Rassegna stampa,
ripresa da
http://www.patrimoniosos.it
I Beni Culturali e lo scippo Capitale. II silenzio di Bondi lo
scippo di Roma
Vittorio Emiliani
10 ottobre 2008, L'Unità
Con legge ordinaria, con un emendamento, il governo Berlusconi
rivoluziona la strategia della tutela, chiaramente nazionale, dei beni
culturali e paesaggistici togliendola allo Stato, quindi al ministero
per i Beni culturali, ed assegnandola al Comune di Roma o al nuovo Ente
Roma Capitale.
In tal modo, aperta una clamorosa breccia nell'articolo 9 della
Costituzione, spiana la strada per l'attribuzione della tutela ai
Comuni. Nemmeno alle Regioni, come da anni alcune di esse chiedevano (la
Sicilia la esercita già, malissimo), ma addirittura ai Comuni. Un altro
colpo di dava alla unità culturale e politica della Nazione. Una
autentica follia anche dal punto di vista gestionale. Il nostro sistema
di tutela, che rimonta addirittura alla lettera-manifesto di Raffaello a
papa Leone X, poi ad Antonio Canova gran consigliere di Pio VII, al ceto
politico giolittiano che ne raccolse la forte trama legislativa, allo
stesso Giuseppe Bottai che intelligente riutilizzatore di quelle norme
nelle due leggi del 1939, alla Costituzione e alle normative più recenti
(come la legge Galasso e il Codice Settis-Rutelli), era e rimane un
modello invidiato e imitato all'estero. Malgrado i finanziamenti scarsi,
malgrado i concorsi rinviati per anni, malgrado mille acciacchi
operativi, l'idea-forza di far esercitare la tutela ad organismi
tecnico-scientifici il più possibile autonomi dal potere politico (tanto
più da quello locale) e dalle sue pressioni ha salvato il Paese da
disastri molto maggiori rispetto a quelli, pur gravi, intervenuti.
I nostri centri storici si presentano, sin qui, abbastanza preservati.
La rete dei musei è nettamente migliorata, semmai bisogna crederci,
investire di più in essa. Il paesaggio, certo, ha subito e subisce duri
colpi dal cemento, specie dopo che ai Comuni è stato sciaguratamente
consentito di usare per la spesa corrente i denari incassati con gli
oneri di urbanizzazione. Ma, ripeto, il sistema è valido, i
soprintendenti (nonostante stipendi da 1.500-2.000 euro) sono spesso
autorevoli. Negli anni di Tangentopoli non uno di loro è stato inquisito
e condannato.
Si può, si deve potenziare questa struttura voluta come Ministero da
Giovanni Spadolini. Invece la si intacca e la si demolisce, facendo oggi
del nuovo Ente Roma Capitale e domani degli 8.101 Comuni gli organismi
che decideranno tutto sul patrimonio storico-artistico,
sull'archeologia, sul paesaggio, ecc. I controllati diverranno anche i
control-lori diretti.
Gli organismi tecnico-scientifici saranno alle dirette dipendenze dei
politici municipali. Fate voi. Certo, l'articolo 9 della Costituzione
parla di tutela in capo alla Repubblica, cioè allo Stato (come hanno
riaffermato le sentenze, ma quanto contano oggi?, della suprema Corte)
in uno, armonicamente, con Regioni ed Enti locali. Ma l'autonomia dei
presidii rappresentati dalle Soprintendenze non è mai stata messa in
discussione. Mai.
Oggi basta un emendamento ad una legge ordinaria. È vero, Roma ha anche
una Soprintendenza Capitolina. Fu una sorta di omaggio di Corrado Ricci
alla capitale d'Italia quando disegnava con altri la rete delle
Soprintendenze. È stata retta da studiosi come Carlo Pietrangeli e, di
recente, come Eugenio La Rocca. Non ho nulla contro Umberto Broccoli,
archeologo, da poco nominato dopo lunghi anni di lavoro come
intelligente divulgatore culturale in Rai.
