La crisi del sistema dei Parchi Archeologici Siciliani e le possibili soluzioni

Il 20 maggio scorso l’Assessore ai beni culturali della Regione Siciliana ha provveduto a nominare  i componenti dei Comitati tecnico-scientifici di due dei 13 Parchi archeologici siciliani istituiti ai sensi del Titolo II della L.R. 20/2000 e attualmente commissariati. Per questi Comitati, come per il Consiglio del Parco della Valle dei Templi di Agrigento, istituito ai sensi del Titolo I della medesima legge, è prevista la presenza dei sindaci dei comuni interessati che, con gli altri membri, cioè il soprintendente e tre esperti, hanno diritto di voto sui pareri tecnici con potere decisionale e non consultivo, come invece avviene nei Parchi archeologici statali.

A tale riguardo le associazioni firmatarie di questo documento esprimono grave preoccupazione per la tutela del patrimonio archeologico, in particolare per la presenza preponderante di rappresentanti politici in tali comitati e, più in generale, rispetto all’attuale caos organizzativo dei 14 Parchi archeologici siciliani. In data odierna trasmettono il presente documento al Presidente della Commissione Cultura dell’Assemblea Regionale Siciliana con la richiesta di audizione al fine di esporre le criticità e le proposte rappresentate qui di seguito.

A vent’anni dalla L.R. 20/2000 che ha istituito il “sistema dei parchi archeologici siciliani”, questi luoghi della cultura, infatti, versano in una crisi istituzionale e gestionale che sembra irreversibile, e per la quale è necessaria una revisione sulla base della più recente normativa nazionale di tutela

I 14 Parchi archeologici, infatti, sono stati inglobati, nel giugno 2019, entro megaservizi che esorbitano ampiamente dai limiti territoriali disposti dai decreti di perimetrazione, giungendo ad una vastità incomprensibile, a volte fino ad estensioni extra-provinciali. Ecco perché nei due Comitati tecnici finora costituiti sono stati nominati i sindaci di numerosi comuni ove ricadono i “luoghi della cultura” illegittimamente accorpati nei cosiddetti “Parchi”: ben nove nel Parco di Himera e cinque nel Parco di Tindari.

Dentro queste strutture sono stati inglobati alla rinfusa tutte le aree archeologiche demaniali e i musei di qualunque tema, grandi e piccoli, sparsi nei territori. L’obiettivo dichiarato di tali accorpamenti è “la gestione dei custodi”. Non ci si è posti, invece, la questione della dotazione di archeologi da assegnare agli Istituti di tutela. Per cui adesso, come risulta dalla tabella che alleghiamo, solo 4 di questi Parchi sono diretti da archeologi e nessuna delle molte unità operative che hanno tale competenza ha un responsabile archeologo.

Questo organigramma, privo delle dovute competenze specialistiche, e la stessa composizione, in larga parte non tecnica, dei Comitati tecnico-scientifici è in evidente contrasto con l’ordinamento professionale previsto dalla L. 110/2014, da cui discende l’articolo 9 bis del Codice dei beni culturali e del paesaggio, e dal D.M. 244/2019.

Ricordiamo come attualmente solo per una minima parte dei fondi europei del Programma 2014- 2020 siano stati approntati progetti sui beni culturali, dei quali assegnati appena 900.000 euro a fronte dei 65 milioni destinati all’Assessorato ai Beni Culturali.

Occorre restituire a questi Istituti regionali di tutela l’assetto organizzativo previsto dalle leggi, riassegnando ai suoi componenti i compiti di ricerca scientifica, conservazione, valorizzazione, fruizione e gestione del patrimonio archeologico loro affidato.

Per far questo riteniamo necessari i seguenti interventi:

