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Relazione
introduttiva
Anna Maria Mandillo
Vice
Presidente dell’Associazione Bianchi Bandinelli
L’Associazione Bianchi
Bandinelli ha voluto organizzare questo Seminario per stimolare nel contesto
mutato dall’innovazione e dalle tecnologie un costruttivo confronto tra i
tecnici dei due settori, archivi e biblioteche, con esponenti delle forze
politiche, amministratori, docenti, professionisti, imprenditori ed esperti. I
temi che saranno trattati non possono essere esauriti ovviamente in una giornata
e spero vivamente che ci saranno altre occasioni per continuare a confrontarci
su di essi.
Il principale obiettivo che ci
poniamo è quello di far tornare biblioteche e archivi nell’agenda politica
italiana e nella giusta prospettiva di ruolo, risvegliando l’attenzione finora
poco più che episodica che la classe politica ha avuto verso queste istituzioni.
Pur sapendo di non avere attualmente il potere di immagine di altri settori dei
beni culturali, riteniamo necessario lavorare per questo obiettivo, perché è
emerso ormai con chiarezza, anche in sede europea e internazionale, che lo
sviluppo ed il buon funzionamento della rete delle biblioteche e degli archivi
contribuisce in maniera significativa alla crescita culturale, sociale ed
economica di un paese.
La speranza di un cambiamento di
rotta dunque non abbandona l’Associazione: nel 2005 abbiamo presentato un
dossier di analisi (disponibile sul sito all’indirizzo:
www.bianchibandinelli.it) della situazione degli archivi e delle biblioteche ad
un anno dalla riforma del Ministero, operata dal precedente governo, e dalla
presentazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, emanato con il
decreto legislativo n. 42 del 2004. Oggi abbiamo organizzato questo Seminario
avvalendoci, durante la sua preparazione, della preziosa collaborazione di
numerosi colleghi e di esperti che vogliamo qui ringraziare.
Non è facile indubbiamente dare
risposte soddisfacenti ai molti problemi che biblioteche ed archivi devono
affrontare, diventati sempre più complessi anche a causa di riforme
insufficienti e superficiali, dettate più da esigenze di burocrazia interna che
dal desiderio di risolvere i nodi della tutela/conservazione e della
valorizzazione/organizzazione dei beni e dei servizi dei due settori. Non ci
conforta, poi, l’annunciato impianto della prossima ed ennesima riforma del
MiBAC che non sembra ispirata a criteri di alleggerimento delle strutture
centrali a favore dell’autonomia scientifica ed amministrativa delle strutture
tecniche sul territorio, come avremmo desiderato. Temiamo che l’ipotesi di
accorpamento e rafforzamento di competenze a livello burocratico finisca per
andare a detrimento delle componenti tecniche del Ministero in un processo di
mortificazione e di perdita di valore delle competenze e dei saperi tecnico
scientifici che da alcuni anni sembra inarrestabile.
Il mondo degli archivi e delle
biblioteche è posto oggi, come è noto, di fronte a sfide nuove per fronteggiare
la crescita della società dell’informazione e della conoscenza e le
trasformazioni a questa connesse: le reti e le tecnologie caratterizzano ormai
ovunque le funzioni ed i servizi delle istituzioni della memoria; i meccanismi
culturali di accesso alle informazioni e alla conoscenza si sono modificati; le
possibilità di fruizione dei documenti sono di gran lunga aumentate. Occorre
provvedere, oltre che alla gestione memoria/passato, a quella presente/futuro, e
quindi sviluppare le potenzialità offerte dalle tecnologie sia per conservare “i
contenuti”, sia per fornire una mediazione di qualità su documenti certificati e
organizzati in modo tale da offrire servizi integrati ad ogni tipologia di
utenti, anche remoti.
