ANNALE n. 19 (2008): Archivi, biblioteche e innovazione

13 gennaio, 2008

 

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Annali dell’Associazione Bianchi Bandinelli

n. 19 – 2008

ARCHIVI, BIBLIOTECHE E INNOVAZIONE

a cura di Anna Maria Mandillo e Giovanna Merola

Atti del Seminario tenuto a Roma il 28 novembre 2006

«Annali dell’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, fondata da Giulio Carlo Argan», n. 19, Iacobelli editore, Pavona di Albano Laziale (Roma) 2008.

Comitato scientifico e organizzatore del Seminario: Linda Giuva, Mariella Guercio, Anna Maria Mandillo, Giovanna Merola, Maria Carla Sotgiu, Vittoria Tola

Pagina sul Seminario  –   Pagina con il Documento finale

Pagina sulla presentazione del volume (25 settembre 2008)

Per scaricare il Documento riassuntivo sullo stato delle Biblioteche italiane (presentato il 9 luglio al Direttore generale per i beni librari), clicca qui

Qui di seguito riportiamo il Sommario del volume e anticipiamo la Premessa di M. Dalai Emiliani e le due Relazioni introduttive di A. M. Mandillo e G. Chiarante.

 

 

Sommario del volume

 

Premessa

Marisa Dalai Emiliani

 

Relazioni introduttive

Anna Maria Mandillo

Giuseppe Chiarante

 

Tavola rotonda

Rapporti tra servizi culturali ed economia

Introduce e coordina Paolo Leon

Ilaria Angeli

Pietro Folena

Carlo Eligio Mezzetti

Giovanni Ragone

Luciano Scala

Maria Carla Sotgiu

Stefano Vitali

 

Tavola rotonda

Modelli organizzativi per i beni culturali

Introduce e coordina Adriano La Regina

Lorenzo Casini

Claudio Leombroni

Maria Grazia Pastura

Giuseppe Proietti

 

Tavola rotonda

Scelte tecniche e politiche per il futuro

Introduce e coordina Linda Giuva

Maristella Agosti

Tommaso Giordano

Mariella Guercio

Pietro Petraroia

Antonia Pasqua Recchia

Danielle Gattegno Mazzonis

 

Interventi

Luca Bellingeri e Giovanna Merola

Gianni Bonazzi

Madel Crasta

Michele Di Sivo

Pierluigi Feliciati

Ornella Foglieni

Erilde Terenzoni

 

 

Premessa

Marisa Dalai Emiliani

Presidente dell’Associazione Bianchi Bandinelli

 

Un saluto dall’Associazione Bianchi Bandinelli all’istituzione che ci ospita, a tutti i partecipanti a questo incontro e in particolare ai rappresentanti del mondo politico che saranno con noi in queste ore di confronto e discussione. Siamo grati in particolare al Sottosegretario del MiBAC, Danielle Mazzonis, che ci raggiungerà nel pomeriggio e ai Presidenti delle Commissioni Cultura della Camera, Pietro Folena e del Senato, Vittoria Franco.

Il significato degli incontri promossi dall’Associazione Bianchi Bandinelli scaturisce proprio dal dialogo ravvicinato e, auspicabilmente, fruttuoso fra il mondo della cultura, delle istituzioni culturali e il mondo della politica. Nel corso della sua operosa esistenza l’Associazione, voluta e fondata da Giulio Carlo Argan nel 1990, presieduta per alcuni anni da Argan stesso e quindi dal senatore Giuseppe Chiarante, che oggi abbiamo l’onore di avere con noi, ha individuato la sua missione nell’intervenire tempestivamente nel corso delle scelte di politica culturale, con contributi di riflessione spesso alimentati da ricerche e indagini di più lungo respiro e con la speranza di poter contribuire ad orientare quelle scelte, animando comunque il dibattito intorno ad esse. Questo Seminario risponde alla stessa logica e si colloca in una linea di continuità con la nostra esperienza associativa.