  • le strutture dei 14 Parchi archeologici siciliani devono essere riportate alle perimetrazioni definite nei decreti assessoriali. In tal modo si restituirà alle Soprintendenze provinciali la competenza delle aree archeologiche tutelate e dei piccoli musei territoriali, mentre i grandi Musei regionali, come il “Paolo Orsi” di Siracusa o il “Pietro Griffo” di Agrigento, devono tornare ad avere la necessaria autonomia scientifica e gestionale;
  • nell’assetto amministrativo regionale deve essere ripristinato il ruolo tecnico dei beni culturali, ai sensi delle vigenti LL.RR. 80/1977, 116/1980 e 8/1999, e devono essere riconosciuti nei ruoli dirigenziali e direttivi i profili professionali specialistici dei beni culturali, ai sensi dell’art. 9bis del Codice dei beni culturali e del paesaggio. In tale modo sarà possibile procedere all’indizione di nuovi concorsi per dotare gli Istituti regionali di un organico tecnico-scientifico adeguato ai compiti costituzionali di tutela del vasto patrimonio culturale conservato in Sicilia;
  • deve essere rispettata la normativa riguardante la progettazione e la direzione degli interventi sui beni culturali, prevedendo sempre la figura professionale dell’archeologo nel ruolo di progettista, direttore dei lavori di scavo, restauro, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico;
  • nella composizione dei Comitati tecnico-scientifici dei Parchi archeologici siciliani si deve prevedere, con funzioni consultive, solo la partecipazione dell’esperto designato dai sindaci dei Comuni ove ricade la perimetrazione del Parco decretata, come peraltro già previsto dalla legge, assicurando allo stesso tempo una congrua presenza di tecnici in possesso delle competenze previste dalla normativa vigente (L. 110/2014, D.M. 244/2019). Allo stesso tempo, da un punto di vista procedurale si deve chiarire come l’approvazione dei progetti archeologici da parte di tali organi non può derogare dalle competenze contenute nel Codice dei beni culturali e del paesaggio. Riteniamo, infatti, che quanto disposto dalla L.R. 20/2000, cioè che il parere di tali Comitati sui progetti del Parco sostituisce l’autorizzazione della Soprintendenza competente per territorio, sia illegittimo perché in contrasto con il Codice dei beni culturali e del paesaggio che, come più volte ribadito dalla Corte Costituzionale, costituisce norma di rango superiore alle legislazioni regionali. Chiediamo quindi la non applicazione e l’abrogazione di tale norma contenuta nella L.R. 20/2000.

I Parchi Archeologici siciliani rappresentano, oltre all’implicito ruolo di custodia della memoria storica e geografica identitaria di lungo periodo, una occasione innovativa e dinamica di partecipazione culturale e sociale. Questo ruolo non può comunque essere distorto da manipolazioni improprie e finalizzate ad altra natura se non quella della corretta valorizzazione culturale. Le attuali strutture amministrative non appaiono interpretare e corrispondere a questa occasione fondamentale soprattutto se arretrate sulle posizioni puramente amministrative, prive di ambiti disciplinari appropriati e di autonomia scientifica dalla sfera di rappresentanza politica. I ruoli estranei alla natura significante di questi singolari comparti territoriali rappresentano inoltre un forte pregiudizio alla prospettiva di una corretta crescita comunitaria. La presenza di un sindaco è lecita nella sua sostanziale funzione collaborativa, ma se diventa dominante nelle posizioni strategiche decisionali è irrispettosa dell’autonomia necessaria all’esercizio della tutela ed alla libertà delle azioni di valorizzazione e di ricerca, fini supremi cui devono concorrere i Parchi archeologici.

21 giugno 2021

 

I proponenti

  • Rita Paris – Presidente Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli
  • Ebe Giacometti – Presidente Italia Nostra
  • Michele Campisi – Italia Nostra (responsabile nazionale Beni Culturali)
  • Leandro Janni – Presidente Italia Nostra Sicilia
  • Angela Abbadessa – Presidente Confederazione Italiana Archeologi
  • Enrico Giannitrapani – Presidente Confederazione Italiana Archeologi Sicilia

 

Primi sottoscrittori

  • Salvatore Settis – Professore Emerito di Archeologia Classica e Presidente del Consiglio Scientifico del Louvre
  • Paolo Liverani – Presidente della Consulta di Topografia Antica
  • Gioacchino Francesco La Torre – Professore Ordinario di Archeologia Classica, Università di Messina
  • Carlo Pavolini – già Professore Associato di Archeologia Classica, Università della Tuscia
  • Paolo Maddalena – Presidente Associazione Attuare la Costituzione
  • Adriana Laudani – Presidente Associazione Memoria e Futuro
  • Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali
  • Collegio Siciliano di Filosofia
  • Associazione Italiana di Cultura Classica
  • Italia Nostra Messina
  • Italia Nostra Melilli
  • Rosalba Amato (già dirigente Museo Paolo Orsi Siracusa)
  • Elisa Bonacini (Progetto #iziTravel Sicilia)
  • Concetta Ciurcina (già Soprintendente di Siracusa)
  • Assotecnici

Scarica il comunicato completo con l’organigramma dei Parchi Archeologici Siciliani

 

Foto Ulrike Leone da Pixabay

 

Beni Culturali 2021

BENI CULTURALI 2021
Istituti e professioni tra narrazione e realtà

5 marzo 2021, ore 16,00
Tavola rotonda
Diretta streaming su www.facebook.com/Associazione.Bianchi.Bandinelli

Introduce e coordina:
Rita Paris Presidente Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

