Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

Istituto di studi, ricerche e formazione fondato da Giulio Carlo Argan

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2 aprile 2007 - Documento finale su

"Archivi, biblioteche e innovazione"

 

A conclusione del Seminario sul tema "Archivi, biblioteche e innovazione", tenutosi a Roma il 28-11-2006, è stato elaborato un documento finale che affronta tutti i punti emersi durante il convegno, rispondendo così agli obiettivi dell'iniziativa, cioè individuare da una parte i nodi fondamentali dell’attuale crisi e dall’altra di fare emergere proposte di possibili interventi, organizzativi e normativi, indirizzati a rilanciare biblioteche ed archivi in una società diversificata  che cambia negli assetti gestionali e nell’approccio alla conoscenza.

 

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Archivi, biblioteche, innovazione

Dopo il seminario dell’Associazione Bianchi Bandinelli : riflessioni e proposte

 

L’Associazione Bianchi Bandinelli, dopo il seminario del 28 novembre 2006, che ha registrato una grande partecipazione di pubblico e un’elevata qualità di interventi, intende proseguire nella sua azione di riflessione e stimolo in questo campo, innanzi tutto provando a raccogliere le richieste di cambiamento e riorganizzazione che con sempre maggiore insistenza esprimono i settori degli archivi e delle biblioteche.

In particolare, con riferimento  al processo in corso di riorganizzazione della pubblica amministrazione avviato dal governo, l’Associazione ritiene che alcuni elementi significativi emersi dal convegno possano essere ripresi per delineare un programma politico a breve e medio termine idoneo allo sviluppo dei settori degli archivi e delle biblioteche, verso i quali l’attenzione manifestata dalla classe politica è stata a dir poco episodica.

Con l’obiettivo di tradurre in una proposta concreta quanto emerso nell’incontro di novembre, si propone una sintesi degli aspetti che hanno suscitato maggiore convergenza e che  sembrano  di particolare rilevanza per garantire ad archivi e biblioteche  la continuità del ruolo significativo che hanno assunto in questi anni nel promuovere la crescita di una gestione democratica, affidabile e aperta dell’informazione:

 

  • le collaborazioni e le alleanze

anche in conseguenza dell’evoluzione tecnologica verso le reti e il digitale è necessario sviluppare i servizi di biblioteche e archivi mediante raccordi con  le altre componenti tecniche dei beni culturali, con le altre amministrazioni, con   la scuola e l’università, con i settori editoriali, in modo da costruire sul territorio un reticolo delle istituzioni della cultura, individuando percorsi trasversali, responsabilità e oneri ;

  • i servizi

la domanda crescente sui servizi di archivi e biblioteche fornisce una sorta di legittimazione sociale alla natura pubblica di questi servizi, strumento per  rifondare la nozione di cultura come bene comune, provvedere, oltre che alla conservazione della memoria del passato, alla raccolta della documentazione del presente per consegnarla alle generazioni future.

In questo contesto è fondamentale rafforzare i servizi nazionali che costituiscono il sostegno dei servizi sul territorio;

  • le risorse finanziarie

la cultura, ma in particolare le istituzioni della memoria, sono particolarmente penalizzate dai tagli delle risorse finanziarie.

Le risorse per le spese ordinarie sono state ridotte drasticamente ; inoltre la ripartizione dei fondi è avvenuta senza tenere conto delle reali esigenze degli istituti. Per fare alcuni esempi: le biblioteche hanno avuto pesanti riduzioni di finanziamenti, particolarmente sensibili quelle per acquisto di libri, gli archivi rischiano la chiusura di alcune sedi per l’impossibilità di sostenere le spese di funzionamento, d’altra parte, invece, continuano ad essere distribuiti fondi per mantenere in vita  comitati celebrativi sempre più numerosi. Gli investimenti scarsi derivano da finanziamenti straordinari, che generalmente  vengono gestiti  in modo discrezionale.

