Testo della Lettera:
Al
Ministro per i Beni e le Attività culturali
On. le Francesco Rutelli
Roma, 4 settembre 2006
ROMA
Le scriventi Associazioni hanno appreso con viva costernazione il
contenuto dello schema di D.P.R., presentato al Consiglio dei Ministri
il 4 agosto, con il quale vengono modificati gli articoli 17 e 18 del
D.P.R. n. 173 del 2004 (regolamento di organizzazione del Ministero per
i beni culturali), concernenti la composizione e le funzioni degli
organi centrali consultivi tecnico-scientifici del Ministero.
Si rileva preliminarmente che la motivazione dei tagli di spese
superflue, da cui apparentemente muove il provvedimento, non ha alcuna
giustificazione, data l'esiguità della spesa, non essendo previsti per
questi organi consultivi compensi di alcun genere, se non i rimborsi
delle spese di viaggio.
Sullo schema attuale del D.P.R., gravemente peggiorativo per la
rappresentatività e l'indipendenza degli organi consultivi del
Ministero, si evidenziano le seguenti osservazioni:
-- Il Consiglio superiore non è presieduto dal Ministro, che ne nomina
il presidente fra i membri di designazione politica; la presenza del
ministro, fino a quando fu effettivamente esercitata (2001), costituiva
un'importante occasione di effettivo e opportuno dialogo fra l'autorità
politica e l'organo consultivo;
-- Nel Consiglio viene diminuita di una unità la rappresentanza del
personale del Ministero (2 invece che 3), che per di più deve possedere
qualifica non inferiore a dirigente, scelta che discrimina il resto del
personale ed è in contrasto con lo stesso D.P.R. 22 luglio 1977, n. 721,
che per rinvio ne regola l'elezione.
-- Tutti i membri tecnici (14) del Consiglio sarebbero di nomina
politica (8 esperti e 6 presidenti di comitato nominati dal ministro),
togliendo in tal modo ad esso ogni indipendenza di giudizio.
-- La durata del mandato degli organi consultivi di soli tre anni va a
discapito dell'impostazione di tematiche di lunga prospettiva delle
politiche culturali ed è contraddittoria con lo scopo di ridurre le non
irrilevanti spese per le procedure elettorali e di nomina.
-- I Comitati tecnico-scientifici, i cui membri sono già stati
incongruamente ridotti dalla riforma Urbani del 2004 da 8 a 5 (numero
già considerato eccessivamente scarso dalle associazioni del settore,
che hanno anche criticato vivamente la soppressione dell'elettività dei
membri docenti universitari) sono ridotti a 4; un tale esiguo numero è
del tutto inadeguato alla rilevanza e mole di lavoro, anche istruttorio,
dei Comitati e crea maggiori difficoltà per il raggiungimento del numero
legale di tre (peraltro del tutto inadeguato).
-- I vicepresidenti dei comitati, per lo più funzionari tecnici, non
possono più partecipare alle riunioni del Consiglio, pur senza diritto
di voto e con il compito di un' eventuale sostituzione dei presidenti in
caso di assenza (che nemmeno è prevista espressamente), a netto
detrimento dell'integralità delle competenze di settore nel Consiglio.
La componente universitaria, nei Comitati, è ridotta a un membro
'designato' dal C.U.N. (anziché eletto fra i docenti delle materie
afferenti, che in alcuni casi possono non esservi rappresentate), così
come lo è la componente elettiva dei dirigenti e funzionari tecnici del
settore, mentre invece salgono da uno a due i membri di nomina
ministeriale, con i quali i comitati vengono 'commissariati' dal
ministro, che assegna direttamente a uno di essi anche le "funzioni di
presidente" con prevalenza di voto. E' pertanto annullata completamente
la possibilità dell'elezione democratica, come avvenuta finora
all'interno dei Comitati, del presidente e del vice-presidente (che non
è nemmeno più previsto), che non solo garantisce una maggiore autonomia
e autorevolezza scientifica e culturale, ma è anche produttiva di una
miglior coesione per il funzionamento del Comitato stesso.
-- Le funzioni consultive dei Comitati tecnico-scientifici vengono di
fatto svuotate, in quanto non esprimono più pareri obbligatori sui
programmi annuali, sui piani di spesa, sui provvedimenti generali e sui
ricorsi amministrativi previsti dal Codice dei beni culturali, bensì
solamente proposte (unilaterali) per la definizione dei programmi
nazionali e dei piani di spesa.