Prendono parte:
Ebe Giacometti Presidente Italia Nostra
Rosa Maiello Associazione italiana biblioteche, Presidente nazionale
Diana Toccafondi Presidente Comitato tecnico-scientifico per gli archivi
Paolo Liverani Docente Topografia Antica, Università degli studi Firenze
Stefanella Quilici Gigli Professore emerito Topografia antica, Università della Campania
Carlo Pavolini Docente di Archeologia, membro del Comitato tecnico scientifico ANA
Irene Berlingò già dirigente Mibact
Carmelina Ariosto Archeologa Mibact, dirigenza Confsal Unsa Beni Culturali
Fulvio Cervini Docente di Storia dell’Arte, Università degli studi Firenze
Michele Campisi Storico dell’Architettura. Italia Nostra
Claudio Meloni Coordinatore Nazionale FP CGIL Ferruccio Ferruzzi Dirigenza UIL Beni Culturali
Rosanna Carrieri Associazione Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali
Isabella Ruggiero Archeloga, guida turistica, Presidente AGTA

A seguire sono previsti interventi dei partecipanti all’incontro

Scarica la locandina

Intervento di Salvatore Settis e osservazioni di Rita Paris sul patrimonio culturale in Sicilia

Pubblichiamo le osservazioni a seguito dell’audizione di Rita Paris, Presidente dell’Associazione, in Commissione Cultura il 26 gennaio 2021 e ad integrazione del Dossier delle Associazioni Italia Nostra, Memoria e Futuro e R. Bianchi Bandinelli sulla crisi del sistema di tutela del patrimonio culturale in Sicilia (già trasmesso in data 18 gennaio 2021) e pubblicato su questo sito.

Riportiamo inoltre il testo dell’audizione, nella stessa seduta della Commissione, del Prof. Salvatore Settis.

Scarica le osservazioni di Rita Paris

Scarica l’intervento del Prof. Salvatore Settis

 

Foto di Jessica Biagini da Pexels

Dossier sulla crisi del sistema di tutela del patrimonio culturale in Sicilia

Pubblichiamo il dossier sulla crisi del sistema di tutela del patrimonio culturale in Sicilia, inviato all’Assemblea Regionale Siciliana e depositato alla V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro, in data 19 gennaio 2021, nell’occasione dell’esame dei decreti per la concessione in uso dei beni culturali “in giacenza nei depositi degli Istituti periferici”, c.d. Carta di Catania.

Scarica il dossier

Osservazioni di Rita Paris a seguito dell’Audizione del 26.1.20121

Intervento del Prof. Salvatore Settis

 

Foto di Alessio Roversi da Unsplash

Osservazioni e proposte in materia di personale Mibact

Si riporta di seguito il Documento del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e del Paesaggio elaborato nell’ambito della seduta del 14 dicembre 2020 sulle gravi carenze di personale, con osservazioni e proposte.

 

CONSIGLIO SUPERIORE DEI BENI CULTURALI
OSSERVAZIONI E PROPOSTE IN MATERIA DI PERSONALE

 

Il Consiglio Superiore è tornato più volte sui problemi del personale nei suoi pareri e in atti di proposta al Ministro. Si trattava di riferimenti all’interno di osservazioni relative ora ai programmi di spesa del MiBACT, ora alle semplificazioni delle procedure, ora alla ristrutturazione degli organi del Ministero o ad altri aspetti dell’amministrazione del patrimonio culturale.

Le presenti Osservazioni e Proposte – basate sugli esiti dell’ampia discussione che si è avuta nella seduta del Consiglio Superiore del 14 dicembre 2020 – sono dedicate specificamente alla questione del personale del MiBACT, che assume una rilevanza centrale e si presenta con una drammaticità che rischia non solo di impedire lo svolgimento delle funzioni istituzionali ma anche di minare alla radice l’assetto e la ragion d’essere del Ministero.

Tutti, indistintamente, ne sono consapevoli all’interno e all’esterno dell’amministrazione del patrimonio culturale. Lo sono coloro che vi prestano servizio: dai direttori, ai dirigenti, fino all’ultimo dei dipendenti. Lo è il mondo della cultura. Lo sono le organizzazioni sindacali che – con grande senso di responsabilità – sottolineano la drammaticità della situazione non solo a fini rivendicativi ma anche, e ancor prima, nell’interesse di tutti a che vi siano risorse umane adeguate a garantire un’efficace azione di tutela e di valorizzazione del nostro inestimabile patrimonio culturale. I sindacati, agendo in tal modo, tornano alle loro migliori stagioni apertesi dagli anni Sessanta del Novecento, quando le grandi confederazioni presero ad affiancare alle giuste rivendicazioni un impegno continuo per la riforma della pubblica amministrazione nell’interesse generale.

I problemi del personale sono di natura sia quantitativa che qualitativa.