Si ritiene che il controllo della spesa, sia corrente che straordinaria, non possa essere solo contabile: si deve verificare la coerenza degli investimenti con le esigenze funzionali degli istituti e soprattutto la qualità e il costo dei risultati raggiunti dai progetti, mediante procedure simili a quelle in uso a livello europeo.

  • le professionalità del settore

i compiti primari della tutela, della conoscenza e della fruizione dei beni culturali sono assicurati dalle strutture tecnico scientifiche, che costituiscono una risorsa culturale di primissimo piano per il paese. E’ necessario pertanto provvedere a nuove assunzioni per gli organici tecnico scientifici negli specifici campi professionali; l'assenza di ricambio generazionale sta impedendo il naturale travaso delle conoscenze (nei due sensi: dai "vecchi" ai "giovani" e viceversa) e ponendo una ipoteca seria sulla stessa sussistenza degli istituti.

In parallelo è necessario riconoscere in modo adeguato competenze e meriti dei funzionari in servizio e dare vita ad un sistema di progressione in carriera basato sul merito.

  

1. Riflessioni generali sulla riorganizzazione del Ministero

1.1 L’amministrazione centrale

L’attuale situazione, già risultato della modifica avviata con i provvedimenti  collegati alla Finanziaria 2007 (L. n.286 del 24.11.2006, art.2 , commi 94-99) ha portato all’ istituzione del Segretariato generale, alla soppressione dei dipartimenti e alla previsione dell’articolazione centrale del Ministero fondata sulle direzioni generali ( in numero e competenze  ancora da definire). Tale disegno, per essere realmente un segno di rinnovamento della pubblica amministrazione,  dovrebbe  essere rivisto allo scopo di costruire una struttura burocratica più leggera, sia a livello centrale che regionale, di non operare riduzioni dei posti di dirigenza tecnica nel territorio, necessari a dare il giusto rilievo alle  strutture scientifiche periferiche.

E’ altrettanto chiaro che per assicurare un funzionamento corretto delle strutture centrali deve essere aumentata la presenza di funzionari tecnici in grado di sostenere un efficace, autorevole e qualificata azione di coordinamento a livello nazionale.

 

1.2. Le direzioni regionali

Un’analisi attenta deve farsi inoltre a proposito delle direzioni regionali, la cui costituzione è una delle principali cause della moltiplicazione dei punti di decisione e del conseguente inevitabile rallentamento delle attività, avendo determinato una maggiore complessità (oltre che incertezza e conflittualità) nell’iter dei procedimenti. In sostanza le direzioni regionali costituiscono un costo,  assorbono molte risorse economiche e umane e non hanno finora assicurato vantaggi di alcun genere. 

La delega alle direzioni regionali della gestione del personale e della gestione amministrativa e finanziaria degli istituti periferici, verso cui sembrano orientarsi alcune ipotesi di riforma presenti sui tavoli politici del Ministero,  presenta rischi molto gravi: innanzi tutto porta con sé il rafforzamento della componente burocratica rispetto a quella tecnica, tanto più in un ministero che – pur nato con una diversa vocazione – ha sempre finito per privilegiare la presenza di dirigenti amministrativi nelle stesse direzioni generali tecniche.

Resta poi da sottolineare che (come è già avvenuto nel breve periodo in cui le strutture regionali coordinavano anche il lavoro sul territorio di archivi e biblioteche) proprio queste due tipologie di uffici – meno visibili – finiranno per subire le conseguenze delle emergenze locali, ad esempio in caso di personale insufficiente .

