Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

Istituto di studi, ricerche e formazione fondato da Giulio Carlo Argan

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1 marzo 2007 - Insediato il Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici

 

Giovedì 1 marzo 2007, alle ore 15, si è insediato il Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici. Dopo essere intervenuti con una Lettera al Ministro Rutelli e una al Presidente Napolitano, nelle quali l'Associazione protestava contro i disegni di riorganizzazione del CS, abbiamo ora predisposto una pagina che riporta  l'elenco dei componenti del Consiglio Superiore e dei comitati tecnico-scientifici, il DPR 12.1.2007 n. 2, e la Rassegna stampa sull'argomento.

 

Pagina con il testo della Lettera a Napolitano  |  Pagina con la precedente lettera a Rutelli

 


CONSIGLIO SUPERIORE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI

DESIGNATI DAL MINISTRO:
Salvatore Settis, presidente
Cesare De Seta
Andrea Emiliani
Antonio Paolucci
Andreina Ricci

DESIGNATI DALLA CONFERENZA UNIFICATA:
Raffaello De Ruggeri
Daniele Lupo Jallà
Tersilio Leggio

RAPPRESENTANTI DEL PERSONALE MIBAC
Claudio Calcara
Gianfranco Cerasoli
Libero Rossi
 

COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO PER I BENI ARCHEOLOGICI

ESPERTI DESIGNATI DAL MINISTRO
Riccardo Francovich
Mario Torelli
DESIGNATO DAL CUN
Giuseppe Sassatelli
RAPPRESENTANTE DEL PERSONALE TECNICO-SCIENTIFICO
Irene Berlingò
 

COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO PER I BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI

ESPERTI DESIGNATI DAL MINISTRO
Paola Cannavò
Paolo Rocchi
DESIGNATO DAL CUN
Giovanni Carbonara
RAPPRESENTANTE DEL PERSONALE TECNICO-SCIENTIFICO
Ruggero Martines
 

COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO PER IL PATRIMONIO STORICO, ARTISTICO ED ETNOANTROPOLOGICO

ESPERTI DESIGNATI DAL MINISTRO
Carlo Bertelli
Orietta Rossi Pinelli
DESIGNATO DAL CUN
Marisa Dalai Emiliani
RAPPRESENTANTE DEL PERSONALE TECNICO-SCIENTIFICO
Caterina Bon Valsassina
 

COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO PER GLI ARCHIVI

ESPERTI DESIGNATI DAL MINISTRO
Luciana Duranti
Maria Guercio
DESIGNATO DAL CUN
Cosimo Damiano Fonseca
RAPPRESENTANTE DEL PERSONALE TECNICO-SCIENTIFICO
Ferruccio Ferruzzi
 

COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO PER I BENI LIBRARI E GLI ISTITUTI CULTURALI

ESPERTI DESIGNATI DAL MINISTRO
Tullio Gregory
Christoph Luitpold Frommel
DESIGNATO DAL CUN
Michele Ciliberto
RAPPRESENTANTE DEL PERSONALE TECNICO-SCIENTIFICO
Angela Cavarra
 

COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO PER LA QUALITA’ ARCHITETTONICA ED URBANA E PER L’ARTE CONTEMPORANEA

ESPERTI DESIGNATI DAL MINISTRO
Gabriella Belli
Paolo Portoghesi
DESIGNATO DAL CUN
Mario Docci
RAPPRESENTANTE DEL PERSONALE TECNICO-SCIENTIFICO
Margherita Guccione
 

COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO PER L’ECONOMIA DELLA CULTURA

(in via di integrazione)
ESPERTI DESIGNATI DAL MINISTRO
Giulia Maria Crespi
Giuseppe Guzzetti


Il nuovo assetto del Consiglio Superiore: Regolamento di organizzazione del Ministero per i beni e le attivita' culturali  (DPR 12.1.2007 n.2; G.U. n° 23 del 29/01/2007).

 

LA PRECEDENTE COMPOSIZIONE DEI COMITATI (comunicato stampa dell'ottobre 2005)


 

Rassegna stampa sulla riforma e sulle nomine del Consiglio Superiore

(la rassegna segue un ordine discendente, partendo dagli articoli più recenti)

 

ROMA: insediato il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici
di FABIO ISMAN
02 marzo 2007, IL MESSAGGERO, ROMA

Istituito esattamente un secolo fa, nel 1907, il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, la massima istanza tecnico-scientifica del Ministero con funzioni di alta consulenza del suo responsabile e d’indirizzo, torna a vivere; negli ultimi cinque anni era stato infatti lasciato come morire: convocato appena nove volte in tutto. Anche se mille erano i gravi problemi sul tappeto (nuovo Codice dei Beni culturali, le depenalizzazioni ambientali, il condono edilizio), si vede che i precedenti Ministri non sentivano troppo il bisogno d’essere consigliati. Francesco Rutelli, invece, no: ha rimesso in carreggiata, anche riformandolo, un organismo la cui «assenza è stata dolorosa», come spiega chi è stato chiamato a presiederlo, cioè Salvatore Settis, uno dei più noti studiosi italiani e direttore della Scuola Normale di Pisa. Ieri la prima riunione. Da cui si è capito quali siano le linee di tendenza e d’impegno del Ministro, e dei suoi nuovi “saggi”; o, almeno, di chi li presiede.
Prima di raccontare, spieghiamo però cosa è e come funziona il Consiglio: è articolato nel “plenum” e in sette Comitati di settore; coinvolge 46 studiosi: 22 scelti dallo stesso Ministro, e gli altri eletti tra il personale del Ministero e tra i docenti delle Università; dà pareri obbligatori sui programmi e i piani di spesa del Ministero, e sugli accordi internazionali; si esprime sui piani strategici e su quelli paesaggistici elaborati insieme con le Regioni; infine, può avanzare proposte. Rutelli l’ha riformato: ha aggiunto un Comitato di settore per l’economia della cultura; ha mutato un Comitato esistente, in modo che si occupi della «qualità architettonica urbana», oltre che dell’arte contemporanea. E ha scelto Settis, più altri quattro esperti nel “plenum”: gli ex soprintendenti di Bologna (Andrea Emiliani) e di Firenze (Antonio Paolucci, che è stato anche Ministro nel governo Dini), lo storico Cesare De Seta, l’archeologa di Tor Vergata Andreina Ricci. E tra quanti ha inserito nei Comitati di settore, tanti altri bei nomi: da Mario Torelli a Carlo Bertelli; da Orietta Rossi Pinelli a Tullio Gregory e Christoph Luitpold Frommel, il primo non italiano; da Paolo Portoghesi a Gabriella Belli che dirige il Mart di Rovereto, a Giulia Maria Crespi, a Giuseppe Guzzetti che rappresenta le fondazioni bancarie. Ed anche tra gli eletti all’interno del Ministero, e nelle Università, abbondano i nomi, e le professionalità altisonanti.
A tutti costoro, Rutelli ha declinato le proprie priorità. La riorganizzazione del Ministero (che è strutturato «in modo barocco e inefficace»); il problema delle risorse, che negli ultimi cinque anni si sono dimezzate; poi, «bisogna finirla con il precariato» e «occorre massima attenzione al paesaggio: basta con le bruttissime periferie; apriremo un vero dibattito sul tema». Settis ha subito risposto che, se in passato il Consiglio si convocava due volte l’anno, ora si riunirà almeno dieci; che «la sua riattivazione è un segnale politico non di poco conto, anzi»; che oltre alla fine del precariato, «è indispensabile l’immissione di una nuova linfa vitale, proveniente dai migliori giovani delle università»; che «il paesaggio è certo la nuova frontiera, e, per carità, nessun “no” preconcetto, anche alle grandi opere; ma sempre la ricerca di soluzioni che non incrinino la tutela e la difesa del patrimonio culturale, perché tale è anche il paesaggio». Altri temi urgenti sul tappeto sono i profili di competenza di chi restaura; un regolamento sui prestiti; i saggi preventivi d’archeologia, in presenza di scavi e grandi opere. Ma forse, il vero leit-motiv è che, finalmente, dopo un secolo d’onorata carriera e qualche anno di pericolosa latitanza, il Consiglio sia ora tornato a vivere, composto da alcuni tra i migliori esperti che il nostro Paese può mettere in campo, «nella speranza», dice il Ministro e vicepremier, «che, in Italia, il patrimonio e le politiche della cultura tornino ad occupare il ruolo che spetta loro». Perché le parole non bastano: occorrono anche i fatti, e la “rinascita” del Consiglio è uno di essi.