Ma la sua prima intervista televisiva mi ha lasciato di sasso: ritiene
di poter fare soldi prestando in giro statue e altri reperti
archeologici di magazzino. Non sembra il massimo dei programmi
scientifici. Sembra anzi una porta aperta all'idea fissa di "sfruttare"
commercialmente il patrimonio. E il ministro Bondi, che fa? Ha assistito
docile a tagli che - lo denuncia la Cisl - riducono le risorse da 625 a
73 milioni in quattro anni e ne fanno perciò una sorta di "commissario
liquidatore" del Ministero e dei suoi beni.
Nelle Soprintendenze, dopo la pubblicazione del testo per l'Ente Roma
Capitale e sue prerogative c'è fermento, allarme, indignazione, come
nelle maggiori associazioni per la tutela. «Una autentica rovina»,
commentano storici dell'arte, archeologi, architetti, paesaggisti,
urbanisti, bibliotecari, musicologi. Ma anche una clamorosa fesseria
dovuta a quelli che Raffaello profeticamente chiamava «li profani e
scelerati barbari», ma anche il suicidio di un Paese che vive sempre più
di turismo e di turismo culturale. Bondi si occupa di tutt'altro:
cliccate sul sito del ministero (www.beniculturai.it) e vedrete che il
ministro-poeta occupa la prima pagina con ben tre rubriche: i suoi
Appunti di viaggio (un must internazionale), la sua post@ coi cittadini
e, udite udite, le sue recensioni librarie, la prima parla anche di
Eros. Non di Thanatos, del suo moribondo ministero naturalmente. Ma si è
accorto di fare la parte del necroforo per giunta sorridente?
Beni culturali: lo scippo e il silenzio
VITTORIO EMILIANI
l'Unità, 14 ottobre 2008
La
notizia può essere letta, per chi ne dubitasse (trattandosi di una
mostruosa quanto micidiale scemenza), nel sito tricolore del governo
italiano: il Consiglio dei ministri, nella seduta del 3 scorso, ha
approvato, come emendamento al disegno di legge sul federalismo fiscale,
un articolo aggiuntivo col quale viene trasferita dallo Stato al Comune
di Roma (in futuro Ente Roma Capitale) la «tutela dei beni storici,
artistici, ambientali e fluviali». In toto, neppure "in collaborazione
col Ministero per i Beni culturali". Lo stesso vale per «sviluppo urbano
e pianificazione territoriale», con la Regione del tutto ignorata.. Ma
al ministero per i Beni Culturali non sanno nulla di preciso. Di preciso
sanno soltanto che le risorse disponibili da qui al 2011 crolleranno,
per via dei tagli, da 625 a 73 milioni di euro. Crollo tale da far
supporre che la tutela passerà nel frattempo ad altri organismi. Difatti
con la cifra residuale, potranno pagare gli stipendi (a stento) e tenere
aperti i musei. Ma sull'articolo aggiuntivo il ministro Bondi tace e
tace la presidenza del Consiglio. Soltanto il sindaco Alemanno ha
pubblicamente gioito: a ragione o a torto? La cosa è enorme. Fra l'altro
la devoluzione della tutela non potrebbe non avere un seguito con altri
grandi Comuni, generando quindi una slavina destinata a travolgere
l'idea stessa di tutela. Infatti il Comune di Roma diventa - stando al
suo sindaco -controllore/controllato in tutta una serie di materie
strategiche per il patrimonio storico-artistico e per il paesaggio. «I
più importanti processi decisionali», ha affermato Alemanno, «invece di
passare per tre livelli diversi Comune-Provincia-Regione, o Stato, sono
concentrati nell'Assemblea Capitolina». Divelti in un sol colpo i
fastidiosi controlli e gli eventuali veti degli organismi
tecnico-scientifici (direzioni centrali e regionali, Soprintendenze
territoriali e di settore), il sindaco e i suoi assessori potranno fare
quello che gli pare e piace. Già l'assessore Alfonso Antoniozzi ha
affermato che, per costruire ex novo le migliaia di alloggi economici
indispensabili, si dovrà erodere un'altra bella fetta di Agro Romano e
"disboscare" un bel po' dei vincoli oggi esistenti a tutela di quello
straordinario territorio agricolo. Siamo di fronte al più cupo "noir".
