Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

Istituto di studi, ricerche e formazione fondato da Giulio Carlo Argan

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25 novembre 2010 - Appello di 600 intellettuali al presidente Napolitano

 

 

 

25 novembre 2010

Appello di 600 intellettuali al presidente Napolitano

 

''No alla morte della cultura''

Chieste le dimissioni del "Ministro fantasma"

 

CONFERENZA STAMPA (pdf)

 

 

COMUNICATO DIFFUSO AL TERMINE DELLA CONFERENZA STAMPA

 

''No alla morte della cultura'': è l'accorato appello che 600 intellettuali italiani e stranieri hanno firmato e lanciato questa mattina dalla Sala Nassirya del Senato al Presidente della Repubblica Napolitano. Promosso dall'Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali, insieme con l’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, l’Associazione Culturale Silvia Dell’Orso, l’Associazione Nazionale Archeologi, il Comitato per la Bellezza, Italia Nostra, la Rete dei Comitati per la difesa del territorio, l'appello sottolinea quanto ''la misura sia colma, considerata l'inadeguatezza nella gestione del più grande patrimonio del mondo''. 

I firmatari, illustrando questa mattina la gravissima situazione in cui versa il Ministero dei Beni Culturali, ormai al collasso - gli stanziamenti per i beni culturali sono solo 0,20% del bilancio dello Stato, contro 0,90% della Francia e 1,20% in Inghilterra, e i clamorosi errori commessi nel patrimonio dell’Aquila post-terremoto e di Pompei, chiedono pertanto le dimissioni di Sandro Bondi definito un “Ministro fantasma”, autentico liquidatore del MiBAC.

 

Hanno preso la parola Irene Berlingò (Assotecnici), l’ex soprintendente di Pompei, Piergiovanni Guzzo, Vittorio Emiliani (Comitato per la Bellezza), Ebe Giacometti (Italia Nostra), Bernardo Rossi Doria (Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio), Tsao Cevoli (Associazione Archeologi) e Marisa Dalai (Bianchi Bandinelli). Un saluto è stato portato dai senatori Francesco Pardi (Idv) e Vincenze Vita (Pd).

 

 

 

Assotecnici 

Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali

Associazione Bianchi Bandinelli

Associazione Culturale Silvia Dell’Orso

Associazione Nazionale Archeologi

Comitato per la Bellezza

Italia Nostra

Rete dei Comitati per la difesa del territorio

   

 


 

A titolo informativo pubblichiamo anche la replica del Ministro Bondi, diffusa dell'agenzia ASCA, che non fa altro che dimostrare l'inconsistenza del suo operato e lo strumentale utilizzo del suo mandato a scopi propagandistici. Di seguito il testo dell'Appello, le modalità per firmare, le agenzie e la rassegna stampa.

 

http://www.asca.it/news-MIBAC__BONDI__I_600_TECNICI_CONTRO_DI_ME_PERCHE__ESTRANEI_A_VERA_CULTURA-969

 

MIBAC: BONDI, I 600 TECNICI CONTRO DI ME PERCHE' ESTRANEI A VERA CULTURA

(ASCA) - Roma, 25 nov - ''L'appello dei seicento tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti a favore delle mie dimissioni e' importante perche' e' l'espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la vera cultura, che e' innanzitutto rispetto, obiettivita', responsabilita', e che e' all'origine dei mali di cui soffre oggi il nostro Paese e in particolare della crisi in cui versa il sistema dei beni culturali e ambientali''.

Lo afferma il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi aggiungendo che ''questo mondo che si ammanta di una falsa cultura porta la responsabilita' di aver frenato lo sviluppo economico del Paese senza avere scongiurato lo scempio del paesaggio e il decadimento del patrimonio artistico del nostro Paese''.

''Questo mondo chiede giustamente le mie dimissioni -prosegue Bondi-, perche' sono il ministro che ha preteso che non venisse ostacolata, dalle lungaggini e dall'aumento dei costi a causa dei ritrovamenti archeologici, la realizzazione delle metropolitane di Roma e di Napoli, il ministro che ha dato il via libera a importanti progetti di sviluppo civile e infrastrutturale dopo che erano stati bloccati per anni, il ministro che ha difeso il Pincio dai progetti di una amministrazione di sinistra e che ha tutelato l'Agro Romano sempre dai piani regolatori predisposti dalle amministrazioni di sinistra''.

 

 


12 novembre 2010 - Appello al Presidente Napolitano per Pompei e la cultura

L’Associazione Bianchi Bandinelli ha aderito all'Appello lanciato da Assotecnici su Pompei. Nella Lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si afferma, contro "i ripetuti attacchi alla professionalità dei tecnici del MIBAC da parte del Ministro Bondi", che "in nome di un managerialismo di facciata, condito da commissari che tanti episodi giudiziari stanno provocando, sono state calpestate e si vogliono calpestare competenze di altissimo livello, anche internazionale, imbrigliate prima dall’omologazione con i Lavori Pubblici, quando c’era precedentemente una legislazione specifica, poi dai tagli mortificanti di finanziamenti e mezzi, che hanno reso il settore asfittico".

 

Vi invitiamo a leggere il testo dell'Appello e a sottoscriverlo alla pagina:

http://www.petizionionline.it/petizione/per-pompei-e-la-cultura/2507

 

TESTO COMPLETO DELL'APPELLO

Signor Presidente,
i ripetuti attacchi alla professionalità dei tecnici del MIBAC da parte del Ministro Bondi, in seguito alla vergognosa vicenda di Pompei, ci inducono a rivolgere ancora una volta a Lei un appello sull’incredibile situazione dei beni culturali in Italia, che tanto scalpore sta suscitando in tutto il mondo.
In nome di un managerialismo di facciata, condito da commissari che tanti episodi giudiziari stanno provocando, sono state calpestate e si vogliono calpestare competenze di altissimo livello, anche internazionale, imbrigliate prima dall’omologazione con i Lavori Pubblici, quando c’era precedentemente una legislazione specifica, poi dai tagli mortificanti di finanziamenti e mezzi, che hanno reso il settore asfittico.
Si è giunti addirittura a vietare i sopralluoghi ispettivi con la propria auto ai funzionari, che già “godono” per la maggior parte di risibili stipendi, a fronte delle retribuzioni da super manager che pervadono il Ministero e a tal proposito desideriamo ringraziarLa pubblicamente per il Suo autorevole intervento nell’incresciosa situazione.
Ebbene, riteniamo che la misura sia colma, considerata l’inadeguatezza nella gestione del più grande patrimonio del mondo. L’Italia e la sua cultura sono una priorità che merita una riflessione globale sui beni culturali, da non considerarsi né merce né emergenza ma il volano economico, oltre che ricchezza per l’umanità.
Confidando nel Suo autorevole intervento, La preghiamo di accogliere i sensi della nostra più alta considerazione.

 


 

 

RASSEGNA STAMPA COMPLETA (agenzie e articoli)

Si ringrazia il sito http://www.patrimoniosos.it per la collaborazione

 

MIBAC: BONDI, I 600 TECNICI CONTRO DI ME PERCHE' ESTRANEI A VERA CULTURA =

(ASCA) - Roma, 25 nov - ''L'appello dei seicento tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti a favore delle mie dimissioni e' importante perche' e' l'espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la vera cultura, che e' innanzitutto rispetto, obiettivita', responsabilita', e che e' all'origine dei mali di cui soffre oggi il nostro Paese e in particolare della crisi in cui versa il sistema dei beni culturali e ambientali''.
   Lo afferma il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi aggiungendo che ''questo mondo che si ammanta di una falsa cultura porta la responsabilita' di aver frenato lo sviluppo economico del Paese senza avere scongiurato lo scempio del paesaggio e il decadimento del patrimonio artistico del nostro Paese''.
   ''Questo mondo chiede giustamente le mie dimissioni -prosegue Bondi-, perche' sono il ministro che ha preteso che non venisse ostacolata, dalle lungaggini e dall'aumento dei costi a causa dei ritrovamenti archeologici, la realizzazione delle metropolitane di Roma e di Napoli, il ministro che ha dato il via libera a importanti progetti di sviluppo civile e infrastrutturale dopo che erano stati bloccati per anni, il ministro che ha difeso il Pincio dai progetti di una amministrazione di sinistra e che ha tutelato l'Agro Romano sempre dai piani regolatori predisposti dalle amministrazioni di sinistra''.
 

GOVERNO: BONDI, CHIEDE MIE DIMISSIONI CHI FRENA PAESE =

(AGI) - Roma, 25 nov. - "L'appello dei seicento tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti a favore delle mie dimissioni e'
importante perche' espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la vera cultura, che e' innanzitutto rispetto,
obiettivita', responsabilita', e che e' all'origine dei mali di cui soffre oggi il nostro Paese e in particolare della crisi in
cui versa il sistema dei beni culturali e ambientali". Lo afferma il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi,
aggiungendo che "questo mondo che si ammanta di una falsa cultura porta la responsabilita' di aver frenato lo sviluppo
economico del Paese senza avere scongiurato lo scempio del paesaggio e il decadimento del patrimonio artistico del nostro Paese". "Questo mondo - prosegue - chiede giustamente le mie dimissioni, perche' sono il ministro che ha preteso che non venisse ostacolata, dalle lungaggini e dall'aumento dei costi a causa dei ritrovamenti archeologici, la realizzazione delle metropolitane di Roma e di Napoli, il ministro che ha dato il via libera a importanti progetti di sviluppo civile e infrastrutturale dopo che erano stati bloccati per anni, il ministro che ha difeso il Pincio dai progetti di una amministrazione di sinistra e che ha tutelato l'Agro Romano sempre dai piani regolatori predisposti dalle amministrazioni di sinistra". (AGI)

 

BENI CULTURALI:600 INTELLETTUALI, BONDI SI DIMETTA 'LA MISURA E' COLMA', APPELLO A NAPOLITANO

(ANSA) - ROMA, 25 NOV - ''No alla morte della cultura'': e' l'accorato appello che 600 intellettuali hanno firmato e
lanciato questa mattina dalla Sala Nassirya del Senato al Presidente della Repubblica Napolitano. Promosso
dall'Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali, insieme, tra gli altri, all'Associazione Nazionale Archeologi, al Comitato per la Bellezza, Italia Nostra e alla Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, l'appello sottolinea quanto ''la misura sia colma, considerata l'inadeguatezza nella gestione del piu' grande patrimonio del mondo''. I firmatari, illustrando questa mattina ''la gravissima situazione in cui versa il Ministero dei Beni Culturali e i clamorosi errori commessi nel patrimonio de L'Aquila post-terremoto e di Pompei, chiedono pertanto le dimissioni del Ministro Bondi''.

