Un documento non utilizzato . Di Sergio Rinaldi Tufi

12 marzo, 2015

È successo due volte nel giro di pochi giorni, in occasioni e in luoghi diversi, sotto la tutela di istituzioni diverse, ma sempre nel pieno dell’area archeologica centrale: la presentazione del progetto del tram ai Fori Imperiali, ad opera dell’assessore comunale ai Trasporti, Guido Improta, e l’inaugurazione della mostra “Lacus Iuturnae”, che il soprintendente ai Beni archeologici, Francesco Prosperetti, ha tenuto a indicare come “inizio di un progetto per la valorizzazione del Palatino”. Roma Capitale e MIBACT, dunque: i due committenti dello “studio per un piano strategico per la sistemazione e lo sviluppo dell’AACR”, i cui lavori hanno prodotto il documento ora illustrato, nell’ambito della manifestazione curata dall’Associazione Bianchi Bandinelli, da Adriano La Regina.

Che cosa è successo? Nessuno dei rappresentanti dei due enti committenti, stando alle cronache, ha citato il documento che avrebbe dovuto essere un punto di riferimento. Cronisti distratti? Oratori smemorati? Può darsi, ma l’impressione è che, riferendo su due progetti importanti (o meglio: progetti su cui si può discutere, ma la cui rilevanza è indubbia), non siano state individuate in quel documento linee-guida da ricordare.

Nella Commissione, composta da specialisti di altissimo profilo, che ha elaborato il documento stesso, Adriano La Regina si presenta come dissidente, e quindi non è ovviamente a lui che vanno indirizzate obiezioni o perplessità. Resta comunque sorprendente che il risultato di 11 sedute, di numerose audizioni, di un seminario interdisciplinare, sia un testo che poi non viene utilizzato neppure da chi, in teoria, dovrebbe tenerlo in grande considerazione.

Forse gli studiosi della Commissione non hanno trovato un modo efficace di comunicare? La cosa sembra strana, in quanto sulla comunicazione e sulla innovazione, nel documento, si insiste in maniera martellante (Maria Pia Guermandi nel suo blog ha parlato di ossessione lessicale): nuovi media, tecnologie moderne, sperimentazione, prodotti multimediali, anche se spesso le formulazioni sono generiche e non si scende in concreti dettagli.

Si può ipotizzare che l’enorme sforzo fatto per raccogliere tutti gli studi precedenti e tutti i progetti futuri non abbia sortito gli effetti dovuti e voluti perché il materiale (se ci si consente un’espressione usata, in vari contesti, dagli autori latini: Orazio, Seneca, Tacito) laborat magnitudine sua. Fra gli studi precedenti, il progetto Benevolo-Gregotti-Scoppola viene lodato, ma delle sue indicazioni in realtà non si tiene conto; viene citato il progetto Fuksas, anche se nessuno, nemmeno i collaboratori più stretti del maestro, ha probabilmente mai capito come e con quali materiali si pensasse di realizzare le sue passerelle. Fra i progetti futuri non si compie una sintesi, forse per rendere meno brutale (quasi nascondendola nel mucchio) una decisione certo sofferta ma pur sempre presa, quella di rinunciare al progetto di rimozione di Via dei Fori. E, anche laddove si annuncia l’individuazione di priorità, queste priorità sono 16, non esattamente uno sforzo di selezione degli obiettivi. Manca insomma (e in queste condizioni era inevitabile che mancasse) una parola d’ordine, un grido di battaglia, uno slogan capace di accendere fantasie e prospettive, di indicare una strada, come quello assai duro lanciato “ai bei tempi” da Cederna (“sventreremo quello sventramento”) o quello più pacato di Benevolo, che vedeva nel Parco da realizzare “un sublime spazio pubblico”, o quello più recente di Vezio De Lucia: “la più straordinaria invenzione urbanistica nella storia della capitale”

Se l’incertezza non si dissolve non è solo per tutto questo. Che dire di un sindaco che, appena insediato, lancia un progetto di pedonalizzazione (con sfumature di volta in volta diverse) di Via dei Fori, mettendo a soqquadro le zone limitrofe, e ora progetta, come s’è detto, di installare una linea tranviaria? E ancora: se Via dei Fori non va tolta perché fa parte ormai della storia della città, siamo sicuri che usarla come viadotto per i binari sia un modo di storicizzarla correttamente? Bisogna dire che la commis-sione esprime al riguardo sensate perplessità, ma evidentemente non riesce a farsi ascoltare (come pure si diceva) dai suoi stessi  committenti.

C’è anche, ultimissima cosa, una questione di stile. Non si capisce come, nelle 30 pagine del documento della Commissione, si trovi modo di citare per ben due volte come esempio di buona comunicazione-promozione, “non disneyana” (!), lo spettacolo di proiezioni presentato nel 2014 nel Foro di Augusto da Angela e Lanciano. Spettacolo che è piaciuto a molti: ma che c’entra questo spot in un simile contesto? D’altra parte il Presidente della Commissione (che poi è l’unico che materialmente la firma) è lo stesso studioso che ha plaudito a una recente proposta di ricostruire l’arena del Colosseo, aggiungendo che vi si potrebbero allestire tornei di lotta greco-romana…



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