12 novembre
2010 - Appello al Presidente Napolitano per Pompei e la cultura
L’Associazione Bianchi Bandinelli
ha aderito all'Appello lanciato da Assotecnici su Pompei. Nella Lettera
al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si afferma, contro "i
ripetuti attacchi alla professionalità dei tecnici del MIBAC da parte
del Ministro Bondi", che "in nome di un managerialismo di facciata,
condito da commissari che tanti episodi giudiziari stanno provocando,
sono state calpestate e si vogliono calpestare competenze di altissimo
livello, anche internazionale, imbrigliate prima dall’omologazione con i
Lavori Pubblici, quando c’era precedentemente una legislazione
specifica, poi dai tagli mortificanti di finanziamenti e mezzi, che
hanno reso il settore asfittico".
Vi invitiamo a leggere il testo
dell'Appello e a sottoscriverlo alla pagina:
http://www.petizionionline.it/petizione/per-pompei-e-la-cultura/2507
TESTO COMPLETO DELL'APPELLO
Signor
Presidente,
i ripetuti attacchi alla professionalità dei
tecnici del MIBAC da parte del Ministro Bondi,
in seguito alla vergognosa vicenda di Pompei, ci
inducono a rivolgere ancora una volta a Lei un
appello sull’incredibile situazione dei beni
culturali in Italia, che tanto scalpore sta
suscitando in tutto il mondo.
In nome di un managerialismo di facciata,
condito da commissari che tanti episodi
giudiziari stanno provocando, sono state
calpestate e si vogliono calpestare competenze
di altissimo livello, anche internazionale,
imbrigliate prima dall’omologazione con i Lavori
Pubblici, quando c’era precedentemente una
legislazione specifica, poi dai tagli
mortificanti di finanziamenti e mezzi, che hanno
reso il settore asfittico.
Si è giunti addirittura a vietare i sopralluoghi
ispettivi con la propria auto ai funzionari, che
già “godono” per la maggior parte di risibili
stipendi, a fronte delle retribuzioni da super
manager che pervadono il Ministero e a tal
proposito desideriamo ringraziarLa pubblicamente
per il Suo autorevole intervento
nell’incresciosa situazione.
Ebbene, riteniamo che la misura sia colma,
considerata l’inadeguatezza nella gestione del
più grande patrimonio del mondo. L’Italia e la
sua cultura sono una priorità che merita una
riflessione globale sui beni culturali, da non
considerarsi né merce né emergenza ma il volano
economico, oltre che ricchezza per l’umanità.
Confidando nel Suo autorevole intervento, La
preghiamo di accogliere i sensi della nostra più
alta considerazione.
RASSEGNA STAMPA
COMPLETA (agenzie e articoli)
Si ringrazia il sito
http://www.patrimoniosos.it
per la collaborazione
MIBAC: BONDI, I 600 TECNICI CONTRO DI ME PERCHE' ESTRANEI A VERA
CULTURA =
(ASCA) - Roma, 25 nov - ''L'appello dei seicento tecnici, urbanisti
ed ex sovrintendenti a favore delle mie dimissioni e' importante
perche' e' l'espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la
vera cultura, che e' innanzitutto rispetto, obiettivita',
responsabilita', e che e' all'origine dei mali di cui soffre oggi il
nostro Paese e in particolare della crisi in cui versa il sistema
dei beni culturali e ambientali''.
Lo afferma il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi
aggiungendo che ''questo mondo che si ammanta di una falsa cultura
porta la responsabilita' di aver frenato lo sviluppo economico del
Paese senza avere scongiurato lo scempio del paesaggio e il
decadimento del patrimonio artistico del nostro Paese''.
''Questo mondo chiede giustamente le mie dimissioni -prosegue
Bondi-, perche' sono il ministro che ha preteso che non venisse
ostacolata, dalle lungaggini e dall'aumento dei costi a causa dei
ritrovamenti archeologici, la realizzazione delle metropolitane di
Roma e di Napoli, il ministro che ha dato il via libera a importanti
progetti di sviluppo civile e infrastrutturale dopo che erano stati
bloccati per anni, il ministro che ha difeso il Pincio dai progetti
di una amministrazione di sinistra e che ha tutelato l'Agro Romano
sempre dai piani regolatori predisposti dalle amministrazioni di
sinistra''.
GOVERNO: BONDI, CHIEDE MIE DIMISSIONI CHI FRENA PAESE =
(AGI) - Roma, 25 nov. - "L'appello dei seicento tecnici, urbanisti
ed ex sovrintendenti a favore delle mie dimissioni e'
importante perche' espressione di un mondo che nulla ha a che fare
con la vera cultura, che e' innanzitutto rispetto,
obiettivita', responsabilita', e che e' all'origine dei mali di cui
soffre oggi il nostro Paese e in particolare della crisi in
cui versa il sistema dei beni culturali e ambientali". Lo afferma il
ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi,
aggiungendo che "questo mondo che si ammanta di una falsa cultura
porta la responsabilita' di aver frenato lo sviluppo
economico del Paese senza avere scongiurato lo scempio del paesaggio
e il decadimento del patrimonio artistico del nostro Paese". "Questo
mondo - prosegue - chiede giustamente le mie dimissioni, perche'
sono il ministro che ha preteso che non venisse ostacolata, dalle
lungaggini e dall'aumento dei costi a causa dei ritrovamenti
archeologici, la realizzazione delle metropolitane di Roma e di
Napoli, il ministro che ha dato il via libera a importanti progetti
di sviluppo civile e infrastrutturale dopo che erano stati bloccati
per anni, il ministro che ha difeso il Pincio dai progetti di una
amministrazione di sinistra e che ha tutelato l'Agro Romano sempre
dai piani regolatori predisposti dalle amministrazioni di sinistra".
(AGI)
BENI
CULTURALI:600 INTELLETTUALI, BONDI SI DIMETTA 'LA MISURA E' COLMA',
APPELLO A NAPOLITANO
(ANSA) - ROMA, 25 NOV - ''No alla morte della cultura'': e'
l'accorato appello che 600 intellettuali hanno firmato e
lanciato questa mattina dalla Sala Nassirya del Senato al Presidente
della Repubblica Napolitano. Promosso
dall'Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni
Culturali e Ambientali, insieme, tra gli altri, all'Associazione
Nazionale Archeologi, al Comitato per la Bellezza, Italia Nostra e
alla Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, l'appello
sottolinea quanto ''la misura sia colma, considerata l'inadeguatezza
nella gestione del piu' grande patrimonio del mondo''. I firmatari,
illustrando questa mattina ''la gravissima situazione in cui versa
il Ministero dei Beni Culturali e i clamorosi errori commessi nel
patrimonio de L'Aquila post-terremoto e di Pompei, chiedono pertanto
le dimissioni del Ministro Bondi''.
YVV-MA
25-NOV-10 13:36 NNN
ANSA/BENI CULTURALI:MINISTERO ALLO SBANDO, APPELLO INTELLETTUALI
'SFIDUCIA A BONDI, MINISTRO CHE FA MEGLIO QUANDO NON C'E''
(ANSA) - ROMA, 25 NOV - Un Ministero allo sbando, con le casse
sempre pi— vuote, dove gli amministrativi prendono il posto degli
archeologi e ''manager dei fast food'' decidono dell'Accademia di
Brera, con i Comuni che spingono all'urbanizzazione per gli oneri
fiscali e un Ministro che ''non fa nulla e lascia fare di tutto agli
altri''. E' la drammatica fotografia del Ministero dei Beni
Culturali, all'indomani del crollo di Pompei e nella confusione
generale che regnerebbe a L'Aquila, illustrata oggi dai firmatari
dell'appello rivolto al Presidente Napolitano per dire ''No alla
morte della cultura''.
Promosso dall'Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei
Beni Culturali e Ambientali, insieme all'Associazione Nazionale
Archeologi, al Comitato per la Bellezza, Italia Nostra e alla Rete
dei Comitati per la Difesa del Territorio, l'appello è stato firmato
da 600 intellettuali, tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti per
chiedere a gran voce la sfiducia al Ministro Bondi.
''Siamo partiti all'indomani di Pompei - spiega la presidente di
Assotecnici Irene Berling• - quando si Š pensato bene di
scaricare le colpe del disastro dei beni culturali in Italia sui
tecnici. Come se non venissimo da un decennio di problemi
enormi. Al Ministero non ci sono soldi non solo per i restauri, ma
per pagare le bollette. A fare il lavoro degli archeologi o degli
storici dell'arte passano persone senza laurea. E i musei, come in
Abruzzo, sono affidati ad amministrativi''. Uno dei punti più
scottanti della protesta è proprio la gestione del post-terremoto in
Abruzzo. ''A più di un anno dal sisma ancora non esiste una lista di
quali beni si siano salvati e di quali siano invece persi. E' il
risultato dell'aver affidato la gestione a un vice-commissario
delegato della Protezione civile'', spiega Marisa Dalai, presidente
dell'Associazione Bianchi Bandinelli, che punta il dito anche contro
il Direttore Generale per la Valorizzazione del Territorio Mario
Resca, ''manager dei fast food'' del team Bondi che ''non ha portato
un centesimo nelle casse dello Stato'', ma ''con il quale l'ombra
lunga del malaffare ha investito il Ministero’’ (formulazione
rettificata in un lancio successivo, ndr). I tecnici non ci stanno
poi a prendersi le colpe del crollo di Pompei. ''Senza un intervento
continuo ed efficace una citta’ cosi’ antica è fragile - spiega l'ex
sovrintendente Pier Giovanni Guzzo -. I crolli sono stati causati da
errori della Protezione Civile che un modesto archeologo avrebbe
saputo evitare''. Come l'idea di spendere milioni di euro per
''spettacolarizzare'' solo alcuni monumenti (come la Domus Giulio
Polibio) non considerando l'armonia dell'intero sito. Ma anche,
molto pi— banalmente, non calcolando la diversa pendenza dello
scorrimento dell'acqua sulle nuove coperture che andava, giorno dopo
giorno, a rimbalzare su terreno e muri delle stesse rovine
millenarie. A questo si aggiungono tagli ''gravissimi'': fondi Mibac
che dai 2 miliardi del 2004 sono arrivati a un miliardo e 710mila
nel 2010, destinati nel 2011 a scendere ancora del 16%. ''E con
solo 450 archeologi costretti a gestire 600 Km quadrati di
territorio a testa'', conclude la Berlingo’. ''Una politica che -
conclude Vittorio Emiliani presidente del Comitato per la Bellezza -
mira a smantellare Mistero e presidi di tutela. Bondi e’ un ministro
fantasma, che passa il suo tempo a via dell'Umiltà e fa meglio
quando non c'e’Š''.(ANSA).
