Gam di Torino, salviamo la biblioteca

30 marzo, 2015

I docenti di storia dell’arte dei dipartimenti di studi storici e umanistici dell’Università di Torino, i funzionari storici dell’arte delle Soprintendenze piemontesi, gli studiosi di storia dell’arte, le associazioni culturali e le istituzionali museali presenti sul territorio piemontese, in risposta alla grave contrazione dell’orario di apertura della Biblioteca di storia dell’arte della Gam di Torino, hanno redatto il seguente documento:

La decisione da parte della Fondazione Torino Musei di limitare fortemente l’apertura della Biblioteca di Storia dell’Arte per buona parte della settimana getta sconcerto e stupore nell’utenza abituale e non della stessa. È come azzerare un pezzo di storia di una città che ha visto sulla cattedra di storia dell’arte nella propria università Pietro Toesca e Lionello Venturi, dove hanno conseguito la laurea Roberto Longhi e Giulio Carlo Argan. La Biblioteca è infatti una delle migliori dell’Italia settentrionale per ricchezza di fondi bibliografici, frequentata da generazioni di storici dell’arte piemontesi ma anche di altre regioni italiane.

Nata all’inizio degli anni Trenta, per uso interno dei musei civici, assunse grande importanza, nel corso degli anni, con un patrimonio librario consistente in più di 110 mila volumi e comprendente anche cd-rom, DVD, videocassette e nastri registrati, con una dotazione di periodici italiani e stranieri altamente qualificata. Inoltre raccolse numerosi fondi importanti per lo studio della storia artistica locale, come quello di circa 2 mila volumi ed una serie di riviste italiane e straniere della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti (SPABA), 8 mila volumi di Clemente Rovere, un fondo librario dedicato alla storia dell’arte asiatica antica acquistato, nel 2006, dalla Fondazione Giovanni Agnelli e quello della Fondazione Italiana per la Fotografia (FIF), che, “oltre a documentare l’attività della suddetta Fondazione, mette a disposizione degli studiosi un gran numero di testi specialistici difficilmente reperibili altrove nel panorama bibliotecario italiano”. A supporto degli studi è consultabile, nello stesso edificio, il ricchissimo e prezioso archivio fotografico.

La Biblioteca, di primaria importanza anche nel ruolo di centro di ricerca per i musei cittadini, è strumento indispensabile e insostituibile per gli studenti universitari, storici dell’arte, docenti, in quanto nessun altra biblioteca torinese. (Biblioteca civica, Biblioteca Nazionale, Biblioteca dell’Accademia) può da sola essere sufficiente per lo studio delle discipline artistiche e colmare le lacune che verrebbero a crearsi. Inoltre, in questa situazione si prospetta anche una riduzione dei servizi all’utenza con inevitabili conseguenze sulla accessibilità ai fondi librari.

Purtroppo la decisione di limitarne gli orari di apertura è l’ulteriore atto di una politica di disfacimento del suo patrimonio librario che, negli ultimi anni, non ha più visto acquisizioni (se non per doni e scambi) né il rinnovo degli abbonamenti alla quasi totalità delle 244 testate di riviste che venivano ad arricchire e ad incrementare gli studi. Ma è anche un segnale politico e culturale fortemente negativo, che va ad assecondare un processo di dissipazione di un bene primario, già tristemente in atto in altre realtà nazionali. Siamo coscienti che l’istituzione museo può contemplare aggiornamenti e revisioni purché non ne alterino i significati e funzioni; tuttavia, anche in un’epoca di raggiunta frequentazione di massa di mostre (e meno di raccolte), non si deve dimenticare che la stessa istituzione museo è luogo destinato alla conservazione, alla tutela e allo studio.

Per queste ragioni rivolgiamo alla Fondazione Torino Musei un addolorato e appassionato appello perché non svigorisca una delle più importanti strutture di studio e di ricerca di storia dell’arte cittadine, costruita e a lungo diretta con sapienza e attenzione, vero patrimonio culturale della città.



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