Anche la rete di relazioni che gli archivi e le biblioteche hanno con le consimili strutture presenti a livello locale è del tutto estranea al tipo di collegamento che caratterizza gli altri settori dei beni culturali; 

 

1.3. La tutela: le istituzioni del restauro

Per quanto riguarda le istituzioni del restauro, l’ipotesi di riassetto degli istituti  che operano in questo ambito – si parla insistentemente di un accorpamento dei  tre istituti esistenti sotto la direzione del responsabile dell’Istituto centrale del restauro (ICR) o di un’ennesima nuova direzione- suscita molte serie perplessità. Se è vero che la semplificazione delle strutture della pubblica amministrazione è necessaria ed è prevista tra gli obiettivi della legge finanziaria da poco approvata, oltre che nelle linee strategiche del Ministro per la funzione pubblica, è altrettanto necessario, se non più rilevante, considerare nei processi di riorganizzazione e semplificazione le caratteristiche funzionali e tecniche degli istituti considerati. In questo caso non ci sono processi e tecniche realmente condivise e una simile soluzione da una parte  penalizzerebbe qualunque altro settore diverso da quello del patrimonio storico-artistico e archeologico, mentre resterebbe sostanzialmente non affrontata la dimensione – centrale e urgente per archivi e biblioteche – della conservazione  del digitale. E’ indispensabile quindi individuare un modello organizzativo adeguato che lasci autonomia alle istituzioni di restauro, eventualmente accorpando - nel dovuto rispetto per le specificità tecniche - l’Istituto di patologia del libro e il Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro degli archivi.

 

1.4. Gli archivi e le biblioteche

Lo sviluppo dei  servizi delle biblioteche e degli archivi (raccolta conservazione e fruizione di documenti), non può che essere fondato su un sistema di cooperazione con regioni, enti locali e università (accordi di programma e attività concertate sono strumenti essenziali).

La concertazione tuttavia ha bisogno di alcune condizioni di base: autonomia tecnica, gestionale e amministrativo contabile, autorevolezza scientifica delle strutture di coordinamento.

Il mantenimento di due distinte amministrazioni per gli archivi e per le biblioteche è quindi fondamentale: risponde a logiche funzionali di settore e non a esigenze corporative. Perché le esigenze funzionali siano rispettate realmente (e non piegate a un esistente ormai privo di razionalità e significato), è inoltre indispensabile dar vita (distintamente, per entrambi i settori) a organi tecnici forti, riconosciuti, capaci, cogliendo anche l’opportunità di sanare errori e storture che in alcuni casi (ad esempio la presenza di due Biblioteche nazionali centrali) hanno radici consolidate. E’ altrettanto essenziale che le strutture periferiche (archivi di Stato, soprintendenze archivistiche, biblioteche statali, ecc.) siano ripensate in maniera da rispondere con efficienza ai bisogni mutati della tutela, della conservazione, della fruizione;

 

2. Il sistema archivistico nazionale

2.1. La crisi di un modello organizzativo

Il sistema di conservazione della memoria archivistica italiana si trova in una crisi profonda caratterizzata da una frantumazione e frammentazione della funzione conservativa, in parte riflesso delle trasformazioni istituzionali e dei processi di privatizzazione, in parte conseguenza di fenomeni più generali di particolarismo della memoria e di difficoltà di creare una identità nazionale condivisa.

La crescita di nuovi interessi e soggetti, una diversa distribuzione dei poteri, le grandi potenzialità tecnologiche e la diffusione delle informazioni richiede una più significativa funzione di mediazione culturale e luoghi e strumenti autorevoli di coordinamento.

Oltre ai nodi organizzativi, il sistema archivistico attuale si trova a dover affrontare altre impegnative questioni.

Una di queste è rappresentata dall’aumento incontrollato della quantità del materiale cartaceo e della sua disseminazione a livello territoriale accompagnata, e in parte prodotta, dalla drastica diminuzione della qualità delle funzioni e dei prodotti documentari all’interno delle stesse amministrazioni pubbliche: assenza di figure professionali e di strutture dedicate, ma anche di responsabilità definite, uso incontrollato di strumenti di riproduzione, mancanza di adeguati strumenti di controllo e di organizzazione della documentazione (piani di classificazione obsoleti, assenza di sistematicità nello scarto e nei versamenti, insufficiente attivazione delle commissioni di sorveglianza).

