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Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli
Istituto di studi, ricerche e formazione fondato da Giulio Carlo Argan
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PUBBLICAZIONI
ANNALE N. 16
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Annali dell'Associazione
Bianchi Bandinelli
n. 16 - 2005
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Lo storico dell’arte:
formazione e professioni.
Scuola, università, tutela e mondo del
lavoro
Atti del Convegno promosso da
Associazione Bianchi Bandinelli
con il contributo di Anastar, Anisa, Assotecnici,
Comitato per la bellezza, Italia Nostra (Roma, 15 novembre 2004)
«Annali dell’Associazione Ranuccio Bianchi
Bandinelli, fondata da Giulio Carlo Argan», n. 16, Graffiti editore, Roma 2005.
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scritti di: Chiara Acciarini,
Franco Asciutti, Irene Berlingò, Rita Borioni, Giorgio Bonsanti, Lida Branchesi,
Teresa Calvano, Giuseppe Chiarante, Angela Cipriani, Enrico Crispolti, Marisa
Dalai Emiliani, Gianpaolo D’Andrea, Vittorio Emiliani, Domenico Fisichella,
Roberto Grossi, Guido Guerzoni, Daniele Jalla, Mauro Matteini, Desideria
Pasolini dall’Onda, Giovanna Perini, Antonio Pinelli, Giuseppe Proietti, Maria
Giovanna Sarti, Franco Tumino, Anna Maria Visser
Pagina sulla Presentazione del volume (Roma, 9
giugno 2005)
Pagina
con la documentazione del convegno (articoli, grafici,
interventi, mozioni)
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Sommario del volume
Nota
editoriale, p. 5
Giuseppe Chiarante,
Introduzione, p. 7
Antonio Pinelli, La storia
dell’arte nella società contemporanea, p. 11
Mauro Matteini, Ricerca
scientifica e storia dell’arte, p. 23
Prima parte
La Formazione: cosa
si insegna e chi lo insegna
Teresa Calvano,
L’insegnamento della Storia dell’arte nella scuola in Italia, p. 33
Allegati,
p. 41
Lida Branchesi,
L’insegnamento della Storia dell’arte nella scuola secondaria superiore
in Europa, p. 45
Marisa Dalai Emiliani, I
Corsi di Laurea e di Laurea Specialistica, p. 57
Allegato:
Docenti di Storia dell’arte nell’Università italiana, a cura di
Claudio Gamba, p. 63
Enrico Crispolti, Le Scuole
di specializzazione e i Dottorati di ricerca, p. 73
Allegato:
Scuole di specializzazione dell'area storico-artistica attive
nell'anno accademico 2003-2004, a cura di Romina Impera, p. 88
Guido Guerzoni, I Master,
p. 89
Allegato:
Master universitari nel settore dei beni culturali e ambientali.
Rilevamento dei dati relativi all'anno accademico 2004-2005, a cura
di Claudio Stoppani, p. 94
TAVOLA ROTONDA
Quale futuro per la storia
dell’arte in Italia?
Giorgio Bonsanti,
Introduzione, p. 123
Interventi di
Domenico Fisichella, p. 125
Chiara Acciarini, p. 131
Angela Cipriani, p. 137
Giovanna Perini, p. 141
Seconda parte
Le Professioni dello
storico dell’arte
Desideria Pasolini dall’Onda,
Saluto della Presidenza di Italia Nostra, p. 149
Maria Giovanna Sarti Il
settore pubblico: lo Stato, p. 153
Allegato:
Organico del Ministero per i Beni e le Attività culturali, a cura
di Maria Giovanna Sarti, p. 169
Anna Maria Visser, Il
settore pubblico: le Autonomie locali, p. 171
Daniele Jalla, Le società
di servizi: profili professionali e standard qualitativi, p. 177
TAVOLA ROTONDA
Lo storico dell’arte nel
mercato del lavoro tra pubblico e privato
Vittorio Emiliani,
Introduzione, p. 187
Interventi di
Irene Berlingò, p. 190
Roberto Grossi, p. 196
Franco Asciutti, p. 200
Giuseppe Proietti, p. 203
Rita Borioni, p. 211
Franco Tumino, p. 218
Gianpaolo D’Andrea, p. 223
Vittorio Emiliani, p. 227
Mozione conclusiva, p. 229
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Nota editoriale
Questo volume raccoglie una
serie di scritti che riprende, con integrazioni ed arricchimenti sia di
analisi sia di documentazione, gli argomenti trattati nel Convegno “Lo
storico dell’arte: formazione e professioni. Scuola, università, tutela
e mondo del lavoro”, svoltosi a Roma, presso la Sala del Refettorio
della Biblioteca della Camera dei Deputati, il 15 novembre 2004.