Reazioni? Molte e vivaci nelle associazioni per la tutela e fra i
tecnici delle Soprintendenze, increduli o sconfortati. Forse sarebbe
utile se dall'opposizione si chiedesse con forza a Berlusconi, a
Calderoli e a Bondi cosa sta succedendo, quali sono le carte che contano
in questa drammatica partita e che sorte essi vogliono per la
sopravvivenza di uno dei più grandi patrimoni artistici del mondo.
Bondi e l`emendamento fantasma
VITTORIO EMILIANI
L'Unità 16/10/2008
Ma
allora il governo Berlusconi ha imbrogliato il povero Alemanno,
sindaco di Roma, facendogli credere di aver trasferito, con un semplice
emendamento al disegno di legge sul federalismo fiscale, tutta una serie
di funzionali statali e regionali strategiche senza poi approvare quel
magico testo? Rispondendo ad un mio articolo del 10 ottobre sull`Unità
il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, ha affermato martedì 14
che quel maxi-emendamento non è stato mai e poi mai approvato, tant`è
che non figura allegato al disegno di legge inviato al Quirinale.
Come non credere a Bondi? La sua smentita è ufficiale. Perché allora nel
pomeriggio del 3 ottobre i ministri Matteoli e Calderoli hanno
annunciato alle agenzie (tengo un`Agi in proposito) che il consiglio dei
ministri aveva invece approvato il corposo emendamento e quindi il
trasferimento al Comune di Roma di «tutela e valorizzazione dei beni
storici e artistici, ambientali e fluviali»? E dove è stato riposto quel
lungo "articolo aggiuntivo" spacciato come approvato e che, fra l'altro,
non era stato portato all'esame delle Conferenze Commissione
Stato-Regioni e Unificata?
Forse lo si tiene lì, in caldo, per riproporlo a sorpresa durante il
percorso parlamentare della legge sul federalismo fiscale (che poi sono
due, una tributaria e l'altra ordinamentale).
Per questo il Comitato per la Bellezza, assieme a Bianchi Bandinelli, ad
Archeoclub, a storici dell`arte, archeologi, urbanisti, storici,
ricercatori, ecc. hanno rivolto ieri un appello ai presidenti delle
Camere e al presidente della Repubblica affinché vigilino su questa
autentica mina vagante. Tuttavia, ad essere sulla graticola, per il
momento, è il sindaco di Roma il quale, rassicurato da Calderoli e C.
sull`approvazione avvenuta del maxi-emendamento, incautamente aveva
decretato da sé la fine di ogni controllo tecnico-scientifico autonomo e
la concentrazioni di poteri oggi divisi fra Stato-Regione
Lazio-Provincia nel solo Ente Roma Capitale, facendo irritare fortemente
sia Marrazzo che Zingaretti. Allo stato invece è soltanto un progetto.
Politicamente, per ora, una bufala, il nulla, secondo Bondi.
Tuttavia i tagli inferti alle risorse annuali, già inadeguate, del
Ministero per i Beni e le Attività culturali - che crollano di qui al
2011 da 625 a 73 miseri milioni - fanno pensare ad una strategia
governativa volta a liquidare sostanzialmente il MiBAC e a trasferire la
tutela alle Regioni e ai grandi Comuni. Discorso che vale pure per il
Ministero dell`Ambiente (800 milioni di tagli su tre annualità) dove
Daniela Prestigiacomo è ancor più accondiscendente di Sandro Bondi e
pensa ai Parchi come a lucrosi luna-park turistici. Coi 73 milioni di
euro residui il Ministero per i Beni culturali pagherà sì e no gli
stipendi e terrà aperti i musei statali (che magari diventeranno
polverosi, come li vorrebbe il collega Brunetta ormai irrefrenabile).
