Terremoti. Un secolo cominciato male

A poco più di un anno dalla scossa che ha colpito il Centro Italia, l’Associazione Bianchi Bandinelli invita i soci e quanti vorranno partecipare a una riflessione sulla gestione del rischio sismico, in un paese particolarmente ricco di patrimonio storico e, allo stesso tempo, particolarmente esposto alle catastrofi naturali, come il nostro.

L’incontro avrà luogo presso la Sala Igea dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Piazza della Enciclopedia Italiana, 4, Roma, alle ore 16. In allegato il programma.

In apertura d’incontro è previsto un saluto del Direttore dell’Enciclopedia Italiana, prof. Massimo Bray.

 

Scarica Locandina

Cultura, Politica, Azione. Un racconto a tre voci sulle origini dell’Associazione Bianchi Bandinelli

In occasione del venticinquesimo anniversario dell’Associazione Bianchi Bandinelli (1991-2016) è stato realizzato un video dal titolo Cultura, Politica, Azione, un racconto a tre voci sulle origini dell’Associazione Bianchi Bandinelli, a cura di Claudio Gamba, Cettina Mangano, Sara Parca e Stefania Ventra. Abbiamo il piacere di rendere noto che il documentario è pubblicato sul canale Youtube dell’Associazione e può essere visualizzato al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=Ry0vTZynGnM&t=312s

Archivi e biblioteche al tempo delle fake news. Le biblioteche digitali come servizio alla comunità

Biblioteca della Camera dei deputati
Sala Galileo, secondo piano
Via del Seminario 76 – Roma

mercoledì 21 giugno ore 15-19

archivi-e-bibliotecheArchivi e biblioteche sono servizi e strumenti di conoscenza critica della realtà fondamentali per la cittadinanza attiva, l’apprendimento, la ricerca scientifica, la salvaguardia della memoria culturale e il confronto delle idee. La digitalizzazione della documentazione storica, la crescita esponenziale delle pubblicazioni correnti born-digital e le tecnologie per facilitarne reperimento, integrazione, valorizzazione, rielaborazione e riutilizzo moltiplicano le opportunità di contribuire alla produzione di nuovi saperi a beneficio di tutti, ma al contempo accrescono la responsabilità dei gestori riguardo alla qualità, alla contestualizzazione, alla neutralità e alla affidabilità dell’informazione disponibile e affinché in ambiente digitale non si generino nuove barriere all’accesso e nuove forme di esclusione.
Il convegno prende spunto da un recente decreto del Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo (DM 37/2017) istitutivo di un “Servizio per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital library”, che ha sollevato critiche e perplessità nel mondo degli archivi, delle biblioteche e della ricerca scientifica, e mira a promuovere un confronto pubblico tra esperti, utenti e decisori politici sulla natura e le finalità delle biblioteche digitali come istituti della democrazia e sulle architetture istituzionali che possono favorirne lo sviluppo.

Programma

Saluti
Antonio Casu, direttore Biblioteca della Camera dei deputati

Introduzione al Convegno. Il punto di vista delle Associazioni
Rosa Maiello, presidente Associazione italiana biblioteche
Mariella Guercio, presidente Associazione nazionale archivistica italiana
Giovanna Mazzola Merola, componente del direttivo Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

Presiede Giovanni Bergamin, responsabile servizi informatici Biblioteca nazionale centrale di Firenze

Interventi di

Benedetta Tobagi, giornalista (in attesa di conferma)
– Federico Valacchi, docente di Archivisitica e archivistica applicata Università di Macerata
Roberto Delle Donne, docente di Storia medievale, Storia della storiografia medievale e Metodologia della
ricerca storica
Università degli studi di Napoli Federico II
Gino Roncaglia, docente di di Informatica applicata alle discipline umanistiche ed Editoria digitale Università della Tuscia
Lorenzo Casini, docente di Diritto amministrativo IMT School for advanced studies Lucca; Consigliere giuridico del Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo

Discussione

Conclusioni a cura di
Claudio Leombroni, Responsabile del Servizio Biblioteche, archivi, musei e beni culturali Istituto Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna

 

