Nota al Ministro Bonisoli sulle figure professionali dei restauratori

31 Gennaio, 2019

L’Associazione sostiene la nota inviata al Ministro dei beni e delle atività culturali, Alberto Bonisoli, che ha già raccolto numerose firme, tra le altri di Professionisti Restauratori di alta formazione, Direttori degli Istituti Centrali ISCR, OPD, Docenti Universitari, Direttori delle Scuole di alta formazione, Presidenti della Classe di Laurea abilitante presso gli Atenei Italiani, Studenti del corso di laurea magistrale in Restauro e Conservazione dei Beni Culturali, Referenti di Associazioni Nazionali.
In questi giorni è sottoposta all’esame della Conferenza Unificata la bozza del decreto relativo al «Regolamento interministeriale recante la disciplina delle modalità per lo svolgimento della prova di idoneità, con valore di esame di Stato abilitante, finalizzata al conseguimento della qualifica di restauratore di beni culturali, in attuazione dell’articolo 182, comma 1-quinques del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, Codice dei beni culturali e del paesaggio».
Si tratta di un decreto che presenta diversi ordini di criticità, e rischia di consentire l’attribuzione all’abilitazione dell’esercizio della professione di restauratore di beni culturali, di cui all’art. 29 del d. lgs. 42/2004, in modo gravemente sperequato e non conforme alle norme di tutela, ad un numero elevatissimo di collaboratori stimato intorno ai 10.000 unità.
Al fine di introdurre procedure e strumenti di valutazione in grado di garantire un processo di certificazione statale idoneo rispetto a quelli previsti nella bozza all’esame della Commissione, su istanza delle Regioni è in corso un tentativo di emendamento del testo che meriterebbe grande attenzione da parte del MIBAC presente ai tavoli tecnici con il MIUR attraverso la Direzione Generale Educazione e Ricerca.
La questione è particolarmente importante in considerazione del grave rischio che verrebbe a correre il restauro italiano e il patrimonio culturale con un mercato destinato a divenire saturo per i prossimi decenni di operatori non adeguatamente qualificati.
Verrebbe di fatto anche ad essere vanificato l’ottimo lavoro svolto in questi anni da MiBAC e MiUR per arrivare a definire il percorso formativo del restauratore di beni culturali attraverso una laurea magistrale di cinque anni permettendo a chiunque di riuscire ad essere riconosciuto restauratore, per tutti e dodici i settori di qualificazione, con prove di abilitazione inadeguate, regolate in modo illegittimo e del tutto insostenibili dal punto di vista organizzativo.



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