Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

Istituto di studi, ricerche e formazione fondato da Giulio Carlo Argan

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26 gennaio 2007

Lettera al Presidente della Repubblica sulla riforma del Consiglio Superiore dei BC

 

L'Associazione Bianchi Bandinelli ha scritto, insieme con altre associazioni, una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella quale si esprime viva costernazione per la notizia dell’approvazione nel Consiglio dei Ministri del 22 dicembre 2006 delle modifiche agli articoli 17 e 18 del DPR 10 giugno 2004, n. 173 (Regolamento di organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali), agli articoli cioè relativi alla composizione e alle funzioni del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici e dei Comitati tecnico-scientifici per i vari settori del Patrimonio culturale, che verrebbero trasformati con tale atto in organi di prevalente natura politica piuttosto che tecnico-scientifica, come dovrebbe essere.


TESTO COMPLETO DELLA LETTERA

 

Al Presidente della Repubblica Italiana

Giorgio Napolitano

QUIRINALE - ROMA

 

Signor Presidente,

le scriventi Associazioni hanno appreso con viva costernazione la notizia dell’approvazione nel Consiglio dei Ministri del 22 dicembre 2006 delle modifiche agli articoli 17 e 18 del DPR 10 giugno 2004, n. 173, Regolamento di organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali, agli articoli cioè relativi alla composizione e alle funzioni del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici e dei Comitati tecnico-scientifici per i vari settori del Patrimonio culturale, che verrebbero trasformati con tale atto in organi di prevalente natura politica piuttosto che tecnico-scientifica, come dovrebbe essere.

In particolare l’ulteriore diminuzione da 5 (numero già inadeguato) a 4 dei membri di ciascuno dei Comitati – originariamente composti da otto membri – compromette la competenza ed efficienza di tali organi e comporta un’allarmante perdita di rappresentanza democratica sia del personale tecnico-scientifico del Ministero per i beni e le attività culturali (che viene contestualmente espulso dal Consiglio Superiore se non per le questioni di bilancio), sia dei docenti universitari, ridotti entrambi a una sola unità, mentre la diretta nomina ministeriale di due esperti (di cui uno presidente con prevalenza di voto) vanifica del tutto l’indipendenza di tali organi. Questo con due gravi prevedibili conseguenze: da un lato, la fine dell’indispensabile confronto dialettico di posizioni intorno alle delicate questioni della tutela del Patrimonio culturale che, a norma di legge, devono essere sottoposte all’esame di questi organi; dall’altro, l’impossibilità da parte dei tecnici del Ministero e in particolare dei docenti universitari, cui il nuovo Codice per i beni culturali e per il paesaggio riconosce in più punti questo ruolo, di assicurare un adeguato apporto di competenze e di libero giudizio nelle scelte per la tutela del Patrimonio culturale, venendo meno le condizioni per una feconda sinergia tra il mondo degli studi e della ricerca e quello delle strutture tecniche della tutela all’interno di quegli organi consultivi del Ministero, che ne erano sempre stati il luogo deputato.

Ci permettiamo infine di rilevare come appaia pretestuoso invocare a giustificazione del provvedimento l’art. 29 della legge 4 agosto 2006, n. 248, in quanto ai componenti dei Comitati e del Consiglio Superiore non viene corrisposto se non l’eventuale rimborso delle spese di viaggio.

Memori dei Suoi alti richiami a metodi di governo che tengano conto delle esigenze dell’ascolto e della concertazione fra le componenti politiche e quelle sociali, ci appelliamo ai Suoi alti uffici affinché l’intera questione possa essere riesaminata alla luce di quanto qui sintetizzato e da tempo esposto in documenti indirizzati al Ministro competente, anche nella prospettiva di armonizzare le modifiche proposte con la prevista revisione complessiva del D.P.R. n.173/2004.

Roma, 18 gennaio 2007

 

Associazione “Ranuccio Bianchi Bandinelli”

AIB – Associazione Italiana Biblioteche

ANAI – Associazione Nazionale Archivistica Italiana

A.NA.STAR – Associazione Nazionale Storici dell’Arte

ANUAC – Associazione Nazionale Universitaria Antropologi Culturali

ASSOTECNICI – Associazione Funzionari tecnico-scientifici dei Beni Culturali

CONSULTA NAZIONALE UNIVERSITARIA PER L’ARCHEOLOGIA CLASSICA

CONSULTA NAZIONALE UNIVERSITARIA PER LA STORIA DELL’ARTE

SIMBDEA – Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici  


 

L'Associazione Bianchi Bandinelli aveva già inviato una Lettera al Ministro Rutelli sul riordinamento degli organi consultivi del MiBAC (4 settembre 2006), per leggere il documento: clicca qui.