Certo, non si farà tutela attiva, non si creeranno nuovi musei, non si
affronteranno restauri grandi e piccoli, non si effettueranno campagne
di scavo, né ispezioni, controlli, missioni sul campo, si difenderanno
sempre peggio dai predatori dell`arte le aree archeologiche, le chiese,
i piccoli musei, si lascerà la speculazione edilizia con le mani
completamente libere, ecc.
Il ministro Sandro Bondi, oltre a riempire di suoi scritti il sito del
Collegio Romano (l'ultima recensione la dedica a monsignor Luigi Negri e
a Fernando Adornato), ha scatenato in giro per il mondo il
superconsulente Alain Elkann affinché stringa accordi coi musei più
ricchi al fine di prestare loro opere d`arte e reperti archeologici
nostrani, ovviamente facendo pagare il noleggio. È un`idea alta
dell'arte: trasformare i nostri beni culturali in giacimenti
(ricordate?) economici, il Belpaese in una sorta di ipermercato
dell'arte e il deperente ministero in una agenzia di noleggio, domani
magari anche di vendita dei beni (alle Patrimonio SpA non c'è mai fine).
Il pioniere è il neo-soprintendente capitolino Umberto Broccoli il quale
ha lanciato l'idea - scrive Riccardo Chiaberge sul Sole 24 Ore - della
"soprintendenza creativa" che oggi presta, affitta, noleggia a soldoni e
forse domani vende.
Invidioso Bondi lancia la campagna a livello nazionale. E pensare che
noi, illusi, credevamo che la cultura avesse un valore in sé e per sé.
«Lo Stato non rinunci alla tutela dei beni culturali»
Il Messaggero 16/10/2008
ROMA-
Un gruppo di intellettuali, politici, cineasti,giornalisti
-tra i quali Vittorio Emiliani, Luigi Manconi, Paolo Berdini,
Desideria Pasolini dall`Onda, Gaia Pallottíno, Arturo Osio, Violante
Pallavicino, Annarita Bartolomei, Bernardo Rossi Doria, Nino Criscenti
(tutti del Comitato per la Bellezza), Marisa Dalai assieme alla
Associazione "R. Bianchi Bandinelli", Clelia Arduini
presidente di Archeoclub, Donata Levi e la redazione di "Patrimonio
Sos", Fulco Pratesi, Mario Pirani, Giorgio Ruffolo, PierLuigi
Cervellati, Edoardo Salzano, Antonio Pinelli, Bruno Toscano, Marco
Tullio Giordana, Milton Gendel, Giuseppe Giulietti, Paolo Hutter,
Gianandrea Piccioli, Donella Giacotti, Alessandro Nigro, Concetta
D`Angeli- hanno lanciato un appello ai presidenti delle Camere e al
presidente della Repubblica affinché sia difeso attivamente l`articolo 9
della Costituzione, evitando il trasferimento
della tutela dallo Stato ad altri Enti: «Assieme ai tagli pesantissimi
al bilancio esso sarebbe la mazzata definitiva»,
afferma il comitato dei firmatari. Ma bisogna anche battersi, secondo
gli autori dell`appello, «contro la trasformazione del Ministero in una
sorta di agenzia per il prestito a pagamento dell`arte italiana
all`estero».
Il mondo della cultura denuncia «Arte e paesaggi in pericolo»
Il Tirreno 16/10/2008
ROMA.
Un nutrito gruppo di storici dell’arte, archeologi, ricercatori,
urbanisti, politici ha inviato un appello ai presidenti delle Camere e
al presidente della Repubblica per denunciare lo stato confusionale nel
quale è stato precipitato il Ministero per i Beni Culturali e contro i
tagli subiti (come e più dell’Ambiente) che prefigurano un prossimo
trasferimento della tutela a Regioni e Comuni e che spingono a fare dei
nostri musei una sorta di supermercato dell’arte. «Bisogna difendere
attivamente l’articolo 9 della Costituzione, evitando il trasferimento
della tutela dallo Stato ad altri Enti: assieme ai tagli pesantissimi al
bilancio esso sarebbe la mazzata definitiva. Ma bisogna anche battersi
contro la trasformazione del Ministero in una sorta di agenzia per il
prestito a pagamento dell’arte italiana all’estero» esordisce l’appello.