 

     YVV-MA
25-NOV-10 13:36 NNN
ANSA/BENI CULTURALI:MINISTERO ALLO SBANDO, APPELLO INTELLETTUALI

'SFIDUCIA A BONDI, MINISTRO CHE FA MEGLIO QUANDO NON C'E''

   (ANSA) - ROMA, 25 NOV - Un Ministero allo sbando, con le casse sempre pi— vuote, dove gli amministrativi prendono il posto degli archeologi e ''manager dei fast food'' decidono dell'Accademia di Brera, con i Comuni che spingono all'urbanizzazione per gli oneri fiscali e un Ministro che ''non fa nulla e lascia fare di tutto agli altri''. E' la drammatica fotografia del Ministero dei Beni Culturali, all'indomani del crollo di Pompei e nella confusione generale che regnerebbe a L'Aquila, illustrata oggi dai firmatari dell'appello rivolto al Presidente Napolitano per dire ''No alla morte della cultura''.
Promosso dall'Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali, insieme all'Associazione Nazionale Archeologi, al Comitato per la Bellezza, Italia Nostra e alla Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, l'appello è stato firmato da 600 intellettuali, tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti per chiedere a gran voce la sfiducia al Ministro Bondi.
''Siamo partiti all'indomani di Pompei - spiega la presidente di Assotecnici Irene Berling• - quando si Š pensato bene di
scaricare le colpe del disastro dei beni culturali in Italia sui tecnici. Come se non venissimo da un decennio di problemi
enormi. Al Ministero non ci sono soldi non solo per i restauri, ma per pagare le bollette. A fare il lavoro degli archeologi o degli storici dell'arte passano persone senza laurea. E i musei, come in Abruzzo, sono affidati ad amministrativi''. Uno dei punti più scottanti della protesta è proprio la gestione del post-terremoto in Abruzzo. ''A più di un anno dal sisma ancora non esiste una lista di quali beni si siano salvati e di quali siano invece persi. E' il risultato dell'aver affidato la gestione a un vice-commissario delegato della Protezione civile'', spiega Marisa Dalai, presidente dell'Associazione Bianchi Bandinelli, che punta il dito anche contro il Direttore Generale per la Valorizzazione del Territorio Mario Resca, ''manager dei fast food'' del team Bondi che ''non ha portato un centesimo nelle casse dello Stato'', ma ''con il quale l'ombra lunga del malaffare ha investito il Ministero’’ (formulazione rettificata in un lancio successivo, ndr). I tecnici non ci stanno poi a prendersi le colpe del crollo di Pompei. ''Senza un intervento continuo ed efficace una citta’ cosi’ antica è fragile - spiega l'ex sovrintendente Pier Giovanni Guzzo -. I crolli sono stati causati da errori della Protezione Civile che un modesto archeologo avrebbe saputo evitare''. Come l'idea di spendere milioni di euro per ''spettacolarizzare'' solo alcuni monumenti (come la Domus Giulio Polibio) non considerando l'armonia dell'intero sito. Ma anche, molto pi— banalmente, non calcolando la diversa pendenza dello scorrimento dell'acqua sulle nuove coperture che andava, giorno dopo giorno, a rimbalzare su terreno e muri delle stesse rovine millenarie. A questo si aggiungono tagli ''gravissimi'': fondi Mibac che dai 2 miliardi del 2004 sono arrivati a un miliardo e 710mila nel 2010, destinati nel 2011 a scendere ancora del 16%.  ''E con solo 450 archeologi costretti a gestire 600 Km quadrati di territorio a testa'', conclude la Berlingo’. ''Una politica che - conclude Vittorio Emiliani presidente del Comitato per la Bellezza - mira a smantellare Mistero e presidi di tutela. Bondi e’ un ministro fantasma, che passa il suo tempo a via dell'Umiltà e fa meglio quando non c'e’Š''.(ANSA).

 

     YVV-LC
25-NOV-10 16:11 NNN
BENI CULTURALI: BONDI A TECNICI, ESPRIMETE FALSA CULTURA
(V. 'BENI CULTURALI: 600 INTELLETTUALI...' DELLE 13.36)

 (ANSA) - ROMA, 25 NOV - ''L'appello dei seicento tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti a favore delle mie dimissioni e' importante perche' e' l'espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la vera cultura, che e' innanzitutto rispetto, obiettivita', responsabilita', e che e' all'origine dei mali di cui soffre oggi il nostro Paese e in particolare della crisi in cui versa il sistema dei beni culturali e ambientali''. E' la replica del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi.    ''Questo mondo che si ammanta di una falsa cultura - fa notare il ministro - porta la responsabilita' di aver frenato lo sviluppo economico del Paese senza avere scongiurato lo scempio del paesaggio e il decadimento del patrimonio artistico del nostro Paese''.
   Questo mondo, prosegue, ''chiede giustamente le mie dimissioni, perche' sono il ministro che ha preteso che non venisse ostacolata, dalle lungaggini e dall'aumento dei costi a causa dei ritrovamenti archeologici, la realizzazione delle metropolitane di Roma e di Napoli, il ministro che ha dato il via libera a importanti progetti di sviluppo civile e infrastrutturale dopo che erano stati bloccati per anni, il ministro che ha difeso il Pincio dai progetti di una amministrazione di sinistra e che ha tutelato l'Agro Romano sempre dai piani regolatori predisposti dalle amministrazioni di sinistra''. (ANSA).

 

     LB
25-NOV-10 18:35 NNN

BENI CULTURALI: PD, C'E' BISOGNO DI VOLTARE PAGINA
(V. 'BENI CULTURALI: 600 INTELLETTUALI...' DELLE 13.36)

(ANSA) - ROMA, 25 NOV - ''C'e' bisogno di voltare pagina, la cultura italiana non si merita questo sguaiato declino''. Lo
dice il responsabile cultura e informazione del Pd Matteo Orfini, che commenta l'appello lanciato oggi al presidente della Repubblica Napolitano da intellettuali e associazioni, che chiedono le dimissioni del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi.
   ''L'appello degli intellettuali e delle associazioni - dice Orfini - e' un'ulteriore dimostrazione che occorre porre fine
all'esperienza fallimentare di questo ministro e di questo governo. Tra crolli quotidiani, responsabilita' negate, tagli
brutali accompagnati da regali ad amici e parenti - fa notare l'esponente Pd - un ministero che e' stato a lungo un orgoglio del nostro Paese per le grandi professionalita' tecniche che esprime, e' oggi divenuto il simbolo della crisi''. (ANSA).

 

     LB
25-NOV-10 19:05 NNN
ANSA/BENI CULTURALI:MINISTERO A SBANDO,APPELLO INTELLETTUALI (2)

(ANSA) - ROMA, 25 NOV - La professoressa Marisa Dalai, presidente dell'Associazione Bianchi Bandinelli, - riguardo al suo intervento in conferenza stampa, ha successivamente precisato: ''di non aver accusato di malaffare il Direttore per la valorizzazione, commissario per la  Grande Brera, ma di averne sottolineato l'errore culturale compiuto espellendo l'Accademia delle Belle Arti da Brera e separandone il patrimonio storico artistico da quello della Pinacoteca; ho ricordato anche che soggetto attuatore per la realizzazione del progetto, stante il regime commissariale, era stato nominato l'ing. Della Giovanpaola''. (ANSA).

 

     LC-DZ
25-NOV-10 23:08 NNN
CULTURA: 600 INTELLETTUALI FIRMANO 'APPELLO' A NAPOLITANO =
      QUESTA MATTINA ALLA SALA NASSIRYA DEL SENATO

      Roma, 25 nov. - (Adnkronos) - 'No alla morte della cultura'.  Questo il senso dell'accorato appello che 600 intellettuali italiani e stranieri hanno firmato e lanciato questa mattina dalla Sala Nassirya  del Senato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
      L'appello e' promosso dall'Associazione Nazionale dei Tecnici  per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali, insieme con l'Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, l'Associazione Culturale  Silvia Dell'Orso, l'Associazione Nazionale Archeologi, il Comitato per la Bellezza, Italia Nostra, la Rete dei Comitati per la difesa del  territorio. Il testo sottolinea con forza quanto "la misura sia colma, considerata l'inadeguatezza nella gestione del piu' grande patrimonio  del mondo".
      I firmatari chiedono le dimissioni del titolare dei Beni  Culturali, Sandro Bondi, definito un 'ministro fantasma'. Illustrando questa mattina la situazione in cui versa il ministero dei Beni e  delle Attivita' Culturali, i firmatari hanno messo in evidenza che gli stanziamenti per i beni culturali sono solo 0,20% del bilancio dello  Stato, contro 0,90% della Francia e 1,20% in Inghilterra. I firmatari hanno anche messo in luce gli errori commessi nel patrimonio  dell'Aquila post-terremoto e di Pompei. (segue)

      (Clt/Pn/Adnkronos)
25-NOV-10 17:34
NNNN
ZCZC
ADN1101 4 CUL 0 ADN CUL NAZ

      CULTURA: 600 INTELLETTUALI FIRMANO 'APPELLO' A NAPOLITANO (2) =

      (Adnkronos) - Hanno preso la parola Irene Berlingo'  (Assotecnici), l'ex soprintendente di Pompei, Piergiovanni Guzzo, Vittorio Emiliani (Comitato per la Bellezza), Ebe Giacometti (Italia Nostra), Bernardo Rossi Doria (Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio), Tsao Cevoli (Associazione Archeologi) e Marisa Dalai  (Bianchi Bandinelli). Un saluto e' stato portato dai senatori Francesco Pardi (Idv) e Vincenze Vita (Pd).

