Terremoti. Un secolo cominciato male

A poco più di un anno dalla scossa che ha colpito il Centro Italia, l’Associazione Bianchi Bandinelli invita i soci e quanti vorranno partecipare a una riflessione sulla gestione del rischio sismico, in un paese particolarmente ricco di patrimonio storico e, allo stesso tempo, particolarmente esposto alle catastrofi naturali, come il nostro.

L’incontro avrà luogo presso la Sala Igea dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Piazza della Enciclopedia Italiana, 4, Roma, alle ore 16. In allegato il programma.

In apertura d’incontro è previsto un saluto del Direttore dell’Enciclopedia Italiana, prof. Massimo Bray.

 

Scarica Locandina

Cultura, Politica, Azione. Un racconto a tre voci sulle origini dell’Associazione Bianchi Bandinelli

In occasione del venticinquesimo anniversario dell’Associazione Bianchi Bandinelli (1991-2016) è stato realizzato un video dal titolo Cultura, Politica, Azione, un racconto a tre voci sulle origini dell’Associazione Bianchi Bandinelli, a cura di Claudio Gamba, Cettina Mangano, Sara Parca e Stefania Ventra. Abbiamo il piacere di rendere noto che il documentario è pubblicato sul canale Youtube dell’Associazione e può essere visualizzato al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=Ry0vTZynGnM&t=312s

Beni culturali, l’esercito nascosto dei professionisti

Nel luglio del 2015, in occasione della tavola rotonda “Occultati o respinti”, tenuta a Palazzo Massimo a Roma, l’associazione Bianchi Bandinelli ha presentato i risultati dell’autocensimento dei collaboratori esterni del MiBACT e degli enti locali, promosso attraverso il sito dell’associazione tra il gennaio e l’ottobre del 2014.

Costituito a partire da schede compilate su base volontaria, il rapporto offre uno spaccato di notevole interesse sul numero, la formazione, le tipologie di contratto che accomunano i “professionisti” dei Beni Culturali. Sebbene l’autocensimento si sia concluso poco più di un anno e mezzo fa, i dati dell’indagine restano attualissimi. È probabile che le opportunità e le condizioni di lavoro in questo settore siano addirittura peggiorate, considerato il massiccio e celebratissimo ricorso al ‘volontariato’.

Riproponiamo, in vista della manifestazione del 6 e 7 maggio, la relazione di Sara Parca, che ha coordinato il gruppo di lavoro.

L’autocensimento dei collaboratori esterni del MiBACT e degli Istituti culturali degli Enti locali

di Sara Parca

Questa presentazione è il risultato dell’impegno diun gruppo di lavoro composto da professionisti del Patrimonio che da molto tempo collaborano con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e che ritengono ormai inderogabile far emergere e riconoscere il problema del precariato nel settore dei beni culturali.

L’Associazione Bianchi Bandinelli ha accolto e sostenuto il loro progetto di autocensimeno, avendo sempre avuto un’attenzione e un impegno particolare (come ha appena ricordato Paola Nicita) per questi temi.

Quanti sono i professionisti dei beni culturali che collaborano con il MiBACT e con le Istituzioni culturali degli Enti locali? Quali sono le loro mansioni, con quali tipologie di contratti? L’obiettivo del rilevamento è quello di iniziare a colmare il grave vuoto conoscitivo sull’entità e sulle caratte ristiche di questo fenomeno, che si inserisce nel quadro più generale del problema del lavoro precario e della disoccupazione intellettuale oggi in Italia.

I pochi dati a disposizione hanno sempre evidenziato una totale insufficienza di risorse umane che si unisce all’insufficienza altrettanto endemica di risorse finanziare per cui il Ministero appare a stento in grado di provvedere a compiti di tutela dei beni di cui deve prendersi cura. Questo aspetto critico trova un’ulteriore conferma nella grave vicenda dei lavoratori disciplinati da contratti atipici, di cui neanche si conosce l’esatto numero.