 

  1. Gli aspetti quantitativi.

La prima criticità – che richiede interventi urgentissimi e non più procrastinabili – riguarda la carenza delle risorse umane. In media, la carenza complessiva di personale rispetto alle dotazioni organiche del 2015-2016 (che sono comunque da rivedere) si attesta attorno al 40%, in aumento tendenziale verso il 50% nel 2021, e la carenza di dirigenti raggiunge punte anche del 60%, fino ad arrivare addirittura al 75% nel settore degli Archivi.

È pressoché inutile esercitarsi con misure di ingegneria organizzativa o procedurale in presenza di una così drammatica carenza di personale. La ristrutturazione delle Direzioni centrali e degli Uffici distribuiti sul territorio è vana se non vi è supporto umano adeguato. L’istituzione di nuove strutture dotate di autonomia, pur se dotate del più autorevole dei boards (il Consiglio Superiore ha tentato di dare il miglior possibile contributo in tal senso, designando componenti assai qualificati nei consigli di amministrazione e nei comitati scientifici), rischia di rimanere un’operazione di facciata se non vi è anche un’idonea dotazione di personale. Analoghe osservazioni possono valere per le Direzioni generali: a mero titolo di esempio, risulta che alla nuova Direzione per la Sicurezza del patrimonio sia stato assegnato un direttore ma per l’organico si sia dovuto ricorrere a travasi di dipendenti da altri uffici centrali e a risorse provenienti dalla società ALES.

Anche l’ingegneria procedurale viene vanificata dalla carenza di personale. Si sono introdotte nella nostra legislazione varie misure di semplificazione dei procedimenti amministrativi, spesso basate sulla riduzione dei termini delle procedure. Concludere i procedimenti in tempi ancor più serrati è certamente un bene per i cittadini, ma è compito impossibile se il personale è carente o addirittura assente. Se la semplificazione vuol significare far funzionare meglio la pubblica amministrazione, il primo strumento per rendere possibile questo obiettivo è che le amministrazioni dispongano di sufficienti risorse umane, oltre che di adeguate dotazioni strumentali.

Altrettanto può dirsi per la programmazione degli investimenti, sia ordinari che straordinari. È evidente come la capacità di spesa e di realizzazione degli interventi da parte degli istituti periferici sia fortemente penalizzata dall’assenza di personale tecnico-amministrativo. Nel caso degli Archivi, per esempio, è questo il motivo per cui gli istituti sono in grado di utilizzare solo il 28% degli accreditamenti loro assegnati, in stridente contrasto con i sempre più urgenti problemi di tutela del patrimonio e di sicurezza del personale in questo settore.

Attingere al personale della società ALES – come si sta facendo – o ricorrere a incarichi esterni (il che è possibile solo per gli Istituti autonomi) può offrire in alcuni casi soluzioni transitorie, ma non può costituire un rimedio idoneo a risolvere il problema strutturale. Per fare un esempio: Istituti come la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze non solo sono in forte carenza di organico (solo tre unità nel Laboratorio informatico, e solo una nel glorioso laboratorio di Restauro), ma hanno soltanto poco più del 60% del personale in servizio dipendente dal Ministero, con la conseguenza, da un lato, di non poter sedimentare nel tempo competenze e professionalità, dall’altro di non poter più garantire servizi essenziali a livello nazionale (si pensi alla Bibliografia Nazionale Italiana). Senza contare che il ricorso al personale esterno, anche se qualificato, oltre a impedire un radicamento del personale e lo sviluppo di competenze specifiche, finisce per creare sacche di precariato, aspettative che non si può sapere se saranno soddisfatte e, infine, discriminazioni nei confronti di chi sta da tempo aspettando un concorso.

L’attività più fortemente penalizzata dalle gravi carenze di personale – soprattutto tecnico-scientifico – è quella della tutela del patrimonio culturale sul territorio.  Che, ad esempio, in una realtà come Siena non vi sia nei ranghi della Soprintendenza neppure uno storico dell’arte è inaccettabile.

Altrettanto inaccettabile e gravido di conseguenze per la funzionalità del MiBACT è ciò che accade a livello della dirigenza: il cumulo di incarichi ad interim a uno stesso dirigente e l’affidamento di Istituti e Soprintendenze a dirigenti provenienti da altre amministrazioni, spesso senza alcuna esperienza nel settore, sono misure tampone non più sostenibili.

Occorrono nuove assunzioni. I concorsi si aspettano da anni, nonostante siano stati più volte annunciati. Quelli banditi sono lontani dall’essere espletati. I dipendenti con rapporto precario lavorano da anni senza garanzie di stabilizzazione. L’art. 24 del decreto-legge n. 104/2020 ha previsto incarichi di collaborazione temporanei, che rinnovano il meccanismo del precariato. Ha disposto il conferimento di incarichi di dirigenza di seconda fascia nelle more dei concorsi di reclutamento della dirigenza tecnica, con clausola di risoluzione all’atto delle assunzioni dei vincitori dei predetti concorsi, lasciando incerta la durata di quegli incarichi. Ha stabilito che l’accesso alla qualifica dirigenziale tecnica possa avvenire anche per corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione in convenzione con la Scuola dei beni e delle attività culturali: previsione positiva quanto al meccanismo, ma incerta nei tempi. Le criticità permangono.