Archivi e biblioteche non sono sotto il fuoco dei riflettori come i musei, che continuano invece ad esserlo, anche e soprattutto nel loro rapporto pervicacemente perseguito con i fattori di sviluppo economico; costituiscono tuttavia una parte essenziale dell’architettura e delle dinamiche culturali di un Paese. Sono le istituzioni della memoria scritta e la loro relazione sia con la crescita culturale della società civile, sia, in particolare, con il mondo della ricerca e della formazione, dell’Università, è assolutamente vitale.

Non possiamo dunque che essere grati al gruppo attivissimo e molto combattivo dei membri del Consiglio Direttivo dell’Associazione Bianchi Bandinelli — Linda Giuva, Mariella Guercio, Anna Maria Mandillo, Giovanna Merola, Maria Carla Sotgiu, Vittoria Tola —, che anche in questa circostanza si sono impegnate a fondo per la costruzione dell’ossatura scientifica di questa giornata, per tessere cioè quella rete di contatti e di rapporti che sottende sempre la progettazione e realizzazione di un’iniziativa come questa. Grazie di cuore a loro e grazie anche al gruppo dei più giovani Soci — ricordo almeno Claudio Stoppani, Claudio Gamba, Giovanna Sarti — che generosamente si sono prodigati sul piano organizzativo.

Do la parola ad Anna Maria Mandillo, che disegnerà la traccia dei contenuti scientifici e politici dei nostri lavori. Interverrà quindi per un breve saluto il senatore Giuseppe Chiarante.

Relazione introduttiva

Anna Maria Mandillo

Vice Presidente dell’Associazione Bianchi Bandinelli

 

L’Associazione Bianchi Bandinelli ha voluto organizzare questo Seminario per stimolare nel contesto mutato dall’innovazione e dalle tecnologie un costruttivo confronto tra i tecnici dei due settori, archivi e biblioteche, con esponenti delle forze politiche, amministratori, docenti, professionisti, imprenditori ed esperti. I temi che saranno trattati non possono essere esauriti ovviamente in una giornata e spero vivamente che ci saranno altre occasioni per continuare a confrontarci su di essi.

Il principale obiettivo che ci poniamo è quello di far tornare biblioteche e archivi nell’agenda politica italiana e nella giusta prospettiva di ruolo, risvegliando l’attenzione finora poco più che episodica che la classe politica ha avuto verso queste istituzioni. Pur sapendo di non avere attualmente il potere di immagine di altri settori dei beni culturali, riteniamo necessario lavorare per questo obiettivo, perché è emerso ormai con chiarezza, anche in sede europea e internazionale, che lo sviluppo ed il buon funzionamento della rete delle biblioteche e degli archivi contribuisce in maniera significativa alla crescita culturale, sociale ed economica di un paese.

La speranza di un cambiamento di rotta dunque non abbandona l’Associazione: nel 2005 abbiamo presentato un dossier di analisi (disponibile sul sito all’indirizzo: www.bianchibandinelli.it) della situazione degli archivi e delle biblioteche ad un anno dalla riforma del Ministero, operata dal precedente governo, e dalla presentazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, emanato con il decreto legislativo n. 42 del 2004. Oggi abbiamo organizzato questo Seminario avvalendoci, durante la sua preparazione, della preziosa collaborazione di numerosi colleghi e di esperti che vogliamo qui ringraziare.

Non è facile indubbiamente dare risposte soddisfacenti ai molti problemi che biblioteche ed archivi devono affrontare, diventati sempre più complessi anche a causa di riforme insufficienti e superficiali, dettate più da esigenze di burocrazia interna che dal desiderio di risolvere i nodi della tutela/conservazione e della valorizzazione/organizzazione dei beni e dei servizi dei due settori. Non ci conforta, poi, l’annunciato impianto della prossima ed ennesima riforma del MiBAC che non sembra ispirata a criteri di alleggerimento delle strutture centrali a favore dell’autonomia scientifica ed amministrativa delle strutture tecniche sul territorio, come avremmo desiderato. Temiamo che l’ipotesi di accorpamento e rafforzamento di competenze a livello burocratico finisca per andare a detrimento delle componenti tecniche del Ministero in un processo di mortificazione e di perdita di valore delle competenze e dei saperi tecnico scientifici che da alcuni anni sembra inarrestabile.