L’autocensimento non è un rilevamento in senso tradizionale in quanto non parte da un campione individuato. La difficoltà principale, infatti, era proprio quella di definire l’area d’indagine, ossia raggiungere il mondo in parte sommerso, magmatico e difforme, dei collaboratori esterni delle pubbliche amministrazioni che si occupano di beni culturali.

La strategia comunicativa è passata principalmente attraverso il sito dell’Associazione BB (dove si poteva accedere ad una pagina appositamente dedicata per la compilazione della scheda), tramite i social network (facebook, twitter).

In molti casi è stato necessario vincere la ritrosia degli stessi lavoratori ad autocensirsi per mancanza di fiducia, per scoraggiamento ma anche per paura di ritorsioni nonostante la chiara rassicurazione che i dati raccolti sarebbero stati elaborati in assoluto anonimato.

Alla luce di tutto questo, la raccolta dei dati non è certamente esaustiva della situazione ma fa emergere comunque un significativo spaccato della realtà, con alcuni risultati interessanti e, considerati i limiti, ha il merito di dare voce e visibilità a lavoratori che per troppo tempo sono stati occultati.

D’altro canto la Pubblica Amministrazione avrebbe i mezzi per rilevare con esattezza i dati e conoscere la dimensione quantitativa e qualitativa del fenomeno, se non altro per fare anche delle valutazioni sul rapporto costo-benefici prodotto dal ricorso alle esternalizzazioni ma manca, forse, la volontà politica.

Prima di dare avvio all’autocensimento, abbiamo avuto occasione di presentare le nostre istanze all’allora ministro Massimo Bray durante l’audizione del 4 ottobre 2013 con la “Commissione per il rilancio dei beni culturali ed il turismo e la riforma del Ministero” presieduta dal Prof. Marco D’Alberti. In merito alla questione, abbiamo chiesto che il Ministero si impegnasse a fare un censimento dei collaboratori esterni, delle diverse tipologie contrattuali in uso, delle attività svolte e dei settori di riferimento. A questo proposito richiamavamo anche la Circolare n. 296 del 22 luglio 2013, emanata dalla Direzione generale per l’organizzazione, finalizzata al monitoraggio delle tipologie di lavoro flessibile presso gli Istituti centrali e periferici del Ministero, nonché il successivo sollecito espresso con altra circolare del settembre 2013, entrambe sostanzialmente disattese. Non avendo avuto riscontro dal Ministero, ne è conseguita la decisione di organizzare un autocensimento, lanciato per la prima volta durante la manifestazione “500 NO al MIBACT” (gennaio 2014). La raccolta dei dati si è svolta nell’arco di 10 mesi, dal gennaio all’ottobre 2014.

L’Autocensimento si è basato sulla compilazione di una scheda che si componeva di una parte anagrafica, dove veniva chiesto anche il titolo di studio e la qualifica professionale, e di una seconda parte relativa al lavoro: gli anni di rapporto lavorativo diretto o indiretto con Mibact e/o con gli Enti locali, la data ultimo contratto, le tipologie contrattuali relative alle due committenze. Si chiudeva con il settore lavorativo (patrimonio archivistico, archeologico, storico artistico, demoetnoatropologico, biblioteconomico, architettonico, altro), le principali attività svolte, con la possibilità di inserire anche una br eve descrizione a testo libero, le regioni e città in cui si è svolta principalmente l’attività e infine l’autorizzazione al trattamento dei dati.

Il totale delle risposte pervenute è 748 ma è stato espunto un numero di schede non considerate valide, tra cui quelle inviate da stagisti non retribuiti e volontari. Quest’ultimo punto è indicativo della confusione che si sta creando negli ultimi tempi, soprattutto tra le nuove generazioni, tra formazione, volontariato e lavoro. Confusione confermata anche dalle tante e-mail giunte sulla posta del gruppo di lavoro.

La verifica e normalizzazione delle informazioni ha portato alla creazione di una banca dati complessiva di 669 schede da cui sono stati elaborati i nostri dati. Cosa emerge dalle risposte? I risultati di seguito presentati riguardano in primo luogo i dati anagrafici dei professionisti che si sono autocensiti.