 

      (Clt/Pn/Adnkronos)
25-NOV-10 17:36
  CULTURA: BONDI, APPELLO MIE DIMISSIONI E' ESPRESSIONE MONDO NON CULTURA =
 

      Roma, 25 nov. - (Adnkronos) - ''L'appello dei seicento tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti a favore delle mie dimissioni e' importante perche' e' l'espressione di un mondo che nulla ha a che  fare con la vera cultura, che e' innanzitutto rispetto, obiettivita', responsabilita', e che e' all'origine dei mali di cui soffre oggi il nostro Paese e in particolare della crisi in cui versa il sistema dei beni culturali e ambientali''. Lo dichiara in una nota il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, in risposta all'appello firmato oggi nella Sala Nassirya del Senato da 600 intellettuali e inviato al Capo dello Stato, nel quale Bondi viene definito ''ministro fantasma''.

      ''Questo mondo -replica il titolare di via del Collegio Romano-  che si ammanta di una falsa cultura porta la responsabilita' di aver frenato lo sviluppo economico del Paese senza avere scongiurato lo  scempio del paesaggio e il decadimento del patrimonio artistico del nostro Paese''.

      ''Questo mondo -prosegue Bondi- chiede giustamente le mie  dimissioni, perche' sono il Ministro che ha preteso che non venisse ostacolata, dalle lungaggini e dall'aumento dei costi a causa dei  ritrovamenti archeologici, la realizzazione delle metropolitane di Roma e di Napoli, il Ministro che ha dato il via libera a importanti  progetti di sviluppo civile e infrastrutturale dopo che erano stati bloccati per anni, il Ministro che ha difeso il Pincio dai progetti di una amministrazione di sinistra e che ha tutelato l'Agro Romano  -conclude- sempre dai piani regolatori predisposti dalle amministrazioni di sinistra''.

      (Clt/Pn/Adnkronos)
25-NOV-10 19:06

 

ARTICOLI

http://www.articolo21.org

Mibac, un settore al collasso retto da un ministro "fantasma"

di Vittorio Emiliani

http://www.articolo21.org/2143/notizia/mibac-un-settore-al-collasso-retto-da-un-ministro.html

Nel 2004 gli stanziamenti ministeriali per la cultura e per i beni culturali rappresentavano ancora lo 0,34 % del bilancio statale. Oggi sono precipitati al 20%. Quindi la diminuzione in otto anni è stata pari al 41 %, e già quello 0,34 era già una delle percentuali più basse in Europa. La Francia infatti spende lo 0,90 % del suo bilancio statale e il Regno Unito l’1,20 %. ''No alla morte della cultura'': è infatti l'accorato appello che 600 intellettuali italiani e stranieri hanno firmato e lanciato ieri mattina dalla Sala Nassirya del Senato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Promosso dall'Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali, insieme con l’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, l’Associazione Culturale Silvia Dell’Orso, l’Associazione Nazionale Archeologi, il Comitato per la Bellezza, Italia Nostra, la Rete dei Comitati per la difesa del territorio, l'appello sottolinea quanto ''la misura sia colma, considerata l'inadeguatezza nella gestione del piu' grande patrimonio del mondo''.
I firmatari, illustrando la gravissima situazione in cui versa il Ministero dei Beni Culturali, ormai al collasso dopo i feroci tagli inferti dal governo Berlusconi (e subiti dal ministro Bondi) e dopo i clamorosi errori commessi nel patrimonio dell’Aquila post-terremoto e di Pompei, dove i tecnici veri sono stati sostituiti dalla Protezione Civile, hanno chiesto le dimissioni di Sandro Bondi definito un “Ministro fantasma”, “autentico liquidatore del MiBAC”.
Gli organici reali del Ministero sono scesi da 21.232 a 18.839 unità, con una riduzione superiore all’11 %, ma è in previsione un altro 10 % in meno, mettendo a rischio la tutela del patrimonio storico-artistico, l’apertura dei musei e dei siti archeologici. Proprio mentre si crea la figura di un direttore (Mario Resca ex McDonald’s e ex Casinò di Campione) alla valorizzazione con uno stipendio particolarmente elevato. In compenso non c’è più al Collegio Romano la direzione generale per il Paesaggio e quella ai Beni storici e artistici è stata incorporata nei Beni architettonici. Il personale tecnico-scientifico del Ministero si ferma così a 3.250 fra archeologi, storici dell’arte, architetti, archivisti, bibliotecari, ecc. Gli archeologi statali – si è rilevato nella conferenza stampa – sono appena 450. Se si pensa che le aree archeologiche risultano in Italia circa 2.000, ce n’è 1 ogni 4,4 aree archeologiche, cioè 1 ogni centinaia di chilometri quadrati. All’ultimo concorso per 30 posti da archeologo si sono presentati 5.500 concorrenti con dottorato di ricerca.
V’è di peggio. L’ombra del malaffare si è allungata su di un settore che non aveva subìto indagini giudiziarie né col post-terremoto dell’Irpinia, né con Tangentopoli, né col post-terremoto umbro-marchigiano: per la Grande Brera era stato infatti chiamato quale soggetto attuatore l’ing. Della Giovampaola uno degli esponenti della “cricca” di Firenze e dell’Aquila.
Hanno preso la parola alla conferenza stampa al Senato Irene Berlingò (Assotecnici), l’ex soprintendente di Pompei, Piergiovanni Guzzo, Vittorio Emiliani (Comitato per la Bellezza), Ebe Giacometti (Italia Nostra), Bernardo Rossi Doria (Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio), Tsao Cevoli (Associazione Archeologi) e Marisa Dalai (Bianchi Bandinelli). Un saluto è stato portato dai senatori Francesco Pardi (Idv) e Vincenzo Vita (Pd). Era presente il responsabile Cultura del Pd, Matteo Orfini.

 

600 intellettuali dicono no alla morte della cultura

 Raffaella Ansuini

http://www.quotidianoarte.it/nl/quotidianoarte_content_12448.mn

 “Arte e Ambiente: lo Stato abdica. Non c’è politica per il patrimonio culturale”. Questo il titolo dell’articolo che Carlo Giulio Argan firmò nel 1983 su «l’Unità» in occasione della nomina a senatore. E questo titolo racchiude perfettamente le ragioni che hanno spinto l’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, l’Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali, l’Associazione Culturale Silvia Dell’Orso, l’Associazione Nazionale Archeologi, il Comitato per la Bellezza, Italia Nostra e la Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, assieme a 600 intellettuali italiani e internazionali, a dire no alla morte della cultura. Un NO con un appello, che porta la data dell’8 novembre scorso, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e la firma di Irene Berlingò, presidente dell’Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali. Spunto dell’appello “i ripetuti attacchi alla professionalità dei tecnici del MiBAC da parte del ministro Bondi, in seguito alla vergognosa vicenda di Pompei” si legge nella lettera “ci inducono a rivolgere ancora una volta a Lei un appello sull’incredibile situazione dei beni culturali in Italia, che tanto scalpore sta suscitando in tutto il mondo […] L’Italia e la sua cultura sono una priorità che merita una riflessione globale sui beni culturali, da non considerarsi né merce né emergenza ma il volano economico, oltre che ricchezza per l’umanità”.

 

Bondi. Tra repliche e sfiducie, la dura settimana del ministro
Il fatto quotidiano 26/11/2010

Mentre la mozione di sfiducia presentata alla Camera slitta alla prima settimana di dicembre per questioni di calendario, il ministro ai Beni culturali Sandro Bondi deve fronteggiare due problemi. Il primo riguarda la "sfiducia”, firmata da 600 intellettuali, tra scrittori, architetti, urbanisti e archeologi che gli imputano di essere stato un "ministro fantasma". Il secondo è la mozione firmata da Antonio Di Pietro che chiede conto al suo dicastero dei denari spesi dal suo dicastero. Il ministro si difende. "La presentazione alla Mostra di Venezia del film di coproduzione italo-bulgara Goodbye Mama è stata patrocinata dal ministero. Nessun costo, diretto o indiretto, è stato sostenuto dal ministero per l'organizzazione di questo premio speciale".

