Il 19 marzo 2002
l’assemblea dei soci dell’associazione ha discusso e approvato il
documento “Sull’ordinamento delle Soprintendenze” che segue.
L'assemblea dei soci
dell'Associazione Bianchi Bandinelli - aperta alla partecipazione di
dirigenti dell'Assotecnici - ha preso in esame nella riunione del 19
marzo 2002 il tema dell'ordinamento istituzionale e territoriale delle
Soprintendenze, anche in rapporto alla costituzione delle Soprintendenze
speciali per i poli museali autonomi e agli ulteriori mutamenti che
vengono annunciati.
Tre punti di valutazione, a
giudizio dell'assemblea, debbono essere assunti come criteri
fondamentali per affrontare il problema in modo organico e razionale.
Tali punti riguardano:
1) caratteristica essenziale del
patrimonio culturale, tanto più nella realtà italiana, è che il singolo
bene non può essere considerato separatamente dal contesto culturale e
ambientale di cui è espressione e dalla molteplicità degli altri beni
che in tale contesto sono presenti. In Italia, in particolare, vi è una
compresenza e stratificazione di beni culturali che costituisce la vera
e straordinaria ricchezza - aldilà dell'eccezionale valore di singoli
musei, monumenti, scavi - del nostro patrimonio storico e culturale.
L'esperienza delle Soprintendenze territoriali ha ben corrisposto
all'esigenza di tutelare e valorizzare questa realtà. Non a caso essa è
considerata largamente positiva nel giudizio internazionale; e
recentemente è stata almeno parzialmente assunta come modello anche da
paesi che avevano una diversa tradizione amministrativa, come la
Francia;
2) per garantire un buon
funzionamento di questo ordinamento occorrono un'adeguata disponibilità
di personale e di strutture tecniche e scientifiche e le indispensabili
risorse finanziarie. Va subito detto, al riguardo, che contrasta con
questa esigenza l'arresto quasi totale del reclutamento di nuovi quadri
tecnico-scientifici, che ha anzi determinato, soprattutto in molte
situazioni periferiche, una grave carenza rispetto ai compiti
istituzionali: carenza resa più grave dal taglio ormai continuo, anno
dopo anno, delle spese di funzionamento, oltre tutto in contrasto con un
progressivo ampliamento dei compiti, non fosse che per il prolungamento
degli orari di servizio al pubblico;
3) è essenziale assicurare
maggiore agilità ed efficienza nel funzionamento delle Soprintendenze
attraverso un significativo ampliamento dell'autonomia gestionale.
L'autonomia non può infatti essere un privilegio concesso a poche
Soprintendenze, considerate "speciali": ma deve essere, sia pure con
diversi gradi a seconda dei livelli di competenza, il naturale modo di
gestire un'istituzione culturale. Ciò consentirebbe, oltretutto, un uso
più razionale del personale e delle risorse, favorendo un miglior
rendimento e facilitando - anche grazie a una minore rigidità nell'uso
dei capitoli di spesa - una riduzione della piaga dei residui passivi.
In rapporto a questi tre criteri
di valutazione, mentre appare del tutto condivisibile il riconoscimento
come Soprintendenza autonoma della Soprintendenza archeologica di Roma,
col suo tradizionale ambito di competenze, si ritengono assai più
discutibili le scelte e le modalità che caratterizzano l'istituzione
delle cosiddette Soprintendenze speciali per i poli museali autonomi.