 

 

IL CONSIGLIO SUPERIORE Beni culturali prime nomine ed è polemica
02 marzo 2007, IL MATTINO

Maria Tiziana Lemme Fa appena in tempo a insediarsi ufficialmente e già scoppiano le polemiche intorno al Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici voluto dal ministro Francesco Rutelli. Ieri la prima convocazione al completo, con il presidente Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, e le altre eminenti personalità del mondo della cultura nominati in parte direttamente dal ministro, in parte designati dalla Conferenza Unificata e dal Consiglio universitario nazionale, oltre a tre rappresentanti del personale del ministero. Con i componenti dei sette comitati tecnico-scientifici, fra i quali il nuovo destinato all’economia della cultura, si arriva a una quarantina di esperti: «Ma il Consiglio superiore vero e proprio - dice Settis - sarà formato da diciotto persone, compresi i presidenti dei comitati. Presumibilmente, ci riuniremo almeno una volta al mese». Il primo incontro, fra dieci giorni. Impostazione all’insegna dell’attivismo dopo la stasi degli ultimi 5 anni, durante i quali il Consiglio si è riunito soltanto per le scadenze inderogabili. Riorganizzazione del ministero, revisione del Codice per i Beni culturali, problema delle risorse e soprattutto attenzione alla tutela del paesaggio gli argomenti già in calendario. «La proposta di riorganizzare il ministero - spiega Rutelli - sarà presentata nel giro di pochi giorni. Abbiamo già eliminato la figura di capo di gabinetto perché barocca e poco efficiente. Ora occorre farla finita con il precariato nel Mibac, che mina la coesione delle forze. Ripartiranno i concorsi e soprattutto, in tema di tutela di paesaggio assicuro che non ci saranno mai più condoni». Su questo tema è in preparazione una conferenza nazionale sui rischi della irreversibile trasformazione paesaggistica e sulla qualità della nuova edilizia. Il Consiglio superiore avrà funzioni di organo consultivo, e anche parere obbligatorio sui programmi nazionali per i beni culturali, sui piani di spesa e sugli schemi di accordi internazionali. «È molto importante - avverte Settis - che nelle modifiche si affronta anche il difficile nodo pubblico-privato». Proprio su questo aspetto Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil Beni e attività culturali, protesta: «Il ministro Rutelli ha nominato persone di alto profilo scientifico e culturale ma probabilmente la fretta gli ha giocato un brutto scherzo poiché tra i nominati o rinominati vi sono persone che hanno rapporti professionali, di consulenza e partecipano ad iniziative finanziate totalmente o parzialmente dallo stesso ministero. Questo determina a norma di legge una situazione di conflitto d'interesse. Mi auguro che si faccia chiarezza al più presto».

 

 

Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, ecco tutti i nomi

01 marzo 2007, www.exibart.com

Con una cerimonia a cui ha preso parte il Ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli, si è insediato il 1 marzo 2007 il nuovo Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici, di cui Exibart è in grado do anticipare i componenti. Nel corso dell’incontro sono stati comunicati anche i Presidenti ed i membri dei Comitati tecnico-scientifici di settore. Il Consiglio superiore - che dura in carica tre anni, con possibilità di proroga - è stato modificato nell'assetto e nel numero di componenti con un decreto legge del 12 gennaio 2007. È composto da otto "eminenti personalità del mondo della cultura" nominate dal Ministro, tre delle quali su designazione della Conferenza unificata, dai presidenti dei sette Comitati tecnico-scientifici, e da tre rappresentanti del personale del Ministero. Ogni comitato è composto da un rappresentante eletto dal personale tecnico-scientifico dell'amministrazione tra le professionalità attinenti alla sfera di competenza del singolo Comitato, due esperti di chiara fama in materie attinenti alla sfera di competenza del singolo Comitato, designati dal Ministro, e da un professore universitario di ruolo nei settori attinenti alla sfera di competenza del singolo Comitato, designato dal CUN, Consiglio universitario nazionale.
 

 

 

INSEDIATO IL CONSIGLIO SUPERIORE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI. SARA' APERTO DA UN INTERVENTO DI FRANCESCO RUTELLI E PRESIEDUTO DA SALVATORE SETTIS

Comunicato MiBAC - Pubblicato il 28 febbraio 2007

Il vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli, parteciperà oggi, giovedì 1 marzo, alle ore 15.00, all’insediamento del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici presieduto dal Prof. Salvatore Settis. A seguito saranno eletti i Presidenti dei Comitati tecnico-scientifici di settore. Ministero per i Beni e le Attività Culturali Salone del Ministro – 2° piano Via del Collegio Romano, 27 Roma Roma, 28 febbraio 2007 Ufficio Stampa - MiBAC tel. 066723.2261 .2262
 

 

 

Il prof. Settis e il Consiglio fantasma
di RICCARDO CHIABERGE
04 febbraio 2007, IL SOLE 24ORE

La sua incoronazione risale ormai a otto mesi fa, ma non ha neppure cominciate a regnare. Era il 31 maggio 2006 quando il professor Salvatore Settis, archeologo di fama internazionale e direttore della Scuola Normale di Pisa, fu designato da Francesco Rutelli a presiedere il Consiglio Superiore dei Beni culturali: « Un importanti organo—aveva detto il vicepremier—che è chiamato a esprimere pareri sugli atti principali del ministero».
Da allora, quante volte credete si sia riunito il Consiglio? Neanche una. E il presidente sta ancora aspettando la consacrazione. Finalmente mercoledì scorso sulle Gazzetta ufficiale è comparso, con la firma di Giorgio Napolitano, il sospirato decreto che ridisegna struttura e funzioni del Consiglio. Il suo effetto immediato è però che Settis deve scendere da un trono su cui non si è mai seduto, per essere rinominato a capo del nuovo Consiglio. Sembra il ritornello di una canzone di Elio e le Storie tese: «Consiglio sì, Consiglio no, Consiglio fantasma». Non è solo questione di poltrone. Questo consesso di saggi, istituito un secolo fa, avrebbe il compito di pungolare l'amministrazione. Se non lo si mette in grado di funzionare, i burocrati restano padroni della scena. E intanto i Soprintendenti, quei prefetti dell'arte che con tutti i loro limiti sono così preziosi per la tutela del nostro immenso e fragile patrimonio, annaspano in una penuria di mezzi sconfortante.
Così per esempio Carla Enrica Spantigati, soprintendente a Torino, svolge funzioni di «reggente» a Milano, e come se non bastasse deve anche triangolare con Venaria Reale. A Pietro Giovanni Guzzo, oltre che su Pompei, tocca vigilare sulla Calabria, come al tempo dei Borboni. Mentre Marina Sapelli Ragni, che bada alle aree archeologiche del Piemonte, ricopre ad interini lo stesso incarico in Liguria. Peggio ancora sta la sua collega toscana Fulvia Lo Schiavo, costretta a fare la spola col Friuli. Più che Soprintendenti, dovremmo chiamarli Plurintendenti. Forse al ministero immaginano che abbiano il dono dell'ubiquità come Padre Pio, o i superpoteri come gli eroi dei fumetti. O forse, nell’ottica dei tagli alla spesa, hanno pensato di fargli soprintendere, già che ci sono, ai guardrail delle autostrade e alle carrozze di Trenitalia.
L'avvento di Francesco Rutelli, numero due del Governo, alla guida del Collegio romano era stato salutato come una svolta, e per molti versi le aspettative non sono andate deluse. Il suo impegno in difesa dell'arte e del paesaggio è fuori discussione. È stato lui a bloccare la speculazione a Monticchiello e a inserire nella finanziaria una norma che prevede quaranta concorsi per dirigenti dei Beni Culturali, anche se riservati ai dipendenti dell'amministrazione. Ed è per impulso di Rutelli che venerdì il Consiglio dei Ministri ha varato il tanto atteso Centro per il Libro e la Lettura. Ma quel museo diffuso che è l’Italia ha bisogno di rinforzi, energie fresche e aiuti concreti. I Plurintendenti non possono continuare a piroettare in lungo e in largo come Superman.