 

Ora Bondi rischia sul serio
Enrico Paoli
Libero 26/11/2010

Ma slitta la mozione di sfiducia. Dopo i parenti, l'attrice bulgara
Il ministro è ormai isolato. L'ultima grana: «Riconoscimento ad hoc per la Bonev»

La mozione personale di sfiducia slitta a chissà quando, prima c'è il nodo dell'università. Le polemiche no. Anzi, tendono ad aumentare ogni giorno che passa, al punto da indurre Sandro Bondi, finito nel mirino dell'opposizione e dei finiani, ad accusare la «solitudine del ministro». Perché se in pubblico il titolare dei Beni culturali, entrato nel vortice denigratorio dopo il crollo di Pompei e proseguito con le presunte assunzioni facili di parenti al ministero, parla di una «violenta campagna di stampa finalizzata a distruggere la mia immagine pubblica», in privato si sarebbe lamentato del fatto di essere stato "lasciato solo" dal partito e dai colleghi dell'esecutivo. Insomma, dopo la solidarietà dei primi giorni, sono "tutti spariti", impegnati, magari, a soccorrere Mara Carfagna, ministro per le Pan Opportunità. E l'ultima bordata, fatta partire dal Fatto Quotidiano e dal Corriere della Sera, lo ha indotto a ricorrere alle vie legali. «Gli articoli pubblicati dai due quotidiani», dice Bondi, «dimostrano a quali bassezze è giunta l'informazione nel nostro Paese. Da circa un anno sono sottoposto ad una violenta campagna di stampa finalizzata a distruggere la mia immagine pubblica, una campagna di stampa che coinvolge ora anche la mia vita familiare con gravi diffamazioni nei confronti della mia compagna Manuela Repetti». E veniamo, allora, alla goccia che ha fatto traboccare il vaso. Stando a quanto riportato dal Fatto Quotidiano il ministro Bondi avrebbe chiamato il direttore generale del ministero dei Beni culturali, Nicola Borrelli, per chiedergli di «inventare un premio» a Venezia per Michelle Bonev, «un'amica molto cara al primo ministro bulgaro e a Berlusconi». Fatto sta che la Bonev, attrice e produttrice, si presenta a Venezia con «Goodbye Mama», opera prima, e vince un «Premio speciale della Biennale», assegnato da «Action for Women». Alla cerimonia partecipano due ministri, un sottosegretario e una deputata. Tra loro c'è il ministro Giancarlo Galan. «Berlusconi mi ha dato un incarico preciso: salutare con calore e affetto Michelle Bonev». La Bonev era già stata al centro di uno scandalo. Secondo le intercettazioni sarebbe stata «imposta» al Dopo-festival di Sanremo da Agostino Saccà, ex direttore generale Rai. Al Lido, a consegnarle il premio, è stata la Carfagna. Il ministro Bondi, ovviamente, smentisce la ricostruzione su Venezia. «È una storia completamente inventata, sono fantasie, frutto di imbarbarimento. Il Fatto ne risponderà in tribunale». La stessa cosa ha deciso di fare la sua attuale compagna, nonché deputata del PdL, Manuela Repetti, finita nel calderone delle polemiche per presunti finanziamenti erogati dal ministero al suo ex marito. Secondo le ricostruzioni del Fatto, avrebbe «beneficiato» dei fondi del Fus. Anche lei, ovviamente, ha deciso di ricorrere alle vie legali. Intanto anche il mondo accademico ha deciso di «sfiduciare» il ministro. Al grido di «No alla morte della cultura» circa seicento intellettuali hanno firmato e lanciato la campagna contro il titolare del ministero dei Beni Culturali. Secca la replica del ministro. «L'appello dei seicento tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti a favore delle mie dimissioni», afferma Bondi, «è importante perché è l'espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la vera cultura».

 

Un appello di 600 intellettuali: i Beni culturali stanno morendo
P. Fal.
Corriere della Sera 26/11/2010

Chiedono l'intervento di Napolitano

Ormai siamo «al collasso»: gli stanziamenti per i Beni culturali sono lo 0,2% del bilancio dello Stato contro lo 0,9 in Francia e l'1,2 in Gran Bretagna, per non parlare dei «clamorosi errori commessi nell'Aquila post terremoto e a Pompei». E il grido di dolore lanciato dall'Associazione nazionale dei tecnici per la tutela dei beni culturali e ambientali, con l'Associazione archeologi, il Comitato per la bellezza, Italia Nostra e la Rete dei comitati per la difesa del territorio, firmato da 600 intellettuali italiani e stranieri, tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti. Chiedono le dimissioni di Sandro Bondi, definito un «ministro fantasma», «liquidatore del ministero per i Beni culturali». L'appello, intitolato «No alla morte della cultura», è stato indirizzato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Duro l'ex soprintendente di Pompei, Piergiovanni Guzzo: «I crolli sono stati causati da errori della Protezione civile che un modesto archeologo avrebbe saputo evitare». «Al ministero non ci sono più neanche i soldi per pagare le bollette» ha rincarato Irene Berlingò. Seguita da Vittorio Emiliani: «Bondi passa il suo tempo a via dell'Umiltà. Fa meglio quando non c'è». In serata la replica del ministro: «L'appello a favore delle mie dimissioni è importante — afferma Bondi — perché è l'espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la vera cultura e che è all'origine dei mali di cui soffre oggi il nostro Paese e in particolare della crisi in cui versa il sistema dei beni culturali»

 

Seicento intellettuali contro i "tagli"
Messaggero 26/11/2010

ROMA-«No alla morte della cultura»: e' l'accorato appello che 600 intellettuali italiani e stranieri hanno firmato e lanciato ieri mattina dalla Sala Nassirya del Senato al Presidente della Repubblica Napolitano.
Promosso dall'Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali, insieme con l'Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, l'Associazione Culturale Silvia Dell'Orso, l'Associazione Nazionale Archeologi, il Comitato perla Bellezza, Italia Nostra, la Rete dei Comitati per la difesa del territorio, l'appello sottolinea quanto «la misura sia colma, considerata l'inadeguatezza nella gestione del più grande patrimonio del mondo». I firmatari, illustrando la gravissima situazione in cui versa il Ministero dei Beni Culturali, ormai al collasso - gli stanziamenti per i beni culturali sono solo 0,20% del bilancio dello Stato, contro 0,90% della Francia e 1,20% in Inghilterra, e i clamorosi errori commessi nel patrimonio dell'Aquila post-terremoto e di Pompei - chiedono pertanto le dimissioni di Sandro Bondi definito un «ministro fantasma», autentico liquidatore del MiBAC. Hanno preso la parola Irene Berlingò (Assotecnici), l'ex soprintendente di Pompei, Piergiovanni Guzzo, Vittorio Emiliani (Comitato per la Bellezza), Ebe Giacometti (Italia Nostra), Bernardo Rossi Doria (Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio), Tsao Cevoli (Associazione Archeologi) e Marisa Dalai (Bianchi Bandinelli). Un saluto è stato portato dai senatori Francesco Pardi (Idv) e Vincenze Vita (Pd).

 

Ed esplode il caso Bondi, tra gossip e casse vuote
Valter Delle Donne
Secolo d’Italia 26/11/2010

Seicento intellettuali hanno firmato un appello al presidente Napolitano: il dicastero è allo sbando, il suo responsabile passa il suo tempo a via dell'Umiltà

ROMA. Non una riga su Michelle Bonev (al secolo Dragomira Bonev), sulla delegazione di 32 persone giunte dalla Bulgaria per la mostra del cinema di Venezia e sul premio fantasma. Non pervenuti neppure gli articoli dedicati alle persone vicine al ministro Bondi che avrebbero avuto benefici dal suo dicastero. A leggere la rassegna stampa dei Beni culturali Sandro Bondi è il migliore dei ministri possibili. Per quei pochi che ancora non se sono accorti il ministro-poeta adotta opzioni più prosaiche. Ieri ha annunciato querela contro II Fatto quotidiano e il Corriere della Sera. «In questi giorni si è scatenata una campagna di stampa contro la mia persona, alimentata da ogni sorta di accuse, per affastellare nuovi argomenti e per far salire la tensione politica in vista del voto finale», ha replicato Bondi tirando in ballo la mozione di sfiducia presentata contro di lui dalle opposizioni e che si discuterà alla Camera nella prima settimana di dicembre. Che cosa hanno scritto i due quotidiani? Il giornale diretto da Antonio Padellaro ha approfondito il caso Bonev descrivendolo con dettagli da commedia all'italiana. Per capire quanto sia influente nei salotti berlusconiani la signora bulgara va ricordato che Giampiero Mughini andò via da Panorama a causa sua. («Scrisse un libro che era una porcata inaudita, feci la recensione ma il direttore Carlo Rossella, a mia insaputa, cambiò totalmente il pezzo, trasformando Michelle in una sintesi tra una Yourcenar e una Sarfatti. Lasciando la mia firma»). Attrice in alcune fiction Rai, accanto a Pippo Baudo a un dopofestival di Sanremo, la Bonev ha portato all'ultima edizione della mostra di Venezia il suo film Goodbye Mama (coprodotto dalla Rai col patrocinio del ministero). Mancava un premio. Si è risolto con un escamotage. All'interno di un evento vero ("Action for women" dedicato a registi di altro livello, come Tornatore e Comencini) ha rimediato una targa, per far contenta lei e la sua delegazione. Episodio farsesco che avrebbe un danno economico: le trentadue persone, sostiene il giornale, sono state alloggiate in alberghi a cinque stelle e in ristoranti di lusso della città lagunare. Chi ha pagato? Bondi si indigna e assicura: «Nessun costo, diretto o indiretto, è stato sostenuto dal ministero per l'organizzazione di questo premio speciale. Sconcertano perciò talune ricostruzioni totalmente prive di fondamento». Allora hanno pagato i bulgari? A precisa domanda il governo di Sofia, secondo il Fatto, è altrettanto categorico: «Tutte le spese incluso il viaggio sono state a carico di chi ci ha ricevuto». Un mistero buffo che si aggiunge alle recenti polemiche per l'assunzione di Fabrizio Indaco (figlio della attuale compagna di Bondi, Manuela Rapetti) alla direzione generale del Cinema e per i 25mila euro del Fondo unico per lo spettacolo assegnati per una consulenza all'ex marito della Rapetti. Al povero Bondi il Secolo XIX rimprovera persino i finanziamenti ministeriali alla banda musicale di Novi Ligure (paese natale della Rapetti) e i 285mi1a euro del 2009 a una compagnia teatrale di Massa, vicino a Fivizzano, paese natale del ministro. Ma in questi casi il ministro ha risposto che tutte le bande musicali che ne fanno richiesta (850 in totale) ricevono un contributo fisso di 550 euro e che la compagnia teatrale contestata è quella «dove opera il grande regista e attore Gabriele Lavia e riceve contributi dal 1992». Laddove non arrivano le accuse, sono le difese d'ufficio a far danno a Bondi. Prendete Daniele Capezzone. Secondo il portavoce del Pdl «la tempistica, il "timing" degli attacchi contro di lui con un crescendo di accuse e insinuazioni alla vigilia del voto sulla mozione di sfiducia contro di lui, è eloquente». Insomma, un complotto internazionale che va da Sofia a Pompei. Ma l'attacco più pesante è arrivato ieri dalla sala Nassirya del Senato. In un appello firmato da seicento intellettuali, tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti è stato chiesto al presidente Giorgio Napolitano un intervento in difesa dei beni culturali e le conseguente dimissioni di Bondi. L' appello sottolinea quanto «la misura sia colma, considerata l'inadeguatezza nella gestione del più grande patrimonio del mondo». I firmatari hanno illustrato la gravissima situazione in cui versa il ministero dei Beni culturali e i clamorosi errori commessi nella gestione post terremoto del patrimonio dell'Aquila e nella gestione del sito di Pompei. Parlano di un ministero allo sbando, con le casse sempre più vuote, dove gli amministrativi prendono il posto degli archeologi e «manager dei fast food» decidono dell'Accademia di Brera, con i Comuni che spingono all'urbanizzazione per gli oneri fiscali e un ministro che «non fa nulla e lascia fare di tutto agli altri» che viene definito «un ministro fantasma, che passa il suo tempo a via dell'Umiltà e fa meglio quando non c'è». Non accuse personali ma politiche, alle quali stavolta Bondi non potrà rispondere attraverso gli avvocati.