ISCRIZIONE

L’iscrizione è gratuita. E’ obbligatorio inviare la propria richiesta di iscrizione  compilando la scheda predisposta da AIB, che si trova all’indirizzo http://www.aib.it/attivita/2017/62975-archivi-biblioteche-fake-news/,entro e non oltre il 16 giugno. Coloro che riceveranno la conferma, dovranno recarsi puntuali e muniti di un documento di riconoscimento presso l’ingresso della biblioteca in via del Seminario 76, Roma. I posti disponibili sono 40.

archivi-e-biblioteche

 

 

 

 

Sos Via Alessandrina: che ne sarà del Progetto Fori

via_alessandrina_largedi Vezio De Lucia

Stanno demolendo la via Alessandrina. È il colpo di grazia al Progetto Fori, la più straordinaria proposta di rinnovamento dell’urbanistica romana messa a punto tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso.

Continue reading

Sulla Digital Library affidata all’ICCD per decreto ministeriale

                                        Posizione AIB, ANAI, Associazione Bianchi Bandinelli, AIDUSA, SISBB

Qualcuno ha scritto digitallibrary-450x3091 che chi vende la novità ha interesse a far sparire il modo di misurarla e dev’essere proprio così: l’operazione «Digital Library della cultura italiana», annunciata sul sito dell’ICCD come la nascita di un «acquedotto digitale per convogliare le risorse esistenti e quelle che si costituiscono giorno per giorno», è infatti un capolavoro di rimozione e omissione, oltre che un  cattivo esempio di mancato raccordo tra fonti normative, di irrazionale organizzazione dei servizi pubblici e persino di provincialismo linguistico e subalternità intellettuale (in Francia o in Germania la scelta di denominare  Digital Library un progetto di valorizzazione della cultura nazionale sarebbe imperdonabile).

Il fatto è il seguente: un decreto ministeriale (DM 23 gennaio 2017, n. 37) pubblicato pochi giorni fa attribuisce all’ICCD compiti di coordinamento di tutti i programmi di digitalizzazione del MiBACT e la stesura di un piano nazionale per la digitalizzazione del patrimonio culturale. Questi compiti saranno svolti da un ufficio creato ad hoc nell’ambito dell’Istituto, il «Servizio Digital Library», cui sarà preposto un funzionario incardinato nell’Istituto stesso. Una scarna paginetta di relazione illustrativa, qualche «Visto» e «Considerato» che non vedono e non considerano leggi nazionali come il deposito legale, né le funzioni di gestione e coordinamento tecnico-scientifico che, riguardando le discipline documentarie,  sono naturalmente incardinate nelle competenze di strutture bibliotecarie (l’ICCU, Istituto centrale per il catalogo unico e le Biblioteche nazionali) e archivistiche (l’ICAR, Istituto centrale per gli archivi), ed ecco servito l’unico esperimento mondiale di biblioteca digitale nazionale affidata a una struttura che ha ben altri compiti istituzionali e che, a parte una collezione di fotografie digitali offerte a pagamento (10 euro a foto per finalità di studio personale), non ha mai svolto finora alcun compito significativo in materia di digitalizzazione.

Il tutto, come se in tema di politiche della digitalizzazione del patrimonio culturale questo paese partisse da zero e non avesse già predisposto soluzioni, peraltro in via di evoluzione e miglioramento, e sviluppato esperienze collegate ai principali sistemi europei e internazionali.

Il decreto in questione omette del tutto qualsiasi riferimento a sistemi realizzati e funzionanti come Magazzini digitali – il deposito legale digitale progettato e gestito dalle Biblioteche nazionali centrali di Firenze e di Roma e dalla Biblioteca nazionale Marciana – e ai portali e ai repertori nazionali progettati e realizzati dall’ICCU (Internet culturale, SBN, Cultura Italia, Edit16, Manus online, MuseiD, Anagrafe delle biblioteche italiane) e dall’ICAR (SAN, Portale Antenati, Gli archivi per la ricerca anagrafica) che – integrando risorse, informazioni e servizi messi a disposizione da migliaia di biblioteche, archivi, musei, istituti scientifici e culturali – offrono accesso a milioni di documenti digitali e analogici, moltiplicando le opportunità del loro utilizzo e promuovendo la cooperazione interistituzionale per queste finalità.

