Associazione Bianchi Bandinelli

Istituto di studi ricerche e formazione fondato da Giulio Carlo Argan

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Leonardo Borgese
 

L'Italia rovinata dagli italiani

 

Scritti sull'ambiente, la città, il paesaggio

1946-70

 

a cura di Vittorio Emiliani

 

 

 

Rizzoli, Milano,

prima edizione novembre 2005

 

Euro: 19.00
Pagine: 342

 

PRESENTAZIONE DEL VOLUME  |  RISVOLTI DI COPERTINA  |  SOMMARIO DEL VOLUME  |

DALL'INTRODUZIONE DI VITTORIO EMILIANI  |  RECENSIONI IN RETE

 

23 febbraio 2006 - Presentazione del volume "L'Italia rovinata dagli italiani"

Giovedì 23 febbraio l'Associazione Bianchi Bandinelli e il Comitato per la Bellezza presenteranno il volume "L'Italia rovinata dagli italiani", raccolta di scritti di Leonardo Borgese dal 1946 al 1970, curata da Vittorio Emiliani e pubblicata da Rizzoli. La presentazione si terrà nella Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini (Piazza del Campidoglio, 1), ore 17.30, parleranno del volume, con il curatore, Marisa Dalai Emiliani, Vezio De Lucia, Adriano La Regina.

Per aprire e stampare l'invito (necessario per l'accesso alla sala dei Musei Capitolini), clicca qui

 

 

Dai risvolti di copertina

Al grido “A furore rusticorum libera nos, Domine!”, Leonardo Borgese – protagonista per decenni della scena culturale milanese e nazionale – ha combattuto una vera e propria crociata per salvare le ricchezze artistiche, architettoniche e paesaggistiche dell’Italia dalle mode dei suoi architetti, dall’utilitarismo dei suoi abitanti e dalla miopia della sua classe dirigente.

Gli articoli raccolti in L’Italia rovinata dagli italiani, comparsi sul “Corriere della Sera”, sono vere e proprie campagne giornalistiche contro il proseguimento degli sventramenti del ventennio fascista (e del periodo umbertino), contro gli interventi mediocri o volgari della ricostruzione post-bellica, contro le prime grandi speculazioni, figlie del boom economico, al quale non corrispondeva una ugualmente intensa crescita culturale, contro l’abbattimento degli alberi per far posto a sempre più case, sempre più strade, sempre più automobili. Sono scritti che, oltre a restituire al lettore lo spaccato di un’epoca, riga dopo riga, pagina dopo pagina, si rivelano straordinariamente attuali.

Con instancabile vis polemica, Borgese chiama in causa il governo, le Soprintendenze, il Genio civile, le amministrazioni locali; invoca uomini di cultura al ministero della Pubblica Istruzione, vantaggi fiscali per i possessori di opere d’arte ed edifici di valore artistico-architettonico. In nome di un’Italia colta e civile che oggi più che mai ha bisogno di raccogliere i suoi appelli. Ma anche e soprattutto in nome della bellezza e dell’amore per il nostro Paese.

 

NOTE BIOGRAFICHE

Leonardo Borgese (1904-1986), figlio del grande scrittore Giuseppe Antonio Borgese, laureato in archeologia, pittore, scrittore, emarginato dal fascismo, fu critico d’arte del “Corriere della Sera” dal 1945 al 1967.

 

 

 

 

Vittorio Emiliani, giornalista e scrittore, è stato direttore del “Messaggero” e consigliere Rai. È da anni impegnato nella tutela del patrimonio artistico e ambientale italiano. Per Rizzoli ha pubblciato nel 1990 il volume Se crollano le torri.

 

Sommario del volume

 

Introduzione (Vittorio Emiliani)

 

L'Italia rovinata dagli italiani
 

Rovine e ricostruzioni

"Piccola Brera"