 

 

PROFESSORI E TECNICI SI APPELLANO AL COLLE «Presidente Napolitano fermi la riforma di Rutelli»
di RICCARDO PARADISI
01 febbraio 2007, L'Indipendente

Non è più un lamento sommesso quello che i comitati tecnico scientifici di Via del Collegio romano esprimono per il riordino dei Beni culturali, portato avanti a passo di carica dal ministro Francesco Rutelli e dal segretario generale Giuseppe Proietti.
Ora professori e tecnici dei comitati scientifici del dicastero escono allo scoperto e scrivono una lettera di dura protesta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Il riferimento della protesta è agli articoli del nuovo regolamento interno al ministero relativi alla composizione e alle funzioni del Consiglio superiore dei Comitati tecnico scientifici «che verrebberro trasformati», si legge nella lettera, «in organi di prevalente natura politica piuttosto che tecnico scientifica. L'ulteriore diminuzione da 5 a 4 dei membri di ciascuno dei comitati scientifici — originariamente composti da 8 membri — comporta», prosegue l'appello, «un'allarmante perdita di rappresentanza democratica sia del personale tecnico scientifico del ministero sia dei docenti universitari, mentre la diretta nomina ministeriale di due esperti (di cui uno presidente con valenza di voto) vanifica del tutto l'indipendenza ditali organi».
La lettera — firmata tra gli altri dall'Associazione Italiana Biblioteche, dall'Associazione Archivistica Italiana, da quella degli Storici dell'arte, dalla Consulta nazionale per l'Archeologia classica e da quella Universitaria per la Storia dell'Arte — prefigura, con il riordino del ministero voluto da Rutelli, anche «la fine del confronto dialettico tra posizioni intorno alle delicate questioni della tutela del patrimonio culturale che a norma di legge devono essere sottoposte all'esame di questi organi».
Nella lettera inviata a Napolitano viene anche dichiarata «l'impossibilità, da parte dei tecnici del ministero e dei docenti universitari, di assicurare il libero giudizio nelle scelte della tutela per il patrimonio culturale».
Accuse gravi, che tecnici e professori dei Beni culturali affidano al presidente della Repubblica «memori dei Suoi alti richiami alla concertazione fra le componenti politiche e quelle sociali».

 

 

Ministri sotto tiro. Dimissioni dei comitati scientifici. I professori contro Rutelli
30 gennaio 2007, L'Indipendente

Prime reazioni, non positive, al riordino dei comitati tecnico scientifici del ministero dei Beni culturali. Ieri nella riunione del Comitato per l'architettura e l'arte contemporanea è emersa la decisione di rimettere il mandato nelle mani del ministro Francesco Rutelli, «per agevolargli il compito del cambiamento in corso», dicono tra l'ironico e il sarcastico i componenti del comitato. D'altra parte che il malcontento tra i quadri tecnico-scientifici di via del Collegio romano fosse tesa si sapeva da mesi. Da quando cioè Rutelli aveva ottenuto dal Consiglio dei ministri il via libera per la riduzione dei membri dei comitati tecnico-scientifici. Riduzione consistente, perché nel nuovo organigramma si passa da 30 componenti a 24. Ad essere contestato è il criterio del riordino. Le riduzioni apportate alla composizione degli organi andranno infatti a penalizzare tre categorie soprattutto. I rappresentanti del personale nel Consiglio superiore, i rappresentanti del personale nei comitati tecnico scientifici e i rappresentanti dei professori universitari di ruolo nei comitati tecnico scientifici. Mentre cresce la quota dei membri designati dal ministro in seno agli stessi comitati che passa da 6 a 12 componenti. Nella loro nuova versione anche il presidente dei comitati tecnico scientifici verrà direttamente nominato dallo stesso ministro. Il quale finirà con il determinare e controllare il 60 per cento della composizione di tutti i comitati. Una situazione -e questa è la critica principale mossa a Rutelli - che sminuisce l'autonomia tecnico scientifica dei comitati. Nelle prossime settimane si dovrebbe tenere una riunione di tutti i comitati tecnico-scientifici.

 

 

Comitati di settore: meno tecnici e più «politici»
di STEFANO MILIANI
5 gennaio 2007, L'Unità

Molti storici dell'arte, archeologi, architetti, bibliotecari e archivisti del ministero peri Beni culturali iniziano il nuovo animo di pessimo umore. E non per ragioni economiche (che pure ci sono) ma perché vedono ridursi la capacità di controllo tecnico-scientifico su quel che il dicastero programma e fa. Temono un rafforzamento del controllo politico - a prezzo della loro autonomia - per volere del ministro Francesco Rutelli. Il nervo scoperto riguarda i comitati tecnico-scientifici, detti burocraticamente anche di settore. I quali, a parere di molti, verranno svuotati del loro potere di verifica. Perché il titolare del dicastero e vicepremier - nel regolamento sulla riorganizzazione del dicastero passato al consiglio dei ministri del 22 dicembre - vuole ampliare il numero dei membri esperti a sua nomina riducendo al contrario gli esperti eletti dai tecnici e quelli scelti dai docenti universitari. Dopo la già contestata riforma del ministro Urbani che aveva fatto dimagrire i comitati da 8 a 5 partecipanti i membri dei comitati erano: due eletti dai tecnici-funzionari del ministero (prima di Urbani erano tre), due eletti dai docenti universitari, infine un esperto nominato dai ministro. Rutelli invece, nella sua riorganizzazione in corso del dicastero, vuole la formazione di quelle squadre dimagrita a quattro persone: un rappresentante dei tecnici, uno designato dal coordinamento universitario nazionale, infine due scelti dal ministro stesso tra i quali pescherebbe il presidente del gruppo. Uno dei due esperti di nomina ministeriale verrebbe dai tecnici del ministero, ma funzionari e studiosi ribattono: cambia poco, lo sceglie sempre il rappresentante politico e ciò si traduce in un'indipendenza scientifica ristretta e in una maggior dipendenza dal ministro di turno e quindi dalla politica. Inoltre, aggiungono, se già cinque persone sono poche, per esprimersi su pareti delicati, figuriamoci quattro. Cosa sono i comitati di settore? Sono quegli organismi tecnici che danno consulenza e appoggio ai direttori generali di settore su faccende dove un giudizio tecnico è importante o fondamenta le. Sono formati da persone esperte nel loro campo - storici dell'arte, archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari - e danno il loro parere su questioni piuttosto cruciali. Gli storici dell'arte ad esempio devono preventivamente dire sì o no ai prestiti di dipinti e sculture, devono pronunciarsi sull'acquisto di opere d'arte, sulla tutela e l'eventuale rimozione di affreschi danneggiati; i tecnici dei beni architettonici hanno compiti delicatissimi, come dire la loro su licenze, modifiche d'uso di edifici storici, sul paesaggio... Intervengono a costo quasi zero, nel senso che non ci sono gettoni di presenza bensì rimborsi spese di viaggio per chi viene alle riunioni da fuori Roma. Su questa «riforma» di Rutelli sono presto partite le proteste. Hanno protestato con documenti interni gli studiosi e i tecnici, associazioni come la Bianchi Bandinelli e Assotecnici, hanno espresso critiche i sindacati, i professori universitari. Il progetto sembrava uscito dalla porta ma pare rientrato dalla finestra nel testo sulla riorganizzazione del ministero approvato dal consiglio dei ministri del 22 dicembre. D'altronde che questo passo sarebbe stato compiuto lo aveva comunicato pubblicamente il sottosegretario Daniele Mazzonis a dicembre, a una giornata romana in cui si erano dati convegno archeologi da tutta Italia. Su un altro punto contestato invece Rutelli sarebbe tornato indietro: nel consiglio nazionale superiore prevedeva di ridurre da tre a due i rappresentanti del personale tecnico del ministero, ma su questa mossa hanno dato parere negativo le commissioni cultura di Camera e Senato e il «taglio» sarebbe saltato. Tuttavia Giuseppe Sassatelli, presidente del comitato tecnico scientifico sull'archeologia, contesta anche altro: far durare il Consiglio superiore 3 anni invece di 4 è un errore, ma ancor più grave lo è il mantenere una struttura troppo legata al ministro, voluta da Urbani con 8 esperti scelti dal ministro, più i 6 presidenti dei comitati di settore, anche loro indicati dal ministro.

 

 

Comitati scelti a misura di ministro
di RICCARDO PARADISI
03 gennaio 2007, L’Indipendente

Beni culturali: con la giustificazione di uno snellimento delle strutture passa ia strategia di uno spoil system morbido, ma anche molto politico
Acque agitate in via del Collegio romano per la riforma degli organismi tecnico-scientifici, voluta da Rutelli e approvata dal governo. Dei cinque componenti uno soltanto sarà eletto dai funzionari di settore che denunciano: «Arretramento democratico»