YVV-LC
25-NOV-10 16:11 NNN
BENI CULTURALI: BONDI A TECNICI, ESPRIMETE FALSA CULTURA
(V. 'BENI CULTURALI: 600 INTELLETTUALI...' DELLE 13.36)
(ANSA) - ROMA, 25 NOV - ''L'appello dei seicento tecnici, urbanisti
ed ex sovrintendenti a favore delle mie dimissioni e' importante
perche' e' l'espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la
vera cultura, che e' innanzitutto rispetto, obiettivita',
responsabilita', e che e' all'origine dei mali di cui soffre oggi il
nostro Paese e in particolare della crisi in cui versa il sistema
dei beni culturali e ambientali''. E' la replica del ministro dei
Beni culturali Sandro Bondi. ''Questo mondo che si ammanta di una
falsa cultura - fa notare il ministro - porta la responsabilita' di
aver frenato lo sviluppo economico del Paese senza avere scongiurato
lo scempio del paesaggio e il decadimento del patrimonio artistico
del nostro Paese''.
Questo mondo, prosegue, ''chiede giustamente le mie dimissioni,
perche' sono il ministro che ha preteso che non venisse ostacolata,
dalle lungaggini e dall'aumento dei costi a causa dei ritrovamenti
archeologici, la realizzazione delle metropolitane di Roma e di
Napoli, il ministro che ha dato il via libera a importanti progetti
di sviluppo civile e infrastrutturale dopo che erano stati bloccati
per anni, il ministro che ha difeso il Pincio dai progetti di una
amministrazione di sinistra e che ha tutelato l'Agro Romano sempre
dai piani regolatori predisposti dalle amministrazioni di
sinistra''. (ANSA).
LB
25-NOV-10 18:35 NNN
BENI CULTURALI: PD, C'E' BISOGNO DI VOLTARE PAGINA
(V. 'BENI CULTURALI: 600 INTELLETTUALI...' DELLE 13.36)
(ANSA) - ROMA, 25 NOV - ''C'e' bisogno di voltare pagina, la cultura
italiana non si merita questo sguaiato declino''. Lo
dice il responsabile cultura e informazione del Pd Matteo Orfini,
che commenta l'appello lanciato oggi al presidente della Repubblica
Napolitano da intellettuali e associazioni, che chiedono le
dimissioni del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi.
''L'appello degli intellettuali e delle associazioni - dice
Orfini - e' un'ulteriore dimostrazione che occorre porre fine
all'esperienza fallimentare di questo ministro e di questo governo.
Tra crolli quotidiani, responsabilita' negate, tagli
brutali accompagnati da regali ad amici e parenti - fa notare
l'esponente Pd - un ministero che e' stato a lungo un orgoglio del
nostro Paese per le grandi professionalita' tecniche che esprime, e'
oggi divenuto il simbolo della crisi''. (ANSA).
LB
25-NOV-10 19:05 NNN
ANSA/BENI CULTURALI:MINISTERO A SBANDO,APPELLO INTELLETTUALI (2)
(ANSA) - ROMA, 25 NOV - La professoressa Marisa Dalai, presidente
dell'Associazione Bianchi Bandinelli, - riguardo al suo intervento
in conferenza stampa, ha successivamente precisato: ''di non aver
accusato di malaffare il Direttore per la valorizzazione,
commissario per la Grande Brera, ma di averne sottolineato l'errore
culturale compiuto espellendo l'Accademia delle Belle Arti da Brera
e separandone il patrimonio storico artistico da quello della
Pinacoteca; ho ricordato anche che soggetto attuatore per la
realizzazione del progetto, stante il regime commissariale, era
stato nominato l'ing. Della Giovanpaola''. (ANSA).
LC-DZ
25-NOV-10 23:08 NNN
CULTURA: 600 INTELLETTUALI FIRMANO 'APPELLO' A NAPOLITANO =
QUESTA MATTINA ALLA SALA NASSIRYA DEL SENATO
Roma, 25 nov. - (Adnkronos) - 'No alla morte della cultura'.
Questo il senso dell'accorato appello che 600 intellettuali italiani
e stranieri hanno firmato e lanciato questa mattina dalla Sala
Nassirya del Senato al Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano.
L'appello e' promosso dall'Associazione Nazionale dei Tecnici
per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali, insieme con
l'Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, l'Associazione Culturale
Silvia Dell'Orso, l'Associazione Nazionale Archeologi, il Comitato
per la Bellezza, Italia Nostra, la Rete dei Comitati per la difesa
del territorio. Il testo sottolinea con forza quanto "la
misura sia colma, considerata l'inadeguatezza nella gestione del
piu' grande patrimonio del mondo".
I firmatari chiedono le dimissioni del titolare dei Beni
Culturali, Sandro Bondi, definito un 'ministro fantasma'.
Illustrando questa mattina la situazione in cui versa il ministero
dei Beni e delle Attivita' Culturali, i firmatari hanno messo
in evidenza che gli stanziamenti per i beni culturali sono solo
0,20% del bilancio dello Stato, contro 0,90% della Francia e
1,20% in Inghilterra. I firmatari hanno anche messo in luce gli
errori commessi nel patrimonio dell'Aquila post-terremoto e di
Pompei. (segue)
(Clt/Pn/Adnkronos)
25-NOV-10 17:34
NNNN
ZCZC
ADN1101 4 CUL 0 ADN CUL NAZ
CULTURA: 600 INTELLETTUALI FIRMANO 'APPELLO' A NAPOLITANO (2)
=
(Adnkronos) - Hanno preso la parola Irene Berlingo' (Assotecnici),
l'ex soprintendente di Pompei, Piergiovanni Guzzo, Vittorio Emiliani
(Comitato per la Bellezza), Ebe Giacometti (Italia Nostra), Bernardo
Rossi Doria (Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio), Tsao
Cevoli (Associazione Archeologi) e Marisa Dalai (Bianchi
Bandinelli). Un saluto e' stato portato dai senatori Francesco Pardi
(Idv) e Vincenze Vita (Pd).
(Clt/Pn/Adnkronos)
25-NOV-10 17:36
CULTURA: BONDI, APPELLO MIE DIMISSIONI E' ESPRESSIONE MONDO NON
CULTURA =
Roma, 25 nov. - (Adnkronos) - ''L'appello dei seicento
tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti a favore delle mie
dimissioni e' importante perche' e' l'espressione di un mondo che
nulla ha a che fare con la vera cultura, che e' innanzitutto
rispetto, obiettivita', responsabilita', e che e' all'origine dei
mali di cui soffre oggi il nostro Paese e in particolare della crisi
in cui versa il sistema dei beni culturali e ambientali''. Lo
dichiara in una nota il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, in
risposta all'appello firmato oggi nella Sala Nassirya del Senato da
600 intellettuali e inviato al Capo dello Stato, nel quale Bondi
viene definito ''ministro fantasma''.
''Questo mondo -replica il titolare di via del Collegio
Romano- che si ammanta di una falsa cultura porta la
responsabilita' di aver frenato lo sviluppo economico del Paese
senza avere scongiurato lo scempio del paesaggio e il
decadimento del patrimonio artistico del nostro Paese''.
''Questo mondo -prosegue Bondi- chiede giustamente le mie
dimissioni, perche' sono il Ministro che ha preteso che non venisse
ostacolata, dalle lungaggini e dall'aumento dei costi a causa dei
ritrovamenti archeologici, la realizzazione delle metropolitane di
Roma e di Napoli, il Ministro che ha dato il via libera a importanti
progetti di sviluppo civile e infrastrutturale dopo che erano stati
bloccati per anni, il Ministro che ha difeso il Pincio dai progetti
di una amministrazione di sinistra e che ha tutelato l'Agro Romano
-conclude- sempre dai piani regolatori predisposti dalle
amministrazioni di sinistra''.
(Clt/Pn/Adnkronos)
25-NOV-10 19:06
ARTICOLI
http://www.articolo21.org
Mibac, un settore al collasso retto da un ministro "fantasma"
di Vittorio
Emiliani
http://www.articolo21.org/2143/notizia/mibac-un-settore-al-collasso-retto-da-un-ministro.html
Nel
2004 gli stanziamenti ministeriali per la cultura e per i beni
culturali rappresentavano ancora lo 0,34 % del bilancio statale.