-- Per istituire un nuovo Comitato "per l'economia della cultura"
lasciando inalterato il numero dei Comitati, il Comitato per gli archivi
viene accorpato con quello per i beni librari e istituti culturali, che
è già il prodotto della fusione di due precedenti comitati, operata
dalla riforma Urbani del 2004. Questa scelta, inaccettabile sul piano
tecnico-scientifico, non fa che confermare la progressiva penalizzazione
dei settori degli archivi, delle biblioteche e degli istituti culturali.
I rispettivi beni culturali sono infatti diversi e non assimilabili,
così come le conoscenze e i metodi necessari per trattarli, che derivano
da diverse consolidate tradizioni scientifiche, didattiche e
professionali, non sono intercambiabili. L'amministrazione archivistica
ha in particolare specifiche esclusive competenze legate al valore
giuridico dei documenti e alla tutela degli archivi sul territorio. E'
poi impensabile che 4 persone possano assicurare tutte le competenze e
svolgere il lavoro di consulenza di tre comitati originari di 8 membri
ciascuno. Inoltre, in particolare, il membro eletto dagli archivisti di
Stato e dai bibliotecari del Ministero è uno solo, con la certezza
dell'esclusione di una delle due competenze dal comitato.
-- Il nuovo Comitato "per l'economia della cultura" ha competenze quanto
mai generiche e soprattutto sovrapponibili a quelle degli altri comitati
con evidente rischio di disfunzioni organizzative, in quanto numerose
questioni a questi sottoposte hanno di regola anche un profilo
economico, come per es. la valutazione dei beni da acquistare; inoltre
non si sa a quale professionalità dovrebbe appartenere il membro eletto
dal personale tecnico-scientifico. Per lo svolgimento di una simile
funzione sarebbe del tutto sufficiente e molto più adeguato un apposito
sottogruppo o sottocommissione degli 8 'esperti' esterni nominati dal
Ministro nel Consiglio superiore. Per mantenere l'attuale numero dei
Comitati e dei loro membri evitando impropri accorpamenti, si potrebbe
ricorrere al principio della trasversalità, già attuato fino al 2004,
per cui gli stessi membri di nomina politica siedono sia nei comitati
che in consiglio.
In conclusione, anziché un serio impegno a rilanciare il ruolo degli
organi consultivi, quali organismi autonomi che contribuiscono alla
programmazione e all'attuazione delle politiche dei beni culturali,
emerge sostanzialmente dal testo uno svuotamento e 'commissariamento'
politico di questi organi, sempre più emarginati negli ultimi anni e
ridotti a svolgere funzioni meramente notarili o confirmatorie. Le
scriventi associazioni hanno mantenuta viva l'aspettativa della
"valorizzazione dei tecnici", come prometteva il programma elettorale di
questo Governo, che però ora rischia di essere profondamente delusa.
L'attuale schema di modifica induce l'umiliante constatazione che i
tecnici non siano ritenuti né degni, né capaci di presiedere i Comitati,
e neanche di assistere alle riunioni del Consiglio. A questo punto
sembrerebbe più seria e dignitosa la soluzione di sopprimere totalmente
i Comitati.
Auspichiamo che voglia rivedere il provvedimento in relazione alle
osservazioni qui avanzate, in modo da assicurare nella composizione e
nomina degli organi consultivi un corretto equilibrio fra le componenti
di nomina politica, quelle universitarie e quelle tecnico-scientifiche.
In particolare si chiede: che i membri dei Comitati siano riportati a 5,
dei quali 2 siano funzionari tecnico-scientifici del Ministero, che i
presidenti e i vicepresidenti (non appartenenti alla medesima categoria)
siano eletti, che i vicepresidenti possano partecipare alle sedute del
consiglio superiore per sostituire a tutti gli effetti i presidenti in
caso di assenza e che sia evitato, in particolare, un improprio e
inaccettabile accorpamento di organismi e competenze relativi agli
archivi e alle biblioteche.
ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI
ASSOCIAZIONE ITALIANA BIBLIOTECHE
ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARCHIVISTICA ITALIANA
ASSOTECNICI