L’altra grave emergenza che l’amministrazione archivistica attuale fatica a governare è quella legata alla diffusione di processi di digitalizzazione:

–         nel campo dei progetti per la creazione di sistemi informativi per gli archivi storici (reti informative, informatizzazione degli strumenti di ricerca, digitalizzazione di documenti) nella prospettiva di creare nuove modalità di fruizione e di comunicazione della documentazione archivistica

–         con riferimento alle nuove memorie documentarie che nascono direttamente su supporto informatico (rilevanza crescente delle tematiche degli archivi correnti, difficoltà per la conservazione di documenti integri e autentici, oltre che accessibili a lungo termine).

In un quadro così complesso e in continuo movimento, è evidente l’importanza di politiche per la formazione sia per il personale che già opera nel settore, sia  per la creazione di nuove figure professionali di alto profilo in grado di gestire correttamente gli archivi del futuro. Il mancato raccordo tra profili professionali e percorsi formativi universitari, l’inesistenza di una qualsiasi forma di dialogo tra le diverse agenzie formative hanno finito per produrre altra frammentazione e ritardi incolmabili.

Di fronte all’emergenza documentaria in atto che, in questa fase, riguarda la produzione di risorse digitali, ma anche la gestione di consistenti masse documentarie cartacee, la tradizionale impostazione della tutela archivistica (Archivi di Stato e Soprintendenze) che richiama la rigida separazione dei soggetti produttori su base giuridica si sta rivelando ormai insufficiente.

In sostanza, si rende ormai necessaria una riflessione nuova e coraggiosa sui luoghi della conservazione archivistica, sui tempi e sulle procedure, sulle responsabilità degli attori di questi processi e sulle forme di cooperazione necessarie a garantire la trasmissione della memoria del passato e la persistenza delle memorie del presente.

 

2.2. Un progetto di riforma      

L’intervento di riforma, che sottoponiamo all’attenzione della comunità archivistica nazionale, dovrà quindi riguardare molti aspetti: un modello organizzativo nuovo; una normativa più chiara, coerente e aggiornata; forme adeguate di coordinamento che riguardino anche gli archivi autonomi (Ministero degli esteri, della difesa, Parlamento, Quirinale, Corte costituzionale) e un rapporto istituzionale, efficace e continuativo, con i ministeri dell’università e della ricerca e della funzione pubblica e innovazione.

Alcune precisazioni sono comunque necessarie:

-          in questo documento viene messo a fuoco soprattutto il modello organizzativo generale, rimandando le altre questioni a più approfondite riflessioni, che necessariamente devono coinvolgere tutti i soggetti interessati in un dibattito più ampio,

-          qualsiasi tipo di intervento, dalla più piccola razionalizzazione dell’esistente a più impegnativi e profondi rivolgimenti, richiede investimenti finanziari in termini di personale, risorse, infrastrutture,

-          serve inoltre una certa dose di coraggio innovativo nella consapevolezza che il tempo è scaduto: o la nostra generazione  si assume la responsabilità del cambiamento con i rischi che ogni trasformazione comporta, oppure si addossa la responsabilità di una definitiva perdita per la memoria e per il ruolo di conservatori che il passato ci aveva orgogliosamente consegnato;

-          la capacità di pensare concretamente e coerentemente il cambiamento richiede la condivisione e il confronto di idee, opinioni, prospettive.

 

Il modello qui proposto prevede un’articolazione che include:

-          un’Agenzia nazionale per gli archivi

-          l’Archivio nazionale

-          l’Icar

-          servizi territoriali archivistici statali

-          poli archivistici.