Oggi sono precipitati al 20%. Quindi la diminuzione in otto anni è
stata pari al 41 %, e già quello 0,34 era già una delle percentuali
più basse in Europa. La Francia infatti spende lo 0,90 % del suo
bilancio statale e il Regno Unito l’1,20 %. ''No alla morte della
cultura'': è infatti l'accorato appello che 600 intellettuali
italiani e stranieri hanno firmato e lanciato ieri mattina dalla
Sala Nassirya del Senato al Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano. Promosso dall'Associazione Nazionale dei Tecnici per la
Tutela dei Beni Culturali e Ambientali, insieme con l’Associazione
Ranuccio Bianchi Bandinelli, l’Associazione Culturale Silvia
Dell’Orso, l’Associazione Nazionale Archeologi, il Comitato per la
Bellezza, Italia Nostra, la Rete dei Comitati per la difesa del
territorio, l'appello sottolinea quanto ''la misura sia colma,
considerata l'inadeguatezza nella gestione del piu' grande
patrimonio del mondo''.
I firmatari, illustrando la gravissima situazione in cui versa il
Ministero dei Beni Culturali, ormai al collasso dopo i feroci tagli
inferti dal governo Berlusconi (e subiti dal ministro Bondi) e dopo
i clamorosi errori commessi nel patrimonio dell’Aquila
post-terremoto e di Pompei, dove i tecnici veri sono stati
sostituiti dalla Protezione Civile, hanno chiesto le dimissioni di
Sandro Bondi definito un “Ministro fantasma”, “autentico liquidatore
del MiBAC”.
Gli organici reali del Ministero sono scesi da 21.232 a 18.839
unità, con una riduzione superiore all’11 %, ma è in previsione un
altro 10 % in meno, mettendo a rischio la tutela del patrimonio
storico-artistico, l’apertura dei musei e dei siti archeologici.
Proprio mentre si crea la figura di un direttore (Mario Resca ex
McDonald’s e ex Casinò di Campione) alla valorizzazione con uno
stipendio particolarmente elevato. In compenso non c’è più al
Collegio Romano la direzione generale per il Paesaggio e quella ai
Beni storici e artistici è stata incorporata nei Beni
architettonici. Il personale tecnico-scientifico del Ministero si
ferma così a 3.250 fra archeologi, storici dell’arte, architetti,
archivisti, bibliotecari, ecc. Gli archeologi statali – si è
rilevato nella conferenza stampa – sono appena 450. Se si pensa che
le aree archeologiche risultano in Italia circa 2.000, ce n’è 1 ogni
4,4 aree archeologiche, cioè 1 ogni centinaia di chilometri
quadrati. All’ultimo concorso per 30 posti da archeologo si sono
presentati 5.500 concorrenti con dottorato di ricerca.
V’è di peggio. L’ombra del malaffare si è allungata su di un settore
che non aveva subìto indagini giudiziarie né col post-terremoto
dell’Irpinia, né con Tangentopoli, né col post-terremoto
umbro-marchigiano: per la Grande Brera era stato infatti chiamato
quale soggetto attuatore l’ing. Della Giovampaola uno degli
esponenti della “cricca” di Firenze e dell’Aquila.
Hanno preso la parola alla conferenza stampa al Senato Irene
Berlingò (Assotecnici), l’ex soprintendente di Pompei, Piergiovanni
Guzzo, Vittorio Emiliani (Comitato per la Bellezza), Ebe Giacometti
(Italia Nostra), Bernardo Rossi Doria (Rete dei Comitati per la
Difesa del Territorio), Tsao Cevoli (Associazione Archeologi) e
Marisa Dalai (Bianchi Bandinelli). Un saluto è stato portato dai
senatori Francesco Pardi (Idv) e Vincenzo Vita (Pd). Era presente il
responsabile Cultura del Pd, Matteo Orfini.
600 intellettuali dicono no alla
morte della cultura
Raffaella Ansuini
http://www.quotidianoarte.it/nl/quotidianoarte_content_12448.mn
“Arte e Ambiente:
lo Stato abdica. Non c’è politica per il patrimonio culturale”.
Questo il titolo dell’articolo che Carlo Giulio Argan firmò nel 1983
su «l’Unità» in occasione della nomina a senatore. E questo titolo
racchiude perfettamente le ragioni che hanno spinto l’Associazione
Ranuccio Bianchi Bandinelli, l’Associazione Nazionale dei Tecnici
per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali, l’Associazione
Culturale Silvia Dell’Orso, l’Associazione Nazionale Archeologi, il
Comitato per la Bellezza, Italia Nostra e la Rete dei Comitati per
la Difesa del Territorio, assieme a 600 intellettuali italiani e
internazionali, a dire no alla morte della cultura. Un NO con un
appello, che porta la data dell’8 novembre scorso, al presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano, e la firma di Irene Berlingò,
presidente dell’Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei
Beni Culturali e Ambientali. Spunto dell’appello “i ripetuti
attacchi alla professionalità dei tecnici del MiBAC da parte del
ministro Bondi, in seguito alla vergognosa vicenda di Pompei” si
legge nella lettera “ci inducono a rivolgere ancora una volta a Lei
un appello sull’incredibile situazione dei beni culturali in Italia,
che tanto scalpore sta suscitando in tutto il mondo […] L’Italia e
la sua cultura sono una priorità che merita una riflessione globale
sui beni culturali, da non considerarsi né merce né emergenza ma il
volano economico, oltre che ricchezza per l’umanità”.
Bondi. Tra repliche e
sfiducie, la dura settimana del ministro
Il fatto
quotidiano 26/11/2010
Mentre la mozione di
sfiducia presentata alla Camera slitta alla prima settimana di
dicembre per questioni di calendario, il ministro ai Beni culturali
Sandro Bondi deve fronteggiare due problemi. Il primo riguarda la
"sfiducia”, firmata da 600 intellettuali, tra scrittori, architetti,
urbanisti e archeologi che gli imputano di essere stato un "ministro
fantasma". Il secondo è la mozione firmata da Antonio Di Pietro che
chiede conto al suo dicastero dei denari spesi dal suo dicastero. Il
ministro si difende. "La presentazione alla Mostra di Venezia del
film di coproduzione italo-bulgara Goodbye Mama è stata patrocinata
dal ministero. Nessun costo, diretto o indiretto, è stato sostenuto
dal ministero per l'organizzazione di questo premio speciale".
Ora Bondi rischia sul
serio
Enrico
Paoli
Libero
26/11/2010
Ma slitta la mozione
di sfiducia. Dopo i parenti, l'attrice bulgara
Il ministro è ormai isolato. L'ultima grana: «Riconoscimento ad hoc
per la Bonev»
La mozione personale di sfiducia slitta a chissà quando, prima c'è
il nodo dell'università. Le polemiche no. Anzi, tendono ad aumentare
ogni giorno che passa, al punto da indurre Sandro Bondi, finito nel
mirino dell'opposizione e dei finiani, ad accusare la «solitudine
del ministro». Perché se in pubblico il titolare dei Beni culturali,
entrato nel vortice denigratorio dopo il crollo di Pompei e
proseguito con le presunte assunzioni facili di parenti al
ministero, parla di una «violenta campagna di stampa finalizzata a
distruggere la mia immagine pubblica», in privato si sarebbe
lamentato del fatto di essere stato "lasciato solo" dal partito e
dai colleghi dell'esecutivo. Insomma, dopo la solidarietà dei primi
giorni, sono "tutti spariti", impegnati, magari, a soccorrere Mara
Carfagna, ministro per le Pan Opportunità. E l'ultima bordata, fatta
partire dal Fatto Quotidiano e dal Corriere della Sera, lo ha
indotto a ricorrere alle vie legali. «Gli articoli pubblicati dai
due quotidiani», dice Bondi, «dimostrano a quali bassezze è giunta
l'informazione nel nostro Paese. Da circa un anno sono sottoposto ad
una violenta campagna di stampa finalizzata a distruggere la mia
immagine pubblica, una campagna di stampa che coinvolge ora anche la
mia vita familiare con gravi diffamazioni nei confronti della mia
compagna Manuela Repetti». E veniamo, allora, alla goccia che ha
fatto traboccare il vaso. Stando a quanto riportato dal Fatto
Quotidiano il ministro Bondi avrebbe chiamato il direttore generale
del ministero dei Beni culturali, Nicola Borrelli, per chiedergli di
«inventare un premio» a Venezia per Michelle Bonev, «un'amica molto
cara al primo ministro bulgaro e a Berlusconi». Fatto sta che la
Bonev, attrice e produttrice, si presenta a Venezia con «Goodbye
Mama», opera prima, e vince un «Premio speciale della Biennale»,
assegnato da «Action for Women». Alla cerimonia partecipano due
ministri, un sottosegretario e una deputata. Tra loro c'è il
ministro Giancarlo Galan. «Berlusconi mi ha dato un incarico
preciso: salutare con calore e affetto Michelle Bonev». La Bonev era
già stata al centro di uno scandalo. Secondo le intercettazioni
sarebbe stata «imposta» al Dopo-festival di Sanremo da Agostino
Saccà, ex direttore generale Rai. Al Lido, a consegnarle il premio,
è stata la Carfagna. Il ministro Bondi, ovviamente, smentisce la
ricostruzione su Venezia. «È una storia completamente inventata,
sono fantasie, frutto di imbarbarimento. Il Fatto ne risponderà in
tribunale». La stessa cosa ha deciso di fare la sua attuale
compagna, nonché deputata del PdL, Manuela Repetti, finita nel
calderone delle polemiche per presunti finanziamenti erogati dal
ministero al suo ex marito. Secondo le ricostruzioni del Fatto,
avrebbe «beneficiato» dei fondi del Fus. Anche lei, ovviamente, ha
deciso di ricorrere alle vie legali. Intanto anche il mondo
accademico ha deciso di «sfiduciare» il ministro. Al grido di «No
alla morte della cultura» circa seicento intellettuali hanno firmato
e lanciato la campagna contro il titolare del ministero dei Beni
Culturali. Secca la replica del ministro. «L'appello dei seicento
tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti a favore delle mie
dimissioni», afferma Bondi, «è importante perché è l'espressione di
un mondo che nulla ha a che fare con la vera cultura».