Errori ed orrori della città moderna

Riappare il Cenacolo

Predilette da Goering le Veneri e le Ninfe

Sarà la più bella pinacoteca del mondo

La vicenda del San Sebastiano di Andrea del Castagno

Il San Sebastiano apre la piaga della "fuga" dei quadri celebri

Serbare, salvare, scavare

Fra breve del Pedrocchi resterà solo il ricordo

Bisogna spendere parecchi miliardi

Comincia dalla bruttezza la decadenza delle città

La marcia degli obelischi

Sempre sparuta l'arte nel nuovo bilancio dell'Istruzione

Rovinano la città grattacieli e affarismo

Sembra che il bello oggi faccia rabbia

Fatto compiuto e poi colpa di nessuno

I miliardi non mancano per imbruttire l'Italia

La barbarie moderna e le ville del vicentino

Riaperta agli amici milanesi la casa del cavalier Poldi Pezzoli

A Firenze gli artisti insorgono contro lo scempio della città

Non bisogna avere fretta di ripulire il Cenacolo

I vandali del progresso minacciano il centro di Roma

Vogliono rovinare il Municipio di Padova

Preferirono al restauro la completa demolizione

Stiamo attenti a non sciupare la più famosa piazza di Bologna

Un invito ai milanesi per salvare l'Abbazia di Chiaravalle

Si apre Capodimonte nuovo forse il più bel museo del mondo

Il grano chiude la porta al sepolto tesoro di Spina

Speriamo che non guastino l'incanto di Bergamo Alta

Rinnovando rovinano Pavia

Già fin troppo devastata la piazza Cavour a Cremona

Si minaccia un "lungolago" da Como-Centro a Villa Olmo

Parma contro Parma

Piacenza spiacente

Hanno sconquassato il panorama di Perugia

I perfidi tigli di Chiavenna rovinano le carrozzerie delle auto

Uomini di buona volontà per salvare le cose belle

Dàgli all'albero!

Strade perfette della noia e della morte

Contro Asolo i moderni barbari

Pezzo a pezzo scompare una deliziosa Milano

Via dalle città i sedentari a motore

O Venezia museo o niente Venezia

Risanare Venezia senza contaminarla

Viene chiamato reazionario chi vuole difendere il Paese

Restringere le automobili non sfondare le vecchie città

Un programma verde per ridare respiro a Milano

La pubblicità mette in scacco gli illusi difensori del paesaggio

Distruggono Padova

Tre città del Veneto vittime degli urbanisti

Venezia verso il suicidio

Firenze non vuole perdere gli affreschi di S. Maria Novella

Errore estetico e urbanistico la demolizione del Teatro Dal Verme

Per modernizzare Venezia rovineranno persino le gondole

Comincia per la strada la difesa della cultura

San Carlo alle Rottole un altro monumento distrutto

Pagati per dir di no dicono sempre di sì

L'Italia è un grande museo da salvare a qualsiasi costo

L'Italia che se ne va fa gola anche ai politici

La Brianza tramonta nel cemento

 

 

Dall'Introduzione di Vittorio Emiliani

 

Leonardo Borgese è stato per alcuni decenni un autentico protagonista — amato, detestato, comunque sempre rispettato — della critica d’arte a Milano e quindi nel Paese. Le definizioni del suo indubbio, anche se imparziale, rigorismo sono state molteplici, tutte sullo stesso pedale: «domenicano» laico, fustigatore intransigente delle mode, puritano accigliato, stroncatore incorruttibile. La presente antologia di scritti, composta da articoli pubblicati prevalentemente sul «Corriere della Sera», vuole tuttavia restituire la faccia meno conosciuta e però, forse, la più attuale della sua personalità di intellettuale animato da un impegno civile senza indebolimenti. Sono articoli, situati fra il 1946 e il 1970, che formano vere e proprie campagne giornalistiche a difesa della bellezza naturale ed artistica del Paese, contro il proseguimento inerziale degli orrendi sventramenti del ventennio fascista (i quali, peraltro, avevano più di un antenato nel periodo umbertino), contro gli interventi mediocri o volgari della stessa ricostruzione post-bellica, contro le prime speculazioni su larga scala figlie del boom economico al quale non corrispondeva una ugualmente intensa crescita culturale. Dunque, per un’Italia colta e civile.
In una delle rare interviste rilasciate dopo essersi definito «un critico smesso» e aver deciso per questo di ritirarsi, alla fine degli anni Sessanta, dal giornalismo attivo, Leonardo rivendicava di aver avviato ancor prima dello spartiacque del 1945 — spartiacque tanto più netto per un antifascista della prima ora come lui — quelle campagne contro vandalismi, dissipazioni del patrimonio artistico, naturale e ambientale, «in favore degli alberi e dei parchi, contro il vizio dell’automobile». E tuttavia i suoi interventi, a rileggerli andando a ritroso nel tempo, assumono un carattere sistematico soprattutto a partire dal 1946, allorché egli può parlare con continuità dalla più autorevole delle tribune, per un venticinquennio. In tal guisa Leonardo precede di qualche anno (e poi, in un certo senso, accompagna) l’opera fondamentale di divulgatore e di polemista che, dagli anni Cinquanta, sugli stessi temi, svolge, a cominciare dal «Mondo» di Mario Pan- nunzio, il cognato Antonio Cederna, fratello minore di Maria Sofia, moglie di Borgese. Curiosamente i due cognati sono entrambi archeologi, uno laureato però a Milano, Leonardo, e l’altro, Antonio, a Pavia. Il secondo, l’archeologo aveva iniziato a farlo per davvero, come mestiere, scendendo da Milano a Roma. Del resto, il Tonino, come fu sempre chiamato dai famigliari e dagli amici della originaria cerchia milanese, non esitò a riconoscere, con l’onestà intellettuale che lo contraddistingueva, un suo debito culturale nei confronti di quel cognato, maggiore di lui di diciassette anni, impegnato da pioniere nella stessa salvaguardia, amara e severa, del Bel Paese.
 