 

Per Bondi il ministero è casa sua
Peppino Caldarola
Riformista 26/11/2010

Affari domestici. Li risolve così: qualcosa al figlio dell'amata, o all'ex marito
GELMINI E BONDI. La prima mette a rischio il governo con la riforma universitaria che ogni giorno va sotto in Aula; il secondo usa il Ministero per scopi "familiari".

Lo sanno tutti che sarà lui l'ultimo ad abbandonare Berlusconi quando quel giorno arriverà. Ma probabilmente sarà il primo a lasciare il governo quando si discuterà la mozione di fiducia che lo riguarda. Sandro Bondi si sente accerchiato e ieri ha reagito con parole esasperate agli attacchi malgrado il rinvio della data in cui si discuterà il suo operato dopo il disastro di Pompei. I1 mondo sta crollando addosso a questo ex sindaco di Fivizzano salito alla ribalta politica per la leggendaria fedeltà al premier, che l'accomuna ad Emilio Fede recentemente malmenato non a male parole da un marito geloso in un ristorante di Milano. L'intero mondo della cultura, dopo averlo lungamente ignorato, ora apertamente lo contesta. Ieri in una manifestazione romana sono state presentante oltre seicento fame di operatori e di intellettuali che gli fanno, politicamente parlando, la pelle. Quelli del cinema lo accusano di non saper fare il suo mestiere, le soprintendenze lo ignorano, Tremonti lo sfotte in consiglio dei ministri, i critici ignorano il suo talento poetico, La Russa e Verdini, coordinatori del Pdl con lui, gli hanno rubato il partito, la ex moglie ha rilasciato scabrose interviste accusandolo di ignorare il figlio che hanno in comune. E' dura essere Bondi di questi tempi. Lui accusa i giornali di aver orchestrato una campagna stampa che lo martirizza e trova solo Capezzone, in pieno declino dopo l'ascesa della coppia Santanchè-Sallusti, Bonny e Clyde del berlusconismo morente, a difenderlo. Questa volta però l'uomo che fu scoperto dallo scultore Cascella, che ne apprezzò la materia grezza al punto da segnalarlo al tycoon di Arcore, non è finito nei guai per colpa del suo leader. Anche lui si è messo in proprio e ha provato a sistemare i suoi affanni familiari. Bondi è innamorato di Manuela Repetti, bionda deputata pidiellina con cui ama farsi ritrarre mano nella mano e che cita plaudente nelle sue lunghe esternazioni alle agenzie un minuto dopo aver letto quel che ha dichiarato l'innamorata. La Manuela ha avuto un figlio e un marito nella sua vita precedente. Bondi ha pensato di venirle incontro assegnando un lavoro al giovanotto e un assegno all'ex consorte mettendoli nel libro paga del ministero che dirige. In questi giorni si è saputo che anche la banda musicale di Novi Ligure, dove risiede la Repetti, e la Compagnia teatrale di Mariano Anagni, a pochi chilometri da Fivizzano, hanno goduto delle amorevoli attenzioni del ministro, sempre a spese dei contribuenti. Dapprincipio Bondi si è difeso, soprattutto dalle accuse di aver favorito i cari dell'on. Repetti, descrivendoli pietosamente come casi umani, infine ha gridato al complotto mediatico. In nessun momento gli è venuto il dubbio che un ministro non può usare i fondi di un dicastero come un bancomat per trovare la felicità domestica. Bondi è uno di quegli uomini nuovi inventati da Berlusconi. A lui deve tutto. Sicuramente dopo di lui tornerà nell'ombra. Probabilmente non si è arricchito, è certo che da solo non prenderebbe un voto. La sua fedeltà è un atto d'amore, il capo lo chiama ogni volta che la situazione si fa difficile e ha bisogno di luogotenenti pronti al sacrificio. Per anni ha lavorato nelle seconde file, la politica lo affascina salvo deluderlo quando sente che rischia di non ruotare più attorno al suo mito. E’ stato comunista e da quasi vent'anni ne porta addosso la colpa e l'ansia di conversione per quelli che considera ancora dominati da un'ideologia malvagia che tuttavia gli fruttò la carica di sindaco del suo paesino. Dai modi gentili e spesso untuosi diventa una belva quando sente incomprensione verso "l'amor suo" e non nasconde la sofferenza per quel mondo intellettuale che lo ignora malgrado le pensose articolesse che il Corriere della Sera, da quando è ministro, ha preso a pubblicargli in basso pagina dopo le ultime di cronaca. Anche lui, come tanti nel centro-destra, fedeli o ex, e soprattutto come il suo mentore, rischia di cadere per colpa femminile. Il troppo amore per la sua compagna lo ha portato a maneggiare con disinvoltura denaro che non è suo. Lui non comprende la nostra incomprensione per i prezzi che l'amore costringe a pagare. Non comprende soprattutto il fatto che la sua storia d'amore sia criticata perché è finita a piè di lista nel bilancio del ministero. Basterebbe chiudere un occhio per restituirlo alla tranquillità domestica. Ma viviamo in tempi bui e incattiviti che pretendono addirittura che un ministro si comporti da ministro e non da munifico pacificatore di una nuova famiglia dilaniata dall'ombra di quella precedente. La barbarie politica degli eterni comunisti si è abbattuta su un uomo che un tempo sognava che una cuoca dirigesse lo Stato, e che ora, berlusconianamente, pretende che, crollate le ideologie, sia lo Stato a pagargli la cuoca.

 

Storici dell'arte e archeologi in coro: «Bondi dimettiti»
Luca Del Fra
Unità 26/11/2010

Il bilancio del Mibac. In 7 anni il ministero si è fatto tagliare i1 20%. E dilaga il malaffare...

«Dopo l'appello al capo dello Stato cui hanno aderito centinaia di intellettuali, chiediamo le immediate dimissioni di Sandro Bondi dalla carica di ministro dei beni e delle attività culturali (Mibac)». Le parole di Ebe Giacometti di Italia Nostra risuonano nella piccola sala Nassirya del Senato dove le associazioni di archeologi, storici dell'arte, architetti, e quelle per la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico hanno indetto ieri una conferenza stampa. In 7 anni il Ministero si è visto tagliare di oltre i120% le sue risorse e comincia a dilagare pure il malaffare in «uno dei pochi settori della spesa dello stato a suo tempo neanche lambito dalle inchieste di tangentopoli», come ricorda Vittorio Emiliani presidente del Comitato per la Bellezza. L'appello, "No alla morte della cultura" è una iniziativa di Assotecnici, che riunisce archeologi, storici dell'arte e architetti, a cui si sono uniti tra gli altri l'Associazione nazionale archeologi, l'Associazione Dell'Orso e la Rete dei comitati per la difesa del territorio: «Nella tutela del nostro patrimonio siamo oramai allo sbando—ha spiegato il presidente di Assotecnici Irene Berlingò—: proprio in Abruzzo le direzioni di musei archeologici di rilevanza nazionale sono state affidate a persone non qualificate. Al ministero i tecnici sono in via di estinzione, e le conseguenze si sentono». Nel 2010 solo lo 0,21% della spesa statale è per il Mibac, meno di un quarto della Francia, 0,90%, e un sesto della Gran Bretagna, 1,20%. «Non c'è nessuna politica per il patrimonio artistico e culturale nel nostro paese —ha insistito Marisa Dalai dell'Associazione Bianchi Bandinelli—: l'unica cosa che ha fatto Bondi è la nuova direzione per la valorizzazione del patrimonio, affidandola a Mario Resca. Divenuto commissario straordinario per la nuova Brera, Resca ha chiamato a dirigere i lavori Mauro della Giovanpaola». Come molti ricorderanno è uno della "cricca" finito nelle maglie dell'inchiesta sugli appalti gelatinosi della protezione civile.

  

GIRO: Da Italia Nostra un attacco incomprensibile a Bondi

26 novembre 2010 ore 17:04

http://www.votaberlusconi.it/notizie/19350/giro-da-italia-nostra-attacco-incomprensibile-a-bondi

"E’ sorprendente che Italia Nostra invece di difendere il nostro impegno a difesa dell’integrita’ del paesaggio si sia unita all’appello contro Sandro Bondi". Ad affermarlo e’ il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Maria Giro.
 