Un appello di 600
intellettuali: i Beni culturali stanno morendo
P. Fal.
Corriere della Sera 26/11/2010
Chiedono
l'intervento di Napolitano
Ormai siamo «al collasso»: gli stanziamenti per i Beni culturali
sono lo 0,2% del bilancio dello Stato contro lo 0,9 in Francia e
l'1,2 in Gran Bretagna, per non parlare dei «clamorosi errori
commessi nell'Aquila post terremoto e a Pompei». E il grido di
dolore lanciato dall'Associazione nazionale dei tecnici per la
tutela dei beni culturali e ambientali, con l'Associazione
archeologi, il Comitato per la bellezza, Italia Nostra e la Rete dei
comitati per la difesa del territorio, firmato da 600 intellettuali
italiani e stranieri, tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti.
Chiedono le dimissioni di Sandro Bondi, definito un «ministro
fantasma», «liquidatore del ministero per i Beni culturali».
L'appello, intitolato «No alla morte della cultura», è stato
indirizzato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Duro
l'ex soprintendente di Pompei, Piergiovanni Guzzo: «I crolli sono
stati causati da errori della Protezione civile che un modesto
archeologo avrebbe saputo evitare». «Al ministero non ci sono più
neanche i soldi per pagare le bollette» ha rincarato Irene Berlingò.
Seguita da Vittorio Emiliani: «Bondi passa il suo tempo a via
dell'Umiltà. Fa meglio quando non c'è». In serata la replica del
ministro: «L'appello a favore delle mie dimissioni è importante —
afferma Bondi — perché è l'espressione di un mondo che nulla ha a
che fare con la vera cultura e che è all'origine dei mali di cui
soffre oggi il nostro Paese e in particolare della crisi in cui
versa il sistema dei beni culturali»
Seicento intellettuali
contro i "tagli"
Messaggero
26/11/2010
ROMA-«No alla morte
della cultura»: e' l'accorato appello che 600 intellettuali italiani
e stranieri hanno firmato e lanciato ieri mattina dalla Sala
Nassirya del Senato al Presidente della Repubblica Napolitano.
Promosso dall'Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei
Beni Culturali e Ambientali, insieme con l'Associazione Ranuccio
Bianchi Bandinelli, l'Associazione Culturale Silvia Dell'Orso,
l'Associazione Nazionale Archeologi, il Comitato perla Bellezza,
Italia Nostra, la Rete dei Comitati per la difesa del territorio,
l'appello sottolinea quanto «la misura sia colma, considerata
l'inadeguatezza nella gestione del più grande patrimonio del mondo».
I firmatari, illustrando la gravissima situazione in cui versa il
Ministero dei Beni Culturali, ormai al collasso - gli stanziamenti
per i beni culturali sono solo 0,20% del bilancio dello Stato,
contro 0,90% della Francia e 1,20% in Inghilterra, e i clamorosi
errori commessi nel patrimonio dell'Aquila post-terremoto e di
Pompei - chiedono pertanto le dimissioni di Sandro Bondi definito un
«ministro fantasma», autentico liquidatore del MiBAC. Hanno preso la
parola Irene Berlingò (Assotecnici), l'ex soprintendente di Pompei,
Piergiovanni Guzzo, Vittorio Emiliani (Comitato per la Bellezza),
Ebe Giacometti (Italia Nostra), Bernardo Rossi Doria (Rete dei
Comitati per la Difesa del Territorio), Tsao Cevoli (Associazione
Archeologi) e Marisa Dalai (Bianchi Bandinelli). Un saluto è stato
portato dai senatori Francesco Pardi (Idv) e Vincenze Vita (Pd).
Ed esplode il caso
Bondi, tra gossip e casse vuote
Valter
Delle Donne
Secolo
d’Italia 26/11/2010
Seicento
intellettuali hanno firmato un appello al presidente Napolitano: il
dicastero è allo sbando, il suo responsabile passa il suo tempo a
via dell'Umiltà
ROMA. Non una riga su Michelle Bonev (al secolo Dragomira Bonev),
sulla delegazione di 32 persone giunte dalla Bulgaria per la mostra
del cinema di Venezia e sul premio fantasma. Non pervenuti neppure
gli articoli dedicati alle persone vicine al ministro Bondi che
avrebbero avuto benefici dal suo dicastero. A leggere la rassegna
stampa dei Beni culturali Sandro Bondi è il migliore dei ministri
possibili. Per quei pochi che ancora non se sono accorti il
ministro-poeta adotta opzioni più prosaiche. Ieri ha annunciato
querela contro II Fatto quotidiano e il Corriere della Sera. «In
questi giorni si è scatenata una campagna di stampa contro la mia
persona, alimentata da ogni sorta di accuse, per affastellare nuovi
argomenti e per far salire la tensione politica in vista del voto
finale», ha replicato Bondi tirando in ballo la mozione di sfiducia
presentata contro di lui dalle opposizioni e che si discuterà alla
Camera nella prima settimana di dicembre. Che cosa hanno scritto i
due quotidiani? Il giornale diretto da Antonio Padellaro ha
approfondito il caso Bonev descrivendolo con dettagli da commedia
all'italiana. Per capire quanto sia influente nei salotti
berlusconiani la signora bulgara va ricordato che Giampiero Mughini
andò via da Panorama a causa sua. («Scrisse un libro che era una
porcata inaudita, feci la recensione ma il direttore Carlo Rossella,
a mia insaputa, cambiò totalmente il pezzo, trasformando Michelle in
una sintesi tra una Yourcenar e una Sarfatti. Lasciando la mia
firma»). Attrice in alcune fiction Rai, accanto a Pippo Baudo a un
dopofestival di Sanremo, la Bonev ha portato all'ultima edizione
della mostra di Venezia il suo film Goodbye Mama (coprodotto dalla
Rai col patrocinio del ministero). Mancava un premio. Si è risolto
con un escamotage. All'interno di un evento vero ("Action for women"
dedicato a registi di altro livello, come Tornatore e Comencini) ha
rimediato una targa, per far contenta lei e la sua delegazione.
Episodio farsesco che avrebbe un danno economico: le trentadue
persone, sostiene il giornale, sono state alloggiate in alberghi a
cinque stelle e in ristoranti di lusso della città lagunare. Chi ha
pagato? Bondi si indigna e assicura: «Nessun costo, diretto o
indiretto, è stato sostenuto dal ministero per l'organizzazione di
questo premio speciale. Sconcertano perciò talune ricostruzioni
totalmente prive di fondamento». Allora hanno pagato i bulgari? A
precisa domanda il governo di Sofia, secondo il Fatto, è altrettanto
categorico: «Tutte le spese incluso il viaggio sono state a carico
di chi ci ha ricevuto». Un mistero buffo che si aggiunge alle
recenti polemiche per l'assunzione di Fabrizio Indaco (figlio della
attuale compagna di Bondi, Manuela Rapetti) alla direzione generale
del Cinema e per i 25mila euro del Fondo unico per lo spettacolo
assegnati per una consulenza all'ex marito della Rapetti. Al povero
Bondi il Secolo XIX rimprovera persino i finanziamenti ministeriali
alla banda musicale di Novi Ligure (paese natale della Rapetti) e i
285mi1a euro del 2009 a una compagnia teatrale di Massa, vicino a
Fivizzano, paese natale del ministro. Ma in questi casi il ministro
ha risposto che tutte le bande musicali che ne fanno richiesta (850
in totale) ricevono un contributo fisso di 550 euro e che la
compagnia teatrale contestata è quella «dove opera il grande regista
e attore Gabriele Lavia e riceve contributi dal 1992». Laddove non
arrivano le accuse, sono le difese d'ufficio a far danno a Bondi.
Prendete Daniele Capezzone. Secondo il portavoce del Pdl «la
tempistica, il "timing" degli attacchi contro di lui con un
crescendo di accuse e insinuazioni alla vigilia del voto sulla
mozione di sfiducia contro di lui, è eloquente». Insomma, un
complotto internazionale che va da Sofia a Pompei. Ma l'attacco più
pesante è arrivato ieri dalla sala Nassirya del Senato. In un
appello firmato da seicento intellettuali, tecnici, urbanisti ed ex
sovrintendenti è stato chiesto al presidente Giorgio Napolitano un
intervento in difesa dei beni culturali e le conseguente dimissioni
di Bondi. L' appello sottolinea quanto «la misura sia colma,
considerata l'inadeguatezza nella gestione del più grande patrimonio
del mondo». I firmatari hanno illustrato la gravissima situazione in
cui versa il ministero dei Beni culturali e i clamorosi errori
commessi nella gestione post terremoto del patrimonio dell'Aquila e
nella gestione del sito di Pompei. Parlano di un ministero allo
sbando, con le casse sempre più vuote, dove gli amministrativi
prendono il posto degli archeologi e «manager dei fast food»
decidono dell'Accademia di Brera, con i Comuni che spingono
all'urbanizzazione per gli oneri fiscali e un ministro che «non fa
nulla e lascia fare di tutto agli altri» che viene definito «un
ministro fantasma, che passa il suo tempo a via dell'Umiltà e fa
meglio quando non c'è». Non accuse personali ma politiche, alle
quali stavolta Bondi non potrà rispondere attraverso gli avvocati.
Per Bondi il ministero
è casa sua
Peppino
Caldarola
Riformista 26/11/2010
Affari domestici. Li
risolve così: qualcosa al figlio dell'amata, o all'ex marito
GELMINI E BONDI. La prima mette a rischio il governo con la riforma
universitaria che ogni giorno va sotto in Aula; il secondo usa il
Ministero per scopi "familiari".