Nessuno nega che quanto fatto finora abbia bisogno di ripensamenti e analisi critiche, ma proprio per questo non ha senso proporre nuove biblioteche digitali senza concentrarsi sullo stato di salute di quelle esistenti dopo anni di penuria di risorse e di scarsa manutenzione. Nonostante gli encomiabili sforzi del Ministro per accrescere le magre risorse economiche del Ministero e dei suoi istituti, mancano ancora oggi finanziamenti adeguati per gestire e aggiornare i sistemi esistenti, adeguandoli continuamente ai modelli concettuali destinati necessariamente ad evolvere nella dimensione dinamica del web.

In questo senso la soluzione proposta con il decreto appare non solo astratta (perché non tiene conto delle reali condizioni ed opportunità di quanto esiste nel Ministero), ma anche superficiale (perché potrà generare ulteriore dispersione di energie e investimenti rallentando l’integrazione auspicata) e temiamo finisca per tradursi nell’ennesima esternalizzazione, dato che l’ICCD non ha certo le risorse per gestire internamente un progetto così complesso.

Soprattutto, ci si chiede quale idea di biblioteche digitali s’intenda sostenere.

Le nostre Associazioni si riconoscono nella visione espressa nel Manifesto per le biblioteche digitali, elaborato nel 2005 da un gruppo di lavoro dell’AIB. Questo documento, tra l’altro, afferma che le biblioteche digitali «promuovono conoscenza», «integrano comunità», «diffondono i documenti», “mal sopportano il centralismo” e che «Lo sviluppo coordinato delle biblioteche digitali è garantito dall’adozione e dalla diffusione di standard tecnologici che ne assicurino l’interoperabilità e da modelli organizzativi che ne promuovano la cooperazione».

La nuova cd. Digital Library sarà preordinata a queste finalità e secondo questa prospettiva aperta e inclusiva, oppure, a dispetto del nome, sarà poco più di una piattaforma di e-commerce, come l’esibizione di foto a pagamento attualmente presente sul sito dell’ICCD?

Merita infine sottolineare, a proposito del modello organizzativo e sulla base di una rapida rassegna dei grandi progetti di biblioteca digitale nazionale attivi in altri stati,  che dovunque questi progetti sono frutto di accordi interistituzionali ad ampio raggio che realizzano network collaborativi di biblioteche, archivi, musei e altri istituti scientifici e culturali nel rispetto delle specificità documentarie e di servizio di ogni partner, affidandone la guida a strutture di comprovata competenza ed esperienza nel campo.  E che si chiamino «biblioteche» dipende dalla maggiore complessità della digitalizzazione e trattamento bibliografico di uno solo libro o altro documento a carattere testuale rispetto a quella presentata da un reperto (si pensi solo al numero di fotografie digitali da acquisire nell’uno e nell’altro caso).

Purtroppo il modello italiano delineato dal recente DM non pare ispirato ad alcuna buona prassi internazionale: l’accentramento per decreto, senza una adeguata valutazione d’impatto di un «Servizio di Digital Library», in capo a un ufficio di un istituto che ha finora ispirato la sua policy a modelli proprietari di gestione dei dati e dell’informazione, senza nemmeno una adeguata motivazione che spieghi perché si vuole una nuova biblioteca digitale (pardòn, Digital Ldigitallibrary-450x3091ibrary), e se la si concepisce al posto di o in aggiunta a quelle esistenti, appare una scelta non adeguatamente ponderata, sulla quale chiediamo con forza un ripensamento e una pubblica discussione.

AIB, Associazione italiana biblioteche (Dott. Enrica Manenti)

ANAI, Associazione nazionale archivistica italiana (Prof. Mariella Guercio)

Associazione Bianchi Bandinelli (Prof. Vezio De Lucia)

AIDUSA, Associazione italiana docenti universitari di Archivistica (Prof. Andrea Giorgi)

SISBB, Società italiana di Scienze bibliografiche e biblioteconomiche (Prof. Alberto Petrucciani)

Comunicato sul Progetto “Generazione Cultura”

lottomatica_sito3Comunicato Associazione Bianchi Bandinelli, 2 aprile 2017

 

“Generazione cultura”, questo è il nome con cui è stato battezzato l’ennesimo specchietto per allodole sponsorizzato da Franceschini. Pochi giorni fa il Ministro ha infatti reso noto l’accordo raggiunto con la LUISS BUSINESS SCHOOL e ALES per un sedicente progetto di formazione per giovani laureati (sotto i 27 anni) finanziato con i fondi del Gioco del Lotto.