Dai numeri raccolti si rileva una prevalenza di donne, l’81% contro il 19% di uomini (grafico 1).

 

Senza titolo2

Grafico 1

 

Il 9% rientra in una fascia d’età compresa tra 28 e 30, il 52% tra 31 e 40 anni, le persone comprese tra 41-50 corrispondono al 26% e chi ha più di 50 anni al 13%.

Emerge subito che la fascia d’età più rappresentata è quella dei trentenni. Sulla base della nostra esperienza e del confronto tra colleghi si potrebbe ipotizzare che le difficoltà dovute alla discontinuità lavorativa, al l’inadeguata retribuzione, alla mancanza di prospettive sono fattori che possono spiegare l’inflessione di questi dati.

Viceversa, ragionando sull’arco temporale dell’ultimo ventennio circa, possiamo leggere gli stessi dati come un incremento del fenomeno del precariato in tempi recenti. Un numero di collaboratori più limitato nei primi anni, che ha proseguito nel tempo questa attività e corrisponde alle fasce di e tà più alte, si è via via ingrossato in conseguenza sia della progressiva e quasi totale chiusura di sbocchi lavorativi stabili sia della crescente necessità da parte di un’Amministrazione Pubblica sottodimensionata di ricorrere a esternalizzazioni.

Infatti, se si sommano le percentuali delle due fasce d’età più alte si arriva al 39% di precari che hanno oltre 40 anni. Il dato è assai allarmante: significa che per una buona parte di questi professionisti la situazione è rimasta inalterata da 20 anni e soprattutto che questo sarà il destino degli attual i 30enni (grafico 2).

Senza titolo3

Grafico 2

La distribuzione geografica delle risposte arrivate è così ripartita: 56% al centro, 24% al nord, 20% al sud (grafico 3).

Senza titolo4

Grafico 3

Un indicatore significativo per la profilazione dei soggetti autocensiti è la richiesta del titolo di studio secondo le specifiche che vedete nel grafico dove sono registrate anche le percentuali delle risposte (grafico 4).

Senza titolo5

Grafico 4

Da questi dati si evince che il livello di formazione di questi professionisti è alto: la maggioranza di essi infatti possiede un titolo post laurea e sommati al numero dei laureati (il 42%) si raggiunge il dato significativo dell’ 88% del totale delle risposte (grafico 5).

Senza titolo6Grafico 5

La composizione dei professionisti che hanno risposto all’indagine ha registrato una maggioranza di storici dell’arte (28%), seguiti dagli archeologi (25%) e dagli archivisti (20%) e via via a scendere (grafico 6).

Senza titolo7

Grafico 6

Ci è sembrato interessante confrontare questi ultim dati con la composizione del personale tecnico-scientifico di ruolo nel MiBACT. Secondo le stime tratte dalle Minicifre della cultura 2014 (dati dicembre 2013), su un totale di dipendenti pari a 18.875, si aveva 2% di storici dell’arte, 2% di archeologi, 3% di architetti, 3,5% di archivisti, 5% di bibliotecari. Percentuali comunque molto basse, rispetto ad esempio al 21% degli amministrativi (grafico7).

Senza titolo8

Grafico 7

L’endemica carenza numerica di personale tecnico-scientifico all’interno del Ministero è sotto gli occhi di tutti, è stata più volte denunciata e spiega il ricorso strutturale negli anni a forme di collaborazioni esterne. Alcuni esempi a campione di questo confronto: a fronte del 2% di archeologi – il 25% di archeologi coll. esterni; 3,5% di archivisti – il 20% di archivisti coll. esterni; 2% di storici dell’arte – 28% di storici dell’arte coll. esterni (grafico 8).