Lo sanno tutti che sarà lui l'ultimo ad abbandonare Berlusconi
quando quel giorno arriverà. Ma probabilmente sarà il primo a
lasciare il governo quando si discuterà la mozione di fiducia che lo
riguarda. Sandro Bondi si sente accerchiato e ieri ha reagito con
parole esasperate agli attacchi malgrado il rinvio della data in cui
si discuterà il suo operato dopo il disastro di Pompei. I1 mondo sta
crollando addosso a questo ex sindaco di Fivizzano salito alla
ribalta politica per la leggendaria fedeltà al premier, che
l'accomuna ad Emilio Fede recentemente malmenato non a male parole
da un marito geloso in un ristorante di Milano. L'intero mondo della
cultura, dopo averlo lungamente ignorato, ora apertamente lo
contesta. Ieri in una manifestazione romana sono state presentante
oltre seicento fame di operatori e di intellettuali che gli fanno,
politicamente parlando, la pelle. Quelli del cinema lo accusano di
non saper fare il suo mestiere, le soprintendenze lo ignorano,
Tremonti lo sfotte in consiglio dei ministri, i critici ignorano il
suo talento poetico, La Russa e Verdini, coordinatori del Pdl con
lui, gli hanno rubato il partito, la ex moglie ha rilasciato
scabrose interviste accusandolo di ignorare il figlio che hanno in
comune. E' dura essere Bondi di questi tempi. Lui accusa i giornali
di aver orchestrato una campagna stampa che lo martirizza e trova
solo Capezzone, in pieno declino dopo l'ascesa della coppia
Santanchè-Sallusti, Bonny e Clyde del berlusconismo morente, a
difenderlo. Questa volta però l'uomo che fu scoperto dallo scultore
Cascella, che ne apprezzò la materia grezza al punto da segnalarlo
al tycoon di Arcore, non è finito nei guai per colpa del suo leader.
Anche lui si è messo in proprio e ha provato a sistemare i suoi
affanni familiari. Bondi è innamorato di Manuela Repetti, bionda
deputata pidiellina con cui ama farsi ritrarre mano nella mano e che
cita plaudente nelle sue lunghe esternazioni alle agenzie un minuto
dopo aver letto quel che ha dichiarato l'innamorata. La Manuela ha
avuto un figlio e un marito nella sua vita precedente. Bondi ha
pensato di venirle incontro assegnando un lavoro al giovanotto e un
assegno all'ex consorte mettendoli nel libro paga del ministero che
dirige. In questi giorni si è saputo che anche la banda musicale di
Novi Ligure, dove risiede la Repetti, e la Compagnia teatrale di
Mariano Anagni, a pochi chilometri da Fivizzano, hanno goduto delle
amorevoli attenzioni del ministro, sempre a spese dei contribuenti.
Dapprincipio Bondi si è difeso, soprattutto dalle accuse di aver
favorito i cari dell'on. Repetti, descrivendoli pietosamente come
casi umani, infine ha gridato al complotto mediatico. In nessun
momento gli è venuto il dubbio che un ministro non può usare i fondi
di un dicastero come un bancomat per trovare la felicità domestica.
Bondi è uno di quegli uomini nuovi inventati da Berlusconi. A lui
deve tutto. Sicuramente dopo di lui tornerà nell'ombra.
Probabilmente non si è arricchito, è certo che da solo non
prenderebbe un voto. La sua fedeltà è un atto d'amore, il capo lo
chiama ogni volta che la situazione si fa difficile e ha bisogno di
luogotenenti pronti al sacrificio. Per anni ha lavorato nelle
seconde file, la politica lo affascina salvo deluderlo quando sente
che rischia di non ruotare più attorno al suo mito. E’ stato
comunista e da quasi vent'anni ne porta addosso la colpa e l'ansia
di conversione per quelli che considera ancora dominati da
un'ideologia malvagia che tuttavia gli fruttò la carica di sindaco
del suo paesino. Dai modi gentili e spesso untuosi diventa una belva
quando sente incomprensione verso "l'amor suo" e non nasconde la
sofferenza per quel mondo intellettuale che lo ignora malgrado le
pensose articolesse che il Corriere della Sera, da quando è
ministro, ha preso a pubblicargli in basso pagina dopo le ultime di
cronaca. Anche lui, come tanti nel centro-destra, fedeli o ex, e
soprattutto come il suo mentore, rischia di cadere per colpa
femminile. Il troppo amore per la sua compagna lo ha portato a
maneggiare con disinvoltura denaro che non è suo. Lui non comprende
la nostra incomprensione per i prezzi che l'amore costringe a
pagare. Non comprende soprattutto il fatto che la sua storia d'amore
sia criticata perché è finita a piè di lista nel bilancio del
ministero. Basterebbe chiudere un occhio per restituirlo alla
tranquillità domestica. Ma viviamo in tempi bui e incattiviti che
pretendono addirittura che un ministro si comporti da ministro e non
da munifico pacificatore di una nuova famiglia dilaniata dall'ombra
di quella precedente. La barbarie politica degli eterni comunisti si
è abbattuta su un uomo che un tempo sognava che una cuoca dirigesse
lo Stato, e che ora, berlusconianamente, pretende che, crollate le
ideologie, sia lo Stato a pagargli la cuoca.
Storici dell'arte e
archeologi in coro: «Bondi dimettiti»
Luca Del
Fra
Unità
26/11/2010
Il bilancio del
Mibac. In 7 anni il ministero si è fatto tagliare i1 20%. E dilaga
il malaffare...
«Dopo l'appello al capo dello Stato cui hanno aderito centinaia di
intellettuali, chiediamo le immediate dimissioni di Sandro Bondi
dalla carica di ministro dei beni e delle attività culturali (Mibac)».
Le parole di Ebe Giacometti di Italia Nostra risuonano nella piccola
sala Nassirya del Senato dove le associazioni di archeologi, storici
dell'arte, architetti, e quelle per la tutela del patrimonio
culturale e paesaggistico hanno indetto ieri una conferenza stampa.
In 7 anni il Ministero si è visto tagliare di oltre i120% le sue
risorse e comincia a dilagare pure il malaffare in «uno dei pochi
settori della spesa dello stato a suo tempo neanche lambito dalle
inchieste di tangentopoli», come ricorda Vittorio Emiliani
presidente del Comitato per la Bellezza. L'appello, "No alla morte
della cultura" è una iniziativa di Assotecnici, che riunisce
archeologi, storici dell'arte e architetti, a cui si sono uniti tra
gli altri l'Associazione nazionale archeologi, l'Associazione
Dell'Orso e la Rete dei comitati per la difesa del territorio:
«Nella tutela del nostro patrimonio siamo oramai allo sbando—ha
spiegato il presidente di Assotecnici Irene Berlingò—: proprio in
Abruzzo le direzioni di musei archeologici di rilevanza nazionale
sono state affidate a persone non qualificate. Al ministero i
tecnici sono in via di estinzione, e le conseguenze si sentono». Nel
2010 solo lo 0,21% della spesa statale è per il Mibac, meno di un
quarto della Francia, 0,90%, e un sesto della Gran Bretagna, 1,20%.
«Non c'è nessuna politica per il patrimonio artistico e culturale
nel nostro paese —ha insistito Marisa Dalai dell'Associazione
Bianchi Bandinelli—: l'unica cosa che ha fatto Bondi è la nuova
direzione per la valorizzazione del patrimonio, affidandola a Mario
Resca. Divenuto commissario straordinario per la nuova Brera, Resca
ha chiamato a dirigere i lavori Mauro della Giovanpaola». Come molti
ricorderanno è uno della "cricca" finito nelle maglie dell'inchiesta
sugli appalti gelatinosi della protezione civile.
GIRO: Da Italia Nostra un
attacco incomprensibile a Bondi
26 novembre 2010 ore
17:04
http://www.votaberlusconi.it/notizie/19350/giro-da-italia-nostra-attacco-incomprensibile-a-bondi
"E’ sorprendente che
Italia Nostra invece di difendere il nostro impegno a difesa dell’integrita’
del paesaggio si sia unita all’appello contro Sandro Bondi". Ad
affermarlo e’ il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Maria
Giro.
"Solo un anno fa questa prestigiosa associazione aveva plaudito la
scelta coraggiosa di Bondi di bloccare alcuni progetti che avrebbero
inevitabilmente compromesso la bellezza del Pincio a Roma e il
paesaggio dell’Agro romano. Oggi invece Italia Nostra ha deciso di
sferrare un attacco incomprensibile al ministro sull’onda di una
polemica pretestuosa e disonesta senza comprendere che le dimissioni
di Bondi sarebbero il miglior regalo a chi in questi due anni ha mal
sopportato la sua politica verde la green policy del Mibac, che nel
nuovo vincolo paesaggistico sull’agro romano e nel rigore verso la
proliferazione delle pale eoliche offre oggi due importanti
dimostrazioni su cui bisognerebbe riflettere".
Crollo a Pompei, duello a
distanza Guzzo-Fiori
Gaty Sepe
Il Mattino – Napoli 27/11/2010
Sul crollo della
Casa dei Gladiatori a Pompei è duello tra l'ex soprintendente Guzzo
e l'ex commissario straordinario Fiori. Al primo (“Errori che un
modesto archeologo avrebbe evitato») replica Fiori: con Guzzo
nessuna manutenzione.
