Fotografie libere? Un comunicato dell’Associazione Bianchi Bandinelli

25 maggio, 2015

A seguito dell’introduzione nell’art. 12 del d.l. n. 83/2014 (Art Bonus) del comma 3 bis, mentre da un lato sono state liberalizzate le riproduzioni di beni culturali effettuate per finalità di studio o ricerca, sono state esplicitamente escluse quelle relative ai beni archivistici e librari, costringendo anche quegli istituti che precedentemente consentivano ai propri utenti le riproduzioni “con mezzi propri” ad escludere tale possibilità dai propri servizi.
All’origine di tale norma la preoccupazione che una tale liberalizzazione potesse causare gravi conseguenze sulla conservazione di tali beni, che avrebbero potuto essere sottoposti ad operazioni (schiacciamento dei dorsi o apertura eccessiva della legatura, solo per fare due esempi) non compatibili con la loro natura di beni destinati alla preservazione.

Una prima soluzione, di buon senso, ci risulta sia già stata trovata in alcuni istituti archivistici e librari dove la riproduzione con mezzi propri è consentita previo versamento di un importo fisso (variabile fra uno e tre euro) per ogni unità bibliografica o archivistica, consentendo così agli studiosi il libero accesso alle riproduzioni (con costi estremamente contenuti) ed agli istituti depositari di tali beni un maggior controllo sulle corrette modalità di esecuzione delle riproduzioni.

A quanto ci consta è inoltre allo studio, da parte dell’Ufficio legislativo del MiBACT, una proposta di modifica della norma in questione, proprio allo scopo di venire maggiormente incontro alle esigenze di studiosi e ricercatori, consentendo quanto del resto è previsto in molte biblioteche di altri Paesi europei. La soluzione adottata dovrà in ogni caso, a parere di questa Associazione, contemperare esigenze (quella del libero accesso all’informazione e della sua conservazione nel tempo a vantaggio delle future generazioni), che necessariamente dovranno prevedere una qualche forma di regolamentazione del servizio e, nel caso, anche il versamento di una piccola quota che, senza penalizzare gli studiosi, riduca il numero delle richieste, consentendo una maggior vigilanza sulle modalità di esecuzione.



Una replica a “Fotografie libere? Un comunicato dell’Associazione Bianchi Bandinelli”

  1. Carlo Pavolini scrive:

    Essendo fra i firmatari del documento per la libera riproducibilità dei beni culturali, non concordo col comunicato dell’Associazione (della quale continuo tuttavia a condividere le finalità generali), e in particolare – senza ripercorrere i dati generali del problema – mi sorprende la proposta finale di prevedere il versamento di una quota per le riproduzioni, una misura che paradossalmente si risolverebbe in una “diminuita ricerca” (mi scuso se devo sintetizzare al massimo il mio pensiero), per di più su base “censitaria”. Al massimo si potrebbero prevedere misure di salvaguardia, come la concentrazione delle operazioni di riproduzione in locali nei quali sia più agevole la sorveglianza da parte del personale.