«Il vasto e strategico campo dei Beni culturali e paesaggistici è nella
più totale confusione e frustrazione. Confusione istituzionale
anzitutto. La sera del 3 ottobre due ministri della Repubblica,
Calderoli e Matteoli, hanno infatti annunciato che con un semplice
emendamento al disegno di legge sul federalismo fiscale il Consiglio dei
ministri aveva approvato un articolo aggiuntivo in base al quale si
assegnava all’Ente Roma Capitale anche “la tutela e la valorizzazione
dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali“. In conseguenza di
ciò - si legge nell’appello -, il sindaco di Roma Alemanno ha esultato
affermando che tutte le funzioni venivano “concentrate nell’assemblea
capitolina”. Un vero e proprio stravolgimento storico della Costituzione
che, all’articolo 9, attribuisce la tutela “alla Repubblica“ e quindi,
in primo ordine, allo Stato e al Ministero per i Beni culturali e ai
suoi organismi tecnico-scientifici». «Soltanto undici giorni più tardi,
il 14 ottobre, il ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi, in
seguito ad una polemica giornalistica, ha smentito: quell’articolo
aggiuntivo non è mai stato approvato né quindi allegato (ed è vero) al
testo del disegno di legge inviato al Quirinale per il parere che ne
avvia l’iter parlamentare. In tanta confusione istituzionale facciamo
appello ai presidenti delle Camere e al presidente della Repubblica
affinché vigilino sulla probabile ripresentazione dell’emendamento»
chiedono i firmatari del documento. «E assieme alla confusione
istituzionale - continua l’appello - un altro male colpisce i Beni
culturali e la cultura: sono i tagli pesantissimi che vengono inferti al
bilancio, già inadeguato, del Ministero. È la mazzata definitiva alla
tutela attiva del patrimonio storico-artistico e paesaggistico
dell’Italia già compromesso dalla cronica pochezza di mezzi e di
personale ed è la premessa pratica alla devoluzione della tutela a
soggetti regionali e comunali. La reazione a questi tagli, subiti quasi
senza proteste, è, da parte dei vertici del Ministero, l’annuncio di una
serie di accordi con musei stranieri per il prestito a pagamento di
opere d’arte italiane, la trasformazione, insomma del nostro Paese in
una sorta di ipermercato dell’arte». Vittorio Emiliani, Luigi Manconi,
Vezio De Lucia, Irene Berlingò, Paolo Berdini, Desideria Pasolini
dall’Onda, Gaia Pallottino, Arturo Osio, Violante Pallavicino, Annarita
Bartolomei, Bernardo Rossi Doria, Nino Criscenti (tutti del Comitato per
la Bellezza), Marisa Dalai assieme alla Associazione “R. Bianchi
Bandinelli”, Clelia Arduini presidente di Archeoclub, Pier Giovanni
Guzzo, Bernardino Osio dell’Union Latine, Donata Levi e la redazione di
“Patrimonio Sos”, Fulco Pratesi, Mario Pirani, Giorgio Ruffolo, Pier
Luigi Cervellati, Edoardo Salzano, Antonio Pinelli, Bruno Toscano, Mario
Torelli, Marco Tullio Giordana, Milton Gendel, Giuseppe Giulietti,
Gabriele Simongini, Michela Scolaro, Sandro Amorosino, Stefano Sepe,
Paolo Urbani, Fulvio Cervini, Valentino Podestà, Gianfranco Cerasoli e
la Uil-Beni Culturali, Benedetta Origo, Paolo Baldeschi, Marco Collareta,
Ettore Spalletti, Chiara Savettieri, Carlo Catalogna, Paolo Hutter,
Ivana Della Portella, Rino Falcone, Chiara Valentini, Gianandrea
Piccioli, Donella Giacotti, Alessandro Nigro, Maria Grazia Messina, Anna
Longo, Elena Doni, Lucio Fiorini, Gaetano Carancini, Rita Paola Guerzoni,
Maria Ines Aliverti, Paolo Braconi, Antonello Gioli, Irene Amadei,
Denise Lamonica, Marco Mozzo, Emanuele Pellegrini, Martina Visentin,
Antonella Capitanio, Claudio Zambianchi, Concetta D’Angeli.