La giornata è stata organizzata da un gruppo di lavoro (Claudio Gamba,
Romina Impera, Cettina Mangano, Maria Mignini, Paola Nicita Misiani,
Giorgia Pollio, Sara Parca, Anna Maria Petrosino, Maria Giovanna Sarti,
Claudio Stoppani) sotto la direzione e il coordinamento di Marisa Dalai
Emiliani. La cura redazionale ed editoriale del libro è opera di Umberto
D’Angelo e di Maria Giovanna Sarti.
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Introduzione
di Giuseppe Chiarante
L’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, sin dal momento della
sua costituzione per iniziativa di Giulio Carlo Argan, ha sempre
considerato come un tema fondamentale della sua elaborazione e del suo
impegno quello del rapporto tra formazione e professionalità — e quindi
tra Università e Scuole di specializzazione da un lato, strutture di
tutela dall’altro — nell’ambito della politica per i Beni culturali e
ambientali.
Per questo non è la prima volta che ci occupiamo della preparazione
scientifica e professionale di coloro che sono orientati a operare in
questo campo. Anzi, proprio al tema della formazione per la tutela dei
Beni culturali abbiamo dedicato una delle principali iniziative promosse
negli anni passati, ossia il Convegno internazionale di Studi che
abbiamo organizzato su questo argomento con il patrocinio del Consiglio
nazionale dei Beni culturali e ambientali, dell’Accademia dei Lincei,
della Conferenza dei Rettori delle Università italiane, e che si è
svolto a Palazzo Corsini alla Lungara il 25-26 maggio 2000. In quel
convegno, reagendo alla tendenza ad abbassare il livello di formazione
universitaria richiesto per operare nelle Soprintendenze e nelle altre
strutture di tutela, non solo sostenemmo che il punto di partenza per
l’accesso ai concorsi in questo settore dovesse essere la laurea
specialistica quinquennale (oggi laurea magistrale) e non la semplice
laurea triennale; ma rivendicammo altresì che per l’ascesa ai ruoli
direttivi dovesse continuare ad essere richiesto il diploma conclusivo
delle Scuole di specializzazione in Storia dell’arte, Archeologia,
Restauro dei monumenti, scuole che dovevano perciò essere riformate e
potenziate, ma non certo abolite. Al riguardo ottenemmo, in quel
convegno, un preciso impegno dal ministro dell’epoca, l’on. Giovanna
Melandri: e infatti la legge per la conferma e il riordinamento di
quelle scuole fu varata dal Parlamento, su sollecitazione del governo,
nella primavera successiva, prima delle elezioni del 2001.
Ma anche in altre occasioni abbiamo approfondito il tema della
formazione e dell’indispensabile elevata qualificazione degli addetti
alla tutela; e abbiamo sottolineato la necessità di aprire gli organici
degli specialisti operanti in questo ambito anche a un’adeguata presenza
di studiosi di discipline diverse da quelle tradizionali, in particolare
gli antropologi, i cultori del patrimonio musicale, gli studiosi dei
beni scientifici. Mi limito a ricordare, nel richiamare le occasioni in
cui abbiamo discusso di questi problemi, i convegni di cui abbiamo
pubblicato gli atti nella collana degli Annali dell’Associazione: il
convegno del 6 giugno 1997 sul patrimonio demoetnoantropologico; quello
del 23 febbraio 1998 su “Gli archivi pubblici nella società
dell’informazione”; quello del 10 dicembre 1998 su “L’Università nel
sistema della tutela. I beni archeologici”; quello del 4 febbraio 1999
su “Il sistema bibliotecario italiano”; quello del 29 maggio 2001 su “Il
patrimonio culturale musicale e la politica dei beni culturali”. Ma non
posso non ricordare, almeno con un accenno, l’attenzione dedicata in più
occasioni al tema della formazione dei restauratori, in rapporto sia
all’ordinamento delle scuole di alta formazione sia ai problemi di
applicazione delle nuove leggi sui lavori pubblici. Rimane per noi
indimenticabile il contributo dato, nell’affrontare questi temi, da
Michele Cordaro.
Perché — ora — questo convegno su “Lo storico dell’arte, formazione e
professioni”? Ritengo indispensabile sottolineare subito che il tema
specifico che affrontiamo si inquadra in una situazione più generale che
è per noi — e non solo per noi — fonte di viva preoccupazione: una
situazione di confusione e di carenza legislativa per quel che riguarda
la riforma del sistema formativo, di blocco delle assunzioni e crescente
deperimento delle strutture tecniche e scientifiche preposte alla
tutela, di perdurante assenza di norme che assicurino l’impiego di
personale adeguatamente qualificato nello svolgimento delle funzioni che
in materia di gestione e valorizzazione dei Beni culturali sono svolte
in misura sempre più ampia da enti locali o da privati.