 

2.2.1. L’amministrazione centrale: l’Agenzia nazionale per gli archivi, l’Archivio nazionale e l’Icar

L’esigenza di un’agenzia nasce dalla consapevolezza, internazionalmente condivisa e talvolta tradotta in concrete riforme, della centralità dei sistemi documentari non solo in ragione della memoria storica ma anche con riferimento al crescente valore dei patrimoni informativi contenuti negli archivi per il corretto funzionamento dei meccanismi democratici e per la salvaguardia dei diritti cittadini. E’ necessaria infatti la presenza di una struttura autorevole, riconoscibile all’esterno rispetto al modello ministeriale, in grado di rapportarsi con immediatezza con le altre istituzioni che partecipano alla definizione di regole e standard per la gestione e conservazione dei documenti (Cnipa, Ministero per la funzione pubblica e l’innovazione, ecc.).

Si tratterebbe di una struttura che fa capo al Ministero dei beni e delle attività culturali con competenze di coordinamento nazionale che dovranno essere definite evitando l’attuale ridondanza delle funzioni e facendo esplicito e corretto riferimento a un sano principio di sussidiarietà.

L’Agenzia potrebbe essere inoltre la sede per definire accordi quadro  con gli archivi autonomi (Ministero degli esteri, della difesa, Parlamento, Quirinale, Corte costituzionale) al fine di sviluppare politiche adeguate di coordinamento e cooperazione soprattutto in materia di accesso ai documenti, rispetto della privacy e metodologie di lavoro. All’Agenzia medesima competerebbe, d’intesa con il Ministero, la promozione di rapporti efficaci e continuativi con il Ministero dell’università e della ricerca.

L’Archivio nazionale, oltre a svolgere le funzioni attualmente attribuite all’Archivio centrale dello Stato, dovrebbe assumere i compiti di:

-          deposito digitale nazionale in grado di svolgere anche attività di ricerca e sperimentazione in collaborazione con gli altri enti di ricerca, Università e istituzioni,

-          scuola di formazione per la documentazione contemporanea,

-          tutela di archivi di soggetti pubblici e privati nazionali.

Alla luce di queste competenze, l’Archivio dovrebbe essere guidato da un direttore generale e avere un numero adeguato (almeno due) di posizioni dirigenziali.

All’Istituto centrale per gli archivi dovrebbero essere affidati i compiti relativi alla elaborazione di standard e raccomandazioni tecniche, linee guida, indirizzi normativi. E’ evidente che una struttura tecnica autorevole e riconosciuta in questo ambito dovrebbe poter contare al proprio interno su organi consultivi e deliberativi che riflettano la ricchezza e la varietà  delle esperienze che maturano a livello territoriale.

 

2.2.2. Il territorio: i servizi territoriali archivistici statali e i poli archivistici

Da più parti si riflette sulla necessità di ridisegnare le istituzioni che svolgono sul territorio le funzioni di tutela e conservazione del patrimonio archivistico. Questo documento propone come ipotesi di partenza di prescindere sul piano dell’assetto organizzativo dalla distinzione tradizionale tutela-conservazione e di accorpare in istituti unici entrambe le funzioni: non più archivi e soprintendenze, ma servizi archivistici territoriali statali organizzati con un centro regionale che ha sede nel capoluogo di regione e centri provinciali cui sono affidate funzioni sia di conservazione che di tutela. In tal modo si comincia ad avviare concretamente il passaggio, ormai necessario anche per il progressivo ridimensionamento del ruolo dello Stato a livello locale, dal concetto di conservazione fisica (per le carte statali) a quello di servizio. Si rafforzerebbe inoltre e si renderebbe più efficace la funzione di tutela, grazie a una sua più capillare distribuzione sul territorio.

Il centro regionale, dotato di almeno due posizioni dirigenziali, oltre alla conservazione e alla tutela degli enti sul proprio territorio provinciale, ha un ruolo di coordinamento per le altre strutture provinciali e svolge i compiti amministrativi per tutti gli altri centri, delegando ad essi eventualmente alcuni procedimenti da realizzare anche in modalità telematica. Alcuni uffici provinciali potrebbero essere dotati di posizioni dirigenziali per la rilevanza del patrimonio conservato e delle funzioni affidate, non diversamente da quanto avviene attualmente per le Soprintendenze speciali.