 

  1. Gli aspetti qualitativi.

Accanto al drammatico aspetto quantitativo della carenza di personale, l’altra seria criticità riguarda l’aspetto qualitativo.

Gli attuali profili professionali sono superati e andrebbero ampiamente riveduti, integrati e aggiornati: una direzione verso cui il Ministero si è già incamminato attivando la piattaforma Professionisti dei beni culturali; ma questa tendenza necessita di forti potenziamenti. L’esame che questo Consiglio ha svolto sui programmi di spesa di vario tipo – ordinari, straordinari, strategici – ha mostrato con tutta evidenza che vi sono limiti gravi nella capacità di progettazione e soprattutto di implementazione degli interventi e di utilizzazione dei finanziamenti, non solo per le ricordate carenze di personale ma anche per l’inadeguatezza delle professionalità.

Vanno, inoltre, assolutamente rafforzate le competenze informatiche. Si è visto più volte quanto la digitalizzazione sia importante per il MiBACT. Ad esempio, in questi mesi di chiusura dei musei il rapporto con il pubblico è stato mantenuto attraverso prodotti digitali, con risultati ottimali per quei musei che avevano già al loro interno competenze e risorse ad hoc, ma con serie criticità per molti musei che non ne disponevano, soprattutto quelli “minori”. Su un piano più generale, tra le diverse iniziative prese nell’ambito del MiBACT per rafforzare la digitalizzazione può ricordarsi l’istituzione di una nuova struttura dotata di autonomia, la “Digital Library”, e la proposta di questo Consiglio sullo sviluppo dei rapporti tra MiBACT e MUR, ampiamente fondata sul potenziamento delle tecnologie digitali. Occorre proseguire su questa via.

Al tempo stesso, va rammentato quanto disse più volte proprio in questo Consiglio Tullio Gregory, grande intellettuale e autorevolissimo consigliere superiore dei beni culturali: anche lui sottolineò l’importanza fondamentale della digitalizzazione, ma ammonì di non mettersi mai nelle mani dei “colossi del mercato”. Da questo punto di vista, va attentamente valutato il progetto cosiddetto “Netflix Cultura” che, accanto ai vantaggi, presenta i rischi paventati da Gregory. Rischi che potrebbero attenuarsi se si rafforzassero le competenze professionali interne in materia di informatica e di digital humanities applicate al patrimonio culturale, idonee a gestire consapevolmente la programmazione e l’uso di questi strumenti, e se si tenesse in considerazione il possibile apporto anche di altre piattaforme digitali di provata efficienza e affidabilità.

Le competenze professionali nel campo della contrattualistica pubblica sono anch’esse da potenziare fortemente. Ne è priva l’assoluta maggioranza degli istituti del MiBACT. È indispensabile rafforzare con decisione, all’interno del MiBACT, una struttura apposita per disegnare le procedure di evidenza pubblica e predisporre i capitolati per i contratti di maggiore importo.

Infine, la formazione del personale va curata con ben maggiore forza. Occorre assicurare una costante formazione a tutte le figure professionali, valorizzando anche la diversificazione e la specializzazione delle competenze intermedie. Particolare attenzione merita la formazione delle competenze informatiche, sia per le applicazioni di gestione del patrimonio culturale che di gestione amministrativa degli istituti.

Per quanto riguarda la formazione di funzionari e dirigenti, la Scuola Nazionale di Amministrazione sta svolgendo, in generale, un lavoro formativo efficace. È anche necessario che siano potenziate la Scuola del Patrimonio e le altre Scuole strettamente legate alle funzioni tecniche e ai “saperi specifici” del MiBACT.

 

  1. Alcune proposte concrete.

Dall’analisi che precede emergono già alcuni rimedi da adottare. Altri se ne possono aggiungere.

Quanto alla carenza di personale, il prossimo anno sarà decisivo a causa della prevista emorragia provocata dai numerosi attesi pensionamenti. Sarebbe importante che nella legge di bilancio venisse previsto un finanziamento adeguato per procedere a una prima reintegrazione degli organici, sia dei dipendenti che dei dirigenti.