Difendiamo la Costituzione i beni culturali e la cultura
18/10/2008 LIBERAZIONE
Appello ai presidenti delle Camere e al presidente della Repubblica
Il vasto e strategico campo dei Beni culturali e paesaggistici è nella
più totale confusione e frustrazione. Confusione istituzionale
anzitutto. La sera del 3 ottobre due ministri della Repubblica,
Calderoli e Matteoli, hanno infatti annunciato che con un semplice
emendamento al disegno di legge sul federalismo fiscale il Consiglio dei
ministri aveva approvato un articolo aggiuntivo in base al quale si
assegnava all'Ente Roma Capitale (il prossimo assetto del Comune di Roma
disegnato dal DDL medesimo) anche "la tutela e la valorizzazione dei
beni storici, artistici, ambientali e fluviali". In conseguenza di ciò,
il sindaco di Roma Alemanno ha esultato affermando che tutte le funzioni
venivano "concentrate nell'assemblea capitolina" eliminando passaggi e
controlli. Un vero e proprio stravolgimento storico della Costituzione
che, all'articolo 9, attribuisce la tutela "alla Repubblica" e quindi,
in primo ordine, allo Stato e al Ministero per i Beni culturali e ai
suoi organismi tecnico-scientifici. Come hanno confermato, più volte, le
sentenze della Corte Costituzionale in materia.
Soltanto undici giorni più tardi, il 14 ottobre, il ministro per i Beni
Culturali, Sandro Bondi, in seguito ad una polemica giornalistica, ha
smentito: quell'articolo aggiuntivo non è mai stato approvato né quindi
allegato (ed è vero) al testo del disegno di legge inviato al Quirinale
per il parere che ne avvia l'iter parlamentare. In tanta confusione
istituzionale facciamo appello ai presidenti delle Camere e al
presidente della Repubblica affinché vigilino sulla probabile
ripresentazione dell'emendamento sul trasferimento della tutela in sede
di dibattito parlamentare senza alcuna preventiva discussione nelle sedi
competenti. Noi chiediamo con forza che quel trasferimento della tutela
dalla Repubblica, cioè in primo luogo dallo Stato, al Comune di Roma e
domani alle Regioni e/o ad altri Comuni venga scongiurato. Sarebbe la
demolizione definitiva, per legge ordinaria, dell'art. 9 della
Costituzione, di uno dei punti fondamentali della nostra civile idea di
cultura e di tutela, della stessa unità del Paese.
Assieme alla confusione istituzionale un altro male colpisce i Beni
culturali e la cultura: sono i tagli pesantissimi che vengono inferti al
bilancio, già inadeguato, del Ministero (paralleli a quelli non meno
gravi inflitti all'Ambiente), riducendone le risorse dai 625 milioni di
quest'anno alla miseria di 73 milioni del 2011. E' la mazzata definitiva
alla tutela attiva del patrimonio storico-artistico e paesaggistico
dell'Italia già compromesso dalla cronica pochezza di mezzi e di
personale tecnico ed è la premessa pratica alla devoluzione della tutela
a soggetti regionali e comunali. La reazione a questi tagli, subiti
quasi senza proteste, è, da parte dei vertici del Ministero, l'annuncio
di una serie di accordi in corso con musei stranieri per il prestito a
pagamento di opere d'arte italiane, la trasformazione, insomma. del
nostro Paese in una sorta di ipermercato dell'arte e degli organismi
pubblici in altrettante agenzie per il prestito, il più possibile
lucroso, dei propri delicati e antichi gioielli, esponendoli a non pochi
rischi e sottraendoli alla fruizione di visitatori e turisti ancora
numerosi nei nostri non polverosi ma attrezzati musei. Anche contro
questa degenerazione dell'idea di cultura - da valore fondamentale in sé
e per sé per il Paese intero a sfruttamento commerciale dei beni
artistici - è diretta la nostra più energica e appassionata protesta.