Il mondo degli archivi e delle biblioteche è posto oggi, come è noto, di fronte a sfide nuove per fronteggiare la crescita della società dell’informazione e della conoscenza e le trasformazioni a questa connesse: le reti e le tecnologie caratterizzano ormai ovunque le funzioni ed i servizi delle istituzioni della memoria; i meccanismi culturali di accesso alle informazioni e alla conoscenza si sono modificati; le possibilità di fruizione dei documenti sono di gran lunga aumentate. Occorre provvedere, oltre che alla gestione memoria/passato, a quella presente/futuro, e quindi sviluppare le potenzialità offerte dalle tecnologie sia per conservare “i contenuti”, sia per fornire una mediazione di qualità su documenti certificati e organizzati in modo tale da offrire servizi integrati ad ogni tipologia di utenti, anche remoti.

In questo scenario archivi e biblioteche corrono il rischio di non avere più il ruolo significativo di mediazione a lungo esercitato in altre epoche e di venire quindi emarginati, anche in ambito europeo, se non verrà loro riservata da parte del mondo politico l’attenzione necessaria e verranno di conseguenza fatte scelte politiche adeguate. Finanziamenti regolari e continuativi, ad esempio, ne costituiscono una parte prioritaria. Fino ad oggi i fondi destinati a questi settori sono stati caratterizzati dalla straordinarietà da una parte e dalla riduzione dei bilanci ordinari dall’altra: negli ultimi quattro anni abbiamo infatti assistito a decurtazioni progressive e molto pesanti che hanno toccato il culmine nel 2006, vero annus horribilis per i nostri settori ai quali, a guardare le cifre riguardanti, ad esempio, il Dipartimento per i beni archivistici e librari, sono stati fatti tagli superiori al 50%. Attualmente, dalle ultime notizie che ci sono giunte, sembra che alcune inversioni di tendenza si stiano manifestando: ad esempio nel testo della finanziaria sono previsti consistenti incrementi di fondi sia per interventi di tutela e valorizzazione, sia per vari altri interventi in materia di beni culturali. Ma i finanziamenti sembrano, come al solito, straordinari e gestiti dall’amministrazione centrale. Allora non possiamo non chiedere: quale parte di questi finanziamenti sarà destinata ad archivi e biblioteche? Ma soprattutto, nel provvedimento finanziario in discussione, non si vede la previsione di quella crescita regolare e continua del bilancio annuale, da noi sempre auspicata, che potrebbe assicurare un finanziamento sicuro nel tempo, per il complessivo settore dei beni culturali e che per archivi e biblioteche risulterebbe necessaria per:

• impostare una coordinata e solida politica degli acquisti e dell’accesso a fonti diverse di informazione e di conoscenza;

• organizzare e gestire servizi innovativi (on e off line), rivolti a molteplici tipologie di utenti, nel rispetto dei diritti di autori, editori, produttori (politica di accordi e di licenze);

• gestire le attività di tutela e conservare nel tempo i documenti, soprattutto quelli digitali, avvalendosi delle tecnologie che hanno, purtroppo, costi rilevanti.

Gli appelli in questa direzione non mancano: voci autorevoli del mondo della cultura e della ricerca si sono espresse a favore della necessità di finanziamenti pubblici regolari specialmente per questi settori. Nello stesso documento, finora conosciuto nell’elaborazione pubblicata dal Giornale dell’Arte (ottobre 2006), della Commissione di esperti chiamata dal ministro Rutelli e dal ministro Padoa Schioppa a stendere un piano per incentivare il sostegno finanziario privato per il patrimonio culturale e lo spettacolo, si pone nelle premesse la “imprescindibilità dell’intervento pubblico nel settore della cultura” e si mette in evidenza un “forte arretramento della spesa del Ministero per i beni culturali rispetto al 2001” per cui “la riduzione della spesa pubblica, tra il 2001 e il 2005, si colloca ad una media annua del 2% a prezzi correnti ed al 4,7% in termini costanti”.

