Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

Istituto di studi, ricerche e formazione fondato da Giulio Carlo Argan

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4 settembre 2006

Lettera al Ministro Rutelli sul riordinamento degli organi consultivi del MiBAC

 

Lettera al Ministro Francesco Rutelli sul riordinamento

degli organi consultivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

 

Le associazioni AIB (Associazione italiana Biblioteche), ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana), Assotecnici (Associazione nazionale di tecnici dei beni culturali) e Associazione Bianchi Bandinelli hanno inviato al ministro Rutelli una lettera sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica relativo al riordino degli organi consultivi (Consiglio superiore e Comitati tecnico-scientifici di settore) del Ministero per i beni e attività culturali esaminato in sede preliminare dal consiglio dei ministri il 4 agosto scorso.

Il provvedimento, che recepisce indiscriminatamente una norma riduttiva del decreto Bersani, (art. 29) evidentemente rivolta a ben altri più effimeri - e costosi - tipi di "comitati e commissioni", ha destato le più vive preoccupazioni dei tecnici per il grave rischio di perdita di ogni autonomia e funzionalità di questi organi - già ridotti al minimo dalla riforma Urbani del 2004 ed emarginati di fatto negli ultimi anni -, che verrebbero ora completamente "commissariati" mediante esperti fiduciari di nomina ministeriale. Sintomatico è anche che si accorpano assurdamente in un unico comitato (di solo 4 membri!) le competenze per archivi, biblioteche e istituti culturali per fare spazio a un nuovo comitato "per l'economia della cultura" le cui competenze sono tanto fumose quanto è chiaro invece l'intento connotato dal suo stesso nome.
 


 

Testo della Lettera:

Al Ministro per i Beni e le Attività culturali
On. le Francesco Rutelli

Roma, 4 settembre 2006
 

ROMA

Le scriventi Associazioni hanno appreso con viva costernazione il contenuto dello schema di D.P.R., presentato al Consiglio dei Ministri il 4 agosto, con il quale vengono modificati gli articoli 17 e 18 del D.P.R. n. 173 del 2004 (regolamento di organizzazione del Ministero per i beni culturali), concernenti la composizione e le funzioni degli organi centrali consultivi tecnico-scientifici del Ministero.

Si rileva preliminarmente che la motivazione dei tagli di spese superflue, da cui apparentemente muove il provvedimento, non ha alcuna giustificazione, data l'esiguità della spesa, non essendo previsti per questi organi consultivi compensi di alcun genere, se non i rimborsi delle spese di viaggio.

Sullo schema attuale del D.P.R., gravemente peggiorativo per la rappresentatività e l'indipendenza degli organi consultivi del Ministero, si evidenziano le seguenti osservazioni:

-- Il Consiglio superiore non è presieduto dal Ministro, che ne nomina il presidente fra i membri di designazione politica; la presenza del ministro, fino a quando fu effettivamente esercitata (2001), costituiva un'importante occasione di effettivo e opportuno dialogo fra l'autorità politica e l'organo consultivo;

-- Nel Consiglio viene diminuita di una unità la rappresentanza del personale del Ministero (2 invece che 3), che per di più deve possedere qualifica non inferiore a dirigente, scelta che discrimina il resto del personale ed è in contrasto con lo stesso D.P.R. 22 luglio 1977, n. 721, che per rinvio ne regola l'elezione.

-- Tutti i membri tecnici (14) del Consiglio sarebbero di nomina politica (8 esperti e 6 presidenti di comitato nominati dal ministro), togliendo in tal modo ad esso ogni indipendenza di giudizio.

-- La durata del mandato degli organi consultivi di soli tre anni va a discapito dell'impostazione di tematiche di lunga prospettiva delle politiche culturali ed è contraddittoria con lo scopo di ridurre le non irrilevanti spese per le procedure elettorali e di nomina.

-- I Comitati tecnico-scientifici, i cui membri sono già stati incongruamente ridotti dalla riforma Urbani del 2004 da 8 a 5 (numero già considerato eccessivamente scarso dalle associazioni del settore, che hanno anche criticato vivamente la soppressione dell'elettività dei membri docenti universitari) sono ridotti a 4; un tale esiguo numero è del tutto inadeguato alla rilevanza e mole di lavoro, anche istruttorio, dei Comitati e crea maggiori difficoltà per il raggiungimento del numero legale di tre (peraltro del tutto inadeguato).

