Perché solo volontari per le visite guidate al Quirinale?

12 giugno, 2015

Un appello dell’Associazione Bianchi Bandinelli contro le previste modalità di visita al Quirinale

Apprendiamo che dal 23 giugno prossimo il Palazzo del Quirinale, per decisione del Presidente della Repubblica, aprirà le porte agli italiani tutti i giorni, dalle 9,30 alle 16,30 tranne il lunedì e il giovedì, proponendo la scelta di due percorsi, di cui il primo (artistico-istituzionale) al costo della sola prenotazione di 1,5 euro a persona e il secondo (artistico-istituzionale e tematico) al costo di 10 euro. La visita sarà possibile esclusivamente a mezzo prenotazione on-line o call-center, e pagamento anticipato con carta di credito, e prevede che volontari del Touring Club o studenti dell’Università “La Sapienza” accompagnino i visitatori durante il percorso.

Fino a oggi le visite al Quirinale erano affidate a personale altamente qualificato: guide selezionate tramite concorso pubblico dalla Provincia di Roma e storici dell’arte o archeologi per conto di associazioni culturali, molti dei quali laureati, specializzati e addottorati nelle discipline attinenti il tipo di percorso di visita. L’odierno provvedimento, che impone di fatto l’ingresso al palazzo esclusivamente in presenza di volontari, è a dir poco sconcertante. Il primo ordine di perplessità riguarda la violazione dell’art. 1 della Costituzione, che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”; il secondo, l’equivoco, sempre più diffuso in tempi di crisi economica, intorno al concetto stesso e al valore sociale del volontariato. Spiace constatare che lo stesso equivoco rischi di orientare le scelte delle più alte cariche dello Stato, nonché delle università preposte alla formazione scientifica dei giovani.

Crediamo che un’istituzione pubblica non possa legittimare l’utilizzazione inappropriata, cioè lo sfruttamento, di una qualunque forma di attività professionale a titolo gratuito. Si vanifica così, oltre che l’investimento economico, il significato culturale del lungo iter formativo universitario e post-universitario specialistico che dovrebbe avere come scopo l’impiego professionale presso le strutture idonee ad avvalersene. Il volontariato risponde a criteri esattamente opposti: un qualunque cittadino, che svolga o meno una propria attività professionale, presta gratuitamente servizio per scopi sociali o umanitari. Si direbbe che il Quirinale non raccolga i dati decisamente allarmanti di questa doppia casistica nel nostro Paese.

L’Associazione Bianchi Bandinelli ha dedicato analisi e proposte al problema, in particolare con il convegno “L’Italia dei beni culturali: formazione senza lavoro, lavoro senza formazione” (Roma 2012).

Grazie all’impegno qualificato di archeologi e storici dell’arte negli ultimi anni il numero dei visitatori dell’illustre Palazzo e delle collezioni era in continua crescita; al pubblico veniva offerto un vero e proprio servizio di visite guidate, itinerari di conoscenza e approfondimento storico artistico, non un semplice accompagnamento. Eppure un grande numero di quel personale altamente specializzato faceva parte del precariato culturale di cui l’Italia vanta il triste primato e sarebbe davvero colpevole se allo stesso destino venissero indirizzati i giovani volontari a cui oggi, pur senza un’adeguata preparazione, si offre l’illusione di una possibile futura occupazione.
Ci appelliamo alla massima autorità dello Stato affinché vengano modificati i provvedimenti in questione e sia garantita piena dignità culturale all’esperienza di visita della Casa degli Italiani.



7 Risposte a “Perché solo volontari per le visite guidate al Quirinale?”

  1. E. Fassio scrive:

    Quantomeno il Presidente è stato mal consigliato! Ma sembra difficile che si possa discriminare così un’intera categoria, addirittura offendendola! Come ha fatto, a suo tempo, anche Bersani, discriminando, in modo contrario alla Costituzione, architetti e laureati in lingue e stabilendo di non far sostenere l’esame vero proprio di Guida Turistica. Questo è stato un danno per i giovani laureati: con un concorso ed un esame ( …di Stato), oltre che per titoli, anche specifico, si sarebbe conseguito un titolo professionale specifico, come alcune Guide ancora in circolazione hanno potuto conseguire in altri tempi! Ma evidentemente nessuno (…di quelli che contano!) vuole che quella
    della Guida Turistica sia una Professione a tutti gli effetti, nei modi previsti dalla Costituzione. Meglio avere degli schiavi sottomessi! Così ora possiamo ammirare il fantasioso D.M., parto delle sublimi menti del MIBAC.

  2. Andrea Ruffolo scrive:

    IL provvedimento del PR di lasciare operare solo guide volontarie non ha senso ed appare illegittimo sotto molti punti di vista. La cultura ha un costo e non si capisce perché chi la diffonde non debba essere pagato. Che insegnamento dà il PR sul fatto che la Cultura che ha oneri di creazione, manutenzione e diffusione, non si paga? Nel momento in cui l’Europa apre a una libertà di divulgazione le guide locali e nazionali e in generale i professionisti del settore ( italiani) sono tagliati fuori. Sembra quasi un prova generale per altre operazioni del genere e agevolare operatori raccomandati che una volta conquistato il mercato faranno il comodo loro.

  3. Antonio scrive:

    Qui non si sta parlando di avere o non avere un titolo, di essere preparati o meno. Qui si sta evidenziando che persone, RICONOSCIUTE dalla legge, non possono svolgere il loro lavoro e pagare quindi le tasse perché un gran numero di volontari si sta sostituendo a loro. Se poi la persona autorizzata a fare le visite sia una guida brava o non brava, con titolo o senza, archeologo o storico dell’arte è tutta un’altra storia. Il volontariato supporta non sostituisce.

    • Luise Hoffmann scrive:

      Grazie Antonio per aver messo ancora in chiaro la questione – concordo come cittadina europea che paga le tasse in Italia (e non perché le pago per la mia attività di guida turistica 😉

  4. giovanni scrive:

    Condivido, pur disturbato dai riferimenti agli orticelli “storico-artistici” e “archeologici”….trovo superficiale e grossolana l’uguaglianza Laureato in Storia dell’arte o Archeologia = guida turistica……le guide turistiche hanno molte diverse formazioni e richiedono anche altre competenze…molte guide turistiche brillantissime non sono laureate e tuttavia divulgano meglio di quelli che hanno il “titolo”.

  5. Laura Gori scrive:

    la cultura non deve diventare monopolio di cooperative che sfruttano giovani e ingenui lavoratori nè essere sinonimo di volontariato e lavoro a costo zero. Gli storici dell’arte devono essere considerati liberi professionisti come tutti gli altri. Non esistono tribunali con avvocati interni…

    • Paola scrive:

      Condivido e ricordo che anche gli archeologi, come gli storici dell’arte, sono liberi professionisti, e per quanto di loro competenza, perfettamente in grado di raccontare la storia (che a volte riscrivono essi stessi con i loro studi!) e condurre alla scoperta di luoghi, argomenti, tecniche e aneddoti…. ma paradossalmente (a parte una breve parentesi dovuta ad un secondo me giusto provvedimento di Bersani) non possono farlo.