"Solo un anno fa questa prestigiosa associazione aveva plaudito la scelta coraggiosa di Bondi di bloccare alcuni progetti che avrebbero inevitabilmente compromesso la bellezza del Pincio a Roma e il paesaggio dell’Agro romano. Oggi invece Italia Nostra ha deciso di sferrare un attacco incomprensibile al ministro sull’onda di una polemica pretestuosa e disonesta senza comprendere che le dimissioni di Bondi sarebbero il miglior regalo a chi in questi due anni ha mal sopportato la sua politica verde la green policy del Mibac, che nel nuovo vincolo paesaggistico sull’agro romano e nel rigore verso la proliferazione delle pale eoliche offre oggi due importanti dimostrazioni su cui bisognerebbe riflettere".

 

Crollo a Pompei, duello a distanza Guzzo-Fiori
Gaty Sepe
Il Mattino – Napoli 27/11/2010

Sul crollo della Casa dei Gladiatori a Pompei è duello tra l'ex soprintendente Guzzo e l'ex commissario straordinario Fiori. Al primo (“Errori che un modesto archeologo avrebbe evitato») replica Fiori: con Guzzo nessuna manutenzione.
Contro Bondi 600 firme

Botta e risposta a distanza su Pompei tra l' ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e l'ex commissario straordinario Marcello Fiori, dopo l'appello a Napolitano, per dire «No alla morte della cultura» e chiedere le dimissioni del ministro Bondi, firmato da seicento intellettuali tra tecnici, archeologi, urbanisti e soprattutto ex soprintendenti. Che non ci stanno a prendersi le responsabilità del crollo della Schola Armaturarum di Pompei, l'evento più eclatante della gestione dei beni culturali di un «ministro fantasma». «I crolli sono stati causati da errori della Protezione Civile che un modesto archeologo avrebbe saputo evitare» aveva detto Guzzo in occasione dell'appello, criticando esplicitamente l'idea di spendere milioni di euro per "spettacolarizzare" solo alcuni monumenti (come la Domus Giulio Polibio) non considerando l'armonia dell'intero sito e il non aver calcolato la diversa pendenza dello scorrimento dell'acqua sulle nuove coperture che, giorno dopo giorno, andava a rimbalzare su terreno e muri delle stesse rovine millenarie. Dichiarazioni pesanti, che mettono sotto accusa il lavoro del commissariamento deciso dal ministro Bondi per portare gli Scavi fuori dall'emergenza, e uno dei suoi fiori all'occhiello, la Casa-evento di Giulio Polibio, e a cui ieri 1' ex commissario Fiori, attualmente impegnato nella messa a punto di una Fondazione per Pompei, ha risposto punto per punto. «Tutela e conservazione sono sempre rimaste in capo alla Soprintendenza e ogni intervento realizzato ha visto la condivisione preventiva dei Soprintendenti, con i quali ho sempre avuto un ottimo rapporto di collaborazione» dichiara Fiori. Che poi precisa di non essere stato «nominato per occuparsi della tutela ma per risolvere problematiche più legate al sistema dei servizi, al territorio, all'accoglienza dei visitatori e finalizzate al rilancio turistico dell'area». «È strano - scrive ancora Fiori - che l'ex Soprintendente non ricordi di non aver mai presentato una proposta d'intervento di messa in sicurezza urgente riguardo la casa dei gladiatori, ma di essersi solo occupato dell'impermeabilizzazione del tetto». L'ex commissario ribadisce poi che l'ex soprintendente Guzzo è «stato ininterrottamente in carica dal 1994 a12009 e che durante la sua gestione sono stati accumulati ingentissimi residui di risorse non spesi»: «Questa incapacità di spesa - sostiene l'ex commissario - si è purtroppo tradotta nella mancanza di indispensabili interventi di manutenzione puntuale e quotidiana che si dovevano e potevano realizzare». Fiori sostiene poi di aver istituito «per la prima volta» nel sito un capitolo di bilancio dedicato alla manutenzione ordinaria finanziato con due milioni di euro. Tutte accuse alle quali l'ex soprintendente Guzzo non ha voluto replicare, rispondendo con un no comment. Ha invece replicato alle accuse, pesantissime, rivoltegli dalla presidente dell'Associazione Bianchi Bandinelli, il responsabile della valorizzazione dei beni culturali del ministero Mario Resca, che è anche membro del gruppo di studio per la Fondazione Pompei. «Un manager del fast food» che «non ha portato un centesimo nelle casse dello stato» ma «con il quale l'ombra lunga del malaffare ha investito il ministero» ha detto di lui Marisa Dalai. «Sconcertato», si è detto l'ex ad di Mc Donald's da affermazioni che «oltre che gravemente diffamanti, sono del tutto pretestuose e prive di alcun fondamento». «Dopo anni di assoluta disattenzione per il lacerante crollo di visitatori nei nostri siti della cultura - precisa Resca - a seguito dell'insediamento della nuova direzione generale per la Valorizzazione. non solo si è invertito il trend negativo dei visitatori portandolo ad un 14,49%, ovvero più di 3,7 milioni di presenze, ma è anche aumentato il totale degli incassi da sola biglietteria, cresciuti di un 8,43% per un valore di oltre 6 milioni di euro rispetto ai 9 mesi precedenti».

 

Terremoto, beni culturali danneggiati. Marchetti replica a Dalai Emiliani

Reggiani: il ministero si è attivato immediatamente

Il capoluogo d’Abruzzo

http://www.ilcapoluogo.com/site/News/Attualita/Terremoto-beni-culturali-danneggiati.-Marchetti-replica-a-Dalai-Emiliani-34599

L'Aquila, 26 nov 2010 - La lista dei beni culturali d'Abruzzo danneggiati in maniera più o meno grave dal terremoto del 6 aprile 2009 "é stata redatta nei primi tre mesi dopo il terremoto e consta di circa 2000 schede di complessi edilizi danneggiati e di circa 5000 schede di beni mobili o pitture murali recuperati e spostati dai vari siti". Lo ribadisce il vice commissario per i beni culturali danneggiati d'Abruzzo Luciano Marchetti, che replica all'appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lanciato ieri da 600 tra tecnici e intellettuali e alle affermazioni fatte dalla presidente dell'associazione Bianchi Bandinelli, Marisa Dalai Emiliani.

"La schedatura informatizzata - sottolinea Marchetti, precisando di non essere un vicecommissario delegato della protezione civile bensì "un funzionario dirigente generale del ministero dei beni culturali da questo proposto alla Presidenza del Consiglio per la nomina a vicecommissario- è ovviamente a disposizione di tutti gli Enti pubblici che in qualche modo debbono prendere decisioni sulla messa in sicurezza e sulla ricostruzione e che abbiano interessi legittimi sulla materia". Alcune schede, spiega l'ingegnere, "sono state fornite a diversi istituti universitari per motivi di studio e di ricerca e sui risultati scientifici di tali ricerche sono stati fatti numerosi incontri di studio e convegni per darne conto". Marchetti sottolinea quindi che "il gruppo di funzionari del Ministero assegnati all'Ufficio del vicecommissario, in collaborazione con gli uffici periferici abruzzesi del Ministero, ha provveduto alla realizzazione di numerosi interventi di messa in sicurezza e di recupero del patrimonio culturale fino a raggiungere in alcuni casi il ripristino della funzionalità dell'Istituzione, come nel caso dell'Archivio di Stato, riaperto in altra sede in brevissimo tempo in collaborazione con la Direzione generale degli Archivi". E' a disposizione, conclude, "il resoconto dell'attività svolta dall'Ufficio che non è mai stata verificata dagli organi di stampa e da coloro che denigrano l'attività degli organi preposti al recupero e alla tutela".

"Non è vero che all'Aquila non è stato fatto un elenco dei danni provocati dal terremoto al patrimonio culturale" dichiara il direttore regionale del ministero Annamaria Reggiani. “Il ministero, sottolinea Reggiani, "si è attivato immediatamente attraverso le sue articolazioni presenti sul territorio". Il lavoro fatto dalle squadre di rilevamento danni ai beni culturali, composte da funzionari architetti, archeologi e storici dell'arte delle Soprintendenze e anche da ingegneri strutturisti è confluito, ricorda il direttore regionale, "in una banca dati che è nella disponibilità del commissario per la Ricostruzione presidente della regione". La Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici per l'Abruzzo, aggiunge, "possiede una banca dati georeferenziata (progetto ABC) in cui confluiranno in ragionevoli tempi tecnici, tutti i dati provenienti dalle squadre di rilevamento. Pertanto non corrisponde a realtà l'affermazione che non sia stato effettuato un censimento dei danni". Fra le attività svolte, la Reggiani cita "il difficile trasferimento dei capolavori del Museo nazionale d'Abruzzo a Celano-Paludi (AQ), struttura questa che è stata prontamente riconvertita in laboratorio per l'accoglienza e per gli interventi di messa in sicurezza delle opere, grazie ad un finanziamento Cipe".