Pagina con i materiali sul Consiglio Superiore 

 

Rassegna stampa

Meno soldi e più politici nei comitati dei Beni culturali. Protestano le associazioni
Marco Innocente Furina
l'Unità, 19/9/2006

Archivisti, bibliotecari e storici dell'arte scrivono a Rutelli criticando il nuovo Regolamento che per risparmiare intaccherebbe l'autonomia della cultura

Per chi non se ne fosse accorto sono anni di vacche magre per il bel Paese e ogni autunno, insieme alle piogge, arrivano i tagli della Finanziaria. Questa volta a cadere sotto le forbici del ministero dell'Economia sono i comitati consultivi del ministero dei Beni culturali. Si tratta del Consiglio superiore e di sei comitati tecnico scientifici - cinque per ciascun settore di competenza ministeriale (beni architettonici, archeologici, storico-artistici, archivistici e librari, arte e architettura contemporanee), che per effetto di una norma dell'oramai celebre decreto «Bersani», tradotto in uno schema di regolamento dal ministro Rutelli (presentato il 4 agosto in Consiglio dei ministri) vedrebbero ridursi del 30 per cento le loro dotazioni (già scarsissime: non più di 30 mila euro l'anno). A questo punto le associazioni dei Beni culturali (Aib, Anai, Assotecnici, Bianchi Bandinelli) hanno preso carta e penna e hanno inviato un esposto-protesta al ministro Rutelli lamentando il rischio di una lesione «della autonomia e della funzionalità degli organi consultivi» e chiedendo inoltre un incontro sul tema. Le critiche mosse dalle associazioni alla riforma non riguardano tanto l'aspetto economico, quanto due altri delicati aspetti su cui interviene lo schema di riforma: l'eccessiva riduzione del numero dei membri dei comitati, che ne minerebbe la rappresentatività e la funzionalità; e al contempo l'aumento dei membri, di nomina politica, la cui preponderanza potrebbe indebolire l'indipendenza scientifica dei comitati stessi. Quanto al primo aspetto gli organi consultivi hanno già subito una drastica cura dimagrante: «II vecchio Consiglio nazionale - scrivono le associazioni - nel 1998 era composto da oltre 90 membri, ridotti, con la riforma Veltroni di quell'anno, a 18, mentre con la riforma Urbani del 2004 sono scesi da 8 a 5. Ora con lo schema Rutelli scenderebbero addirittura a 4. Un numero che non consentirebbe la funzionalità di comitati tecnico-scientifici impegnati in settori dove operano centinaia di istituti statali e pubblici. Un altro punto critico segnalato dalle associazioni di settore è che nello schema di riforma, si assiste a una crescita esponenziale dei membri di nomina ministeriale. Solo per citare un esempio nel nuovo Consiglio superiore tutti i 14 membri tecnici sarebbero di nomina politica. Una previsione in cui - secondo le associazioni - è evidente «l'intento di controllare mediante un completo spoils system gli organi consultivi, che però toglie ad essi anche ogni possibile autonomia e autorevolezza». Un timore che risulta fondato se si pensa che «nel complesso di Consiglio e comitati, su 32 membri esperti, i tecnici elettivi sarebbero quindi in tutto solo 6 contro 24 di nomina politica». Una sproporzione eccessiva fra le due componenti che darebbe vita a dei comitati «commissariati» dall'autorità politica e privi dunque della necessaria indipendenza scientifica. Desta inoltre sconcerto la volontà di creare, contraddicendo lo stesso spirito del decreto, un nuovo comitato tecnico scientifico per «l'economia della cultura», il cui nome è tutto un programma, le cui generiche competenze si porranno in contrasto con le funzioni dì altri organi e la cui creazione comporta tra l'altro la necessità - per non aumentare il numero dei comitati - dell'inaccettabile accorpamento di quelli archivistici e bibliotecari. Le associazioni dunque auspicano un ripensamento su questi punti del Governo e del ministro Rutelli. In particolare chiedono di «conservare gli attuali 5 membri per comitato, di cui almeno due tecnici elettivi, con l'elezione di presidenti e vice nel loro seno e la facoltà di questi di partecipare alle sedute del Consiglio nazionale nonché evitare l'accorpamento fra strutture archivistiche e bibliotecarie». A questo fine suggeriscono di «ricorrere al principio di trasversalità che permetterebbe ai membri dei comitati di sedere nel Consiglio superiore, riducendo in tal modo anche il numero complessivo degli organi consultivi».