[...]

 

A rileggere questi contributi di Leonardo Borgese, così appassionati, documentati, accorati o indignati, sembra spesso di scorrere un autentico «stupidario degli italiani», protagonisti di una società impastata di incultura, di disprezzo per la bellezza, di un falso modernismo dietro al quale si cela, ma neppure troppo, la rozza speculazione di affaristi che si comportano come animali, come «belve». Ci sono però alcuni interventi nel tessuto storico e nel paesaggio, che richiamano, per l’appunto, la categoria della stupidità, allo stato puro. Non emergono, ad esempio, intenti speculativi nella ricostruzione dello storico Ponte Coperto di Pavia che le bombe hanno largamente distrutto. La Soluzione più corretta e più ragionevole sarebbe quella di ricostruirlo dov’era e, il più possibile, com’era. Fra l’altro, non mancano in proposito i buoni esempi: la ricostruzione del Ponte di Castelvecchio nella rossa Verona, altra capitale longobarda, è avvenuta nel modo più corretto. Come Borgese puntualmente documenta. E invece no, sul Ticino il ponte verrà ricostruito spostandolo di parecchi metri, rendendolo goffamente più largo del modello originario, in modo completamente falso. Insomma, «come non era, dove non era». Allo stesso modo, soltanto la stupidità e il disamore per la natura portano, nei medesimi anni, allo sterminio di viali alberati, in tutta Italia, al fine di facilitare il flusso dei «sedentari motorizzati». Una sorta di «dàgli all’albero!», osserva il critico. Particolarmente dolorosa e insensata gli appare la distruzione di un bel viale di tigli a Chiavenna, nella montagna che per tante ragioni gli è cara. «Dobbiamo santificare e difendere fortissimamente ogni minimo pezzo di verde», scriverà ostinato lanciando così un altro messaggio di civiltà.
Collegato a questo del verde urbano, emerge di continuo nei suoi scritti il tema delle acque che hanno per secoli caratterizzato il profilo, il colore stesso dei nostri centri storici, in particolare al Nord così ricco di risorse idriche e di verde di ripa. È uno degli elementi strutturali nel paesaggio delle città, al quale Leonardo dedica articoli su articoli, o che cita di continuo. Vengono invece coperti, a Milano come a Padova, navigli e canali diventati fogne a cielo aperto per l’incivile mancanza di depuratori. Sopra di loro si spalmano cemento e asfalto e le città ne subiscono una perdita secca: di bellezza e di identità. «Comincia dalla bruttezza la decadenza delle città», scrive Borgese fin dagli anni Cinquanta. Ma, per quanto egli parli dalla tribuna giornalistica più ascoltata e più autorevole del Paese, bruttezza e decadenza avanzano di pari passo. Non se ne dà pace e certi suoi articoli assumono allora i toni dell’invettiva generalizzata.

[...]

 

Riproporre ai più giovani una scelta ragionata di questi articoli dedicati alla attiva difesa del patrimonio storico, artistico, paesaggistico, ambientale, considerato un tutt’uno inscindibile, far riemergere la grande moralità, personale e culturale, di un simile scrittore significa anche ridare, in questi anni tanto flaccidi e volgari, un preciso modello di riferimento: quello cioè di una «schiena diritta» che non si piegò mai ad avvilenti compromessi, che continuò ad affermare, instancabilmente, le ragioni fondanti della Bellezza, della Storia, della Memoria, insomma di una Italia migliore.


Vittorio Emiliani

 

 

Recensioni in rete:

 

Carla Ravaioli, Bel Paese, appunti per un paesaggio con rovine, in «Il manifesto», 13 gennaio 2006, dal sito Eddyburg:

http://eddyburg.it/article/articleview/5814/0/29/

 

Francesco Mozzetti, Recensione del 4 febbraio 2006, dal sito di «Venezia Cinquecento»:

http://www.veneziacinquecento.it/Segnalibro/borgese.htm

 

Cateria Soffici, Non ci sono pasti gratis, in «Il Giornale», 8 novembre 2005, dalla rassegna stampa RCS (in pdf):

http://libri.rizzoli.rcslibri.it/docs/1862.pdf

 

Rita Sala, Leonardo Borgese, una voce libera in difesa della Bell’Italia, in www.ilmessaggero.it, giovedì 19 Gennaio 2006, dal sito PatrimonioSOS:

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=17217

 

Segnalazione della Presentazione del volume sul "Corriere della Sera", del 23-2-2006:

L' allarme di Borgese per l' Italia devastata

Difendere il patrimonio artistico dell' Italia a tutti i costi. È il messaggio di Leonardo Borgese nel suo «L' Italia rovinata dagli italiani» (Rizzoli) a cura di Vittorio Emiliani. Il libro sarà presentato oggi ai Musei Capitolini dal curatore. (Sala Pietro da Cortona, piazza del Campidoglio 1, alle 17.30)