Il progetto coinvolgerà cento neolaureati in un programma di circa 200 ore di lezione presso la LUISS Business School sui seguenti temi: Digital Transformation e Comunicazione, Marketing dell’arte e della cultura, Adventure Lab, Cultural Project Management, Economia e Gestione delle Istituzioni Culturali Pubbliche Italiane. Al periodo di formazione, spalmato su sei settimane, seguiranno sei mesi di stage retribuito presso 25 istituzioni culturali italiane.

Il bando prevede la selezione di laureati «in qualunque disciplina», purché «di talento», con un atteggiamento ancora una volta liquidatorio nei confronti dei laureati in discipline inerenti la storia e la conservazione del patrimonio culturale. Il messaggio veicolato da questo progetto, dal bando che ne stabilisce i criteri di partecipazione e, in ultima analisi, dal Ministero, è che non sia necessaria una formazione tecnico-scientifica per occuparsi di comunicazione e valorizzazione dei beni culturali. Con un corso di formazione di sei settimane (!) in materie prettamente economiche, gestionali e informatiche, i partecipanti dovrebbero essere in grado, secondo gli organizzatori, non solo di occuparsi della comunicazione di istituzioni culturali italiane, ma addirittura di proporre nuove iniziative volte a migliorare la comunicazione legata alla valorizzazione del patrimonio conservato e gestito dalle suddette istituzioni (in questo consiste l’ultima fase del progetto, che selezionerà le migliori proposte per start-up e ne sovvenzionerà lo sviluppo).

Sul sito dedicato al progetto (www.generazionecultura.it) si legge che quest’ultimo «nasce con lo scopo di potenziare le competenze di giovani talenti e valorizzare il patrimonio artistico e culturale del nostro Paese». Siamo di fronte all’ennesimo abuso del termine “valorizzazione”, ritenuto completamente slegato dalla conoscenza degli oggetti e dei contesti da valorizzare, nonché all’abuso del termine “potenziare”, poiché, se la lingua non ci inganna, il potenziamento dovrebbe innestarsi su competenze precedentemente acquisite.

I rischi sono molteplici.

Da un lato le istituzioni coinvolte pagheranno il prezzo di una comunicazione priva dell’alta qualità scientifica che sempre e comunque deve caratterizzare le attività di divulgazione, specie quelle provenienti o attinenti istituzioni pubbliche che negli ultimi decenni hanno speso molte risorse per migliorare e affinare le tecniche della educazione al patrimonio e della comunicazione culturale, missioni sociali e civili che non possono prescindere dalla profonda e sedimentata conoscenza dell’oggetto di cui si occupano. Sempre più spesso, non a caso, grazie anche alle nuove potenzialità dei social network, sono stati smascherati grossolani errori, frutto di completa mancanza di nozioni o di incapacità di valutazione dell’attendibilità delle fonti, divulgati dai siti internet di importanti istituzioni pubbliche. Tutto questo a dimostrazione di una totale incultura della comunicazione.

Dall’altro lato, viene a decadere completamente il valore della interdisciplinarità, cioè della collaborazione virtuosa tra diverse competenze, con la facile e illusoria promessa che in sei settimane si possa supplire a una formazione universitaria diversificata e specialistica.

Pur volendo sorvolare sulla sponsorizzazione da parte del Ministero – e dei suoi potenti mezzi di comunicazione, appunto – di un’iniziativa che vede incrementate le risorse a disposizione dei privati mentre i progetti dei funzionari responsabili delle istituzioni stesse giacciono molto spesso nel cassetto intitolato “fondi mancanti”, ciò che è pericoloso e offensivo è il messaggio veicolato da accordi di questo tipo: per operare nel settore della comunicazione dei beni culturali non è necessaria un’adeguata formazione universitaria che consenta di entrare nel merito dei contenuti comunicati. Senza contare che, ancora una volta, dei tirocinanti si troveranno a svolgere, negli uffici istituzionali, lavori che spetterebbero al personale qualificato assunto mediante selezione concorsuale, ricoprendo un ruolo provvisorio con una competenza altrettanto provvisoria che non sarà in grado di rendere utili all’istituzione che li forma i saperi che possono maturarvi.  

Resta da capire il titolo dell’iniziativa: forse più appropriato risulterebbe “Generazione incultura”.