Senza titolo9

Grafico 8

Dunque un piccolo esercito che opera da almeno due decenni integrandosi con l’organico stabile nei diversi ambiti della struttura del Ministero. La presenza dei collaboratori si è sviluppata in sinergia con i funzionari e il personale di ruolo, ben coscienti della professionalità e dell’utilità di persone con le quali hanno condiviso progetti e attività; collabor atori che spesso sono stati impegnati nei loro stessi uffici e che hanno contribuito alla realizzazione di compiti istituzionali, adempiendo non solo a esigenze straordinarie ma svolgendo mansioni interne a sostegno dell’amministrazione quotidiana, garantendo continuità operativa e mantenimento di un alto livello professionale. Disperdere questo patrimonio di professionalità e d i competenze acquisite, come del resto sta avvenendo negli ultimi tempi in conseguenza dei tagli lineari progressivamente inflitti ai bilanci pubblici ma anche in conseguenza di scelte politiche che rischiano di aumentare le sacche di precariato, vedi gli ultimi bandi sull’occupazione giovanile (500 giovani per la cultura e art bonus) e vedi il ricorso a diverse forme di volontariato, talvolta non specializzato, tutto ciò si configura come un evento di rilevante gravità, certamente dal punt o di vista sociale per la sorte di queste persone, ma anche dal punto di vista dell’Amministrazione, per la rinuncia a professionisti esperti, da lei formati, che oggi suppliscono alle necessità del Ministero stesso e che costituiscono il necessario anello di passaggio di competenze e conscenze alle future generazioni. Senza contare che, sul medio-lungo termine, per l’amministrazione è certamente più oneroso rivolgersi a professionisti esterni che non avere in organico le forze necessarie.

Vediamo quali sono le principali attività che vengo no svolte dai collaboratori esterni (grafico 9). L’osservazione che possiamo fare è che soprattutto le prime 5/6 attività (sono nelle percentuali maggiori) sono svo lte dalle stesse persone, infatti si tratta di attività direttamente collegate alla qual ifica professionale, e che trovano quindi un parallelo con le diverse mansioni e attività appannaggio del personale interno, avente la medesima qualifica.

Senza titolo10

Grafico 9

Nel grafico successivo osserviamo un diverso aspetto (grafico 10). Il 13% dei professionisti che si sono censiti svolgono attività in diversi ambiti professionali, che confermano percorsi formativi ibridi. Alcuni professionisti, infatti, aggiungo titoli specialistici in altri settori disciplinari, per cui abbiamo archeologi che diventano bibliotecari, bibliotecari che diventano storici dell’arte, storici dell’arte che diventano archivisti.

Senza titolo11

Grafico 10

Tutti questi lavori vengono formalizzati attingendo alla giungla di contratti atipici che ad oggi rappresentano il 90% circa di quelli stipulati dal MiBACT con i suoi collaboratori esterni: contratti a collaborazione coordinata e continuativa, a partita IVA, a progetto, a prestazione occasionale, di cessione dei diritti d’autore, di fornitura di servizi, lettere d’incarico, etc. (grafico 11).

Senza titolo12

Grafico 11

 

Succede anche che contratti di diversa tipologia sono stipulati per svolgere identiche mansioni, anche alle stesse persone nel corso del tempo. In questo contesto di selvaggia precarizzazione, il lavoro è stato costantemente oggetto di vere e proprie persecuzioni giuridiche, con inevitabili riflessi sulla condizione normativa dei lavoratori e pesantissime ricadute sulla vita privata. Le varie riforme del mercato del lavoro hanno influito tutte in maniera negativa sulla condizione professionale, rideterminando di volta in volta i rapporti secondo vincoli contrattuali sempre diversi e sempre peggiori.

Pur di garantire a se stessi una qualche continuità lavorativa, i professionisti dei beni culturali hanno accettato, a volte, paghe inadeguate ai loro titoli e alle mansioni effettivamente svolte, ad aprire finte partite IVA sulle quali pagano il 60% di tasse, a cedere una consistente percentuale del loro stipendio a società terze, a lavorare in condizione di subordinazione pur avendo sottoscritto contratti parasubordinati e – è un caso limite -, a dissimulare il lavoro dietro un finto volontariato e lo stipendio dietro il rimborso di scontrini pasto pari all’importo da percepire.