Visti i tempi delle procedure ordinarie di assunzione, si potrebbero prevedere interventi mirati a velocizzare e semplificare i concorsi, anche attivando selezioni decentrate, sempre basate su prove idonee a individuare le competenze specialistiche necessarie. L’ampliamento del meccanismo di scorrimento delle graduatorie potrebbe favorire il reclutamento: un simile meccanismo potrebbe essere impiegato già per il concorso in atto, e attualmente bloccato, per 1052 addetti alla vigilanza, non appena la procedura sia chiusa. Sarebbe anche da valutare l’opportunità di una deroga all’età di pensionamento, consentendo, su base volontaria, la prosecuzione del rapporto di lavoro: deroga che dovrebbe comunque essere transitoria e legata all’eccezionalità dell’attuale situazione emergenziale.

Ma quel che più conta, a regime, è un assessment credibile dei fabbisogni effettivi di personale, una programmazione adeguata delle assunzioni e un’attuazione tempestiva dei concorsi. Si rende necessario un piano straordinario che miri all’obiettivo di copertura totale dell’organico nel medio periodo.

Il problema del precariato va risolto definitivamente. In queste ore decine di precari al servizio della società ALES vengono licenziati: molte aspettative distrutte dopo anni di “lavoro povero”. Andrebbe stabilizzato quanto prima il personale che ha già maturato, o sta maturando, i requisiti.

Sul piano qualitativo, l’indispensabile aggiornamento dei profili professionali dovrebbe riguardare tanto le professionalità strettamente connesse alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio, quanto quelle concernenti le attività strumentali, come la contrattualistica e l’informatica. Le attività di formazione richiedono un ripensamento complessivo, in sinergia tra SNA e Scuole interne. È importante che la SNA consolidi l’offerta formativa online per rendere più accessibile ed equa la fruizione dei corsi proposti dalla Scuola. È urgente varare la riforma – già pronta da tempo – delle Scuole di Archivistica, Paleografia e Diplomatica.

I rimedi da mettere in campo sono indispensabili. Il Ministro ha mostrato attenzione ai problemi del personale, ma occorre ora passare dall’attenzione all’azione. Non c’è più tempo per attendere. Ne va della cura e della salvaguardia del nostro patrimonio culturale.

Il Consiglio Superiore non dubita che il Ministro rafforzerà ulteriormente il suo impegno in materia di personale e rimane pronto a fornire ulteriore supporto sul piano consultivo e propositivo.

Roma, 24 dicembre 2020.

 

Fotografia di Kaga tau da Wikimedia Commons

Lettera aperta al Ministro Dario Franceschini

Gentile Ministro,

Le criticità del sistema del patrimonio culturale e della gestione della tutela sono state acuite dal fenomeno della pandemia. Come in altri campi, si è auspicato che la situazione potesse rappresentare l’occasione per un ripensamento, con il fine di governare i processi per mitigare l’impatto disastroso che avrebbe interessato il Paese e l’Europa.
L’evolversi non facile della situazione rende improcrastinabile un approccio che si discosti da quello esclusivamente economicistico e che miri, senza indugio, a dotare l’intero apparato dei beni culturali di un corpo di professionisti, di tutte le discipline, a tutti i livelli che colmino le gravi carenze di personale attualmente esistenti. Il compito prioritario che dovranno assolvere sarà di assicurare le azioni necessarie alla salvaguardia del patrimonio, alla tutela più efficace e alla valorizzazione secondo le modalità consentite, sostenute dai processi della conoscenza specialistica. Ci si riferisce, tra altro, alla catalogazione, all’organizzazione degli archivi che sono rimasti smembrati a seguito della riforma e a un sistema informativo che consenta di gestire i dati di tutti i livelli di conoscenza.
Nella evidente impossibilità di procedere a forme concorsuali come nelle ultime occasioni, si ritiene comunque inderogabile dare avvio a selezioni pubbliche per assunzioni a tempo indeterminato, con le modalità consentite dalla pandemia e che assicurino la competenza professionale dei partecipanti, evitando il ricorso a quiz casuali, la cui conformazione ha penalizzato anche concorrenti con ottime competenze professionali.
Si coglie l’occasione per rappresentare la particolare situazione dei “60 esperti per il patrimonio culturale” (ora 29), assunti nel 2016 a tempo determinato, a seguito di avviso pubblico del 22.12.2015, per istituti del Ministero, ai sensi dell’art. 8 DL 83/2014 (L.106/2014), ma più volte riconfermati per lo stato di necessità, affinché siano valutate le procedure più regolari per non disperdere questo patrimonio, considerato il superamento dei termini temporali previsti dal bando e l’esperienza maturata.
L’esigenza prospettata di colmare le carenze di personale dovrà inserirsi in un progetto culturale programmatico che muova dalle esigenze del patrimonio e dalla necessità primaria, costituzionale, di preservarlo e renderlo disponibile alla collettività, per evitare anche gravi effetti negativi nella ricerca scientifica, saldando l’azione della politica con le competenze e le esperienze professionali, per il miglioramento della tutela e delle attività per promuovere la conoscenza del patrimonio culturale nel territorio, assicurandone la piena fruizione. E’ altresì urgente dotare questi istituti di dirigenti di specifica competenza tecnica e a tempo pieno.
Si deve segnalare che il frazionamento degli Istituti dirigenziali e l’accorpamento delle competenze di tutela hanno modificato l’assetto degli uffici e le modalità di lavoro dei professionisti interni, sia degli istituti autonomi che delle Soprintendenze, determinando spesso una grave penalizzazione per tali figure. Si chiede di volere tenere in debita considerazione questo aspetto particolarmente sentito dal personale tecnico e la necessità di utilizzare al meglio le risorse professionali del Ministero, offrendo opportunità di crescita lavorativa.
Ci si riserva di formulare riflessioni e approfondimenti sulle diverse tematiche che sono state interessate dalla riforma e si rimane a disposizione, con pieno spirito di collaborazione per un auspicabile confronto riguardo a quanto evidenziato.