Vittorio Emiliani, Luigi Manconi, Vezio De Lucia, Irene Berlingò, Paolo
Berdini, Desideria Pasolini dall'Onda, Gaia Pallottino, Arturo Osio,
Violante Pallavicino, Annarita Bartolomei, Bernardo Rossi Doria, Nino
Criscenti (tutti del Comitato per la Bellezza), Marisa Dalai assieme
alla Associazione "R. Bianchi Bandinelli", Giuseppe Chiarante, Sara
Staccioli, Clelia Arduini, Pier Giovanni Guzzo, Bernardino Osio
dell'Union Latine, Donata Levi e la redazione di "Patrimonio Sos", Fulco
Pratesi, Mario Pirani, Giorgio Ruffolo, Pier Luigi Cervellati, Edoardo
Salzano, Antonio Pinelli, Bruno Toscano, Mario Torelli, Marco Tullio
Giordana, Leone de Castris a nome della Consulta Universitaria Nazionale
per la Storia dell'Arte, Milton Gendel, Giuseppe Giulietti, Gabriele
Simongini, Michela Scolaro, Sandro Amorosino, Stefano Sepe, Paolo
Urbani, Fulvio Cervini, Valentino Podestà, Gianfranco Cerasoli e la
Uil-Beni Culturali, Benedetta Origo, Paolo Baldeschi, Elena Gianini
Belotti, Mimita Lamberti, Marco Collareta, Ettore Spalletti, Chiara
Savettieri, Carlo Catalogna, Paolo Hutter, Ivana Della Portella, Rino
Falcone, Chiara Valentini, Gianandrea Piccioli, Donella Giacotti,
Alessandro Nigro, Maria Grazia Messina, Anna Longo, Elena Doni, Lucio
Fiorini, Gaetano Carancini, Rita Paola Guerzoni, Maria Ines Aliverti,
Paolo Braconi, Antonello Gioli, Irene Amadei, Denise Lamonica, Marco
Mozzo, Emanuele Pellegrini, Martina Visentin, Antonella Capitanio,
Claudio Zambianchi, Concetta D'Angeli, Umberto De Martino.
ROMA - La mela stregata per Roma Capitale
MARIO PIRANI
LUNEDÌ, 20 OTTOBRE 2008 LA REPUBBLICA LINEA DI CONFINE
Che il federalismo d´impianto leghista si prestasse ad aggravare i
guasti apportati dalla modifica del titolo V della Costituzione ad opera
delle sinistre, era stato denunciato più volte su queste colonne.
La rubrica scorsa, appunto, lamentava come i post comunisti, nell´ansia
di cancellare le proprie radici, avessero finito per gettare via, oltre
a Marx e Stalin, anche Garibaldi e Cavour. Ed ora se ne vedono i frutti
velenosi. Il «Comitato per la bellezza», un organismo dedito alla difesa
artistica e paesaggistica, presieduto da Vittorio Emiliani, mi ha
inviato in proposito una mappa delle fasi di fioritura di una di queste
«mele stregate», destinata non certo ad avvelenare Biancaneve. L´11
settembre il governo presenta il disegno di legge sul federalismo
fiscale che, sottoposto alla Conferenza Stato-Regioni, passa quasi
indenne. Il 3 ottobre il medesimo testo arriva al Consiglio dei
ministri.