Uno stesso lavoratore si trova spesso a svolgere le proprie attività con tipologie di contratti diversi: il 68% di professionisti hanno infatti più tipologie contrattuali, anche dallo stesso committente (grafico 12).

Senza titolo13

Grafico 12

Un altro aspetto interessante evidenziato dall’analisi dei dati riguarda l’arco temporale entro cui si è sviluppato il regime di precarietà contrattuale per ciascun lavoratore, tenendo presente che la maggior parte di loro hanno avuto collaborazioni sia con il MiBACT sia con gli Enti locali. Nel caso del Ministero il 30% dei professionisti superano l’arco temporale dei 10 anni (grafico 13).

Senza titolo14

Grafico 13

In conclusione, vorremmo ricordare quanto è stato recepito nella Relazione finale della già citata Commissione D’Alberti (31 ottobre 2013), che ha accolto le nostre istanze, indicando al punto 3.4, lettera o: “Quanto al personale che presta servizio per l’esercizio delle competenze del Ministero con contratti atipici e a tempo determinato, la Commissione propone, innanzitutto, di svolgere una ricognizione del fenomeno relativamente ai numeri, alle mansioni effettivamente svolte, alle diverse tipologie contrattuali utilizzate e alla durata complessiva dell’attività svolta da ogni singolo contrattista. In seguito, si dovrebbe procedere, nei limiti della copertura finanziaria disponibile, ad un concorso di reclutamento aperto, disciplinato da un bando che tenga in adeguata considerazione titoli di anzianità, tra i quali quelli maturati proprio nello svolgimento dei predetti incarichi, e titoli di specializzazione. La Commissione ritiene opportuno, altresì, procedere a una razionalizzazione delle modalità contrattuali utilizzate per il reclutament o e la gestione di questo personale: il tema è di rilievo generale per la pubblica amministrazione e, pertanto, dovrebbe essere affrontato tenendo conto di questo più ampio contesto”.

Al primo punto abbiamo tentato di dare una risposta, ci auguriamo che le atre due raccomandazioni vengano concretamente prese in considerazione.

 

Gruppo di lavoro per l’autocensimento:

Simona Ciofetta, Sara Di Giorgio, Antonio Davide Madonna, Cettina Mangano, Sara Parca, Marzia Piccininno, Tiziana Scarselli, Simona Turco

Elaborazione dati:

Simona Ciofetta, Cettina Mangano, Sara Parca, Simona Turco

PER PAOLO ROSSI, 50 ANNI DOPO

Il 27 aprile 1966 Paolo Rossi, studente di architettura di 19 anni, veniva aggredito e picchiato brutalmente da un gruppo di fascisti davanti alla Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma mentre distribuiva volantini in occasione delle elezioni per il rinnovo degli organismi rappresentativi studenteschi. Le operazioni di voto si stavano svolgendo tra tensioni e incidenti perché le organizzazioni democratiche come Ugi e Intesa cercavano di contendere alla destra il governo dell’Università romana. Qui dominava un clima di intimidazioni e di violenze perpetrate contro studenti e docenti democratici in un Ateneo tradizionalmente feudo delle destre. L’azione squadristica contro Paolo Rossi avviene sotto lo sguardo indifferente e complice della polizia, autorizzata dal Rettore ad entrare nella città universitaria; il giovane studente, stordito dalle percosse, cade dal muretto della scalinata e muore all’ospedale. La sera stessa, quando si diffonde la notizia della sua morte, la Facoltà di Lettere viene occupata spontaneamente dagli studenti, che hanno la solidarietà di molti docenti: la polizia interviene però subito sgombrando l’Ateneo.

L’assemblea che si svolge il giorno dopo vede l’adesione di molti deputati della sinistra e di significative personalità dell’antifascismo italiano. Nasce da qui una nuova occupazione che ha come obiettivo le dimissioni del Rettore Ugo Papi e lo scioglimento delle organizzazioni parafasciste di studenti universitari. Nonostante i tentativi di sviare le indagini attribuendo la morte di Paolo a precarie condizioni di salute, due anni dopo, grazie alla tenacia dei famigliari, degli avvocati, dei periti di parte civile e della straordinaria partecipazione di massa, si giunse alla sentenza di “omicidio preterintenzionale contro ignoti”.