Al ministero dei Beni culturali i presidenti dei comitati scientifici si erano rivolti anche al consigliere di Rutelli. Salvatore Settis, per scongiurare l'azzeramento delle presidenze e la riduzione del numero dei loro componenti. Gli chiedevano di riunire il Consiglio superiore del ministero per discutere il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri pochi giorni fa. Settis aveva risposto ai presidenti dei comitati con dieci righe di lapidaria ironia: «Vi ringrazio di avermi convocato e messo a parte del vostro disagio. Ma io non sono ancora il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali». Con il nuovo anno si apre insomma un nuovo fronte polemico al ministero di Rutelli Dopo la tempesta sulle nomine e le ventilate dimissioni, poi rientrate, di Salvatore Settis adesso la discussione è dunque sulla riduzione dei membri nei comitati di settore tecnico scientifico, gli organismi di consulenza delle direzioni generali del dicastero die vedranno scendere da 5 a 4 i loro componenti. Il provvedimento, approvato in fretta prima di Natale dalle commissioni cultura di Camera e Senato e quindi approvato dal Consiglio dei ministri, ha provocato reazioni ostili in via del Collegio romano. Dove si accusa un «preoccupante abbassamento della soglia democratica nei comitati scientifici». Con la miniriforma ottenuta da Rutelli. in effetti, la composizione di questi organismi è destinata a cambiare. Mentre oggi sono formati da 5 componenti: 1 esperto designato dal ministro, 2 dirigenti designati dal Coordinamento universitario nazionale e 2 eletti dai funzionari di settore, con il nuovo provvedimento di membri eletti ne resterà uno solo; l'altro continuerà a nominarlo il Cun, mentre due esperti di settore saranno di diretta nomina ministeriale. «Un avvitamento verticistico che non lascia presagire nulla di buono in merito all'autonomia di tecnici e dirigenti» dicono i quadri in rivolta del ministero. Che registrano un "arretramento democratico" anche rispetto alla riforma di Urbani, A incassare questo risultato per la verità Rutelli ci aveva già provato lo scorso agosto, quando aveva presentato all'esame preliminare del Consiglio dei ministri uno schema di decreto che insieme alla riduzione dei componenti dei comitati tecnico scientifici chiedeva al governo anche molto altro: la riduzione dei componenti il Consiglio superiore dei Beni culturali, il diritto di nomina sulla presidenza dei comitati scientifici e l'accorpa-mento di due comitati di settore - beni archivistici e librati - creando di fatto una fusione. A motivare il pacchetto di richieste le esigenze di razionalizzazione e snellimento nei ministeri espresse dal decreto Bersani. Ma la prima sortita di Rutelli viene respinta: contro di lui si scatenano i sindacati - che accusano una rappresentanza squilibrata tra le varie categorie - ma protestano anche i comitati tecnico scientifici che non vogliono la fusione di due loro organismi e gli stessi presidenti dei comitati. Molti di loro scrivono lettere critiche a Salvatore Settis nelle quali, come si ricordava, gli si chiede di riunire urgentemente il Consiglio superiore del ministero. Sta di fatto che Rutelli non ha ottenuto quello che voleva. È lo stesso Consiglio di Stato a chiedere al ministro di modificare lo schema di riforma presentato ad agosto al Consiglio dei ministri ritenendo fondate le critiche di sindacati e quadri del ministero. La proposta di Rutelli arriva dunque modificata a fine dicembre al vaglio delle commissioni di Camera e Senato che danno parere favorevole solo per la riduzione dei membri dei comitati tecnico-scientifici. Il Consiglio dei ministri infine approva. «La montagna ha partorito il topolino», dicono i critici a via del Collegio romano. «Ma», aggiungono «è un topolino amico di Rutelli»
Questa operazione, si insinua infatti, servirebbe solo a cooptare direttamente persone vicine al ministro negli organismi direttivi dei comitati scientifici. Insomma spoil System morbido, ma dai tratti molto politici.

 

 

Rutelli, il «principe» del Consiglio superiore dei beni culturali
di STEFANO SANSONETTI
18 novembre 2006, Italia Oggi

Lo hanno chiamato il consiglio del principe. Di più: cassa di risonanza dei voleri del ministro o di qualche consigliere. Sta di fatto che nel tentativo di riformare il Consiglio superiore per i beni culturali, organo tecnico-consultivo del suo ministero, Francesco Rutelli sta puntando a farsi una squadra tutta sua. In barba all'indipendenza che l'organismo dovrebbe avere, considerando che mette bocca su tutta la gestione della politica dei beni culturali. Indipendenza che adesso viene rivendicata a gran voce dal servizio studi della camera dei deputati e dal Consiglio di stato. Il servizio studi della camera, in un rapporto depositato proprio ieri, ha messo nel mirino uno schema di regolamento con cui il ministro vorrebbe modificare la composizione e i meccanismi di nomina non soltanto del Consiglio superiore per i beni culturali, a capo del quale di recente è stato nominato il rettore della Scuola normale di Pisa, Salvatore Settis, ma anche dei sei comitati tecnico-scientifici del dicastero. Lo schema del provvedimento, che ha l'ambizione di correggere quanto stabilito dal regolamento attualmente in vigore (dpr 173/2004), innanzitutto riduce da 17 a 16 il numero dei componenti dell'organo.
In un governo che ha fatto del rigore e dei risparmi una delle sue bandiere, non fa una piega. Quello che cambia, però, è il peso delle nomine fatte dal ministro, cioè da Rutelli, all'interno dell'organo medesimo. La normativa attuale, infatti, prevede che il titolare del dicastero nomini 8 personalità del mondo della cultura. A queste si aggiungono 3 rappresentanti del personale del ministero, che integrano la composizione del Consiglio in caso di parere su programmi nazionali e piani di spesa, e i 6 presidenti dei comitati tecnico-scientifici. Con il regolamento che Rutelli vorrebbe portare a casa, però, anche i 6 presidenti dei comitati, che vengono eletti dai loro stessi componenti e che fanno automaticamente parte del Consiglio, sono nominati dal ministro. Conclusione: con le norme attuali, su 17 componenti 8 sono individuati dal titolare del dicastero; se passa il regolamento sui 16 membri ben 14 saranno scelti dal vicepremier. Si tratta di uno sbilanciamento a dir poco vistoso rispetto alla configurazione precedente. E il servizio studi, in attesa che lo schema di regolamento perfezioni il suo iter, lo mette chiaramente in evidenza. A tal fine si citano anche tutte le censure che, sullo stesso punto, sono piovute sul provvedimento dal Consiglio di stato, che ha già preso in esame le carte, e dai sindacati. I giudici di palazzo Spada, nel parere che il servizio studi ha allegato al suo rapporto, dicono che l'abolizione della procedura di elezione del presidente e del vicepresidente dei comitati, così come è prevista adesso, non appare più coerente con l'indipendenza che un organo come il Consiglio superiore dovrebbe avere. Sulla stessa lunghezza d'onda si pongono i commenti dei sindacati. Per Cgil e Cisl, le novità inseguite da Rutelli in tema di meccanismi di nomina non fanno altro che trasformare l'organo in un «Consiglio del principe». O, se si preferisce, proseguono le sigle in un altro allegato al rapporto del servizio studi della camera, in «una cassa di risonanza dei voleri del ministro e/o di qualche consigliere». Non meno dura, e allo stesso tempo ironica, la Uil pubblica amministrazione. L'organizzazione fa notare che con le nuove norme il ministro verrebbe a controllare il 95% del Consiglio superiore. Se ciò verrà confermato, manda a dire la Uil a Rutelli, «Lei passerà alla storia come il ministro che ha trasformato organismi di alta consulenza tecnico-scientifica, in una sorta di riserva e questo va a danno dell'azione del ministero». E dello stesso ministro.

 

 

Tutti gli uomini del ministro Rutelli
di RICCARDO PARADISI
15 novembre 2006, L'Indipendente

