Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

Istituto di studi, ricerche e formazione fondato da Giulio Carlo Argan

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30 giugno 2010 - ANCORA SUI RISCHI DEL FEDERALISMO DEMANIALE

 

 

 

Il Comitato per la Bellezza, l'Associazione Bianchi Bandinelli e l'Assotecnici hanno emanato un comunicato in cui si sottolineano ancora una volta i rischi del Federalismo demaniale per il patrimonio storico, artistico e paesaggistico della Nazione. Nel comunicato si afferma - tra l'altro - che "un grande, prezioso patrimonio nazionale, a volte bene utilizzato, a volte no, ma pur sempre tutelato da assalti speculativi, rischia di essere in tal modo venduto, anzi svenduto da enti regionali e locali alla disperata, immediata ricerca di una quadratura dei loro asfittici e disastrati bilanci. E' una manovra che spinge ad una utilizzazione prettamente commerciale di beni culturali e paesaggistici pubblici e che favorirà una ristretta cerchia di detentori privati di grandi capitali". Già il 4 maggio era stata diffusa una allarmata lettera diretta agli organi politico-istituzionali, sui rischi che si preannunciavano gravissimi per le sorti del patrimonio demaniale. A quella lettera aveva risposto il Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, informandoci di aver inviato il nostro documento alla commissione parlamentare competente e assicurando che avrebbe fatto il possibile per vigilare sull'iter legislativo del decreto.

 

Il primo corposo elenco di beni culturali e paesaggistici demaniali (fin qui di tutti noi) da trasferire, a spezzatino, fra le Regioni (del Centro Nord essenzialmente) e i loro Enti locali smentisce una solenne promessa fatta dal governo nel maggio scorso: il federalismo demaniale non riguarderà beni di alto pregio. Non sono forse di "alto pregio" le Dolomiti bellunesi, Villa Giulia a Roma, o le isole di Palmaria e di Santo Stefano? Un grande, prezioso patrimonio nazionale, a volte bene utilizzato, a volte no, ma pur sempre tutelato da assalti speculativi, rischia di essere in tal modo venduto, anzi svenduto da enti regionali e locali alla disperata, immediata ricerca di una quadratura dei loro asfittici e disastrati bilanci. E' una manovra che spinge ad una utilizzazione prettamente commerciale di beni culturali e paesaggistici pubblici e che favorirà una ristretta cerchia di detentori privati di grandi capitali. Con risvolti grotteschi: a Roma Villa Giulia, oggi statale, sede dello splendido Museo Etrusco, anch'esso statale, diventerà comunale. Per farci che cosa? Matrimoni e rinfreschi nel Ninfeo o davanti all'Apollo di Veio? Chiediamo a tutte le associazioni, alle forze culturali e a quelle politiche più illuminate di alzare insieme una forte protesta contro un provvedimento insensato, gravido di pericoli, che cozza contro lo spirito e la sostanza dell'articolo 9 della Costituzione che parla di "tutela" e non di vendita del patrimonio storico-artistico e del paesaggio della Nazione (della Nazione, sottolineiamo).

 

Assotecnici

 

Associazione Bianchi Bandinelli

 

Comitato per la Bellezza

   

 

 


La precedente lettera:

4 maggio 2010 - LETTERA A NAPOLITANO SUI RISCHI DEL FEDERALISMO DEMANIALE

L'Associazione Bianchi Bandinelli e il Comitato per la Bellezza hanno scritto un'allarmata lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché vigili sui rischi del Federalismo demaniale. Nella lettera si  sottolinea che seppure l'attuale formulazione del  decreto prevede che i beni demaniali (spiagge, coste, foci di fiumi, rade, caserme, ecc.), una volta trasferiti vengano "valorizzati", tuttavia - poiché gli Enti locali sono fortemente indebitati - la valorizzazione può voler dire soltanto "dismissione, vendita, o svendita", con le immaginabili speculazioni private a cascata su beni fino a ieri intoccabili perché demaniali. "Speculazioni - continua la lettera - che potrebbero investire anche edifici pubblici importanti. Il decreto esclude infatti quelli di 'alto valore culturale', ma tale definizione è decisamente ambigua tanto più che ad oggi non è chiaro quale organismo debba classificarli così".

 

Testo integrale della Lettera  del 4 maggio