Il
Comitato per la Bellezza, l'Associazione Bianchi Bandinelli e l'Assotecnici
hanno emanato un comunicato in cui si sottolineano ancora una volta i
rischi del Federalismo demaniale per il patrimonio storico, artistico e
paesaggistico della Nazione. Nel comunicato si afferma - tra l'altro -
che "un grande, prezioso patrimonio nazionale, a volte bene utilizzato,
a volte no, ma pur sempre tutelato da assalti speculativi, rischia di
essere in tal modo venduto, anzi svenduto da enti regionali e locali
alla disperata, immediata ricerca di una quadratura dei loro asfittici e
disastrati bilanci. E' una manovra che spinge ad una utilizzazione
prettamente commerciale di beni culturali e paesaggistici pubblici e che
favorirà una ristretta cerchia di detentori privati di grandi capitali".
Già il 4 maggio era stata diffusa una allarmata lettera diretta agli
organi politico-istituzionali, sui rischi che si preannunciavano
gravissimi per le sorti del patrimonio demaniale. A quella lettera aveva
risposto il Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, informandoci
di aver inviato il nostro documento alla commissione parlamentare
competente e assicurando che avrebbe fatto il possibile per vigilare
sull'iter legislativo del decreto.
Il
primo corposo elenco di beni culturali e paesaggistici demaniali (fin
qui di tutti noi) da trasferire, a spezzatino, fra le Regioni (del
Centro Nord essenzialmente) e i loro Enti locali smentisce una solenne
promessa fatta dal governo nel maggio scorso: il federalismo demaniale
non riguarderà beni di alto pregio. Non sono forse di "alto pregio" le
Dolomiti bellunesi, Villa Giulia a Roma, o le isole di Palmaria e di
Santo Stefano? Un grande, prezioso patrimonio nazionale, a volte bene
utilizzato, a volte no, ma pur sempre tutelato da assalti speculativi,
rischia di essere in tal modo venduto, anzi svenduto da enti regionali e
locali alla disperata, immediata ricerca di una quadratura dei loro
asfittici e disastrati bilanci. E' una manovra che spinge ad una
utilizzazione prettamente commerciale di beni culturali e paesaggistici
pubblici e che favorirà una ristretta cerchia di detentori privati di
grandi capitali. Con risvolti grotteschi: a Roma Villa Giulia, oggi
statale, sede dello splendido Museo Etrusco, anch'esso statale,
diventerà comunale. Per farci che cosa? Matrimoni e rinfreschi nel
Ninfeo o davanti all'Apollo di Veio? Chiediamo a tutte le associazioni,
alle forze culturali e a quelle politiche più illuminate di alzare
insieme una forte protesta contro un provvedimento insensato, gravido di
pericoli, che cozza contro lo spirito e la sostanza dell'articolo 9
della Costituzione che parla di "tutela" e non di vendita del patrimonio
storico-artistico e del paesaggio della Nazione (della Nazione,
sottolineiamo).
Assotecnici

Associazione Bianchi Bandinelli
Comitato per la Bellezza