Associazione Bianchi Bandinelli

Istituto di studi ricerche e formazione fondato da Giulio Carlo Argan

HOME PUBBLICAZIONI  NOVITA' EDITORIALI    ATTI CONVEGNO "NUOVO CODICE"

 

 

Beni culturali.

Prospettive e incognite

del Nuovo Codice

 

Atti del Convegno

(Pisa, 6 novembre 2003)

 

A cura di

Gerardo de Simone

Emanuele Pellegrini

 

Edizioni Plus, Pisa 2004; br., pp. 136, cm 17x24.

(prezzo: 12 euro)

 

 

Interventi di

Marzia Bonfanti, Antonino Caleca, Giuseppe Chiarante, Marisa Dalai Emiliani, Donata Levi, Fabio Merusi, Salvatore Settis

(per leggere il Programma del Convegno, nel sito "Patrimonio SOS", clicca qui)

 

Il volume contiene anche il testo integrale del Nuovo Codice

e la Mozione promossa da Giuseppe Chiarante e Marisa Dalai Emiliani

(pubblicata nel sito "Patrimonio SOS", per leggerla: clicca qui).

 

Indice del volume

PREMESSA
Gerardo de Simone, Emanuele Pellegrini,  5

SALUTI INAUGURALI

Lucia Tomasi Tongiorgi, 7
Alfonso Maurizio lacono, 8
Ettore Spalletti, 9
Antonio Pinelli,
11
Alessandro Tosi, 12

SESSIONE MATTUTINA

Giuseppe Chiarante, 13
Antonino Caleca, 20
Marisa Dalai Emiliani, 23

SESSIONE POMERIDIANA

Marzia Bonfanti Donata Levi, 33
Fabio Merusi, 43
Salvatore Settis, 46

DISCUSSIONE,  53

APPENDICE I
Mozione,  69

APPENDICE Il
Codice dei beni culturali e del paesaggio (DL. n. 41/2004), 75

 

 

Dalla "PREMESSA" dei curatori Gerardo de Simone ed Emanuele Pellegrini:

 Il convegno Beni culturali. Prospettive e incognite del Nuovo Codice, di cui si presentano ora gli atti, tenutosi a Pisa il 6 novembre del 2003, testimonia una precisa volontà ed una sentita esigenza di informazione e chiarezza in merito ad un iter legislativo lungo e complesso, e allora ancora in fieri, che andava a riscrivere, a soli quattro anni dall’approvazione del cosiddetto Testo Unico del 1999, l’insieme delle norme e dei provvedimenti che regolano la tutela e la gestione dei beni culturali in Italia.

Non si può negare che i reiterati allarmi che hanno seguito l’elaborazione del testo legislativo in questione, nonché degli altri provvedimenti sia legislativi che amministrativi influenti nell’ambito dei beni culturali (legge istitutiva della Patrimonio S.p.A., riforma del Ministero dei Beni Culturali, riforma dell’Università), abbiano favorito, in modo anche proficuo, una maggiore attenzione da parte degli addetti ai lavori nonché di larghe fasce dell’opinione pubblica. Incontri, dibattiti, tavole rotonde, tutta una serie di iniziative hanno accompagnato l’intero percorso della nuova legge, con forme discontinue di comunicazione tra chi da un lato lavorava all’elaborazione del Codice e chi dall’altro quello stesso Codice avrebbe dovuto applicarlo. Iniziative di cui va sottolineata l’importanza, proprio per il loro carattere di testimonianza di quella viva volontà di partecipazione diretta, non solo in forma di protesta ma anche di contributo fattivo, almeno nelle intenzioni, o semplicemente di più consapevole valutazione dei mutamenti in atto. In questo quadro il convegno del 6 novembre da noi promosso, con il fondamentale appoggio e l’assiduo, solidale sostegno del Dipartimento di Storia delle arti dell’Università di Pisa e dell’Università stessa, si è posto su una linea di continuità con altri precedenti omologhi o similari, tra cui, fra i più significativi, l’incontro tenutosi a Udine nel maggio dello stesso 2003 - non a caso nell’imminenza della pubblicazione di una delle prime bozze del Nuovo Codice - ugualmente organizzato in ambito universitario e per iniziativa di alcuni specializzandi e dottorandi.

Per la sua stessa collocazione temporale, a ridosso dell’approvazione definitiva della legge - poi puntualmente avvenuta il 16 gennaio del 2004, il convegno pisano si è caricato di una stringente attualità: al naturale accrescersi dell’interessamento intorno ad un testo in via di completamento si è saldata una evidente preoccupazione per talune prospettive (oggi non più incognite), ad esempio in merito al contestatissimo principio del silenzio-assenso, che richiedevano un adeguato spazio di discussione e che avrebbero potuto trovare nelle relazioni proposte - e nel dibattito conclusivo, appositamente pensato per un serrato confronto -, una chiarificazione o almeno la sottolineatura di dubbi e perplessità in modo da favorire lo scambio di idee ed anche eventuali possibili risoluzioni. Così la discussione in merito al Codice, inteso quale testo legislativo in sé, di cui i relatori possedevano bozze a volte incongrue tra loro o documentanti uno stato di avanzamento dei lavori diversificato, ha finito per ramificarsi andando ad accendere momenti di dibattito e riflessione che hanno interessato il mondo dei beni culturali in molte sue sfaccettature, dalle istituzioni museali alla formazione dei quadri professionali, al futuro di questi stessi quadri nella struttura ministeriale, all’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole, al diuturno e spesso improbo lavoro delle Soprintendenze.

[...]