La rivoluzione di Francesco Rutelli al ministero dei Beni culturali sembra pronta e se ne possono già leggere orientamenti e linee direttrici. La riforma, prevista dal decreto legge di anticipo della finanziaria, marcerà su due fronti: da un lato l'azzeramento degli attuali dipartimenti, dall'altro la nomina prevista agli inizi di gennaio, di un segretario generale - il nome è quello di Giuseppe Proietti -con ampi poteri al vertice della struttura. Proietti intanto è stato riconfermato, fino al 31 dicembre, a capo del dipartimento Ricerca-innovazione e gli sono stati affidati, ad interini, gli altri 3 dipartimenti: lo Spettacolo, dove c'era Paolo Carini; Archivi e biblioteche, dove c'era Salvatore Italia; i Beni culturali e paesaggistici dove direttore era Franco Sicilia. Insomma il futuro segretario regionale ha già assorbito i più importanti dipartimenti. Sono anche cominciate le manovre per le nomine dei nuovi direttori generali. Rutelli vorrebbe dare la direzione generale per l'innovazione tecnologica - settore di cui direttore è attualmente Antonia Recchia - a Andrea Granelli, un teorico dell'informatica. In via d'uscita nell'ambito dei beni culturali e paesaggistici, anche Bruno De Santis, nomina buttiglioniana e direttore generale per il patrimonio storico e artistico. Una figura reputata anomala dallo staff del ministro visto che De Santis è un amministrativo mentre la direzione per il patrimonio storico artistico richiederebbe uno storico dell'arte Verrebbero invece confermati Anna Maria Reggiani (nomina centrodestra) alla direzione generale per i beni archeologici e Pio Baldi (nomina centrosinistra) alla direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea. Si parla invece di una direzione regionale per Roberto Cecchi (nominato dal ministro Giovanna Melandri poi confermato da Giuliano Urbani) direttore generale per i Beni architettonici e paesaggistici. Confermati per il momento all'interno del dipartimento Spettacolo e cinema sono poi Gaetano Blandini (centrodestra), alla direzione generale per il cinema e Salvo Nastasi (anche lui nomina centrodestra) allo spettacolo e lo sport. Due nomine che sanciscono l'ottimo rapporto tra Rutelli e Gianni Letta. Il sismografo del risiko interno al ministero registra movimenti anche in periferia: sono sulla graticola i direttori regionali per i beni culturali e paesaggistici dell'Abruzzo, Roberto di Paola, della Calabria, Francesco Prosperetti e del Piemonte, Mario Turetta (ex caposegreteria del ministro Urbani). Tutti gli altri invece verrebbero confermati, ma con incarichi in regioni diverse da quelle dove lavorano oggi. A far discutere molto dentro il ministero è invece la nomina alla direzione regionale dell'Umbria di Vittoria Garibaldi. Indicata per la soprintendenza di Perugia da Franco Asciutti (Forza Italia), presidente della commissione cultura del precedente governo, sostenuta anche dal presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti (Ds), la Garibaldi viene ricordata al ministero per essere stata respinta per 4 volte ai concorsi di dirigente storico dell'arte. Nel riordino del ministero è prevista anche la riforma del Consiglio superiore dei beni culturali, il parlamentino d'indirizzo del ministero che avrà più poteri decisionali ma meno membri interni. Il presidente del nuovo consiglio superiore sarà il direttore della normale di Pisa Salvatore Settis a cui si affiancheranno altri 4 esperti: Cesare De Seta, Andrea Emiliani, Antonio Paolucci e Andreina Ricci. La figura chiave resta naturalmente Settis, l'uomo più ascoltato dal ministro Rutelli, sicuramente il più influente nella riforma. È lui a spingere molto sulla necessità di snellire il corpaccione del ministero. Riducendo le Direzioni generali centrali , ridisegnando il ruolo e le funzioni delle Direzioni regionali e restituendo potere decisionale alle soprintendenze di settore spesso fagocitate da molti direttori generali e regionali. Rutelli sta impegnandosi anche al reperimento delle risorse per il nuovo ministero. Da un lato lavorando al ripristino di parte del fondo unico dello spettacolo - oltre 400 milioni di euro all'anno tra decreto Bersani e finanziaria - dall'altra mettendo a frutto i suggerimenti della commissione presieduta dal presidente della biennale, Davide Croff. Commissione che ha studiato incentivi e deducibilità fiscali nel settore dei beni culturali.

 

 

Meno soldi e più politici nei comitati dei Beni culturali. Protestano le associazioni
di Marco Innocente Furina,

19 settembre 2006, l'Unità

Archivisti, bibliotecari e storici dell'arte scrivono a Rutelli criticando il nuovo Regolamento che per risparmiare intaccherebbe l'autonomia della cultura

Per chi non se ne fosse accorto sono anni di vacche magre per il bel Paese e ogni autunno, insieme alle piogge, arrivano i tagli della Finanziaria. Questa volta a cadere sotto le forbici del ministero dell'Economia sono i comitati consultivi del ministero dei Beni culturali. Si tratta del Consiglio superiore e di sei comitati tecnico scientifici - cinque per ciascun settore di competenza ministeriale (beni architettonici, archeologici, storico-artistici, archivistici e librari, arte e architettura contemporanee), che per effetto di una norma dell'oramai celebre decreto «Bersani», tradotto in uno schema di regolamento dal ministro Rutelli (presentato il 4 agosto in Consiglio dei ministri) vedrebbero ridursi del 30 per cento le loro dotazioni (già scarsissime: non più di 30 mila euro l'anno). A questo punto le associazioni dei Beni culturali (Aib, Anai, Assotecnici, Bianchi Bandinelli) hanno preso carta e penna e hanno inviato un esposto-protesta al ministro Rutelli lamentando il rischio di una lesione «della autonomia e della funzionalità degli organi consultivi» e chiedendo inoltre un incontro sul tema. Le critiche mosse dalle associazioni alla riforma non riguardano tanto l'aspetto economico, quanto due altri delicati aspetti su cui interviene lo schema di riforma: l'eccessiva riduzione del numero dei membri dei comitati, che ne minerebbe la rappresentatività e la funzionalità; e al contempo l'aumento dei membri, di nomina politica, la cui preponderanza potrebbe indebolire l'indipendenza scientifica dei comitati stessi. Quanto al primo aspetto gli organi consultivi hanno già subito una drastica cura dimagrante: «II vecchio Consiglio nazionale - scrivono le associazioni - nel 1998 era composto da oltre 90 membri, ridotti, con la riforma Veltroni di quell'anno, a 18, mentre con la riforma Urbani del 2004 sono scesi da 8 a 5. Ora con lo schema Rutelli scenderebbero addirittura a 4. Un numero che non consentirebbe la funzionalità di comitati tecnico-scientifici impegnati in settori dove operano centinaia di istituti statali e pubblici. Un altro punto critico segnalato dalle associazioni di settore è che nello schema di riforma, si assiste a una crescita esponenziale dei membri di nomina ministeriale. Solo per citare un esempio nel nuovo Consiglio superiore tutti i 14 membri tecnici sarebbero di nomina politica. Una previsione in cui - secondo le associazioni - è evidente «l'intento di controllare mediante un completo spoils system gli organi consultivi, che però toglie ad essi anche ogni possibile autonomia e autorevolezza». Un timore che risulta fondato se si pensa che «nel complesso di Consiglio e comitati, su 32 membri esperti, i tecnici elettivi sarebbero quindi in tutto solo 6 contro 24 di nomina politica». Una sproporzione eccessiva fra le due componenti che darebbe vita a dei comitati «commissariati» dall'autorità politica e privi dunque della necessaria indipendenza scientifica. Desta inoltre sconcerto la volontà di creare, contraddicendo lo stesso spirito del decreto, un nuovo comitato tecnico scientifico per «l'economia della cultura», il cui nome è tutto un programma, le cui generiche competenze si porranno in contrasto con le funzioni dì altri organi e la cui creazione comporta tra l'altro la necessità - per non aumentare il numero dei comitati - dell'inaccettabile accorpamento di quelli archivistici e bibliotecari. Le associazioni dunque auspicano un ripensamento su questi punti del Governo e del ministro Rutelli. In particolare chiedono di «conservare gli attuali 5 membri per comitato, di cui almeno due tecnici elettivi, con l'elezione di presidenti e vice nel loro seno e la facoltà di questi di partecipare alle sedute del Consiglio nazionale nonché evitare l'accorpamento fra strutture archivistiche e bibliotecarie». A questo fine suggeriscono di «ricorrere al principio di trasversalità che permetterebbe ai membri dei comitati di sedere nel Consiglio superiore, riducendo in tal modo anche il numero complessivo degli organi consultivi».

 


G.U. n° 23 del 29/01/2007

DPR 12.1.2007 n.2

Regolamento di organizzazione del Ministero per i beni e le attivita' culturali.