Contro Bondi 600 firme
Botta e risposta a distanza su Pompei tra l' ex soprintendente
Pietro Giovanni Guzzo e l'ex commissario straordinario Marcello
Fiori, dopo l'appello a Napolitano, per dire «No alla morte della
cultura» e chiedere le dimissioni del ministro Bondi, firmato da
seicento intellettuali tra tecnici, archeologi, urbanisti e
soprattutto ex soprintendenti. Che non ci stanno a prendersi le
responsabilità del crollo della Schola Armaturarum di Pompei,
l'evento più eclatante della gestione dei beni culturali di un
«ministro fantasma». «I crolli sono stati causati da errori della
Protezione Civile che un modesto archeologo avrebbe saputo evitare»
aveva detto Guzzo in occasione dell'appello, criticando
esplicitamente l'idea di spendere milioni di euro per
"spettacolarizzare" solo alcuni monumenti (come la Domus Giulio
Polibio) non considerando l'armonia dell'intero sito e il non aver
calcolato la diversa pendenza dello scorrimento dell'acqua sulle
nuove coperture che, giorno dopo giorno, andava a rimbalzare su
terreno e muri delle stesse rovine millenarie. Dichiarazioni
pesanti, che mettono sotto accusa il lavoro del commissariamento
deciso dal ministro Bondi per portare gli Scavi fuori
dall'emergenza, e uno dei suoi fiori all'occhiello, la Casa-evento
di Giulio Polibio, e a cui ieri 1' ex commissario Fiori, attualmente
impegnato nella messa a punto di una Fondazione per Pompei, ha
risposto punto per punto. «Tutela e conservazione sono sempre
rimaste in capo alla Soprintendenza e ogni intervento realizzato ha
visto la condivisione preventiva dei Soprintendenti, con i quali ho
sempre avuto un ottimo rapporto di collaborazione» dichiara Fiori.
Che poi precisa di non essere stato «nominato per occuparsi della
tutela ma per risolvere problematiche più legate al sistema dei
servizi, al territorio, all'accoglienza dei visitatori e finalizzate
al rilancio turistico dell'area». «È strano - scrive ancora Fiori -
che l'ex Soprintendente non ricordi di non aver mai presentato una
proposta d'intervento di messa in sicurezza urgente riguardo la casa
dei gladiatori, ma di essersi solo occupato
dell'impermeabilizzazione del tetto». L'ex commissario ribadisce poi
che l'ex soprintendente Guzzo è «stato ininterrottamente in carica
dal 1994 a12009 e che durante la sua gestione sono stati accumulati
ingentissimi residui di risorse non spesi»: «Questa incapacità di
spesa - sostiene l'ex commissario - si è purtroppo tradotta nella
mancanza di indispensabili interventi di manutenzione puntuale e
quotidiana che si dovevano e potevano realizzare». Fiori sostiene
poi di aver istituito «per la prima volta» nel sito un capitolo di
bilancio dedicato alla manutenzione ordinaria finanziato con due
milioni di euro. Tutte accuse alle quali l'ex soprintendente Guzzo
non ha voluto replicare, rispondendo con un no comment. Ha invece
replicato alle accuse, pesantissime, rivoltegli dalla presidente
dell'Associazione Bianchi Bandinelli, il responsabile della
valorizzazione dei beni culturali del ministero Mario Resca, che è
anche membro del gruppo di studio per la Fondazione Pompei. «Un
manager del fast food» che «non ha portato un centesimo nelle casse
dello stato» ma «con il quale l'ombra lunga del malaffare ha
investito il ministero» ha detto di lui Marisa Dalai. «Sconcertato»,
si è detto l'ex ad di Mc Donald's da affermazioni che «oltre che
gravemente diffamanti, sono del tutto pretestuose e prive di alcun
fondamento». «Dopo anni di assoluta disattenzione per il lacerante
crollo di visitatori nei nostri siti della cultura - precisa Resca -
a seguito dell'insediamento della nuova direzione generale per la
Valorizzazione. non solo si è invertito il trend negativo dei
visitatori portandolo ad un 14,49%, ovvero più di 3,7 milioni di
presenze, ma è anche aumentato il totale degli incassi da sola
biglietteria, cresciuti di un 8,43% per un valore di oltre 6 milioni
di euro rispetto ai 9 mesi precedenti».
Terremoto, beni culturali
danneggiati. Marchetti replica a Dalai Emiliani
Reggiani: il ministero si è attivato immediatamente
Il capoluogo
d’Abruzzo
http://www.ilcapoluogo.com/site/News/Attualita/Terremoto-beni-culturali-danneggiati.-Marchetti-replica-a-Dalai-Emiliani-34599
L'Aquila, 26 nov
2010 - La lista dei beni culturali d'Abruzzo danneggiati in maniera
più o meno grave dal terremoto del 6 aprile 2009 "é stata redatta
nei primi tre mesi dopo il terremoto e consta di circa 2000 schede
di complessi edilizi danneggiati e di circa 5000 schede di beni
mobili o pitture murali recuperati e spostati dai vari siti". Lo
ribadisce il vice commissario per i beni culturali danneggiati
d'Abruzzo Luciano Marchetti, che replica all'appello al presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano lanciato ieri da 600 tra tecnici
e intellettuali e alle affermazioni fatte dalla presidente
dell'associazione Bianchi Bandinelli, Marisa Dalai Emiliani.
"La schedatura
informatizzata - sottolinea Marchetti, precisando di non essere un
vicecommissario delegato della protezione civile bensì "un
funzionario dirigente generale del ministero dei beni culturali da
questo proposto alla Presidenza del Consiglio per la nomina a
vicecommissario- è ovviamente a disposizione di tutti gli Enti
pubblici che in qualche modo debbono prendere decisioni sulla messa
in sicurezza e sulla ricostruzione e che abbiano interessi legittimi
sulla materia". Alcune schede, spiega l'ingegnere, "sono state
fornite a diversi istituti universitari per motivi di studio e di
ricerca e sui risultati scientifici di tali ricerche sono stati
fatti numerosi incontri di studio e convegni per darne conto".
Marchetti sottolinea quindi che "il gruppo di funzionari del
Ministero assegnati all'Ufficio del vicecommissario, in
collaborazione con gli uffici periferici abruzzesi del Ministero, ha
provveduto alla realizzazione di numerosi interventi di messa in
sicurezza e di recupero del patrimonio culturale fino a raggiungere
in alcuni casi il ripristino della funzionalità dell'Istituzione,
come nel caso dell'Archivio di Stato, riaperto in altra sede in
brevissimo tempo in collaborazione con la Direzione generale degli
Archivi". E' a disposizione, conclude, "il resoconto dell'attività
svolta dall'Ufficio che non è mai stata verificata dagli organi di
stampa e da coloro che denigrano l'attività degli organi preposti al
recupero e alla tutela".
"Non è vero che
all'Aquila non è stato fatto un elenco dei danni provocati dal
terremoto al patrimonio culturale" dichiara il direttore regionale
del ministero Annamaria Reggiani. “Il ministero, sottolinea
Reggiani, "si è attivato immediatamente attraverso le sue
articolazioni presenti sul territorio". Il lavoro fatto dalle
squadre di rilevamento danni ai beni culturali, composte da
funzionari architetti, archeologi e storici dell'arte delle
Soprintendenze e anche da ingegneri strutturisti è confluito,
ricorda il direttore regionale, "in una banca dati che è nella
disponibilità del commissario per la Ricostruzione presidente della
regione". La Direzione regionale per i Beni culturali e
paesaggistici per l'Abruzzo, aggiunge, "possiede una banca dati
georeferenziata (progetto ABC) in cui confluiranno in ragionevoli
tempi tecnici, tutti i dati provenienti dalle squadre di
rilevamento. Pertanto non corrisponde a realtà l'affermazione che
non sia stato effettuato un censimento dei danni". Fra le attività
svolte, la Reggiani cita "il difficile trasferimento dei capolavori
del Museo nazionale d'Abruzzo a Celano-Paludi (AQ), struttura questa
che è stata prontamente riconvertita in laboratorio per
l'accoglienza e per gli interventi di messa in sicurezza delle
opere, grazie ad un finanziamento Cipe".
Un folto numero di
intellettuali afferenti all’assotecnici del Mibac, all’associazione
Bianchi Bandinelli, al Comitato per la Bellezza e Italia Nostra
avevano ieri preso posizione contro il Ministero. “Duole constatare
che ancora una volta non si faccia alcun riferimento ai risultati
ottenuti – risponde in una nota il ministero – diffondendo invece
notizie false ,tendenziose e diffamatorie riguardo all’attività
svolta in condizione difficili e spesso a rischio vita. Infatti, il
Ministero per i Beni e Attività culturali, sin dal 6 aprile,
giornata in cui è avvenuto il terremoto che ha devastato L’Aquila,
si é attivato immediatamente attraverso le sue articolazioni
presenti sul territorio: Direzione regionale, soprintendenze e
Archivio di Stato – specifica la nota - mettendo a disposizione
delle strutture di Protezione civile nazionale le proprie conoscenze
e capacità professionali, così come è avvenuto successivamente e per
tutto il mandato del vicecommisssario delegato Marchetti e come
avviene tuttora”. “L’attività effettuata da squadre di rilevamento
danni ai beni culturali, composte da funzionari architetti,
archeologi e storici dell’arte delle Soprintendenze e anche da
ingegneri strutturisti (appartenenti ai dipartimenti delle
Università italiane specializzate in ingegneria sismica) e da Vigili
del Fuoco, con il coinvolgimento del gruppo Itc-Cnr-Aq, è confluita
in una banca dati che è nella disponibilità del commissario per la
Ricostruzione presidente della Regione. La Direzione regionale
possiede una banca dati georeferenziata ( progetto ABC) in cui
confluiranno in ragionevoli tempi tecnici, tutti i dati provenienti
dalle squadre di rilevamento. Pertanto non corrisponde a realtà
l’affermazione che non sia stato effettuato un censimento dei
danni”.