Si può prevedere, inoltre, lo sviluppo di poli archivistici con la partecipazione dei diversi soggetti istituzionali pubblici e privati operanti sul territorio. Si tratterebbe di dar vita a strutture consortili o di altra natura (sulle cui caratteristiche giuridiche e gestionali è necessario un ulteriore e specifico approfondimento, in parte già avviato in alcune realtà), con confini territoriali diversi o anche a natura tematica. La novità di questi poli rispetto alla tradizione italiana comporta l’esigenza di procedere per via sperimentale partendo dalle situazioni che già dispongono di una progettazione avanzata in questa direzione e di un accordo di massima con gli enti interessati.

Le relazioni tra questa rete di servizi territoriali archivistici e le Direzioni regionali dovranno modellarsi in base alle funzioni che queste ultime assumeranno in considerazione delle caratteristiche peculiari del nostro settore. In ogni caso è auspicabile che le Direzioni regionali medesime rispondano a un modello non burocratico secondo l’ispirazione  originaria prevista nella riforma Veltroni.

 

2.3. La formazione di settore

Alle 17 Scuole attualmente in funzione presso gli Archivi di Stato sarebbe opportuno sostituire un sistema coordinato a livello nazionale che preveda, oltre alla già ricordata scuola per la documentazione contemporanea, un numero limitato di centri formativi nelle sedi di archivi che per tradizione archivistica e per ricchezza dei patrimoni conservati, siano in grado di fornire un servizio formativo di alta qualità. L’Agenzia avrebbe il compito di coordinare le attività delle scuole d’intesa con i responsabili delle stesse. E’ naturalmente da ripensare l’attuale organizzazione dell’offerta formativa in termini di obiettivi, durata e specifici contenuti disciplinari. Anche il nodo dei rapporti con le altre agenzie formative richiede specifici approfondimenti da affrontare a livello interministeriale.

  

3. Il sistema bibliotecario nazionale

3.1. I  servizi bibliotecari nazionali

La riorganizzazione dei servizi bibliotecari nazionali costituisce un punto qualificante della politica delle biblioteche. Il Ministero per i beni e le attività culturali ha quindi un ruolo rilevante perché ha la responsabilità della gestione dei servizi nazionali,  che costituiscono il fondamento dei servizi bibliotecari del paese.

La radicale evoluzione dei servizi bibliotecari determinata dallo sviluppo delle reti e del digitale, i cambiamenti introdotti dalle modifiche al titolo V della Costituzione, la nuova legge sul deposito legale, con tutti i suoi limiti, impongono una profonda revisione delle strutture nazionali e la costruzione di un sistema integrato dei servizi, in collaborazione con università, regioni e enti locali.

I servizi nazionali si fondano sulle  due Biblioteche nazionali centrali di Roma e di Firenze, responsabili della raccolta e della documentazione della produzione editoriale su qualunque supporto,e sull’Istituto centrale per il catalogo unico (ICCU), responsabile della produzione e della diffusione degli standard descrittivi (regole di catalogazione, metadati ecc.).Già nel DPR.805/75 (voluto da Spadolini per costituire un ministero per i beni culturali) si sottolineava la necessità di un coordinamento stretto di queste istituzioni. Attualmente, a maggior ragione, la complessità e i costi della produzione di servizi nazionali impongono una accurata riorganizzazione.

I possibili modelli organizzativi, fondati su diversi livelli di integrazione tra le istituzioni, sono:

 

  • la creazione di un organismo che integri le due Biblioteche nazionali centrali di Roma e di Firenze (con uno stretto coordinamento con l’ICCU e con la Discoteca di Stato/Museo dell’audiovisivo);
  • la creazione di un organismo che integri le due Biblioteche nazionali centrali e l’ICCU( con uno stretto coordinamento con la Discoteca di Stato),
  • la creazione di un organismo che integri le due Biblioteche nazionali centrali, l’ICCU e la Discoteca di Stato.