Paolo Rossi è la prima vittima caduta per mano dei fascisti nel dopoguerra. La partecipazione ai suoi funerali il 30 aprile è enorme e in tutto il paese cresce un grande movimento di protesta che si estende anche a giovani fino ad allora estranei alla politica.

Il 1966, l’anno della morte di Paolo Rossi e dell’occupazione dell’Università di Roma, rappresenta il vero prologo della rivolta studentesca del 1968.

Oggi, a 50 anni di distanza, il rischio di dimenticare e di perdere la consapevolezza della nostra storia, rende necessario ricordare non solo quel giovane studente di Architettura ucciso dai fascisti ma anche il percorso difficile della democrazia italiana.

PER RICORDARE PAOLO ROSSI 50 ANNI DOPO

MERCOLEDI’ 27 APRILE 2016 DALLE ORE 10.00

L’IRSIFAR (Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza), LE

AMICHE E GLI AMICI DI PAOLO DI ALLORA E DI OGGI INVITANO QUANTI CREDONO NEI VALORI INTRAMONTABILI DELLA DEMOCRAZIA E DELL’ANTIFASCISMO A UN PRESIDIO SILENZIOSO INTORNO ALLA SCALINATA DELLA FACOLTA’ DI LETTERE E A UN INCONTRO ALL’INTERNO DELLA STESSA FACOLTA’ ALLE ORE 11.00.

Filmati, fotografie e canzoni accompagneranno le testimonianze e gli interventi storico-critici di due generazioni a confronto: quella che ha condiviso quella storia e quella che riflette oggi in una situazione politica completamente diversa.

Fino al 2000, ogni 27 aprile qualcuno deponeva un fiore davanti alla targa che ricorda Paolo Rossi. Da allora è subentrato il silenzio e l’oblio. Invitiamo ognuno a portare un fiore al presidio per trasformare un luogo negletto e inconsapevole in un tripudio di solidarietà, partecipazione e affetto.

30/04/1966 FUNERALI DI PAOLO ROSSI ALL'UNIVERSITA'
30/04/1966 FUNERALI DI PAOLO ROSSI ALL’UNIVERSITA’

Salviamo l’art. 9

7-maggio-aL’associazione Bianchi Bandinelli è fra i promotori della manifestazione “Emergenza cultura. Salviamo l’art. 9”, che avrà luogo a Roma il 6 e 7 maggio prossimi e invita i soci e tutti i cittadini a partecipare.
Per adesioni: https://emergenzacultura.org

 

EmergenzaCultura

 

 

 

L’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli ricorda Antonio Cederna

conferenza-cederna-2016ABB ricorda Antonio Cederna

 

L’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, fondata nel 1991 da Giulio Carlo Argan per condurre attività di studi, ricerche e formazione nel campo dei beni culturali, ricorda Antonio Cederna a venti anni dalla scomparsa. Cederna, archeologo, giornalista, studioso, impegnò gran parte della vita a difendere il patrimonio storico artistico italiano, e di Roma in particolare, dagli scempi e dal malgoverno. Lo fece scrivendo centinaia di articoli, su Il Mondo di Mario Pannunzio, poi sul Corriere della Sera, la Repubblica e l’Espresso, e anche militando in associazioni ambientaliste – fu tra i fondatori di Italia Nostra – e svolgendo attività politica. Fu consigliere comunale e deputato della sinistra indipendente dal 1987 al 1992. Ma l’azione di Cederna non fu solo di tipo interdittivo, fu anche propositiva, volta al rinnovamento dell’urbanistica e al miglior uso del patrimonio e dello spazio pubblico.
Per ricordare e ripensare le politiche per Roma di Antonio Cederna l’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli ha promosso la conferenza che il senatore Walter Tocci, a suo tempo amico e collaboratore di Cederna, terrà giovedì 17 pomeriggio alla Camera dei deputati, dopo il saluto della presidente Laura Boldrini e un intervento di Vezio De Lucia presidente dell’associazione.
L’evento sarà trasmesso in diretta sulla webtv della Camera dei Deputati.