Regolamento  recante  modifiche agli articoli 17 e 18 del decreto del
Presidente  della  Repubblica  10 giugno  2004,  n.  173, concernente
l'organizzazione del Ministero per i beni e le attivita' culturali.
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Visto l'articolo 87 della Costituzione;
  Vista  la  legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni e
integrazioni;
  Visto  l'articolo 17,  comma 4-bis,  della legge 23 agosto 1988, n.
400, e successive modificazioni;
  Visto  il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, e successive modificazioni;
  Visto  il  decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni;
  Visto il decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 3;
  Visto  il  decreto  legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni;
  Visto  il  decreto-legge  18 maggio  2006,  n. 181, convertito, con 
modificazioni, nella legge 17 luglio 2006, n. 233;
  Visto  l'articolo 29  del  decreto-legge  4 luglio  2006,  n.  223,
convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 2006, n. 248;
  Visto  l'articolo 2, comma 94, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n.
262,  convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n.
286 ;
  Sentite  le  organizzazioni  sindacali maggiormente rappresentative
nella riunione del 23 agosto 2006;
  Vista  la  preliminare  deliberazione  del  Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 4 agosto 2006;
  Udito  il  parere  del  Consiglio  di Stato, espresso dalla Sezione
consultiva per gli atti normativi nell'Adunanza del 9 ottobre 2006;
  Acquisito  il  parere delle competenti commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
  Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 22 dicembre 2006;
  Sulla proposta del Ministro per i beni e le attivita' culturali, di
concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle finanze e con il
Ministro   per   le   riforme   e   le   innovazioni  nella  pubblica
amministrazione;
                              E m a n a
                      il seguente regolamento:
                               Art. 1.
Modifiche all'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica
                       10 giugno 2004, n. 173
  1.  L'articolo  17  del  decreto del Presidente della Repubblica 10
giugno 2004, n. 173, e' sostituito dal seguente:
  «Art.   17   (Consiglio   superiore   per   i   beni   culturali  e
paesaggistici).  -  1.  Il Consiglio superiore per i beni culturali e
paesaggistici, di seguito denominato «Consiglio superiore», e' organo
consultivo  del  Ministero  per  i  beni  e  le attivita' culturali a
carattere   tecnico-scientifico   in  materia  di  beni  culturali  e
paesaggistici.
  2.   Il  Consiglio  superiore  esprime  pareri,  su  richiesta  del
Ministro:
    a) obbligatoriamente,   sui   programmi   nazionali  per  i  beni
culturali  e  paesaggistici  e  sui relativi piani di spesa annuali e
pluriennali, predisposti dall'amministrazione;
    b) obbligatoriamente,  sugli  schemi di accordi internazionali in
materia di beni culturali;
    c) sui  piani strategici di sviluppo culturale e sui programmi di
valorizzazione dei beni culturali;
    d) sui   piani  paesaggistici  elaborati  congiuntamente  con  le
regioni;
    e) sugli  schemi  di  atti  normativi  e  amministrativi generali
afferenti   la   materia   dei   beni  culturali  e  paesaggistici  e
l'organizzazione del Ministero;
    f) su ogni altra questione di carattere generale o di particolare
rilievo  concernente  la  materia dei beni culturali e paesaggistici,
anche  di interesse di altra amministrazione statale o regionale o di
Stati   esteri   o  demandata  al  Consiglio  superiore  da  leggi  e
regolamenti.
  3.  Il  Consiglio  superiore  puo'  inoltre  avanzare  proposte  al
Ministro  su  ogni  questione  di carattere generale o di particolare
rilievo  afferente  la  materia  dei  beni culturali e paesaggistici,
anche per quel che concerne l'attivita' di indirizzo.
  4. Il Consiglio superiore e' composto da:
    a) i presidenti dei Comitati tecnico-scientifici;
    b) otto  eminenti  personalita'  del mondo della cultura nominate
dal  Ministro,  tre  delle  quali  su  designazione  della Conferenza
unificata  di  cui  all'articolo 8  del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281.
  5.  Il Ministro nomina il presidente del Consiglio superiore tra le
personalita'  di  cui  al comma 4, lettera b). Il Consiglio superiore
elegge  a  maggioranza  tra  i propri componenti il vice presidente e
adotta  un  regolamento  interno.  I  pareri sono espressi, di norma,
entro  trenta  giorni  dal  ricevimento  della richiesta. Nei casi di
urgenza,  il termine e' ridotto a dieci giorni. In caso di parita' di
voti prevale quello del presidente.
  6.  Il  Consiglio superiore e' integrato con tre rappresentanti del
personale del Ministero, eletti con le modalita' previste dal decreto
del  Presidente  della  Repubblica  22 luglio  1977,  n.  721, quando
esprime pareri sulle materie di cui al comma 2, lettera a).
  7. Il termine di durata del Consiglio superiore e' stabilito in tre
anni.  Prima  della  scadenza  del  termine  di  durata, il Consiglio
superiore  presenta  una  relazione sull'attivita' svolta al Ministro
per i beni e le attivita' culturali, che la trasmette alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri, ai fini della valutazione congiunta della
perdurante  utilita'  dell'organismo  e  della  conseguente eventuale
proroga della durata, comunque non superiore a tre anni, da adottarsi
con  decreto  del  Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta
del  Ministro  per  i  beni  e  le attivita' culturali. Gli eventuali
successivi  decreti  di  proroga  sono  adottati  secondo la medesima
procedura.  Successivamente  alla  data  di  entrata  in  vigore  del
presente  decreto,  i  componenti  del Consiglio superiore restano in
carica fino alla scadenza del termine di durata dell'organo e possono
essere confermati una sola volta nel caso di proroga della durata del
Consiglio  superiore.  Essi  non  possono  esercitare le attivita' di
impresa  previste  dall'articolo 2195  del  codice civile quando esse
attengono   a   materie  di  competenza  del  Ministero,  ne'  essere
amministratori  o  sindaci  di  societa'  che  svolgono  le  medesime
attivita';  non possono essere titolari di rapporti di collaborazione
professionale  con  il  Ministero;  non  possono  essere presidenti o
membri  del  Consiglio  di  amministrazione  di  istituzioni  o  enti
destinatari di contributi o altre forme di finanziamento da parte del
Ministero   ne'   assumere  incarichi  professionali  in  progetti  o
iniziative il cui finanziamento, anche parziale, e' soggetto a parere
del Consiglio superiore.
  8.  Presso  il  Consiglio superiore opera un ufficio di segreteria,
formato  da  personale  gia'  in  servizio  presso  il  Ministero. Le
relative  risorse umane e strumentali necessarie per il funzionamento
del  Consiglio superiore sono assicurate dalla Direzione generale per
gli affari generali, il bilancio, le risorse umane e la formazione.
  9.  Il  Consiglio  superiore  ed  il  Comitato per i problemi dello
spettacolo  si  riuniscono  in  seduta congiunta, su convocazione del
Ministro,   per  l'esame  di  provvedimenti  di  particolare  rilievo
attinenti le sfere di competenza di ambedue gli organi consultivi.».