Infatti questa ipotesi, inizialmente affacciata anni fa per assicurare
l'opportuna autonomia gestionale ad alcuni grandi complessi museali (in
particolare gli Uffizi e Capodimonte), nella concreta realizzazione ora
operata fa emergere due pericoli che non a caso hanno suscitato allarme:
quello di determinare un'irrazionale e troppo rigida separazione tra
l'insieme dei musei statali delle principali città d'arte e il complesso
dei beni culturali presenti nel tessuto urbano e che fanno di tali città
(o perlomeno dei loro centri storici) dei veri e propri "musei
all'aperto"; e quello di portare alla costituzione (a causa dell'assurdo
vincolo circa il numero dei soprintendenti) di grandi Soprintendenze
miste che rischiano di essere praticamente ingovernabili per
l'estensione dei loro compiti e nelle quali un punto di vista
amministrativo e organizzativo finirebbe col prevalere - secondo il
timore espresso dagli studiosi - sulle competenze specialistiche così
degli storici dell'arte come degli storici dell'architettura e dei
monumenti.
Queste preoccupazioni sono
accresciute dalle voci circa un generale riordino dell'assetto
territoriale e istituzionale delle Soprintendenze, in vista del quale
sono circolate due distinte proposte, entrambe assai duscutibili: quella
della costituzione generalizzata di Soprintendenze regionali di settore,
prescindendo dalla specificità della storia culturale italiana (si pensi
a Siena, a Mantova, ai Ducati padani); e quella opposta dell'istituzione
altrettanto generalizzata di Soprintendenze miste di carattere
sub-regionale.
L'Associazione Bianchi
Bandinelli auspica che su temi culturali e istituzionali di questo
rilievo si sviluppi un confronto approfondito prima di giungere al
momento delle decisioni. In particolare si ritiene necessario che il
riordino dell'assetto delle Soprintendenze abbia come presupposto le
decisioni amministrative e istituzionali indispensabili per · rafforzare
la dotazione di personale scientifico e tecnico, riaprendo il
reclutamento (anche con concorsi specifici, come i demoetnoantropologi o
gli studiosi del patrimonio di beni culturali musicali o di beni
scientifici); · assicurare la necessaria disponibilità di moderne
strutture tecnico-amministrative e di corrispondenti risorse
finanziarie; · dare istituzionalmente a tutte le Soprintendenze e agli
istituti culturali analoghi, come biblioteche e archivi (e non solo alle
Soprintendenze speciali), un più ampio margine di gestione autonoma,
così da favorire maggiore funzionalità ed efficienza, come del resto era
previsto nella legge istitutiva del Ministero.
Quanto al tema specifico
dell'ordinamento territoriale delle Soprintendenze, mentre ci si augura
che le decisioni in merito possano essere l'occasione anche per rivedere
l'ambito di competenza delle Soprintendenze per i poli museali e
trasformarle in Soprintendenze speciali per il complesso dei beni
artistici e storici di città d'arte come Roma, Napoli, Firenze, Venezia,
si ravvisa l'opportunità che tale riordinamento tenga conto di questi
criteri:
a) non estendere aldilà delle
realtà già storicamente consolidate l'esperienza delle Soprintendenze
miste, anche tenendo conto sia della negativa esperienza compiuta al
riguardo in Sicilia sia del fatto che il necessario coordinamento fra
le Soprintendenze specialistiche dovrebbe essere già assicurato dai
soprintendenti regionali, forniti di adeguate strutture di supporto;
b) assicurare in ogni caso che
nelle Soprintendenze miste già esistenti vi sia un'adeguata presenza
di specialisti dei diversi settori, prevedendo criteri di
avvicendamento fra i settori sia nella direzione delle Soprintendenze
sia nelle reggenze;
c) non sopprimere le sedi
storicamente consolidate che perlopiù hanno radice in una storia
culturale plurisecolare;
d) nel caso di Soprintendenze
con ambito territoriale molto esteso, costituire centri operativi
provinciali o interprovinciali, in corrispondenza con le tradizioni
culturali del territorio (per esempio a Ferrara, Lucca, Lecce, ecc.).
È chiaro che una soluzione di
questo tipo richiede che si superi, sia pure non di molto, il vincolo
del rigido mantenimento dell'attuale numero di soprintendenti. Ma non è
pensabile, del resto, un rafforzamento dell'azione di tutela e di
valorizzazione senza investimenti diretti ad assicurare una struttura
adeguata a tali compiti.