Abbiamo scelto come caso esemplare quello dello storico dell’arte: sulla
base di un’iniziativa promossa dalla professoressa Marisa Dalai Emiliani
e da un gruppo di giovani studiosi da lei coordinato. Un caso esemplare
perché — come è noto — l’Italia è praticamente la patria della storia
dell’arte, coltivata nel nostro paese sin dal Rinascimento, e perché
nelle nostre Università, nelle Soprintendenze, in strutture come
l’Istituto Centrale per il Restauro abbiamo raggiunto nel secolo scorso
livelli di eccellenza che sono stati un punto di riferimento per tanti
altri paesi. Accade invece ora — ma non si tratta di un caso, bensì
delle conseguenze della tendenza a privilegiare, anche nell’impostazione
della politica dei Beni culturali, un punto di vista economico e
manageriale rispetto a quello culturale e scientifico — che si affermi
di fatto un orientamento che sembra propenso a ridurre e persino
mortificare il ruolo della storia dell’arte sia nel processo formativo
sia nell’azione di tutela e valorizzazione dei beni culturali. Ciò si
traduce anche nei limitati sbocchi professionali che si offrono ai
laureati in questa disciplina, in contrasto coll’ampio sviluppo che
hanno avuto in questi anni i corsi di laurea riguardanti il patrimonio
culturale, che hanno richiamato l’interesse di tantissimi giovani.
Sono molti i fatti che confermano questa tendenza:
— la proposta, che si spera
scongiurata, di abolire la Laurea specialistica in Storia dell’arte,
assorbendola in quella più generica (e di impostazione praticistica)
di Conservazione dei Beni culturali;
— il mancato varo (a quattro anni, ormai, dall’approvazione
dell’apposita legge) del nuovo ordinamento delle Scuole di
specializzazione, pur essendo stato predisposto un progetto
dettagliato da una commissione mista del Ministero per i Beni e le
Attività culturali e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e
della Ricerca;
— il blocco dell’assunzione di nuovi storici dell’arte, che
praticamente dura ormai da anni, nell’amministrazione statale dei Beni
culturali, blocco che compromette quell’alta qualificazione delle
nostre Soprintendenze che era ragione di vanto per il nostro Paese;
— una ristrutturazione del Ministero che ha moltiplicato i posti
dirigenziali di carattere amministrativo, a danno di quelli tecnico-
scientifici, e un processo interno detto di “qualificazione” e che in
realtà apre l’accesso ai ruoli direttivi anche a persone prive di
titolo di studio specifico;
— una progressiva estensione (anche attraverso le così dette “esternalizzazioni”)
delle funzioni di gestione, valorizzazione, interventi sui beni
culturali a Enti locali, Fondazioni, privati, senza che ci si
preoccupi di stabilire che per lo svolgimento di compiti qualificati
debba essere assunto personale scientificamente specializzato, secondo
criteri analoghi a quelli già vigenti per l’Amministrazione dello
Stato.
Su questa situazione (che
vale, del resto, anche per altri settori dei Beni culturali: abbiamo
assunto quello dello storico dell’arte come primo esempio da
approfondire) ci siamo proposti di sviluppare l’analisi in questo
convegno, al quale hanno dato il loro contributo Associazioni come
Italia Nostra, Anatar, Anisa, Assotecnici, Comitato per la bellezza, e
che è stato preparato soprattutto dal gruppo di lavoro coordinato dalla
professoressa Dalai — che vivamente ringrazio
— e al quale si deve anche la raccolta di un’ampia documentazione. Come
avete visto dal programma, i lavori del mattino saranno concentrati sui
problemi della formazione; quelli del pomeriggio sui temi degli sbocchi
professionali. Entrambe le sessioni saranno concluse da una Tavola
rotonda.
Ringrazio vivamente, per aver accolto il nostro invito, tutti i
relatori, a cominciare dal professor Antonio Pinelli, che svolgerà la
relazione introduttiva. L’interesse del convegno è confermato dalla
presenza sia di tanti autorevoli docenti sia di qualificati esponenti
politici, come il Vice-presidente del Senato Domenico Fisichella, la
senatrice Chiara Acciarini, i senatori Franco Asciutti e Giampaolo
D’Andrea.
Esprimo solo un dispiacere: abbiamo sottovalutato il richiamo che il
convegno avrebbe esercitato e purtroppo solo una parte dei molti che
sono convenuti ha potuto trovare posto in questa pur ampia sala.
Cercheremo di rimediare, almeno in piccola parte, pubblicando al più
presto gli atti del convegno.
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