      
                  Avvertenza:
              Il  testo  delle  note  qui pubblicato e' stato redatto
          dall'amministrazione   competente   in  materia,  ai  sensi
          dell'art.  10,  comma 3, del testo unico delle disposizioni
          sulla   promulgazione   delle  leggi,  sull'emanazione  dei
          decreti   del   Presidente   della   Repubblica   e   sulle
          pubblicazioni    ufficiali   della   Repubblica   italiana,
          approvato  con  D.P.R.  28  dicembre 1985, n. 1092, al solo
          fine  di facilitare la lettura delle disposizioni di legge,
          alle  quali  e'  operato  il  rinvio.  Restano invariati il
          valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
          Note alla premessa:
              - L'art.  87 della Costituzione conferisce, tra l'altro
          al  Presidente della Repubblica il potere dio promulgare le
          leggi  e  di  amanare  i decreti aventi valore di legge e i
          regolamenti.
              -  La  legge  15 marzo  1997, n. 59 recante: «Delega al
          Governo  per  il  conferimento  di  funzioni e compiti alle
          regioni  ed  enti  locali,  per  la  riforma della Pubblica
          amministrazione e per la semplificazione amministrativa» e'
          pubblicata  nella  Gazzetta Ufficiale 17 marzo 1997, n. 63,
          supplemento ordinario.
              -  Il  testo  dell'art.  17,  comma 4-bis  della  legge
          23 agosto  1988, n. 400, recante «Disciplina dell'attivita'
          di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei
          Ministri», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre
          1988, n. 214, supplemento ordinario, e' il seguente:
              «4-bis.  L'organizzazione  e la disciplina degli uffici
          dei  Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati ai
          sensi  del  comma 2,  su  proposta  del Ministro competente
          d'intesa con il Presidente del Consiglio dei Ministri e con
          il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal
          decreto  legislativo  3 febbraio  1993, n. 29, e successive
          modificazioni,  con  i  contenuti  e  con  l'osservanza dei
          criteri che seguono:
                a) riordino  degli  uffici  di diretta collaborazione
          con i Ministri ed i Sottosegretari di Stato, stabilendo che
          tali   uffici   hanno   esclusive  competenze  di  supporto
          dell'organo  di direzione politica e di raccordo tra questo
          e l'amministrazione;
                b) individuazione    degli    uffici    di    livello
          dirigenziale  generale,  centrali  e  periferici,  mediante
          diversificazione  tra  strutture  con funzioni finali e con
          funzioni  strumentali  e  loro  organizzazione per funzioni
          omogenee  e  secondo criteri di flessibilita' eliminando le
          duplicazioni funzionali;
                c) previsione  di  strumenti  di  verifica  periodica
          dell'organizzazione e dei risultati;
                d) indicazione    e    revisione    periodica   della
          consistenza delle piante organiche;
                e) previsione  di  decreti ministeriali di natura non
          regolamentare  per  la definizione dei compiti delle unita'
          dirigenziali    nell'ambito   degli   uffici   dirigenziali
          generali.».
              -  Il  decreto  legislativo  20 ottobre  1998,  n. 368,
          recante:  «Istituzione  del  Ministero  per  i  beni  e  le
          attivita'  culturali,  a  norma  dell'art.  11  della legge
          15 marzo   1997,   n.  59»  e'  pubblicato  nella  Gazzetta
          Ufficiale 26 ottobre 1998, n. 250.
              -  Il  decreto  legislativo  30 luglio  1999,  n.  300,
          recante  «Riforma  dell'organizzazione del Governo, a norma
          dell'art.   11  della  legge  15 marzo  1997,  n.  59»,  e'
          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 agosto 1999, n. 203,
          supplemento ordinario.
              -Il  decreto  legislativo 8 gennaio 2004, n. 3 recante:
          «Riorganizzazione  del  Ministero per i beni e le attivita'
          culturali, ai sensi dell'art. 1, della legge 6 luglio 2002,
          n.  137«, e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 15 gennaio
          2004, n. 11.
              - Il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante
          «Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze
          delle   amministrazioni  pubbliche»,  e'  pubblicato  nella
          Gazzetta  Ufficiale  9 maggio  2001,  n.  106,  supplemento
          ordinario.
              -  Il  decreto-legge  18 maggio  2006,  n. 181, recante
          »Disposizioni   urgenti   in   materia  di  riordino  delle
          attribuzioni  della Presidenza del Consiglio dei Ministri e
          dei  Ministeri»,  e'  pubblicato  nella  Gazzetta Ufficiale
          18 maggio 2006, n. 114. La legge 17 luglio 2006, n. 233, di
          conversione, con modificazioni, del decreto-legge 18 maggio
          2006,  n.  181,  e'  pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale
          17 luglio 2006, n. 164.
              -  Il  testo  dell'art.  29  del decreto-legge 4 luglio
          2006, n. 223, recante «Disposizioni urgenti per il rilancio
          economico   e   sociale,   per   il   contenimento   e   la
          razionalizzazione  della spesa pubblica, nonche' interventi
          in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale»,
          convertito,  con  modificazioni, nella legge 4 agosto 2006,
          n. 248, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 11 agosto 2006,
          n. 186, supplemento ordinario, e' il seguente:
              «Art.  29  (Contenimento spesa per commissioni comitati
          ed  altri  organismi).  -  1.  Fermo  restando  il  divieto
          previsto  dall'art.  18,  comma 1,  della legge 28 dicembre
          2001,   n.   448,  la  spesa  complessiva  sostenuta  dalle
          amministrazioni  pubbliche  di cui all'art. 1, comma 2, del
          decreto  legislativo  30 marzo  2001,  n. 165, e successive
          modificazioni,  per  organi  collegiali  e altri organismi,
          anche  monocratici,  comunque  denominati,  operanti  nelle
          predette  amministrazioni,  e' ridotta del trenta per cento
          rispetto  a  quella  sostenuta  nell'anno 2005. Ai suddetti
          fini   le  amministrazioni  adottano  con  immediatezza,  e
          comunque  entro  trenta  giorni  dalla  data  di entrata in
          vigore  del  presente  decreto,  le  necessarie  misure  di
          adeguamento  ai  nuovi  limiti  di spesa. Tale riduzione si
          aggiunge  a  quella  prevista  dall'art. 1, comma 58, della
          legge 23 dicembre 2005, n. 266.
              2.  Per  realizzare  le finalita' di contenimento delle
          spese  di cui al comma 1, per le amministrazioni statali si
          procede,  entro  centoventi giorni dalla data di entrata in
          vigore  del  presente decreto, al riordino degli organismi,
          anche mediante soppressione o accorpamento delle strutture,
          con  regolamenti da emanare ai sensi dell'art. 17, comma 2,
          della  legge  23 agosto  1988,  n.  400,  per gli organismi
          previsti  dalla  legge  o da regolamento e, per i restanti,
          con  decreto  del Presidente del Consiglio dei Ministri, di
          concerto  con il Ministro dell'economia e delle finanze, su
          proposta  del  Ministro competente. I provvedimenti tengono
          conto dei seguenti criteri:
                a) eliminazione  delle  duplicazioni  organizzative e
          funzionali;
                b) razionalizzazione delle competenze delle strutture
          che svolgono funzioni omogenee;
                c) limitazione del numero delle strutture di supporto
          a quelle strettamente indispensabili al funzionamento degli
          organismi;
                d) diminuzione   del   numero  dei  componenti  degli
          organismi;
                e) riduzione  dei  compensi  spettanti  ai componenti
          degli organismi;
                e-bis) indicazione  di  un  termine  di  durata,  non
          superiore  a  tre anni, con la previsione che alla scadenza
          l'organismo e' da intendersi automaticamente soppresso;
                e-ter) previsione  di  una  relazione di fine mandato
          sugli  obiettivi  realizzati dagli organismi, da presentare
          all'amministrazione   competente   e  alla  Presidenza  del
          Consiglio dei Ministri;
              2-bis. La Presidenza del Consiglio dei Ministri valuta,
          prima  della scadenza del termine di durata degli organismi
          individuati  dai provvedimenti previsti dai commi 2 e 3, di
          concerto  con  l'amministrazione  di settore competente, la
          perdurante    utilita'    dell'organismo    proponendo   le
          conseguenti iniziative per l'eventuale proroga della durata
          dello stesso.
              3.   Le  amministrazioni  non  statali  sono  tenute  a
          provvedere,  entro  lo  stesso  termine  e sulla base degli
          stessi  criteri  di  cui  al  comma 2,  con  atti di natura
          regolamentare   previsti  dai  rispettivi  ordinamenti,  da
          sottoporre  alla verifica degli organi interni di controllo
          e   all'approvazione  dell'amministrazione  vigilante,  ove
          prevista. Nelle more dell'adozione dei predetti regolamenti
          le stesse amministrazioni assicurano il rispetto del limite
          di spesa di cui al comma 1 entro il termine ivi previsto.
              4.  Gli  organismi  non  individuati  dai provvedimenti
          previsti  dai  commi 2  e  3 entro centottanta giorni dalla
          data  di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto  sono
          soppressi.
              5. Scaduti i termini di cui ai commi 1, 2 e 3 senza che
          si  sia  provveduto  agli adempimenti ivi previsti e' fatto
          divieto  alle  amministrazioni di corrispondere compensi ai
          componenti degli organismi di cui al comma 1.
              6.  Le  disposizioni  del presente articolo non trovano
          diretta  applicazione alle regioni, alle province autonome,
          agli  enti  locali  e  agli  enti  del  Servizio  sanitario
          nazionale,   per  i  quali  costituiscono  disposizioni  di
          principio ai fini del coordinamento della finanza pubblica.
              7.   Le  disposizioni  del  presente  articolo  non  si
          applicano  agli  organi  di  direzione,  amministrazione  e
          controllo.».
              -  Il  testo  dell'art.  2, comma 94, del decreto-legge
          3 ottobre  2006,  n.  262, recante «Disposizioni urgenti in
          materia   tributaria   e   finanziaria»,   convertito,  con
          modificazioni,   nella  legge  24 novembre  2006,  n.  286,
          pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale 28 novembre 2006, n.
          277, supplemento ordinario e' il seguente:
              «94.  Ai fini della riduzione della spesa relativa agli
          incarichi  di dirigenza generale nel Ministero per i beni e
          le  attivita'  culturali, l'art. 54 del decreto legislativo
          30 luglio  1999,  n.  300,  e  successive modificazioni, e'
          sostituito dal seguente:
              «Art.  54  (Ordinamento). - 1. Il Ministero si articola
          in  non piu' di dieci uffici dirigenziali generali centrali
          e  in  diciassette uffici dirigenziali generali periferici,
          coordinati da un Segretario generale, nonche' in due uffici
          dirigenziali  generali  presso  il  Gabinetto del Ministro.
          Sono  inoltre  conferiti,  ai sensi dell'art. 19, comma 10,
          del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
          modificazioni,  due  incarichi  di funzioni dirigenziali di
          livello  generale  presso  il  collegio  di  direzione  del
          Servizio di controllo interno del Ministero.
              2.  L'individuazione  e  l'ordinamento degli uffici del
          Ministero sono stabiliti ai sensi dell'art. 4».
          Nota all'art. 1:
              -  Il decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno
          2004,  n.  173,  recante «Regolamento di organizzazione del
          Ministero   per  i  beni  e  le  attivita'  culturali»,  e'
          pubblicato   nel   supplemento   ordinario   alla  Gazzetta
          Ufficciale 17 luglio 2004, n. 166.