10 dicembre 2020

Il Presidente e il Consiglio Direttivo
Rita Paris

Comunicato per la conservazione dello Stadio Artemio Franchi

Questa Associazione esprime il proprio sostegno per la conservazione integrale dello stadio Artemio Franchi, di cui è prevista una ristrutturazione in seguito all’inserimento dell’emendamento sbloccastadi nel decreto semplificazioni approvato il 2 settembre scorso (DL n. 76/2020).
L’art. 55-bis del decreto prevede infatti modifiche agli impianti sportivi e affida al Ministero competente l’individuazione di alcuni specifici elementi strutturali, architettonici o visuali di cui sia strettamente necessaria a fini testimoniali la conservazione o la riproduzione anche in forme e dimensioni diverse da quella originaria, con modalità e forme di conservazione anche distaccata dal nuovo impianto sportivo.
Si prevede dunque l’abbattimento di strutture ritenute oggi inadeguate e la riproduzione degli elementi strutturali in una sorta di mostra di come era.
L’emendamento inserito nel Decreto Semplificazione annulla l’efficacia di una serie di articoli del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, ignorando la tutela dell’interesse culturale riconosciuto dal Ministero, a favore di una migliore fruibilità.
Lo stadio, progettato nel 1929 dagli ingegneri Pier Luigi Nervi e Gioacchino Luigi Mellucci, fu inaugurato ufficialmente il 13 settembre 1931.
Architetti e ingegneri apprezzarono subito l’originalità, il carattere innovativo e la pregevolezza dell’opera nel suo coniugare la raffinatezza estetica e il rigore strutturale con le eleganti e ardite strutture in cemento armato. All’unanimità fu ritenuto un capolavoro dell’architettura italiana degli anni trenta.
I giornali definirono lo stadio «un’opera ricca, poderosa e coraggiosa». La Rassegna del Comune sottolineava la «bellezza» della costruzione.
Raffaello Brizzi, direttore della Scuola Superiore di Architettura di Firenze, nella Prolusione all’anno accademico 1931-32, lodava la «nuova fabbrica dello stadio che intesa nel suo carattere, ha pregi notevoli di volumi ritmicamente disposti e composti in un ardito e solenne organismo costruttivo».
Giovanni Michelucci, nelle pagine di Architettura, ne esaltava lo «schietto carattere moderno».
Hugo Meisl, tecnico del Wunderteam austriaco, uno dei maggiori allenatori degli anni venti e trenta, definì il nuovo impianto fiorentino «il migliore stadio del mondo sia dal punto di vista strettamente estetico che da quello della funzionalità delle sue attrezzature sportive e della comodità per il pubblico: un’opera all’altezza di Firenze».
Lo stadio comunale di Firenze è tra le realizzazioni più geniali dell’ingegnere Nervi. Si tratta della prima documentazione di strutture realizzate in cemento armato, con elementi innovativi e avveniristici per l’epoca realizzati con tecnologie d’avanguardia, come la pensilina priva di sostegni intermedi, le scale elicoidali e la torre di Maratona. La struttura è pertanto un capolavoro indissolubile, composto da singole parti che si accordano armoniosamente per creare un insieme di rara bellezza. Inoltre il drenaggio del terreno di gioco è considerato tra i migliori d’Europa e per capienza è il quinto stadio italiano.
In occasione dei Mondiali del 1990 lo stadio subì pesanti manomissioni, ma conservò comunque il fascino originario. Fu abbassato di circa 2,20 metri il terreno di gioco, sono state compiute diverse integrazioni funzionali e tecnologiche ritenute necessarie (come scale integrative esterne e interne, accessori degli impianti tecnici e nuove pensiline a sbalzo in metallo) e sono state restaurate le strutture in cemento armato.
Questa Associazione auspica che lo stadio sia conservato nella sua situazione attuale, anche con le ristrutturazioni del 1990, ormai irreversibili, senza l’abbattimento di parti che sono elementi costitutivi essenziali di un insieme organico e spettacolare, e tanto meno senza la ricostruzione, anche in scala ridotta, della struttura o di singole parti, soluzione più idonea a un parco giochi che a un’opera straordinaria di architettura.

