La triste storia della Scuola Archeologica di Atene

16 agosto, 2015

di Pietro Giovanni Guzzo

A quanto si apprende dalla stampa quotidiana, l’Italia corre il concreto, paradossale rischio di diventare creditore della Grecia: in quanto, nonostante gli impegni in precedenza assunti, non assolve agli obblighi di procedere alle opere di conservazione e restauro delle numerose aree archeologiche rimesse in luce dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene.
La Scuola protesta lo stato miserando delle sue disponibilità finanziarie, appena necessarie ad una modesta sussistenza, ma non di certo al perseguimento di attività di ricerca che avevano posto l’archeologia italiana fra le più qualificate nel bacino dell’Egeo.

 

La Scuola Archeologica Italiana di Atene è un istituto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo: il quale segue una linea rivolta, in assoluta prevalenza, ad attività di valorizzazione, tralasciando, o ponendo in secondo piano, quelle di tutela e di conservazione. Fra queste attività neglette ci sono quelle relative alla ricerca ed alla formazione dei giovani, i quali potrebbero essere reclutati dal Ministero stesso appena si porrà mano all’adeguamento qualitativo e numerico ed allo svecchiamento dei ruoli tecnici. Infatti, da più di un secolo la Scuola Archeologica Italiana di Atene forma giovani archeologi, destinati anche alla vita di Soprintendenza.

 

Come già per altri episodi, i responsabili del Ministero sembra abbiano preferito la più facile via dell’evento glamour a quella, più ardua perché meno avvertibile dalla pubblica opinione distratta o disinformata, rivolta alla conservazione del patrimonio (anche quello greco, per carità) ed alla formazione di personale scientifico e tecnico adeguato al delicato compito di tutelare il patrimonio storico e culturale italiano. Ed è la stessa cosa se, oggi, parliamo di fatti che si svolgono in Grecia: la triste musica che si ascolta a Creta, a Lemno, ad Atene risuona, con gli stessi toni, anche fra di noi.



4 Risposte a “La triste storia della Scuola Archeologica di Atene”

  1. Valentina Porcheddu scrive:

    Sarebbe stato più corretto, da parte della Redazione, linkare l’articolo della “stampa quotidiana” al quale il Prof. Guzzo si riferisce, pubblicato a mia firma su Il Manifesto del 12 agosto. Non solo perché – cosa che mi fa certamente piacere – se ne riprendono informazioni e anche qualche espressione – ma soprattutto perché la “triste storia” della Scuola Archeologica Italiana di Atene” non ha trovato spazio in altri quotidiani se non – più volte – sul Manifesto.
    Cordiali saluti

  2. emanuele greco scrive:

    Ringrazio Piero Guzzo per il suo intervento molto preciso e puntuale. L’argomento non è nuovo; lo stato di crisi della Scuola di Atene dura da anni, almeno dal 2008, quando è cominciata la serie di tagli micidiali che hanno ridotto l’Istituto a disporre nel 2015 di un finanziamento di 368.000 euro a fronte del 700.000 necessari per la pura sopravvivenza (stipendi al personale ridotto al 50% negli ultimi anni, borse di studio, utenze e manutenzione di 6 immobili di proprietà dell’Italia sparsi tra Creta e Lemno). Sono grato al Ministro Franceschini per aver dato disposizioni affinché subito dopo la legge si assestamento alla Scuola (fine settembre) venga erogato un finanziamento ‘extra’ per permetterle di sopravvivere. Ma, ribadisco, si tratta di ‘sopravvivenza’ espressione che stona con le funzioni di un Istituto di formazione e ricerca che non può limitarsi a pagare stipendi e la bolletta della luce. Altra cosa ancora sono i restauri, sia quelli reclamati dai Greci e relativi a monumenti dati all’Italia in concessione (non è una novità che il concessionario abbia questi doveri, restauro e manutenzione, anche da noi, non è così?) sia gli immobili della Scuola a Festòs e Lemno, seriamente danneggiati dal tempo e dal terremoto del 24 maggio 2014, come viene ribadito nel bell’articolo di V. Porcheddu sul Manifesto del 12 agosto u.s.

  3. Emanuele Greco scrive:

    Ringrazio Piero Guzzo per il suo intervento molto preciso e puntuale. L’argomento non è nuovo; lo stato di crisi della Scuola di Atene dura da anni, almeno dal 2008, quando è cominciata la serie di tagli micidiali che hanno ridotto l’Istituto a disporre nel 2015 di un finanziamento di 368.000 euro a fronte del 700.000 necessari per la pura sopravvivenza (stipendi al personale ridotto al 50% negli ultimi anni, borse di studio, utenze e manutenzione di 6 immobili di proprietà dell’Italia sparsi tra Creta e Lemno). Sono grato al Ministro Franceschini per aver dato disposizioni affinché subito dopo la legge di assestamento (fine settembre) alla Scuola venga erogato un finanziamento ‘extra’ per permetterle di sopravvivere. Ma, ribadisco, si tratta di ‘sopravvivenza’ espressione che stona con le funzioni di un Istituto di formazione e ricerca che non può limitarsi a pagare stipendi e la bolletta della luce. Altra cosa ancora sono i restauri, sia quelli reclamati dai Greci e relativi a monumenti dati all’Italia in concessione (non è una novità che il concessionario abbia questi doveri, restauro e manutenzione, anche da noi, non è così?) sia gli immobili della Scuola a Festòs e Lemno, seriamente danneggiati dal tempo e dal terremoto del 24 maggio 2014, come viene ribadito nel bell’articolo di V. Porcheddu sul Manifesto del 12 agosto u.s.

  4. Felice Di Maro scrive:

    La Scuola Archeologica Italiana di Atene svolge una funzione importante e chiaramente non solo per la storia e l’archeologia della Grecia ma proprio per la ricostruzione delle fasi del nostro passato classico. Non ho piacere assicuro di dirlo ma in questa fase sia il Nostro Ministro del Beni culturali e sia i vari dirigenti non sono in grado di comprendere l’importanza per l’Italia di questa istituzione. Stendiamo un velo pietoso.