In questo scenario archivi e
biblioteche corrono il rischio di non avere più il ruolo significativo di
mediazione a lungo esercitato in altre epoche e di venire quindi emarginati,
anche in ambito europeo, se non verrà loro riservata da parte del mondo politico
l’attenzione necessaria e verranno di conseguenza fatte scelte politiche
adeguate. Finanziamenti regolari e continuativi, ad esempio, ne costituiscono
una parte prioritaria. Fino ad oggi i fondi destinati a questi settori sono
stati caratterizzati dalla straordinarietà da una parte e dalla riduzione dei
bilanci ordinari dall’altra: negli ultimi quattro anni abbiamo infatti assistito
a decurtazioni progressive e molto pesanti che hanno toccato il culmine nel
2006, vero annus horribilis per i nostri settori ai quali, a guardare le
cifre riguardanti, ad esempio, il Dipartimento per i beni archivistici e
librari, sono stati fatti tagli superiori al 50%. Attualmente, dalle ultime
notizie che ci sono giunte, sembra che alcune inversioni di tendenza si stiano
manifestando: ad esempio nel testo della finanziaria sono previsti consistenti
incrementi di fondi sia per interventi di tutela e valorizzazione, sia per vari
altri interventi in materia di beni culturali. Ma i finanziamenti sembrano, come
al solito, straordinari e gestiti dall’amministrazione centrale. Allora non
possiamo non chiedere: quale parte di questi finanziamenti sarà destinata ad
archivi e biblioteche? Ma soprattutto, nel provvedimento finanziario in
discussione, non si vede la previsione di quella crescita regolare e continua
del bilancio annuale, da noi sempre auspicata, che potrebbe assicurare un
finanziamento sicuro nel tempo, per il complessivo settore dei beni culturali e
che per archivi e biblioteche risulterebbe necessaria per:
• impostare una coordinata e
solida politica degli acquisti e dell’accesso a fonti diverse di informazione e
di conoscenza;
• organizzare e gestire servizi
innovativi (on e off line), rivolti a molteplici tipologie di
utenti, nel rispetto dei diritti di autori, editori, produttori (politica di
accordi e di licenze);
• gestire le attività di tutela
e conservare nel tempo i documenti, soprattutto quelli digitali, avvalendosi
delle tecnologie che hanno, purtroppo, costi rilevanti.
Gli appelli in questa direzione
non mancano: voci autorevoli del mondo della cultura e della ricerca si sono
espresse a favore della necessità di finanziamenti pubblici regolari
specialmente per questi settori. Nello stesso documento, finora conosciuto
nell’elaborazione pubblicata dal Giornale dell’Arte (ottobre 2006), della
Commissione di esperti chiamata dal ministro Rutelli e dal ministro Padoa
Schioppa a stendere un piano per incentivare il sostegno finanziario privato per
il patrimonio culturale e lo spettacolo, si pone nelle premesse la
“imprescindibilità dell’intervento pubblico nel settore della cultura” e si
mette in evidenza un “forte arretramento della spesa del Ministero per i beni
culturali rispetto al 2001” per cui “la riduzione della spesa pubblica, tra il
2001 e il 2005, si colloca ad una media annua del 2% a prezzi correnti ed al
4,7% in termini costanti”.
In questa cornice di riferimento
e nella linea di intervento culturale tradizionalmente seguita dall’Associazione
Bianchi Bandinelli, il Seminario odierno è articolato in tre momenti di
approfondimento giudicati tra i più importanti e strategici, in questo momento,
per archivi e biblioteche.
Le motivazioni della prima
tavola rotonda sono state dettate dalla necessità, a nostro parere, di
individuare i termini del rapporto tra cultura, ricerca, innovazione ed economia
per poter compiere scelte corrette sulla quantità e qualità delle risorse
finanziarie, sulla loro destinazione e sulla successiva puntuale verifica della
spesa. Sull’argomento dell’economia della cultura negli ultimi mesi del 2006 ci
sono stati o sono programmati in tempi molto ravvicinati più di dieci incontri
promossi da diversi organismi ed associazioni nei quali emergono e vengono
affrontati i problemi e gli aspetti socioeconomici soprattutto delle istituzioni
museali dei beni culturali, ma non delle istituzioni archivi e biblioteche.
L’idea di forza nell’uso della tecnologia in rapporto all’economia sta, a nostro
parere, nell’integrazione di nuovi servizi non solo fra archivi, biblioteche,
musei, ma anche fra questi e le istituzioni della formazione e della ricerca, la
pubblica amministrazione, l’industria culturale (l’editoria soprattutto), le
aziende, l’industria delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Dall’analisi dei cambiamenti introdotti dalle tecnologie discende la necessità
di individuare i temi importanti che toccano tutti gli attori del processo di
produzione e diffusione dei contenuti digitali: l’individuazione dei nuovi
compiti di ognuno; la necessità di far crescere la consapevolezza dello stretto
rapporto tra gli investimenti nella cultura e la crescita sociale del paese;
l’analisi e la ricerca di soluzioni per la gestione dei diritti di tutti i
soggetti, quelli degli autori, editori, produttori da una parte e quelli degli
utenti dall’altra, costruendo le necessarie alleanze tra tutti gli interessati
alla filiera della produzione editoriale culturale e scientifica.