Il Presidente e il Consiglio Direttivo

 

Fotografia di Giaccai da Wikimedia Commons

Lettera ai soci

Ai Soci e agli Amici dell’Associazione

 

Gentili Soci e Amici,

il periodo trascorso in condizioni di isolamento a causa del virus ha comportato l’interruzione di ogni attività collettiva, a partire dal nostro incontro pubblico previsto il 13 marzo presso l’Accademia Nazionale di San Luca, “Narrazione e realtà. Lo stato dei beni culturali di riforma in riforma”.

I membri del direttivo con la sottoscritta hanno tuttavia continuato a seguire con impegno – come si ritiene ciascuno di voi – i temi che hanno riguardato e riguardano il patrimonio culturale e paesaggistico del nostro paese, del quale sono emerse non poche criticità, tra le quali preme richiamare quelle connesse con il lavoro dei numerosissimi professionisti esterni all’amministrazione che hanno perduto improvvisamente ogni possibilità di esercitare la propria professione, con gravi conseguenze. La portata di tale fenomeno sembrava dovesse portare alla convinzione che il sistema dovesse essere totalmente riconsiderato, con il fine di offrire maggiori garanzie per l’occupazione nel settore, assicurata da una maggiore presenza dello Stato anche nella gestione di servizi culturali, oltre a quella del mondo delle imprese.

Come da sempre, nella storia dell’Associazione, non può essere trascurato il tema dell’occupazione e del riconoscimento delle professionalità di interni ed esterni che operano per l’amministrazione dei quali vanno salvaguardati la dignità e il diritto al lavoro.

La carenza di personale di tutti i livelli nei luoghi della cultura ha reso difficile, in aggiunta alle necessarie disposizioni governative, la riapertura al pubblico che si sta tuttavia portando avanti con le necessarie restrizioni e precauzioni.

Le riflessioni che l’Associazione ha elaborato negli incontri pubblici che si sono potuti organizzare e che avrebbero visto un importante momento di sintesi nell’incontro del 13 marzo, sono state indirizzate verso le conseguenze determinate dai mutamenti operati nel Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo a partire dal 2014.  Si ritiene, ora più che mai, che occorra ristabilire equilibri nei processi della tutela e della gestione per tutto il patrimonio culturale e paesaggistico, anche ai fini della migliore promozione e valorizzazione dello stesso. In tale ottica non si può non osservare che un numero elevatissimo di Soprintendenze, su tutto il territorio nazionale, è da tempo senza il dirigente titolare, con incarichi ad interim che non possono assicurare il pieno adempimento dei compiti di tutela. E’ noto che dal 2009 non viene bandito un concorso da Soprintendente, mentre si è dato seguito ai bandi per gli incarichi di direzione degli Istituti autonomi e ai relativi rinnovi per ulteriori quattro anni rispetto al mandato originario.

Si ritiene che la nostra attenzione debba essere rivolta anche al mondo dell’Università e della Scuola, affinché la situazione attuale contenga i danni derivati dall’insegnamento a distanza, con tutte le conseguenze che ha comportato per docenti e allievi, evitando il radicalizzarsi di una sistema sulla condizione di emergenza alla quale ha dovuto fare ricorso. In particolare e come previsto dal programma annuale inviato al Ministero per il contributo economico, si intende promuovere alcuni incontri con strutture scolastiche per un confronto con professori e allievi sui principali temi che riguardano il patrimonio culturale e paesaggistico.

Tra i vari argomenti, abbiamo mantenuto alta l’attenzione verso la questione della Sicilia e il DDL 698-500 in discussione presso l’Assemblea Regionale Siciliana, dopo la presentazione del volume Utopia e Impostura, per le gravi ricadute che potrebbe avere, qualora fosse approvato, sul patrimonio della Regione e sulle professionalità tecnico-scientifiche (si rimanda al sito web).

I tempi per l’approvazione del bilancio consuntivo e di quello di previsione sono slittati e si auspica di poter procedere con la convocazione dell’Assemblea entro il mese di ottobre; diversamente si provvedereà tramite email. Per il voto, considerata la situazione straordinaria si ritiene di poter considerare valida l’iscrizione del 2019, per chi tuttavia volesse rinnovarla si rimanda al sito, segnalando anche la quota di socio ordinario (20 euro).

Si rimane a disposizione per ricevere eventuali segnalazioni e proposte da inviare all’indirizzo info@bianchibandinelli.it.

 

Roma, 20 luglio 2020

Il Presidente e Il Consiglio Direttivo

 

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