“Fra le attività
svolte – continua la nota del ministero - rincresce constatare il
mancato riconoscimento persino del difficile trasferimento dei
capolavori del Museo Nazionale d’Abruzzo a Celano-Paludi (Aq),
struttura questa che è stata prontamente riconvertita in laboratorio
per l’accoglienza e per gli interventi di messa in sicurezza delle
opere , grazie ad un finanziamento Cipe. A questo proposito appare
del tutto evidente che i solerti attori dell’iniziativa ignorano o
non si siano accorti, o abbiano già dimenticato, quale funzione
abbia assunto, dopo la tragica data del 6 aprile, il Museo di
Paludi,ove sono ora conservati beni sia di interesse archeologico
sia di interesse storico artistico, circostanza questa che rende la
conduzione gestionale della struttura in questione prettamente
interdisciplinare, alle dirette dipendenze di questa Direzione
Regionale e con il controllo dei Carabinieri del Comando Tutela
Patrimonio Artistico. Detta attività è stata a lungo elogiata da
tutti gli organi di stampa, che hanno ribattezzato la struttura
“l’Ospedale delle Madonne”, evidenziando un’attività che ha
consentito alla Direttrice Regionale dott.a Anna Maria Reggiani, di
ottenere un prestigioso riconoscimento quale, il Premio Rotondi per
i Salvatori dell’arte 2010. Dispiace prendere atto – conclude la
nota – che molti intellettuali sia siano fatti fuorviare da notizie
diffuse ad arte a scopo puramente diffamatorio”.
Aggiornato al
26/11/2010 13:49
Pompei, Bondi si difende dagli
attacchi
Avanti! 27/11/2010
Intanto sette
funzionari della Soprintendenza archeologica si rifiutano di firmare
contro il ministro
I seicento tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti che in un appello
al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedono le
dimissioni di Bondi sono "espressione di un mondo che nulla ha a che
fare con la vera cultura". Al centro da giorni di un attacco
concentrico nei suoi confronti dopo il crollo dell'Armeria dei
gladiatori, il ministro risponde alla lettera divulgata nei giorni
scorsi dalla "Sala Nassirya" del Senato e indirizzata al capo dello
Stato. Nella missiva, i firmatari fanno riferimento ai ripetuti
attacchi alla professionalità dei tecnici del Mibac" dopo "la
vergognosa vicenda di Pompei", criticano il "managerialismo di
facciata", contestano "l'inadeguatezza nella gestione del più grande
patrimonio del mondo". Nella replica, Bondi rivendica la "difesa del
Pincio e dell'Agro Romano dai progetti di un'amministrazione di
sinistra", "il via libera a importanti progetti di sviluppo civile e
infrastrutturale dopo che erano stati bloccati per anni" e il fatto
di non aver permesso che "venisse ostacolata dalle lungaggini e
dall'aumento dei costi a causa dei ritrovamenti archeologici, la
realizzazione delle metropolitane di Roma e di Napoli". Per Bondi i
firmatari dell'appello contro di lui sono parla di un "mondo che si
ammanta di una falsa cultura" ma "porta la responsabilità di aver
frenato lo sviluppo economico del Paese senza avere scongiurato lo
scempio del paesaggio e il decadimento del patrimonio artistico",
"espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la vera
cultura, che è innanzitutto rispetto, obiettività, responsabilità".
Intanto, sono un terzo del totale i soprintendenti archeologici che
non hanno firmato la lettera al ministro Sandro Bondi. Sette
funzionari su 21 uffici periferici (19 ordinarie e due speciali) che
non hanno condiviso l'idea di chiedere al Collegio romano più spazio
alle loro competenze e di fare marcia indietro sui manager. Dalla
lista non manca infatti solo il direttore generale in pectore, Luigi
Malnati, come accreditato dalla stampa, che ha incluso nel computo
anche direttori di musei che non hanno dirette responsabilità di
tutela. Non hanno ritenuto puntare il dito contro i "pesanti tagli",
le "pesanti riduzioni di personale" e l'appesantimento nella
procedura di spesa" neppure i sovrintendenti di Lazio, Friuli
Venezia Giulia, Calabria, Umbria e delle province di Sassari e
Nuoro. E proprio quest'ultimo, Bruno Massabò, spiega al Velino il
perché della scelta: "La verità è che la lettera è pretestuosa e il
ministro non ha responsabilità di quello che succede a Pompei. È di
una situazione incancrenita da decenni, un discorso complesso che
coinvolge tutte le amministrazioni e non credo ci sia da fare
polemica su questo aspetto. Si tratta di una campagna che ha poco a
che vedere con la tutela dei beni culturali, ma evidentemente
qualcuno ha pensato di approfittarne per fare del gran chiasso". Più
diplomatico Luigi Fozzati, soprintendente ai Beni archeologici del
Friuli Venezia Giulia: "Non è con lo scontro ma col dialogo che si
riesce a raggiungere risultati - afferma al Velino -. Le
contrapposizioni non portano da nessuna parte. Se c'è qualcosa che
non va, prendo appuntamento e vado a spiegare la situazione di
persona, non mando lettere. E poi che utilità pratica può avere una
lettera del genere? Mi pare che non ne ha avuto alcuna, visto che il
ministro Bondi si è pure arrabbiato". Non manca chi fa notare,
tuttavia, come a eccezione del responsabile dell'Archeologia nelle
Marche, Giuliano De Marinis, in questi giorni ricoverato in
ospedale, quasi tutti i funzionari che non hanno aderito alla
protesta siano stati nominati attraverso il comma 6. Ovvero su
diretta indicazione del ministro con un incarico fiduciario ad hoc.
"In effetti è così - ammette uno di loro chiedendo l'anonimato -.
Non mi sento di criticare il mio ministro, mi pare una cosa non
gentile e non corretta". Di "questione di delicatezza" parla invece
Luigi Malnati, che da dicembre prenderà il posto di Stefano De Caro
alla direzione generale dei Beni archeologici: "Sono in una fase di
transizione e non ho ritenuto opportuno entrare nel merito della
polemica - dice al Velino -. Quel che però posso dire è che non ho
trovato la lettera particolarmente dura: mi pare che gli elementi
costruttivi e di collaborazione siano largamente prevalenti.
Insomma, pur non firmando, condivido lo spirito della lettera ma con
una precisazione: non vorrei che il crollo di Pompei, sui cui Bondi
non ha responsabilità, fosse enfatizzato. Quella è una realtà molto
particolare che non va confusa con la situazione dell'archeologia in
Italia. I veri problemi - conclude Malnati - sono le lentezze
burocratiche e il tipo di regolamentazione obsoleta, che non
dipendono affatto dal ministero".
Un ministro anticostituzionale
Maria Pia Guermandi,
eddyburg, 28-11-2010
http://www.eddyburg.it/article/articleview/16257/0/158/
Che Sandro Bondi non
concorresse al titolo di...
Che Sandro Bondi non concorresse al titolo di “Miglior Ministro dei
Beni Culturali”, ci era noto da tempo. Per molti mesi dal suo
insediamento gli osservatori e gli operatori del mondo dei beni
culturali e quanti semplicemente hanno a cuore le sorti del nostro
patrimonio hanno stigmatizzato la sua assenza: Bondi troppo
impegnato sul versante partitico ha per lungo tempo dedicato al
proprio Ministero un’attenzione distratta, casuale e spesso
puramente ideologica tanto da abbandonare il nostro patrimonio, in
più di un oscuro passaggio, nelle mani della “cricca”. Clamoroso il
caso del commissariamento per i Grandi Uffizi a Firenze, mentre le
procure sono ora al lavoro sul Petruzzelli di Bari, sulla
ricostruzione all’Aquila e su quella gestione commissariale di
Pompei che ogni giorno di più, consegna alle cronache nuovi esempi
di finanza allegra.
In questa latitanza, spiccano, per caratterizzazione “ideologica”
appunto, i provvedimenti di reale tutela, poche medaglie al valore
ma ripetutamente sbandierate: ma se il Pincio, non appena transitato
sotto l’amministrazione Alemanno è stato doverosamente salvato dallo
sventramento, non altrettanto è successo a Milano, dove il ministro
non ha minimamente contrastato lo scempio inaudito del parcheggio di
Sant’Ambrogio fortemente voluto dall’amministrazione Moratti.
Nella mancanza complessiva di una visione culturale, se non proprio
di una politica, unico esempio di direttiva è stato rappresentato
dall’accentuazione esasperata delle pratiche di valorizzazione,
culminate con la nomina di apposito manager e codazzo annesso di
pubblicitari che in nome del marketing in un anno e mezzo di
attività hanno saputo produrre, fra continue fanfare mediatiche,
solo qualche bislacca campagna promozionale per rendere ancor più
appetibili i monumenti icona del nostro patrimonio già oppressi da
una pressione antropica che non ha mancato di provocare i primi
segnali di cedimento (v. per tutti il Colosseo e i suoi problemi di
degrado).
Alla stessa visione pubblicistica (essendo il marketing vero e
proprio comunque collocato su un altro livello di complessità), è
ben presto risultata ispirata anche la pratica dei commissariamenti
dei principali siti e monumenti nazionali, attraverso la quale si è
tentato uno smembramento del patrimonio fra beni di serie A,
economicamente fruttuosi e beni di serie B (il 90% dell’immenso
patrimonio culturale italiano) non monetizzabili e quindi
abbandonati, dopo i ripetuti tagli di bilancio, ad un incerto
destino. Il caso degli Uffizi e gli eventi recentissimi di Pompei
rappresentano gli esiti, dolorosi e internazionalmente conosciuti di
questa “sperimentazione”.