 

Tale struttura deve essere dotata di piena  autonomia scientifica  amministrativa e contabile, con a capo un  dirigente generale tecnico e dirigenti tecnici per le diverse articolazioni;

 

3.2. Il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN)

Il mondo delle biblioteche è stato attraversato e modificato dalle tecnologie molto prima degli altri settori dei beni culturali : sono stati conseguiti molti risultati concreti  sia nei processi gestionali che nei servizi al pubblico e con la cooperazione si è sviluppato e consolidato il lavoro in rete. L’avvento del digitale, poi, ha profondamente inciso sui servizi delle biblioteche e sul loro ruolo di intermediari dell’informazione e della conoscenza. Nella maggioranza dei  casi le collezioni delle biblioteche italiane, di grande rilievo culturale e storico ma diffuse sul territorio, sono valorizzate e rese accessibili attraverso la rete che diventa perciò uno strumento fondamentale per migliorare i servizi, in un momento di carenza di risorse economiche.

La rete dei servizi SBN, costituita nella seconda metà degli anni’80, deve essere riorganizzata anche in rapporto alla creazione di una biblioteca digitale italiana distribuita. SBN ha vent’anni e come tutte le realizzazioni fondate sulle tecnologie  deve evolvere, sia per gli aspetti tecnologici, sia aggiornando la sua struttura organizzativa, che deve essere caratterizzata maggiormente in direzione dei servizi, sia tenendo conto delle modifiche istituzionali recentemente introdotte.

Il patrimonio informativo che si è costituito nel tempo e la comunità di tecnici che SBN ha creato è la base sulla quale costruire la  rete delle collezioni digitali e dei servizi delle biblioteche italiane.

 

3.3. La Biblioteca digitale italiana ( BDI)

La Biblioteca digitale italiana deve diventare un progetto di valenza nazionale condiviso tra istituzioni diverse per lo sviluppo delle collezioni digitali distribuite in rete con l’obiettivo di produrre servizi di qualità. L’esperienza passata non ha prodotto buoni risultati sia in termini di creazione di nuovi efficaci servizi per il pubblico, sia in termini di collaborazione fra istituzioni, sia nel rispondere alle richieste della comunità degli utenti

I costi della conservazione del patrimonio librario e di quello prodotto in formato digitale, in continua crescita,  sono sempre più elevati : in una fase di risorse economiche scarse si rischia di trascurare proprio la conservazione  della memoria scritta della cultura e della società. Si deve avviare un programma di cooperazione per la conservazione condivisa del patrimonio bibliografico e documentario sia cartaceo che digitale, anche per assicurare la realizzazione degli archivi nazionali e regionali di raccolta della produzione editoriale del paese, in relazione alla nuova normativa sul deposito legale.

 

3.4 Il Centro per il libro e la lettura

La costituzione  di un centro per il libro e la lettura  è sicuramente opportuna in un paese, come l’Italia, dove il numero dei lettori e gli indici di lettura di libri e giornali  non crescono in modo soddisfacente, soprattutto se rapportati ai dati statistici degli altri paesi europei.Ma la scelta fatta per realizzarlo, delineata nello schema di DPR approvato dal Consiglio dei Ministri del 31.1.2007, non sembra rispondere alle attese,  manifestate per altro con forza   anche dai settori dell’editoria negli Stati generali dell’editoria , tenutisi a Roma nel mese di settembre del 2006.Il Centro viene presentato come un organismo dotato di autonomia tecnico scientifica e amministrativo contabile, ma in realtà , nell’articolato, non risulta  nè l’una , nè l’altra.  Per attuare la prima dovrebbe esservi preposto un dirigente tecnico  del ruolo dei bibliotecari e non un dirigente amministrativo, con soli compiti di gestione, in quanto   le scelte politiche e culturali sono  attribuite  ad un comitato di indirizzo e ad un consiglio di  23 membri designati.  Quanto all’autonomia amministrativo contabile  è solo enunciata e non reale perchè mancano gli organi propri di tale profilo, il consiglio di amministrazione e i revisori dei conti. Il Centro è invece completamente incardinato  nella Direzione generale per i beni librari  che  gli assegna le risorse e sostiene le spese del personale.La previsione, inoltre,  di assegnazione al Centro dei proventi derivanti dai servizi aggiuntivi degli istituti del Ministero desta  perplessità ed andrebbe meglio chiarita.   Infine i compiti che dovrebbe svolgere , compresi quelli di un “Osservatorio del libro e della lettura”, si sovrappongono in gran parte a quelli propri di altre amministrazioni centrali, di organismi pubblici e privati, di organizzazioni di settore.