-- I vicepresidenti dei comitati, per lo più funzionari tecnici, non possono più partecipare alle riunioni del Consiglio, pur senza diritto di voto e con il compito di un' eventuale sostituzione dei presidenti in caso di assenza (che nemmeno è prevista espressamente), a netto detrimento dell'integralità delle competenze di settore nel Consiglio. La componente universitaria, nei Comitati, è ridotta a un membro 'designato' dal C.U.N. (anziché eletto fra i docenti delle materie afferenti, che in alcuni casi possono non esservi rappresentate), così come lo è la componente elettiva dei dirigenti e funzionari tecnici del settore, mentre invece salgono da uno a due i membri di nomina ministeriale, con i quali i comitati vengono 'commissariati' dal ministro, che assegna direttamente a uno di essi anche le "funzioni di presidente" con prevalenza di voto. E' pertanto annullata completamente la possibilità dell'elezione democratica, come avvenuta finora all'interno dei Comitati, del presidente e del vice-presidente (che non è nemmeno più previsto), che non solo garantisce una maggiore autonomia e autorevolezza scientifica e culturale, ma è anche produttiva di una miglior coesione per il funzionamento del Comitato stesso.

-- Le funzioni consultive dei Comitati tecnico-scientifici vengono di fatto svuotate, in quanto non esprimono più pareri obbligatori sui programmi annuali, sui piani di spesa, sui provvedimenti generali e sui ricorsi amministrativi previsti dal Codice dei beni culturali, bensì solamente proposte (unilaterali) per la definizione dei programmi nazionali e dei piani di spesa.

-- Per istituire un nuovo Comitato "per l'economia della cultura" lasciando inalterato il numero dei Comitati, il Comitato per gli archivi viene accorpato con quello per i beni librari e istituti culturali, che è già il prodotto della fusione di due precedenti comitati, operata dalla riforma Urbani del 2004. Questa scelta, inaccettabile sul piano tecnico-scientifico, non fa che confermare la progressiva penalizzazione dei settori degli archivi, delle biblioteche e degli istituti culturali. I rispettivi beni culturali sono infatti diversi e non assimilabili, così come le conoscenze e i metodi necessari per trattarli, che derivano da diverse consolidate tradizioni scientifiche, didattiche e professionali, non sono intercambiabili. L'amministrazione archivistica ha in particolare specifiche esclusive competenze legate al valore giuridico dei documenti e alla tutela degli archivi sul territorio. E' poi impensabile che 4 persone possano assicurare tutte le competenze e svolgere il lavoro di consulenza di tre comitati originari di 8 membri ciascuno. Inoltre, in particolare, il membro eletto dagli archivisti di Stato e dai bibliotecari del Ministero è uno solo, con la certezza dell'esclusione di una delle due competenze dal comitato.

-- Il nuovo Comitato "per l'economia della cultura" ha competenze quanto mai generiche e soprattutto sovrapponibili a quelle degli altri comitati con evidente rischio di disfunzioni organizzative, in quanto numerose questioni a questi sottoposte hanno di regola anche un profilo economico, come per es. la valutazione dei beni da acquistare; inoltre non si sa a quale professionalità dovrebbe appartenere il membro eletto dal personale tecnico-scientifico. Per lo svolgimento di una simile funzione sarebbe del tutto sufficiente e molto più adeguato un apposito sottogruppo o sottocommissione degli 8 'esperti' esterni nominati dal Ministro nel Consiglio superiore. Per mantenere l'attuale numero dei Comitati e dei loro membri evitando impropri accorpamenti, si potrebbe ricorrere al principio della trasversalità, già attuato fino al 2004, per cui gli stessi membri di nomina politica siedono sia nei comitati che in consiglio.

In conclusione, anziché un serio impegno a rilanciare il ruolo degli organi consultivi, quali organismi autonomi che contribuiscono alla programmazione e all'attuazione delle politiche dei beni culturali, emerge sostanzialmente dal testo uno svuotamento e 'commissariamento' politico di questi organi, sempre più emarginati negli ultimi anni e ridotti a svolgere funzioni meramente notarili o confirmatorie. Le scriventi associazioni hanno mantenuta viva l'aspettativa della "valorizzazione dei tecnici", come prometteva il programma elettorale di questo Governo, che però ora rischia di essere profondamente delusa. L'attuale schema di modifica induce l'umiliante constatazione che i tecnici non siano ritenuti né degni, né capaci di presiedere i Comitati, e neanche di assistere alle riunioni del Consiglio. A questo punto sembrerebbe più seria e dignitosa la soluzione di sopprimere totalmente i Comitati.

Auspichiamo che voglia rivedere il provvedimento in relazione alle osservazioni qui avanzate, in modo da assicurare nella composizione e nomina degli organi consultivi un corretto equilibrio fra le componenti di nomina politica, quelle universitarie e quelle tecnico-scientifiche. In particolare si chiede: che i membri dei Comitati siano riportati a 5, dei quali 2 siano funzionari tecnico-scientifici del Ministero, che i presidenti e i vicepresidenti (non appartenenti alla medesima categoria) siano eletti, che i vicepresidenti possano partecipare alle sedute del consiglio superiore per sostituire a tutti gli effetti i presidenti in caso di assenza e che sia evitato, in particolare, un improprio e inaccettabile accorpamento di organismi e competenze relativi agli archivi e alle biblioteche.



ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI

ASSOCIAZIONE ITALIANA BIBLIOTECHE

ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARCHIVISTICA ITALIANA

ASSOTECNICI


 

L'Associazione Bianchi Bandinelli ha successivamente inviato una Lettera di protesta anche al Presidente della Repubblica (26-1-2007), per leggere il documento: clicca qui.

Pagina con i materiali sul Consiglio Superiore 

 

Rassegna stampa:

Meno soldi e più politici nei comitati dei Beni culturali. Protestano le associazioni
Marco Innocente Furina
in "L'Unità", 19 settembre 2006, pag. 26.

Archivisti, bibliotecari e storici dell'arte scrivono a Rutelli criticando il nuovo Regolamento che per risparmiare intaccherebbe l'autonomia della cultura

Per chi non se ne fosse accorto sono anni di vacche magre per il bel Paese e ogni autunno, insieme alle piogge, arrivano i tagli della Finanziaria. Questa volta a cadere sotto le forbici del ministero dell'Economia sono i comitati consultivi del ministero dei Beni culturali. Si tratta del Consiglio superiore e di sei comitati tecnico scientifici - cinque per ciascun settore di competenza ministeriale (beni architettonici, archeologici, storico-artistici, archivistici e librari, arte e architettura contemporanee), che per effetto di una norma dell'oramai celebre decreto «Bersani», tradotto in uno schema di regolamento dal ministro Rutelli (presentato il 4 agosto in Consiglio dei ministri) vedrebbero ridursi del 30 per cento le loro dotazioni (già scarsissime: non più di 30 mila euro l'anno). A questo punto le associazioni dei Beni culturali (Aib, Anai, Assotecnici, Bianchi Bandinelli) hanno preso carta e penna e hanno inviato un esposto-protesta al ministro Rutelli lamentando il rischio di una lesione «della autonomia e della funzionalità degli organi consultivi» e chiedendo inoltre un incontro sul tema. Le critiche mosse dalle associazioni alla riforma non riguardano tanto l'aspetto economico, quanto due altri delicati aspetti su cui interviene lo schema di riforma: l'eccessiva riduzione del numero dei membri dei comitati, che ne minerebbe la rappresentatività e la funzionalità; e al contempo l'aumento dei membri, di nomina politica, la cui preponderanza potrebbe indebolire l'indipendenza scientifica dei comitati stessi. Quanto al primo aspetto gli organi consultivi hanno già subito una drastica cura dimagrante: «II vecchio Consiglio nazionale - scrivono le associazioni - nel 1998 era composto da oltre 90 membri, ridotti, con la riforma Veltroni di quell'anno, a 18, mentre con la riforma Urbani del 2004 sono scesi da 8 a 5. Ora con lo schema Rutelli scenderebbero addirittura a 4. Un numero che non consentirebbe la funzionalità di comitati tecnico-scientifici impegnati in settori dove operano centinaia di istituti statali e pubblici. Un altro punto critico segnalato dalle associazioni di settore è che nello schema di riforma, si assiste a una crescita esponenziale dei membri di nomina ministeriale. Solo per citare un esempio nel nuovo Consiglio superiore tutti i 14 membri tecnici sarebbero di nomina politica. Una previsione in cui - secondo le associazioni - è evidente «l'intento di controllare mediante un completo spoils system gli organi consultivi, che però toglie ad essi anche ogni possibile autonomia e autorevolezza». Un timore che risulta fondato se si pensa che «nel complesso di Consiglio e comitati, su 32 membri esperti, i tecnici elettivi sarebbero quindi in tutto solo 6 contro 24 di nomina politica». Una sproporzione eccessiva fra le due componenti che darebbe vita a dei comitati «commissariati» dall'autorità politica e privi dunque della necessaria indipendenza scientifica. Desta inoltre sconcerto la volontà di creare, contraddicendo lo stesso spirito del decreto, un nuovo comitato tecnico scientifico per «l'economia della cultura», il cui nome è tutto un programma, le cui generiche competenze si porranno in contrasto con le funzioni dì altri organi e la cui creazione comporta tra l'altro la necessità - per non aumentare il numero dei comitati - dell'inaccettabile accorpamento di quelli archivistici e bibliotecari. Le associazioni dunque auspicano un ripensamento su questi punti del Governo e del ministro Rutelli. In particolare chiedono di «conservare gli attuali 5 membri per comitato, di cui almeno due tecnici elettivi, con l'elezione di presidenti e vice nel loro seno e la facoltà di questi di partecipare alle sedute del Consiglio nazionale nonché evitare l'accorpamento fra strutture archivistiche e bibliotecarie». A questo fine suggeriscono di «ricorrere al principio di trasversalità che permetterebbe ai membri dei comitati di sedere nel Consiglio superiore, riducendo in tal modo anche il numero complessivo degli organi consultivi».