Cerimonia di consegna del Premio Ranuccio Bianchi Bandinelli 2016

Lunedì 29 febbraio 2016, ore 15,00 presso la Sala Alessandrina del complesso di Sant’Ivo alla Sapienza si terrà la cerimonia di consegna del Premio Ranuccio Bianchi Bandinelli “La tutela come impegno civile”.

Continue reading

SULLE ORME DI ANTONIO CEDERNA LUNGO LA VIA APPIA

“I beni culturali ed ambientali sono un bene comune, scopo finale della loro conservazione deve essere  l’uso ed il godimento pubblico, la loro tutela è una questione di principio  e non ammette scelte discrezionali.”

L’Associazione Bianchi Bandinelli invita alla camminata
SULLE ORME DI ANTONIO CEDERNA LUNGO LA VIA APPIA

accompagnati da Rita Paris
con interventi di Giuseppe Cederna, Vezio De Lucia, Vittorio Emiliani

Sabato 13 febbraio 2016, ore 10:00

Da Villa dei Quintili (Via Appia Nuova, 1092, raggiungibile con IL BUS 118) fino al sito di Capo di Bove e Mausoleo di Cecilia Metella

Appia 13.2.16-page-001

Il mondo accademico si mobilita a difesa dell’archeologia italiana

Gli studiosi europei e stranieri riuniti in Roma nella sede del Reale Istituto d’Olanda in occasione del convegno internazionale “The State of the Samnites / Lo Stato dei Sanniti” (28-30 gennaio 2016) esprimono grave preoccupazione per le sorti dell’archeologia a seguito dei provvedimenti governativi intesi ad abolire gli uffici dello Stato italiano con competenza specifica ed esclusiva sulla cura unitaria dei monumenti antichi, delle collezioni pubbliche di antichità e del patrimonio archeologico ancora inesplorato. Verrebbero così disattesi modelli amministrativi e forme di cultura giuridica che hanno ispirato l’ordinamento delle antichità in molte parti del mondo. Questo indiscusso e plurisecolare primato rischia di perdersi persino a Roma, che ha avuto come prefetti alle antichità Raffaello, per “lo haver cura che quello poco che resta di questa antica madre della gloria et nome Italiano … non sia extirpato in tutto”, e Johann Joachim Winckelmann, il fondatore dell’archeologia moderna.

Motion approved by the Conference on January 29th, 2016.

Beni culturali, quale futuro dopo le riforme?

L’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli invita all’incontro

Tutela, conoscenza, musei, valorizzazione. Quale amministrazione per i beni culturali?

L’Associazione Bianchi Bandinelli organizza il 16 novembre alle 14,30 presso l’Archivio di Stato, a Sant’Ivo alla Sapienza, un incontro di studio sulla situazione e le prospettive dei beni culturali dopo un anno di riforme.

Continue reading

Per Italo Insolera

Poco più di tre anni fa, nell’agosto del 2012, moriva Italo Insolera. È stato un grande urbanista oltre che storico e teorico dell’urbanistica. I suoi volumi su Roma e il saggio nella Storia d’Italia Einaudi restano insuperati. L’Associazione Bianchi Bandinelli dedica a Insolera un convegno che si svolge a Roma il 28 ottobre. Di seguito proponiamo una rapida rassegna bibliografica e un altrettanto rapida raccolta di scritti su di lui oltreché un paio fra video e registrazioni radiofoniche.

Continue reading

Tavola rotonda: Occultati o respinti. Professionisti del patrimonio e MiBACT tra crisi e riforma

logoABB_capitelloFP CGILL’Associazione Bianchi Bandinelli e Funzione Pubblica CGIL promuovono una tavola rotonda sul tema “Occultati o respinti. Professionisti del patrimonio e MiBACT tra crisi e riforma”, che si terrà mercoledì 22 luglio 2015 presso la sala conferenze del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. Continue reading