Dall’esame dello  schema di DPR  nascono molti  dubbi sulla scelta  fatta e l’esigenza  di un maggiore approfondimento sulla natura e i compiti del Centro che potrebbe più opportunamente essere trattato  non in un provvedimenmto  a parte, ma nel più ampio processo di riorganizzazzione del Ministero.

 

3.5 Il riordinamento degli istituti bibliotecari dipendenti dal MiBAC(biblioteche pubbliche statali)

E’ urgente progettare un nuovo assetto degli istituti bibliotecari dipendenti dal Ministero per i beni culturali. Dopo tanti anni di modifiche normative che hanno inevitabilmente sbilanciato il sistema e rotto equilibri che, pur destinati ad essere superati dalle trasformazioni costituzionali e istituzionali, sono oggi privi di una sostanziale coerenza, il processo di riordinamento  deve essere affrontato mediante la costituzione di una commissione ad hoc che valuti le specifiche situazioni e individui modi innovativi ed efficaci di concertazione sul territorio (senza appesantire, anzi riducendo, il pletorico sistema decisionale del Ministero).

Questo significa, ad esempio per le biblioteche, individuare le istituzioni di rilevanza nazionale (per funzioni e per insieme di collezioni storiche), rapportandole alle diverse situazioni del territorio, alle altre biblioteche, alle istituzioni culturali e a quelle della formazione.

Lo  scopo è quello di arrivare a un disegno razionale di articolazione di istituti, finalizzato a una gestione efficiente del patrimonio bibliografico e documentario esistente e allo sviluppo di servizi all’utenza in grado di soddisfare domande vecchie e nuove, valorizzando l’esistente e sfruttando capacità nuove di cooperazione con gli enti locali e le regioni. In alcuni casi le soluzioni sono già a portata di mano, in altre sarà necessario trovare strade nuove, da sperimentare concretamente e flessibilmente, purché naturalmente l’obiettivo ultimo sia veramente la conservazione, la tutela e la fruizione del ricchissimo patrimonio bibliografico e documentario di cui siamo depositari.

 

4. Conclusioni

Archivi e biblioteche sono oggi impegnati, pur nello stato di difficoltà in cui versano, non solo nella salvaguardia e nel presidio del patrimonio sul territorio, in termini di qualità e coerenza degli interventi, ma anche nella complessità dei processi di innovazione della società civile che incidono sempre più significativamente anche sull’assetto complessivo dei beni culturali e sulle possibilità di una loro adeguata fruizione.

Le proposte qui presentate sono il risultato di una riflessione maturata sia in occasione del seminario organizzato dall’Associazione Bianchi Bandinelli il 28 novembre 2006, sia nel corso di incontri con colleghi e operatori del settore. Speriamo che esse costituiscano una base di partenza per ulteriori ipotesi di lavoro e per avviare un confronto costruttivo. E’ comunque indispensabile che, anche di fronte all’urgenza di immediate soluzioni organizzative, non si perda il senso di una prospettiva di ampio respiro e di un approccio sistematico ai problemi e che la riorganizzazione prevista a breve possa costituire una tappa di un processo unitario e coerente e non l’ennesimo effimero intervento.