Un folto numero di intellettuali afferenti all’assotecnici del Mibac, all’associazione Bianchi Bandinelli, al Comitato per la Bellezza e Italia Nostra avevano ieri preso posizione contro il Ministero. “Duole constatare che ancora una volta non si faccia alcun riferimento ai risultati ottenuti – risponde in una nota il ministero – diffondendo invece notizie false ,tendenziose e diffamatorie riguardo all’attività svolta in condizione difficili e spesso a rischio vita. Infatti, il Ministero per i Beni e Attività culturali, sin dal 6 aprile, giornata in cui è avvenuto il terremoto che ha devastato L’Aquila, si é attivato immediatamente attraverso le sue articolazioni presenti sul territorio: Direzione regionale, soprintendenze e Archivio di Stato – specifica la nota - mettendo a disposizione delle strutture di Protezione civile nazionale le proprie conoscenze e capacità professionali, così come è avvenuto successivamente e per tutto il mandato del vicecommisssario delegato Marchetti e come avviene tuttora”. “L’attività effettuata da squadre di rilevamento danni ai beni culturali, composte da funzionari architetti, archeologi e storici dell’arte delle Soprintendenze e anche da ingegneri strutturisti (appartenenti ai dipartimenti delle Università italiane specializzate in ingegneria sismica) e da Vigili del Fuoco, con il coinvolgimento del gruppo Itc-Cnr-Aq, è confluita in una banca dati che è nella disponibilità del commissario per la Ricostruzione presidente della Regione. La Direzione regionale possiede una banca dati georeferenziata ( progetto ABC) in cui confluiranno in ragionevoli tempi tecnici, tutti i dati provenienti dalle squadre di rilevamento. Pertanto non corrisponde a realtà l’affermazione che non sia stato effettuato un censimento dei danni”.

“Fra le attività svolte – continua la nota del ministero - rincresce constatare il mancato riconoscimento persino del difficile trasferimento dei capolavori del Museo Nazionale d’Abruzzo a Celano-Paludi (Aq), struttura questa che è stata prontamente riconvertita in laboratorio per l’accoglienza e per gli interventi di messa in sicurezza delle opere , grazie ad un finanziamento Cipe. A questo proposito appare del tutto evidente che i solerti attori dell’iniziativa ignorano o non si siano accorti, o abbiano già dimenticato, quale funzione abbia assunto, dopo la tragica data del 6 aprile, il Museo di Paludi,ove sono ora conservati beni sia di interesse archeologico sia di interesse storico artistico, circostanza questa che rende la conduzione gestionale della struttura in questione prettamente interdisciplinare, alle dirette dipendenze di questa Direzione Regionale e con il controllo dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Artistico. Detta attività è stata a lungo elogiata da tutti gli organi di stampa, che hanno ribattezzato la struttura “l’Ospedale delle Madonne”, evidenziando un’attività che ha consentito alla Direttrice Regionale dott.a Anna Maria Reggiani, di ottenere un prestigioso riconoscimento quale, il Premio Rotondi per i Salvatori dell’arte 2010. Dispiace prendere atto – conclude la nota – che molti intellettuali sia siano fatti fuorviare da notizie diffuse ad arte a scopo puramente diffamatorio”.

Aggiornato al 26/11/2010 13:49

 

Pompei, Bondi si difende dagli attacchi
Avanti! 27/11/2010

Intanto sette funzionari della Soprintendenza archeologica si rifiutano di firmare contro il ministro

I seicento tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti che in un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedono le dimissioni di Bondi sono "espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la vera cultura". Al centro da giorni di un attacco concentrico nei suoi confronti dopo il crollo dell'Armeria dei gladiatori, il ministro risponde alla lettera divulgata nei giorni scorsi dalla "Sala Nassirya" del Senato e indirizzata al capo dello Stato. Nella missiva, i firmatari fanno riferimento ai ripetuti attacchi alla professionalità dei tecnici del Mibac" dopo "la vergognosa vicenda di Pompei", criticano il "managerialismo di facciata", contestano "l'inadeguatezza nella gestione del più grande patrimonio del mondo". Nella replica, Bondi rivendica la "difesa del Pincio e dell'Agro Romano dai progetti di un'amministrazione di sinistra", "il via libera a importanti progetti di sviluppo civile e infrastrutturale dopo che erano stati bloccati per anni" e il fatto di non aver permesso che "venisse ostacolata dalle lungaggini e dall'aumento dei costi a causa dei ritrovamenti archeologici, la realizzazione delle metropolitane di Roma e di Napoli". Per Bondi i firmatari dell'appello contro di lui sono parla di un "mondo che si ammanta di una falsa cultura" ma "porta la responsabilità di aver frenato lo sviluppo economico del Paese senza avere scongiurato lo scempio del paesaggio e il decadimento del patrimonio artistico", "espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la vera cultura, che è innanzitutto rispetto, obiettività, responsabilità". Intanto, sono un terzo del totale i soprintendenti archeologici che non hanno firmato la lettera al ministro Sandro Bondi. Sette funzionari su 21 uffici periferici (19 ordinarie e due speciali) che non hanno condiviso l'idea di chiedere al Collegio romano più spazio alle loro competenze e di fare marcia indietro sui manager. Dalla lista non manca infatti solo il direttore generale in pectore, Luigi Malnati, come accreditato dalla stampa, che ha incluso nel computo anche direttori di musei che non hanno dirette responsabilità di tutela. Non hanno ritenuto puntare il dito contro i "pesanti tagli", le "pesanti riduzioni di personale" e l'appesantimento nella procedura di spesa" neppure i sovrintendenti di Lazio, Friuli Venezia Giulia, Calabria, Umbria e delle province di Sassari e Nuoro. E proprio quest'ultimo, Bruno Massabò, spiega al Velino il perché della scelta: "La verità è che la lettera è pretestuosa e il ministro non ha responsabilità di quello che succede a Pompei. È di una situazione incancrenita da decenni, un discorso complesso che coinvolge tutte le amministrazioni e non credo ci sia da fare polemica su questo aspetto. Si tratta di una campagna che ha poco a che vedere con la tutela dei beni culturali, ma evidentemente qualcuno ha pensato di approfittarne per fare del gran chiasso". Più diplomatico Luigi Fozzati, soprintendente ai Beni archeologici del Friuli Venezia Giulia: "Non è con lo scontro ma col dialogo che si riesce a raggiungere risultati - afferma al Velino -. Le contrapposizioni non portano da nessuna parte. Se c'è qualcosa che non va, prendo appuntamento e vado a spiegare la situazione di persona, non mando lettere. E poi che utilità pratica può avere una lettera del genere? Mi pare che non ne ha avuto alcuna, visto che il ministro Bondi si è pure arrabbiato". Non manca chi fa notare, tuttavia, come a eccezione del responsabile dell'Archeologia nelle Marche, Giuliano De Marinis, in questi giorni ricoverato in ospedale, quasi tutti i funzionari che non hanno aderito alla protesta siano stati nominati attraverso il comma 6. Ovvero su diretta indicazione del ministro con un incarico fiduciario ad hoc. "In effetti è così - ammette uno di loro chiedendo l'anonimato -. Non mi sento di criticare il mio ministro, mi pare una cosa non gentile e non corretta". Di "questione di delicatezza" parla invece Luigi Malnati, che da dicembre prenderà il posto di Stefano De Caro alla direzione generale dei Beni archeologici: "Sono in una fase di transizione e non ho ritenuto opportuno entrare nel merito della polemica - dice al Velino -. Quel che però posso dire è che non ho trovato la lettera particolarmente dura: mi pare che gli elementi costruttivi e di collaborazione siano largamente prevalenti. Insomma, pur non firmando, condivido lo spirito della lettera ma con una precisazione: non vorrei che il crollo di Pompei, sui cui Bondi non ha responsabilità, fosse enfatizzato. Quella è una realtà molto particolare che non va confusa con la situazione dell'archeologia in Italia. I veri problemi - conclude Malnati - sono le lentezze burocratiche e il tipo di regolamentazione obsoleta, che non dipendono affatto dal ministero".

 

Un ministro anticostituzionale
Maria Pia Guermandi,
eddyburg, 28-11-2010

http://www.eddyburg.it/article/articleview/16257/0/158/

Che Sandro Bondi non concorresse al titolo di...