Per la seconda tavola rotonda
siamo partiti dall’esigenza che l’innovazione richiede di rivedere i ruoli e i
rapporti tra le istituzioni: è necessario e urgente pertanto ripensare la
struttura organizzativa di archivi e biblioteche e indirizzarli sempre di più
verso modelli di cooperazione, coordinamento, concertazione fra Stato, Regioni,
Enti locali, Università. In questo ambito una particolare attenzione abbiamo
voluto dedicare alla necessità di ripartire compiti e funzioni, confermando allo
Stato, e quindi ai servizi nazionali, il ruolo dell’indirizzo tecnico
scientifico e del coordinamento metodologico. Per quanto attiene il Ministero
per i beni culturali è prioritaria la cura dei servizi bibliotecari e
archivistici di ambito nazionale: quei servizi cioè che costituiscono l’ossatura
del sistema delle biblioteche e degli archivi di un paese e la cui
organizzazione facilita, in cooperazione tra diversi istituti, lo sviluppo delle
collezioni, il potenziamento dei servizi di informazione e di comunicazione,
l’attività di tutela e conservazione, la promozione di censimenti del materiale
antico, la politica della digitalizzazione e soprattutto la definizione e la
diffusione di standard di settore.
Abbiamo invece affidato alla
terza tavola rotonda gli argomenti che possiamo sintetizzare nel termine
governo dell’innovazione. Siamo convinti che l’innovazione tecnologica non sia
soltanto una scelta tecnica, ma che strettamente connessa a questa è
l’innovazione delle istituzioni da operare attuando un impianto metodologico di
sistema, mediante la promozione di forme sempre più solide di coordinamento,
cooperazione, concertazione. Ma è necessaria anche un’analisi puntuale
dell’utilizzo delle risorse economiche (scelta dei contenuti e verifica dei
risultati, manutenzione ed evoluzione dei prodotti), perché l’innovazione
tecnologica comporta una serie di processi e di verifiche che devono tener conto
della ricerca e della sperimentazione per poter far crescere il livello dei
servizi e renderli adeguati in qualità e quantità alle esigenze della società
della conoscenza. All’innovazione tecnologica deve essere legata infine una
costante opera di formazione e aggiornamento professionale degli operatori che
potrà consentire, tra l’altro, all’Italia di tornare ad essere presente nelle
sedi internazionali di elaborazione tecnico-scientifica dei temi di interesse
per archivi e biblioteche.
Ci aspettiamo che dal Seminario
escano proposte innovative e coraggiose e vengano individuati, in un ottica
multipolare, percorsi e metodologie realizzabili sia nel breve sia nel lungo
periodo. Intanto ringrazio tutti i presenti e in particolare coloro che hanno
accettato di partecipare alle tavole rotonde: un particolare ringraziamento va
al sottosegretario Danielle Mazzonis che ha mostrato grande interesse ai temi
del Seminario. Desidero infine rivolgere un invito alle associazioni
professionali dei due settori perché si possano concordare al più presto
occasioni di incontro per esaminare insieme i risultati di questa giornata e
proseguire nell’opera comune di sensibilizzazione del mondo politico. Siamo
convinti infatti che per portare avanti la “riscossa” di archivi e biblioteche,
prendendo il termine usato dal FAI per il patrimonio culturale italiano nel
recente convegno nazionale di Roma, è necessario l’impegno e la collaborazione
di tutti coloro che hanno a cuore le istituzioni della memoria.
Relazione
introduttiva
Giuseppe Chiarante
Coordinatore
del Comitato Scientifico e Presidente Onorario dell’Associazione Bianchi
Bandinelli
Io mi limiterò davvero a un
breve saluto, non solo perché condivido pienamente l’analisi che Anna Maria
Mandillo ha tracciato nella sua relazione e che riassume in modo molto efficace
gli orientamenti che sono emersi dal Gruppo di ricerca sui temi degli archivi e
delle biblioteche che ha lavorato in questi mesi, potremmo dire in questi anni,
presso l’Associazione Bianchi Bandinelli, ma anche perché non voglio portar via
troppo tempo alle tavole rotonde e a coloro che debbono intervenire e che
certamente hanno una conoscenza e una competenza su questi temi che è molto
superiore alla mia.