 

Comitati di settore: meno tecnici e più «politici»
Stefano Miliani
L'Unità 5/1/2007

Molti storici dell'arte, archeologi, architetti, bibliotecari e archivisti del ministero peri Beni culturali iniziano il nuovo animo di pessimo umore. E non per ragioni economiche (che pure ci sono) ma perché vedono ridursi la capacità di controllo tecnico-scientifico su quel che il dicastero programma e fa. Temono un rafforzamento del controllo politico - a prezzo della loro autonomia - per volere del ministro Francesco Rutelli. Il nervo scoperto riguarda i comitati tecnico-scientifici, detti burocraticamente anche di settore. I quali, a parere di molti, verranno svuotati del loro potere di verifica. Perché il titolare del dicastero e vicepremier - nel regolamento sulla riorganizzazione del dicastero passato al consiglio dei ministri del 22 dicembre - vuole ampliare il numero dei membri esperti a sua nomina riducendo al contrario gli esperti eletti dai tecnici e quelli scelti dai docenti universitari. Dopo la già contestata riforma del ministro Urbani che aveva fatto dimagrire i comitati da 8 a 5 partecipanti i membri dei comitati erano: due eletti dai tecnici-funzionari del ministero (prima di Urbani erano tre), due eletti dai docenti universitari, infine un esperto nominato dai ministro. Rutelli invece, nella sua riorganizzazione in corso del dicastero, vuole la formazione di quelle squadre dimagrita a quattro persone: un rappresentante dei tecnici, uno designato dal coordinamento universitario nazionale, infine due scelti dal ministro stesso tra i quali pescherebbe il presidente del gruppo. Uno dei due esperti di nomina ministeriale verrebbe dai tecnici del ministero, ma funzionari e studiosi ribattono: cambia poco, lo sceglie sempre il rappresentante politico e ciò si traduce in un'indipendenza scientifica ristretta e in una maggior dipendenza dal ministro di turno e quindi dalla politica. Inoltre, aggiungono, se già cinque persone sono poche, per esprimersi su pareti delicati, figuriamoci quattro. Cosa sono i comitati di settore? Sono quegli organismi tecnici che danno consulenza e appoggio ai direttori generali di settore su faccende dove un giudizio tecnico è importante o fondamenta le. Sono formati da persone esperte nel loro campo - storici dell'arte, archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari - e danno il loro parere su questioni piuttosto cruciali. Gli storici dell'arte ad esempio devono preventivamente dire sì o no ai prestiti di dipinti e sculture, devono pronunciarsi sull'acquisto di opere d'arte, sulla tutela e l'eventuale rimozione di affreschi danneggiati; i tecnici dei beni architettonici hanno compiti delicatissimi, come dire la loro su licenze, modifiche d'uso di edifici storici, sul paesaggio... Intervengono a costo quasi zero, nel senso che non ci sono gettoni di presenza bensì rimborsi spese di viaggio per chi viene alle riunioni da fuori Roma. Su questa «riforma» di Rutelli sono presto partite le proteste. Hanno protestato con documenti interni gli studiosi e i tecnici, associazioni come la Bianchi Bandinelli e Assotecnici, hanno espresso critiche i sindacati, i professori universitari. Il progetto sembrava uscito dalla porta ma pare rientrato dalla finestra nel testo sulla riorganizzazione del ministero approvato dal consiglio dei ministri del 22 dicembre. D'altronde che questo passo sarebbe stato compiuto lo aveva comunicato pubblicamente il sottosegretario Daniele Mazzonis a dicembre, a una giornata romana in cui si erano dati convegno archeologi da tutta Italia. Su un altro punto contestato invece Rutelli sarebbe tornato indietro: nel consiglio nazionale superiore prevedeva di ridurre da tre a due i rappresentanti del personale tecnico del ministero, ma su questa mossa hanno dato parere negativo le commissioni cultura di Camera e Senato e il «taglio» sarebbe saltato. Tuttavia Giuseppe Sassatelli, presidente del comitato tecnico scientifico sull'archeologia, contesta anche altro: far durare il Consiglio superiore 3 anni invece di 4 è un errore, ma ancor più grave lo è il mantenere una struttura troppo legata al ministro, voluta da Urbani con 8 esperti scelti dal ministro, più i 6 presidenti dei comitati di settore, anche loro indicati dal ministro.