I commissariamenti hanno costituito peraltro l’iniziativa più
fragorosa, ma non l’unica di un disegno di dismissione complessiva
del sistema delle tutele, che si è incarnato in una serie di
provvedimenti, meno clamorosi ma ancor più devastanti, tesi a
ridurre e imbrigliare il ruolo delle Soprintendenze in materia di
tutela del paesaggio. Proprio in questo settore cruciale a
salvaguardia non solo del nostro patrimonio culturale, ma del
tessuto delicatissimo del nostro territorio, Sandro Bondi ha di
fatto accettato di confinare il proprio Ministero in un ruolo di
totale irrilevanza politica e di sudditanza acritica nei confronti
dei Ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture. Dal piano casa
al federalismo demaniale, dalle “semplificazioni” amministrative –
autorizzazione paesaggistica e Scia – alle così dette linee guida
sugli impianti di energie rinnovabili, con accelerazione crescente
negli ultimi mesi, i già fragili organismi della tutela sono stati
investiti da una serie di provvedimenti ambigui, spesso tra loro
contraddittori e tutti però ispirati alla politica del laissez faire
e della facilitazione dell’iniziativa privata a qualsiasi progetto
applicata.
Già in passato avevamo denunciato, a partire dal Primo rapporto
nazionale sulla pianificazione paesaggistica, questa deriva
anticostituzionale che, complice il Ministro, tendeva a sovvertire
la primazia dell’art. 9, rispetto ad altri interessi che non fossero
quello pubblico, il principio guida che da Benedetto Croce a
Concetto Marchesi, ha ispirato i legislatori e i padri costituenti.
Ripetute e ormai rituali affermazioni di “disponibilità” alle
esigenze del progresso comunque inteso da parte della dirigenza
Mibac, documenti ufficiali di imbarazzante livello culturale in cui
alla tutela vengono sostituite le “buone maniere” fino a giungere a
quest’ultima esplicita dichiarazione dello stesso Bondi. Coi toni
ormai consueti di acrimonia e arrogante furore con i quali si
rivolge a chiunque si permetta critiche al suo operato (l’episodio
delle dimissioni di Salvatore Settis segnò, da questo punto di
vista, una svolta verso una deriva da minculpop sempre più
pesantemente applicata da allora in poi) il Ministro, in uno
sbracamento culturale totalmente esplicito, identifica la propria
mission nella facilitazione coute que coute della funzione
infrastrutturale ed edilizia del territorio che non deve essere
ostacolata da “ritardi” derivanti da fastidiosi reperti.
E’ la versione riveduta e corretta come neppure i più tendenziosi
fautori della libera impresa avrebbero potuto sperare, di un art. 41
cui è stato assoggettato l’art.9, ridotto al ruolo di accessorio
esornativo.
L’uomo sbagliato, dunque, al posto sbagliato: dopo queste ultime
dichiarazioni non c’è altra possibilità di salvezza per il nostro
patrimonio che le dimissioni di Sandro Bondi.
Per questo eddyburg si unisce all’appello a Napolitano promosso da
Assotecnici e invita tutti i suoi lettori a firmarlo.
Per firmare l'appello Per Pompei e la cultura
Pompei. Rovine, macerie e
politica latitante
Maria Luna Moltedo
Terra 28/11/2010
Pompei è l'emblema
di scarsi finanziamenti, poco personale e commissari straordinari
Il crollo della Schola Armaturarum di Pompei, rimbalzato su tutti i
media, ha risollevato agli occhi dell'opinione pubblica una
questione di mala gestione che in realtà va avanti da diversi anni.
Il problema non si esaurisce ai fondi a disposizione, che sono
sempre di meno, ma è strettamente collegato, e questo non va
sottovalutato, al modello di gestione che il governo attuale
privilegia. La situazione del sito archeologico di Pompei è
questione più complessa di quanto possa sembrare. Nel 1998, infatti,
diventò l'area di sperimentazione della soprintendenza autonoma che,
sotto la guida dell'archeologo Pietro Giovanni Guzzo, doveva
conquistare una piena indipendenza scientifica, organizzativa,
amministrativa e finanziaria. Questo processo di riconversione
dell'area è stato più volte ripensato, ostacolato e alla fine
praticamente smontato da tutti i vari governi che si sono succeduti
nel corso del tempo. In questi lunghi anni di tagli alla cultura è
stata fatta piazza pulita di risorse non solo economiche ma anche
umane. E difficile portare avanti la tutela del territorio con pochi
soldi, ed è ancora più difficile se scarseggia il personale
competente. Il territorio italiano, il suo paesaggio, la sua storia
- che è la nostra storia - non sono adeguatamente tutelati, dunque,
sia per la mancanza di finanziamenti che per quella dei funzionari
necessari. In questa sorta di confusione amministrativa i problemi
hanno cominciato ad accumularsi inesorabilmente e oggi ci ritroviamo
ad avere difficoltà di risorse umane, di risorse finanziare e
un'enorme incertezza riguardante la gestione dell'area di Pompei in
generale. A questo problema, il governo attuale ha risposto con una
soluzione sbrigativa e dirigista: i commissariamenti. Le
soprintendenze di Roma e Pompei sono state affidate a commissari
straordinari, identificati con i vertici nazionali della Protezione
civile. Tutti ricordiamo il crollo di alcuni soffitti della Domus
Aurea avvenuto un anno dopo, nell'aprile 2010, e quello di un
settore del Colosseo nel mese successivo. In un territorio
dall'incomparabile ricchezza storico-archeologica e ambientale
peraltro già assai danneggiato dall'abusivismo edilizio. Perché la
gestione di aree archeologiche è stata tolta all'ente competente e
affidata alla Protezione civile? Perché ci si va preparando a un
nuovo tipo di gestione, molto più consona alla mentalità del nostro
esecutivo: quella privata. Il patrimonio storico-artistico è la
risorsa più importante del nostro Paese: l'Articolo nove della
nostra Costituzione recita che "i1 valore della tutela del
patrimonio culturale è sovraordinato ad ogni altro interesse".
Questo per dire che la cultura non è un'emergenza, lo diventa se non
la consideriamo un'opportunità di sviluppo. Ai beni culturali
italiani non servono interventi straordinari bensì un piano di
interventi di lungo periodo. L 'irresponsabile taglio dei
finanziamenti è dunque una causa primaria di questi e altri crolli,
ma non è la sola. L'Italia è il Paese con il maggior numero di siti
iscritti nell'elenco dei “Beni patrimonio dell'umanità" dell'Unesco
ma sembra che questo non abbia molto peso. È invece necessario
cambiare il modo di vedere le cose, cambiando mentalità e cercando
nuove fonti di finanziamento. Cultura non significa solo preservare,
e pertanto non va intesa solo come una spesa, ma anche come un modo
per generare ricavi. Il patrimonio culturale di un Paese può essere
un volano per l'economia, può rendere una nazione più competitiva.
Il fascino di Pompei, del Palatino e di molti altri beni culturali
resta grande ma i siti archeologici più importanti del mondo
rischiano di non resistere al tempo e all'incuria. Una domanda,
elementare ma non banale, che bisognerebbe porsi per capire il
valore dei siti archeologici è la seguente: che cos'è una rovina? C.
Lévi-Strauss intuì la stretta parentela esistente fra il ricordo e
la rovina. Infatti quest'ultima crea una forma presente di una vita
passata. L’interesse per le rovine non è tanto un ritorno al passato
quanto la registrazione di alcuni tratti del nostro essere moderni,
contemporanei. Marc Augé, grande antropologo francese, ha ripensato
alle rovine distinte dalle macerie che vanno smaltite e rimosse. È
auspicabile che le rovine non diventino macerie, come nel caso della
Schola Armaturarum a Pompei.
Milano. «Malaffare su Brera». E
l'ex Mazzotta difende Resca
Mimmo Di Marzio
Giornale – Milano 30/11/2010
Alla storia infinita
della Grande Brera si aggiunge una nuova perla. L'occasione, frutto
del diffuso nervosismo sui tagli alla Cultura che non di rado genera
guerre tra poveri, arriva dagli strali lanciati nei giorni scorsi
dalla presidentessa dell'Istituto di studi Ranuccio Bianchi
Bandinelli, associazione fondata da Giulio Carlo Argan. Dopo i
bombardamenti contro il ministro Sandro Bondi, nel mirino c'è
stavolta un suo uomo: Mario Resca, il direttore generale perla
Valorizzazione del Patrimonio Culturale del ministero nonchè deus ex
machina del progetto pinacoteca. L'accusa, coi tempi che corrono, è
abbastanza fastidiosa, ovvero di sperpero e «malaffare», oltre che
di aver compiuto il grave «errore culturale» di separare il
patrimonio storico artistico della Pinacoteca da quello
dell'Accademia. Allo sdegno di Resca, «sconcertato da azzardate e
diffamanti affermazioni di cui la signora Dalai dovrà rispondere
nelle sedi appropriate», si è aggiunta la solidarietà dell'ex
presidente dell'Accademia Gabriele Mazzotta, che parla di accuse
ridicole e in palese contrasto con gli accordi che hanno portato a
un risultato «di cui essere orgogliosi». Una posizione che, per la
verità, non stupisce dal momento che Mazzotta fin dall'inizio si
mostrò favorevole al trasferimento dell'accademia nella famigerata
caserma Mascheroni, contro il parere della quasi totalità del
consiglio accademico, che invece alzò barricate. Una strenua
battaglia che sorti l'effetto di far guadagnare agli studenti, come
lo stesso Mazzotta ricorda, qualche prezioso migliaio metri quadri
in più. Tutti contenti allora? Macchè.