C’è un solo punto che vorrei
sottolineare: quando si denuncia giustamente — lo ha fatto anche Anna Maria in
modo documentato, ma è cosa che abbiamo ripetuto più volte — la marginalità che
nell’ambito della politica per la cultura, anch’essa non sempre al centro
dell’attenzione dei governi che si sono succeduti in questo Paese, viene data ai
settori archivistici e bibliotecari, si incontra una tendenza diffusa a ritenere
che tale sottovalutazione sia soltanto il risvolto negativo del fatto che altri
settori dei beni culturali, in particolare il ricchissimo patrimonio artistico
di cui indubbiamente dispone il nostro Paese, attraggono maggiori cure, per cui
altri settori vengono inevitabilmente marginalizzati. Credo che se ci si
accontenta di questa spiegazione non si va al nodo del problema.
Il nodo è un altro, è più
sostanziale, sta in una visione economicistica che purtroppo è prevalsa e
continua a prevalere da parte della nostra classe dirigente nel guardare ai
problemi della cultura e, in particolare, dei beni culturali. Cioè la tendenza a
impostare una politica in questo campo dando un primato a una considerazione di
più o meno immediata redditività dei beni, in termini direttamente finanziari,
in rapporto agli investimenti che si richiedono: una convinzione che abbiamo
sentito ribadire più volte e che porta a danni anche nel settore specifico della
conservazione del patrimonio artistico; si pensi per esempio al privilegio dato
ai cosiddetti eventi (le mostre, gli interventi di restauro di grande rilievo,
la promozione dei complessi monumentali di maggiore importanza) rispetto a
quello che è in un paese come l’Italia il compito primario, di tutelare cioè un
tessuto complessivo, tutelarlo a partire dalla prevenzione, con la cura
costante, con la manutenzione, con l’azione di restauro, ma privilegiando quello
che è un contesto ed è la vera fonte anche del rendimento economico, di quel
richiamo turistico che il nostro Paese esercita per i suoi aspetti artistici e
le sue bellezze naturali, purtroppo in molti casi irreparabilmente compromesse.
Una visione economicistica che dunque produce scompensi ed errori anche sul
piano specifico della salvaguardia del patrimonio artistico, ma tanto più li
produce per settori come archivi e biblioteche dove evidentemente fare un
calcolo di redditività in termini finanziari è da considerare una linea del
tutto sbagliata. Qui la redditività è di tutt’altra natura: sta nel fornire ai
cittadini, agli studiosi, con le possibilità e le prospettive che le tecnologie
possono offrire, le basi fondamentali di conoscenza e di informazione, i
materiali per la ricerca, che è assolutamente indispensabile per lo sviluppo di
un paese civilmente ed anche economicamente avanzato.
Io credo che questo occorre
sottolineare: c’è qui un punto di battaglia politica che non bisogna stancarsi
di condurre; battaglia politica che riguarda proprio l’impostazione delle scelte
per la cultura e per il patrimonio culturale, battaglia politica per combattere
la miopia di voler misurare la redditività economica in termini immediatamente
ed esclusivamente finanziari, per intendere invece che c’è un patrimonio di
conoscenze (e anche qui il nostro Paese, pensiamo al patrimonio archivistico,
dispone di ricchezze straordinarie) che deve essere conservato non solo per
quello che è l’interesse nostro, ma anche in rapporto al ruolo che l’Italia ha
sul piano internazionale. Con apprensione, parlando con gli amici delle
biblioteche, ho sempre sentito denunciare il rischio di ritardi pericolosi del
nostro Paese nello stabilire collegamenti col complesso di un sistema
bibliotecario ormai di carattere internazionale, collegamenti che sono
assolutamente indispensabili se vogliamo assicurare le condizioni per quell’avanzamento
della ricerca che giudichiamo così importante.
Questo è il punto che a me pare
essenziale sottolineare. Perché è da una visione rozzamente economicistica che
derivano poi tutte le conseguenze che sono state indicate. Credo, e chiudo il
mio saluto, che l’importante sia che un convegno come questo metta in luce le
possibilità e le prospettive che le nuove tecnologie aprono, ma anche i problemi
che esse pongono per la gestione migliore del patrimonio bibliotecario e
archivistico; faccia emergere come questo patrimonio sia un fattore essenziale
della vita di questo Paese e debba dunque ritornare giustamente nell’agenda
politica con una posizione che corrisponda all’importanza di questi beni e di
queste istituzioni, una posizione che consenta di porre fine a quella
sottovalutazione che tanto danno produce anche tra coloro che operano in questo
settore, ma tanto danno produce soprattutto in generale alla realtà e
all’immagine del nostro Paese.
Molti auguri per il convegno.