Che Sandro Bondi non concorresse al titolo di “Miglior Ministro dei Beni Culturali”, ci era noto da tempo. Per molti mesi dal suo insediamento gli osservatori e gli operatori del mondo dei beni culturali e quanti semplicemente hanno a cuore le sorti del nostro patrimonio hanno stigmatizzato la sua assenza: Bondi troppo impegnato sul versante partitico ha per lungo tempo dedicato al proprio Ministero un’attenzione distratta, casuale e spesso puramente ideologica tanto da abbandonare il nostro patrimonio, in più di un oscuro passaggio, nelle mani della “cricca”. Clamoroso il caso del commissariamento per i Grandi Uffizi a Firenze, mentre le procure sono ora al lavoro sul Petruzzelli di Bari, sulla ricostruzione all’Aquila e su quella gestione commissariale di Pompei che ogni giorno di più, consegna alle cronache nuovi esempi di finanza allegra.
In questa latitanza, spiccano, per caratterizzazione “ideologica” appunto, i provvedimenti di reale tutela, poche medaglie al valore ma ripetutamente sbandierate: ma se il Pincio, non appena transitato sotto l’amministrazione Alemanno è stato doverosamente salvato dallo sventramento, non altrettanto è successo a Milano, dove il ministro non ha minimamente contrastato lo scempio inaudito del parcheggio di Sant’Ambrogio fortemente voluto dall’amministrazione Moratti.
Nella mancanza complessiva di una visione culturale, se non proprio di una politica, unico esempio di direttiva è stato rappresentato dall’accentuazione esasperata delle pratiche di valorizzazione, culminate con la nomina di apposito manager e codazzo annesso di pubblicitari che in nome del marketing in un anno e mezzo di attività hanno saputo produrre, fra continue fanfare mediatiche, solo qualche bislacca campagna promozionale per rendere ancor più appetibili i monumenti icona del nostro patrimonio già oppressi da una pressione antropica che non ha mancato di provocare i primi segnali di cedimento (v. per tutti il Colosseo e i suoi problemi di degrado).
Alla stessa visione pubblicistica (essendo il marketing vero e proprio comunque collocato su un altro livello di complessità), è ben presto risultata ispirata anche la pratica dei commissariamenti dei principali siti e monumenti nazionali, attraverso la quale si è tentato uno smembramento del patrimonio fra beni di serie A, economicamente fruttuosi e beni di serie B (il 90% dell’immenso patrimonio culturale italiano) non monetizzabili e quindi abbandonati, dopo i ripetuti tagli di bilancio, ad un incerto destino. Il caso degli Uffizi e gli eventi recentissimi di Pompei rappresentano gli esiti, dolorosi e internazionalmente conosciuti di questa “sperimentazione”.
I commissariamenti hanno costituito peraltro l’iniziativa più fragorosa, ma non l’unica di un disegno di dismissione complessiva del sistema delle tutele, che si è incarnato in una serie di provvedimenti, meno clamorosi ma ancor più devastanti, tesi a ridurre e imbrigliare il ruolo delle Soprintendenze in materia di tutela del paesaggio. Proprio in questo settore cruciale a salvaguardia non solo del nostro patrimonio culturale, ma del tessuto delicatissimo del nostro territorio, Sandro Bondi ha di fatto accettato di confinare il proprio Ministero in un ruolo di totale irrilevanza politica e di sudditanza acritica nei confronti dei Ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture. Dal piano casa al federalismo demaniale, dalle “semplificazioni” amministrative – autorizzazione paesaggistica e Scia – alle così dette linee guida sugli impianti di energie rinnovabili, con accelerazione crescente negli ultimi mesi, i già fragili organismi della tutela sono stati investiti da una serie di provvedimenti ambigui, spesso tra loro contraddittori e tutti però ispirati alla politica del laissez faire e della facilitazione dell’iniziativa privata a qualsiasi progetto applicata.
Già in passato avevamo denunciato, a partire dal Primo rapporto nazionale sulla pianificazione paesaggistica, questa deriva anticostituzionale che, complice il Ministro, tendeva a sovvertire la primazia dell’art. 9, rispetto ad altri interessi che non fossero quello pubblico, il principio guida che da Benedetto Croce a Concetto Marchesi, ha ispirato i legislatori e i padri costituenti.
Ripetute e ormai rituali affermazioni di “disponibilità” alle esigenze del progresso comunque inteso da parte della dirigenza Mibac, documenti ufficiali di imbarazzante livello culturale in cui alla tutela vengono sostituite le “buone maniere” fino a giungere a quest’ultima esplicita dichiarazione dello stesso Bondi. Coi toni ormai consueti di acrimonia e arrogante furore con i quali si rivolge a chiunque si permetta critiche al suo operato (l’episodio delle dimissioni di Salvatore Settis segnò, da questo punto di vista, una svolta verso una deriva da minculpop sempre più pesantemente applicata da allora in poi) il Ministro, in uno sbracamento culturale totalmente esplicito, identifica la propria mission nella facilitazione coute que coute della funzione infrastrutturale ed edilizia del territorio che non deve essere ostacolata da “ritardi” derivanti da fastidiosi reperti.
E’ la versione riveduta e corretta come neppure i più tendenziosi fautori della libera impresa avrebbero potuto sperare, di un art. 41 cui è stato assoggettato l’art.9, ridotto al ruolo di accessorio esornativo.
L’uomo sbagliato, dunque, al posto sbagliato: dopo queste ultime dichiarazioni non c’è altra possibilità di salvezza per il nostro patrimonio che le dimissioni di Sandro Bondi.

Per questo eddyburg si unisce all’appello a Napolitano promosso da Assotecnici e invita tutti i suoi lettori a firmarlo.

Per firmare l'appello Per Pompei e la cultura
 

Pompei. Rovine, macerie e politica latitante
Maria Luna Moltedo
Terra 28/11/2010

Pompei è l'emblema di scarsi finanziamenti, poco personale e commissari straordinari

Il crollo della Schola Armaturarum di Pompei, rimbalzato su tutti i media, ha risollevato agli occhi dell'opinione pubblica una questione di mala gestione che in realtà va avanti da diversi anni. Il problema non si esaurisce ai fondi a disposizione, che sono sempre di meno, ma è strettamente collegato, e questo non va sottovalutato, al modello di gestione che il governo attuale privilegia. La situazione del sito archeologico di Pompei è questione più complessa di quanto possa sembrare. Nel 1998, infatti, diventò l'area di sperimentazione della soprintendenza autonoma che, sotto la guida dell'archeologo Pietro Giovanni Guzzo, doveva conquistare una piena indipendenza scientifica, organizzativa, amministrativa e finanziaria. Questo processo di riconversione dell'area è stato più volte ripensato, ostacolato e alla fine praticamente smontato da tutti i vari governi che si sono succeduti nel corso del tempo. In questi lunghi anni di tagli alla cultura è stata fatta piazza pulita di risorse non solo economiche ma anche umane. E difficile portare avanti la tutela del territorio con pochi soldi, ed è ancora più difficile se scarseggia il personale competente. Il territorio italiano, il suo paesaggio, la sua storia - che è la nostra storia - non sono adeguatamente tutelati, dunque, sia per la mancanza di finanziamenti che per quella dei funzionari necessari. In questa sorta di confusione amministrativa i problemi hanno cominciato ad accumularsi inesorabilmente e oggi ci ritroviamo ad avere difficoltà di risorse umane, di risorse finanziare e un'enorme incertezza riguardante la gestione dell'area di Pompei in generale. A questo problema, il governo attuale ha risposto con una soluzione sbrigativa e dirigista: i commissariamenti. Le soprintendenze di Roma e Pompei sono state affidate a commissari straordinari, identificati con i vertici nazionali della Protezione civile. Tutti ricordiamo il crollo di alcuni soffitti della Domus Aurea avvenuto un anno dopo, nell'aprile 2010, e quello di un settore del Colosseo nel mese successivo. In un territorio dall'incomparabile ricchezza storico-archeologica e ambientale peraltro già assai danneggiato dall'abusivismo edilizio. Perché la gestione di aree archeologiche è stata tolta all'ente competente e affidata alla Protezione civile? Perché ci si va preparando a un nuovo tipo di gestione, molto più consona alla mentalità del nostro esecutivo: quella privata. Il patrimonio storico-artistico è la risorsa più importante del nostro Paese: l'Articolo nove della nostra Costituzione recita che "i1 valore della tutela del patrimonio culturale è sovraordinato ad ogni altro interesse". Questo per dire che la cultura non è un'emergenza, lo diventa se non la consideriamo un'opportunità di sviluppo. Ai beni culturali italiani non servono interventi straordinari bensì un piano di interventi di lungo periodo. L 'irresponsabile taglio dei finanziamenti è dunque una causa primaria di questi e altri crolli, ma non è la sola. L'Italia è il Paese con il maggior numero di siti iscritti nell'elenco dei “Beni patrimonio dell'umanità" dell'Unesco ma sembra che questo non abbia molto peso. È invece necessario cambiare il modo di vedere le cose, cambiando mentalità e cercando nuove fonti di finanziamento. Cultura non significa solo preservare, e pertanto non va intesa solo come una spesa, ma anche come un modo per generare ricavi. Il patrimonio culturale di un Paese può essere un volano per l'economia, può rendere una nazione più competitiva. Il fascino di Pompei, del Palatino e di molti altri beni culturali resta grande ma i siti archeologici più importanti del mondo rischiano di non resistere al tempo e all'incuria. Una domanda, elementare ma non banale, che bisognerebbe porsi per capire il valore dei siti archeologici è la seguente: che cos'è una rovina? C. Lévi-Strauss intuì la stretta parentela esistente fra il ricordo e la rovina. Infatti quest'ultima crea una forma presente di una vita passata. L’interesse per le rovine non è tanto un ritorno al passato quanto la registrazione di alcuni tratti del nostro essere moderni, contemporanei. Marc Augé, grande antropologo francese, ha ripensato alle rovine distinte dalle macerie che vanno smaltite e rimosse. È auspicabile che le rovine non diventino macerie, come nel caso della Schola Armaturarum a Pompei.

 

Milano. «Malaffare su Brera». E l'ex Mazzotta difende Resca
Mimmo Di Marzio
Giornale – Milano 30/11/2010

Alla storia infinita della Grande Brera si aggiunge una nuova perla. L'occasione, frutto del diffuso nervosismo sui tagli alla Cultura che non di rado genera guerre tra poveri, arriva dagli strali lanciati nei giorni scorsi dalla presidentessa dell'Istituto di studi Ranuccio Bianchi Bandinelli, associazione fondata da Giulio Carlo Argan. Dopo i bombardamenti contro il ministro Sandro Bondi, nel mirino c'è stavolta un suo uomo: Mario Resca, il direttore generale perla Valorizzazione del Patrimonio Culturale del ministero nonchè deus ex machina del progetto pinacoteca. L'accusa, coi tempi che corrono, è abbastanza fastidiosa, ovvero di sperpero e «malaffare», oltre che di aver compiuto il grave «errore culturale» di separare il patrimonio storico artistico della Pinacoteca da quello dell'Accademia. Allo sdegno di Resca, «sconcertato da azzardate e diffamanti affermazioni di cui la signora Dalai dovrà rispondere nelle sedi appropriate», si è aggiunta la solidarietà dell'ex presidente dell'Accademia Gabriele Mazzotta, che parla di accuse ridicole e in palese contrasto con gli accordi che hanno portato a un risultato «di cui essere orgogliosi». Una posizione che, per la verità, non stupisce dal momento che Mazzotta fin dall'inizio si mostrò favorevole al trasferimento dell'accademia nella famigerata caserma Mascheroni, contro il parere della quasi totalità del consiglio accademico, che invece alzò barricate. Una strenua battaglia che sorti l'effetto di far guadagnare agli studenti, come lo stesso Mazzotta ricorda, qualche prezioso migliaio metri quadri in più. Tutti contenti allora? Macchè.