A fine seduta viene inserito un copioso articolo aggiuntivo di cui non
si era parlato fino a quel momento, neppure con le Regioni, col quale
viene, tra le altre cose, trasferita all´Ente Roma Capitale «la tutela e
la valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali»,
sin qui di competenza statale o demaniale, nonché le funzioni di
urbanistica e pianificazione finora devolute alla Regione.
Appena venuto a conoscenza dell´inserimento dell´«articolo aggiuntivo»
su Roma Capitale nella legge sul federalismo fiscale il sindaco Alemanno
se ne rallegra pubblicamente: «E´ un risultato storico.
La città avrà uno statuto europeo. I più importanti processi decisionali
– inclusa la tutela dei beni culturali e ambientali – invece di passare
per tre diversi livelli Comune-Provincia-Regione (e Stato) sono
concentrati nell´assemblea capitolina. Così si potranno prendere con più
rapidità le decisioni». Contemporaneamente il ministro per i Beni
culturali, Sandro Bondi, dice di non saperne nulla.
La cosa, però, non finisce qui. Prima di proseguire vorrei, però,
premettere che la legge su Roma Capitale è un obbiettivo da lungo tempo
giustamente atteso. Non è possibile, infatti, governare con gli stessi
strumenti regolamentari di un qualsiasi capoluogo, una metropoli dove,
oltre alla amministrazione comunale, sono installate tutte le
istituzioni di governo e di rappresentanza della Repubblica, nonché
quelle vaticane. Ciò non significa, però, che Roma debba essere
sottratta ad ogni vincolo di controllo, soprattutto in tema di
salvaguardia ambientale e culturale. E qui l´articolo approvato dal
Consiglio dei ministri entra in conflitto con la stessa Costituzione,
laddove, all´art. 9, proclama che «La Repubblica tutela il paesaggio e
il patrimonio storico e artistico della Nazione».
Non si tratta, si badi bene, di una proclamazione retorica ma di una
direttiva pratica: se questa tutela fosse stata delegata ad enti, altri
dallo Stato, e in special modo a quelli locali, ne sarebbero derivati
continui conflitti d´interesse per la presenza sul territorio di forze
potenti, capaci di influire direttamente e indirettamente sulle
rappresentanze, per loro natura più permeabili ad operazioni
clientelari. Lo scandalo esploso a Roma, allorquando venne permessa la
costruzione dell´Hilton sui crinali di Monte Mario, si sarebbe ripetuto
ovunque e su più larga scala. Gli scempi ci sono stati egualmente ma
senza il potere vincolante autonomo delle Sovrintendenze, ripreso anche
dal Codice attuale dei Beni culturali sulla scia di tutti quelli
precedenti, dalla legge giolittiana del 1908, a quella di Croce del ´22,
dalle due leggi Bottai del ´39 al Testo unico del 1999, ebbene l´intera
Penisola sarebbe uscita devastata.
Ricordato tutto questo, torniamo alla vicenda del famigerato articolo
aggiuntivo di cui sopra. Ebbene, uscito da Palazzo Chigi il 3 settembre,
si perde per strada e non arriva al Quirinale. Al presidente della
Repubblica, che deve firmare il testo prima di avviarlo all´iter
parlamentare, viene sottoposta la stesura precedente, quella sancita
dalla Conferenza Stato-Regioni, che non contiene la corposa aggiunta su
Roma Capitale, malgrado, nel frattempo, i ministri Calderoli e Matteoli
dichiarino di averla approvata.
Cosa c´è dietro? Probabilmente la stessa tattica seguita con
l´emendamento salva-manager infilato di soppiatto nel decreto Alitalia:
si nasconde la «mela stregata» agli occhi del Quirinale per non
incappare in una possibile obiezione ostativa del Presidente, quindi la
si ripresenterà, come emendamento, nel corso della discussione
parlamentare sul federalismo. Come dice Andreotti a pensar male si fa
peccato, ma si indovina. Del resto gli interessi in gioco sono enormi.