo, fu anche propositiva, volta al rinnovamento dell’urbanistica e al miglior uso del patrimonio e dello spazio pubblico.
Per ricordare e ripensare le politiche per Roma di Antonio Cederna l’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli ha promosso la conferenza che il senatore Walter Tocci, a suo tempo amico e collaboratore di Cederna, terrà giovedì 17 pomeriggio alla Camera dei deputati, dopo il saluto della presidente Laura Boldrini e un intervento di Vezio De Lucia presidente dell’associazione.
L’evento sarà trasmesso in diretta sulla webtv della Camera dei Deputati.

La consegna dei premi Bianchi Bandinelli

Lunedì 29 febbraio, presso la Sala Alessandrina del complesso di Sant’Ivo alla Sapienza, sono stati consegnati i premi Ranuccio Bianchi Bandinelli “La tutela come impegno civile”. I premi sono andati a Tommaso Lussu e all’Associazione Giovanni Secco Suardo.

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Cerimonia di consegna del Premio Ranuccio Bianchi Bandinelli 2016

Lunedì 29 febbraio 2016, ore 15,00 presso la Sala Alessandrina del complesso di Sant’Ivo alla Sapienza si terrà la cerimonia di consegna del Premio Ranuccio Bianchi Bandinelli “La tutela come impegno civile”.

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SULLE ORME DI ANTONIO CEDERNA LUNGO LA VIA APPIA

“I beni culturali ed ambientali sono un bene comune, scopo finale della loro conservazione deve essere  l’uso ed il godimento pubblico, la loro tutela è una questione di principio  e non ammette scelte discrezionali.”

L’Associazione Bianchi Bandinelli invita alla camminata
SULLE ORME DI ANTONIO CEDERNA LUNGO LA VIA APPIA

accompagnati da Rita Paris
con interventi di Giuseppe Cederna, Vezio De Lucia, Vittorio Emiliani

Sabato 13 febbraio 2016, ore 10:00

Da Villa dei Quintili (Via Appia Nuova, 1092, raggiungibile con IL BUS 118) fino al sito di Capo di Bove e Mausoleo di Cecilia Metella

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Signor ministro, non sono un archeologo polveroso

Su Repubblica di oggi, 5 febbraio, il ministro Dario Franceschini a una domanda sulla marcia organizzata dall’Associazione Bianchi Bandinelli sull’Appia Antica per il 13 febbraio, risponde così: “Bianchi Bandinelli era un riformatore, non un conservatore. L’Appia Antica ci sta a cuore. Il direttore sarà scelto con un bando internazionale: avrà autonomia fiscale, gestionale… Non capisco dove sia l’indebolimento”. A questo proposito sembra opportuno riprodurre qui una lettera di Bianchi Bandinelli del 1960 accompagnata da un’altra lettera, scritta dal presidente dell’Associazione Bianchi Bandinelli, Vezio De Lucia, al ministro Franceschini.

Da sinistra: rappresentante della Casa Mazzocco, Aldo Calò, Giuseppe Capogrossi, Felice Casorati, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Giulio Carlo Argan, Enrico Galassi, Renato Guttuso.

Da sinistra: rappresentante della Casa Mazzocco,
Aldo Calò, Giuseppe Capogrossi, Felice Casorati,
Ranuccio Bianchi Bandinelli, Giulio Carlo Argan,
Enrico Galassi, Renato Guttuso.

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Premio Ranuccio Bianchi Bandinelli “La tutela come impegno civile”

Nella seduta del 25 gennaio 2016, il Direttivo dell’Associazione Bianchi Bandinelli, esaminato l’ampio numero di segnalazioni pervenute alla casella del Premio, ha deliberato all’unanimità di conferire il Premio Ranuccio Bianchi Bandinelli 2015 in forma congiunta a Tommaso Lussu, presidente dell’Associazione Casa Lussu e all’Associazione Giovanni Secco Suardo per l’Archivio Storico Nazionale e la Banca Dati dei Restauratori Italiani (ARSI). Continua a leggere

Una riforma tira l’altra e si smantella la tutela

Sull’ennesima riorganizzazione del Mibact, l’Associazione Bianchi Bandinelli ha approvato il seguente comunicato

 

L’ultimo intervento di “riorganizzazione” aggrava gli effetti della prima riforma Franceschini, isolando e paralizzando le soprintendenze, sottraendo loro mezzi e strumenti di intervento, rendendole sempre più deboli nel confronto con altre istituzioni e interessi particolari; si separano sempre più i musei dal loro ambiente storico e li si grava di nuove incombenze senza fornire nuovo personale; i futuri neodirettori, che usciranno da una pseudo-selezione uguale a quella già assai discutibile dell’estate scorsa, avranno la funzione primaria di questuare le risorse indispensabili. La soppressione della soprintendenza di Taranto e in prospettiva di quella dell’Aquila nega poi alle rispettive città la possibilità di riscattare il loro difficile presente. Continua a leggere

Il mondo accademico si mobilita a difesa dell’archeologia italiana

Gli studiosi europei e stranieri riuniti in Roma nella sede del Reale Istituto d’Olanda in occasione del convegno internazionale “The State of the Samnites / Lo Stato dei Sanniti” (28-30 gennaio 2016) esprimono grave preoccupazione per le sorti dell’archeologia a seguito dei provvedimenti governativi intesi ad abolire gli uffici dello Stato italiano con competenza specifica ed esclusiva sulla cura unitaria dei monumenti antichi, delle collezioni pubbliche di antichità e del patrimonio archeologico ancora inesplorato. Verrebbero così disattesi modelli amministrativi e forme di cultura giuridica che hanno ispirato l’ordinamento delle antichità in molte parti del mondo. Questo indiscusso e plurisecolare primato rischia di perdersi persino a Roma, che ha avuto come prefetti alle antichità Raffaello, per “lo haver cura che quello poco che resta di questa antica madre della gloria et nome Italiano … non sia extirpato in tutto”, e Johann Joachim Winckelmann, il fondatore dell’archeologia moderna.

Motion approved by the Conference on January 29th, 2016.

Il trionfo del silenzio-assenso. Dove porta il secondo tempo della riforma Franceschini

di Pier Giovanni Guzzo

La riforma dell’organizzazione del Ministero per i Beni Culturali in questi giorni è avanzata di un passo, avvicinandosi sempre di più al traguardo di una struttura esclusivamente burocratica. L’accorpamento delle tre tradizionali branche della tutela in un unico ufficio periferico, ed in un’unica Direzione Generale centrale, altro non è che l’avvenuta supremazia della forma sulla sostanza. A nessuno si può chiedere di essere esperto in più discipline diverse fra loro; e, di conseguenza, il responsabile dei nuovi uffici tricorpore dovrà fidarsi di quanto gli viene sottoposto oppure fare di testa sua. Nel primo caso si addossa responsabilità che non potrà valutare; nel secondo correrà il rischio di aberranti azioni. È prevedibile, quindi, che regnerà un plumbeo “silenzio assenso” su tutto: così che sarà possibile avere mano libera nella trasformazione del territorio senza tener più conto di limitazioni e vincoli, come molti, a cominciare da alti livelli istituzionali, desiderano. Continua a leggere