Beni culturali, quale futuro dopo le riforme?

2 novembre, 2015

L’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli invita all’incontro

Tutela, conoscenza, musei, valorizzazione. Quale amministrazione per i beni culturali?

L’Associazione Bianchi Bandinelli organizza il 16 novembre alle 14,30 presso l’Archivio di Stato, a Sant’Ivo alla Sapienza, un incontro di studio sulla situazione e le prospettive dei beni culturali dopo un anno di riforme.

La riforma del ministero per i Beni e le attività culturali e quella della pubblica amministrazione hanno ridefinito non solo l’organizzazione, ma anche le modalità d’azione e gli ambiti di competenza delle strutture di tutela. Nello stesso tempo si è aggravata la carenza di personale scientificamente preparato, e si sono fatte più incerte le prospettive di laureati e specializzati negli ambiti di attività del ministero.
Al termine di una lunga stagione di dibattiti a carattere storico e metodologico che ha accompagnato queste novità, la nostra associazione propone un incontro nel quale siano portate alla luce le prime conseguenze delle riforme, per comporre un quadro aggiornato di quanto stia effettivamente avvenendo nell’ambito dei beni culturali, e mettere in evidenza necessità e proposte per i settori specifici di attività.
A questo scopo sono riunite voci provenienti da tutte le realtà dei beni culturali: si parlerà del personale tecnico scientifico, di soprintendenze e musei; di biblioteche ed archivi, dei percorsi di studio e delle prospettive di laureati e specializzati.

IL CONVEGNO

Vittorio Emiliani Introduzione
Maria Vittoria Marini Clarelli Le soprintendenze e i musei
Claudio Leombroni Le biblioteche
Mariella Guercio Gli archivi
Francesca Gallo (CUNSTA) La formazione universitaria
modera Francesco Erbani
Lunedì 16 novembre 2015, ore 14,30

Archivio di Stato di Roma, S. Ivo alla Sapienza
Roma, Corso Rinascimento 40



Una replica a “Beni culturali, quale futuro dopo le riforme?”

  1. Rossella Gnocchi scrive:

    Volentieri ho letto l’articolo sul convegno. Credo che alla carenza di personale specializzato laureato potrebbe sopperire anche chi ha un semplice diploma quinquiennale ed é fortemente appassionato all’arte, viaggia e conosce le lingue. Auspichiamo che le porte del lavoro in campo artistico siano aperte anche a chi può presentarle con passione il ns. patrimonio sia ad italiani che stranieri. Grazie Rossella