      
                               Art. 2.
Modifiche all'articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica
                       10 giugno 2004, n. 173
  1.  L'articolo  18  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica
10 giugno 2004, n. 173, e' sostituito dal seguente:
«Art.  18 (Comitati tecnico-scientifici). - 1. Sono organi consultivi
del Ministero i seguenti Comitati tecnico-scientifici:
  a) Comitato tecnico-scientifico per i beni archeologici;
    b) Comitato  tecnico-scientifico  per  i  beni  architettonici  e
paesaggistici;
    c) Comitato   tecnico-scientifico   per  il  patrimonio  storico,
artistico ed etnoantropologico;
    d) Comitato tecnico-scientifico per gli archivi;
    e) Comitato tecnico-scientifico per i beni librari e gli istituti
culturali;
    f) Comitato  tecnico-scientifico per la qualita' architettonica e
urbana e per l'arte contemporanea;
    g) Comitato tecnico-scientifico per l'economia della cultura.
  2.  I  Comitati  di  cui  alle lettere a), b), c), d), e) ed f) del
comma 1:
    a) avanzano  proposte,  per la materia di propria competenza, per
la  definizione  dei  programmi  nazionali  per  i  beni  culturali e
paesaggistici e dei relativi piani di spesa;
    b) esprimono  pareri,  a  richiesta del segretario generale o dei
direttori  generali  competenti,  ed  avanzano  proposte, in ordine a
metodologie  e  criteri  di intervento in materia di conservazione di
beni culturali e paesaggistici;
    c) esprimono  pareri  in  merito all'adozione di provvedimenti di
tutela,  quali  le  acquisizioni  e gli atti ablatori, di particolare
rilievo,  su  richiesta  del  segretario  generale  o  dei  direttori
generali competenti;
    d) esprimono  pareri in ordine ai ricorsi amministrativi proposti
ai sensi degli articoli 16, 47, 69 e 128 del Codice;
    e) esprimono   pareri   su  ogni  altra  questione  di  carattere
tecnico-scientifico  ad  essi  sottoposta  o  demandata  da  leggi  e
regolamenti.
  3. Il Comitato di cui alla lettera g) del comma 1:
    a) avanza proposte per la definizione dei programmi nazionali per
i beni culturali e paesaggistici e dei relativi piani di spesa;
    b) esprime  pareri,  a  richiesta  del  segretario generale o dei
direttori  generali,  ed  avanza  proposte  su questioni di carattere
tecnico-economico concernenti gli interventi per i beni culturali.
  4. Ciascun Comitato e' composto:
    a) da un rappresentante eletto, al proprio interno, dal personale
tecnico-scientifico   dell'amministrazione  tra  le  professionalita'
attinenti   alla   sfera  di  competenza  del  singolo  Comitato;  il
rappresentante  del Comitato tecnico-scientifico per l'economia della
cultura  e'  eletto,  al  proprio  interno,  da tutto il personale di
livello  dirigenziale  e  di area C del Ministero, appartenente sia a
profili tecnico-scientifici che a profili amministrativi;
    b) da  due esperti di chiara fama in materie attinenti alla sfera
di competenza del singolo Comitato, designati dal Ministro;
    c) da   un   professore   universitario   di  ruolo  nei  settori
disciplinari  direttamente  attinenti  alla  sfera  di competenza del
singolo Comitato, designato dal Consiglio universitario nazionale.
  5.  Nel  Comitato  di  cui  al  comma 1,  lettera e),  il  Ministro
assicura,   nell'ambito   delle   designazioni  di  cui  al  comma 4,
lettera b),  la  presenza  di  un esperto nelle politiche di gestione
degli   istituti   culturali.  Alle  riunioni  dei  Comitati  possono
partecipare,  senza  diritto  di  voto,  il  segretario  generale o i
direttori  generali  competenti  per  materia.  In caso di parita' di
voti, prevale quello del presidente.
  6.  I  Comitati  eleggono  a maggioranza tra i propri componenti il
presidente   ed   il  vice  presidente,  assicurando  che  non  siano
espressione  della medesima categoria tra quelle indicate al comma 4.
Nel caso in cui nessun candidato risulti eletto presidente al termine
dello  scrutinio,  diviene  presidente  il  componente  del  Comitato
designato  prioritariamente  dal Ministro. Ai componenti dei Comitati
si applica quanto previsto dall'articolo 17, comma 7.
  7. I Comitati, o alcuni di essi, si riuniscono in seduta congiunta,
a  richiesta  del  Ministro o del Segretario generale, per l'esame di
questioni di carattere intersettoriale.
  8.  Le  risorse umane e strumentali necessarie per il funzionamento
dei  singoli  Comitati  sono  assicurate  dalle  competenti direzioni
generali.».

      
                  Nota all'art. 2:
              -  Per  il  decreto  del  Presidente  della  Repubblica
          10 giugno 2004, n. 173, si veda la nota all'art. 1.

      
                               Art. 3.
               Norme transitorie, finali e finanziarie
  1.  Entro  quindici  giorni  dalla  data  di  entrata in vigore del
presente  regolamento  si  provvede alla ricostituzione del Consiglio
superiore  per  i  beni  culturali  e  paesaggistici  e  dei Comitati
tecnico-scientifici.
  2.  In via transitoria, e fino al completamento delle operazioni di
cui  al  comma 1,  sono  prorogati nelle attuali cariche i componenti
elettivi  del Consiglio superiore che ne integrano la composizione ai
sensi  dell'articolo 17,  comma 6,  del  decreto del Presidente della
Repubblica  10 giugno  2004,  n.  173,  come  modificato dal presente
decreto,   nonche'   il   componente  elettivo  di  ciascun  Comitato
tecnico-scientifico  che  nella  precedente  tornata elettorale abbia
conseguito  il  maggior  numero  di  voti ed il componente di ciascun
Comitato  tecnico-scientifico  designato  dal Consiglio universitario
nazionale piu' anziano nel ruolo di appartenenza.
  3.  Dal  presente provvedimento non derivano nuovi o maggiori oneri
per la finanza pubblica.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
    Dato a Roma, addi' 12 gennaio 2007
                             NAPOLITANO
                              Prodi,  Presidente  del  Consiglio  dei
                              Ministri
                              Rutelli,  Ministro  dei  beni  e  delle
                              attivita' culturali
                              Padoa  Schioppa, Ministro dell'economia
                              e delle finanze
                              Nicolais,  Ministro per le riforme e le
                              innovazioni        nella       pubblica
                              amministrazione
Visto, Il Guardasigilli: Mastella
Registrato alla Corte dei conti il 26 gennaio 2007
Ufficio  di  controllo  preventivo  sui  Ministeri  dei  servizi alla
persona e dei beni culturali, registro n. 1, foglio n. 24

      
                  Nota all'art. 3:
              - Per il decreto del Presidente della Repubblica n. 173
          del 2004 si veda la nota all'art. 1.


 

LA PRECEDENTE COMPOSIZIONE DEI COMITATI (comunicato stampa dell'ottobre 2005)

 

Buttiglione insedia i nuovi comitati tecnico-scientifici
2005-10-21
Ministero per i beni e le attività culturali

Ministero per i beni e le attività culturali Ufficio Stampa e Comunicazione
COMUNICATO STAMPA
BENI CULTURALI: BUTTIGLIONE INSEDIA I NUOVI COMITATI TECNICO-SCIENTIFICI

Il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Rocco Buttiglione, alla presenza del Capo Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici, Francesco Sicilia, e del Capo della Segreteria Tecnica, Massimiliano Converti, ha insediato presso la sala Molajoli del Complesso del San Michele a Roma i Comitati tecnico scientifici, organi consultivi afferenti al Ministero.
Composti da professori universitari, da esperti di chiara fama designati dal ministro e da
rappresentanti dell'Amministrazione eletti direttamente dal personale tecnico-scientifico, i Comitati rivestono un ruolo di rilevante importanza nel campo della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale del nostro Paese.
Il Ministro ha esortato i Comitati a individuare delle linee di azioni coerenti e unitarie tese a
garantire un indirizzo omogeneo nel campo della loro attività istituzionale. Solo grazie alla
collaborazione e al coinvolgimento dei principali studiosi, delle istituzioni scientifiche e dell'Amministrazione statale è possibile assicurare una cooperazione perseguita con la convinzione che la cultura necessiti di una visione organica e coordinata dei problemi, con forti unità d'intenti.

 

I Comitati, che rimarranno in carica per quattro anni, sono così composti:

 

Comitato Tecnico scientifico per i beni architettonici e paesaggistici:

Arch. Ruggero Martines;

Arch. Liliana Pittarello;

Arch. Mario Occhiuto;

Prof. Paolo Rocchi;

Prof. Giovanni Carbonara;

 

Comitato Tecnico scientifico per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico:

Dr.ssa Caterina Bon Valsassina;

Dr.ssa Antonella Fusco;

Prof. Aurelio Rigoli;

Prof.ssa Marisa L.C.  Dalai Emiliani;

Prof. Antonino Caleca.

 

Comitato Tecnico scientifico per l'architettura e l'arte contemporanea:

Dr.ssa Margherita Guccione;

Dr. Luigi. Ficacci;

Prof. Maurizio Di Stefano;

Prof. Mario Docci;

Prof. Alfonso Gambardella.

 

Comitato Tecnico scientifico per i beni archeologici:

Dr.ssa Irene Berlingò;

Dr.ssa Giuliana Tocco;

Prof. Antonio De Simone;

Prof. Giuseppe Sassatelli;

Prof.ssa Maria Fenelli.

 

Roma, 21 ottobre 2005