In questa cornice di riferimento e nella linea di intervento culturale tradizionalmente seguita dall’Associazione Bianchi Bandinelli, il Seminario odierno è articolato in tre momenti di approfondimento giudicati tra i più importanti e strategici, in questo momento, per archivi e biblioteche.

Le motivazioni della prima tavola rotonda sono state dettate dalla necessità, a nostro parere, di individuare i termini del rapporto tra cultura, ricerca, innovazione ed economia per poter compiere scelte corrette sulla quantità e qualità delle risorse finanziarie, sulla loro destinazione e sulla successiva puntuale verifica della spesa. Sull’argomento dell’economia della cultura negli ultimi mesi del 2006 ci sono stati o sono programmati in tempi molto ravvicinati più di dieci incontri promossi da diversi organismi ed associazioni nei quali emergono e vengono affrontati i problemi e gli aspetti socioeconomici soprattutto delle istituzioni museali dei beni culturali, ma non delle istituzioni archivi e biblioteche. L’idea di forza nell’uso della tecnologia in rapporto all’economia sta, a nostro parere, nell’integrazione di nuovi servizi non solo fra archivi, biblioteche, musei, ma anche fra questi e le istituzioni della formazione e della ricerca, la pubblica amministrazione, l’industria culturale (l’editoria soprattutto), le aziende, l’industria delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Dall’analisi dei cambiamenti introdotti dalle tecnologie discende la necessità di individuare i temi importanti che toccano tutti gli attori del processo di produzione e diffusione dei contenuti digitali: l’individuazione dei nuovi compiti di ognuno; la necessità di far crescere la consapevolezza dello stretto rapporto tra gli investimenti nella cultura e la crescita sociale del paese; l’analisi e la ricerca di soluzioni per la gestione dei diritti di tutti i soggetti, quelli degli autori, editori, produttori da una parte e quelli degli utenti dall’altra, costruendo le necessarie alleanze tra tutti gli interessati alla filiera della produzione editoriale culturale e scientifica.

Per la seconda tavola rotonda siamo partiti dall’esigenza che l’innovazione richiede di rivedere i ruoli e i rapporti tra le istituzioni: è necessario e urgente pertanto ripensare la struttura organizzativa di archivi e biblioteche e indirizzarli sempre di più verso modelli di cooperazione, coordinamento, concertazione fra Stato, Regioni, Enti locali, Università. In questo ambito una particolare attenzione abbiamo voluto dedicare alla necessità di ripartire compiti e funzioni, confermando allo Stato, e quindi ai servizi nazionali, il ruolo dell’indirizzo tecnico scientifico e del coordinamento metodologico. Per quanto attiene il Ministero per i beni culturali è prioritaria la cura dei servizi bibliotecari e archivistici di ambito nazionale: quei servizi cioè che costituiscono l’ossatura del sistema delle biblioteche e degli archivi di un paese e la cui organizzazione facilita, in cooperazione tra diversi istituti, lo sviluppo delle collezioni, il potenziamento dei servizi di informazione e di comunicazione, l’attività di tutela e conservazione, la promozione di censimenti del materiale antico, la politica della digitalizzazione e soprattutto la definizione e la diffusione di standard di settore.

Abbiamo invece affidato alla terza tavola rotonda gli argomenti che possiamo sintetizzare nel termine governo dell’innovazione. Siamo convinti che l’innovazione tecnologica non sia soltanto una scelta tecnica, ma che strettamente connessa a questa è l’innovazione delle istituzioni da operare attuando un impianto metodologico di sistema, mediante la promozione di forme sempre più solide di coordinamento, cooperazione, concertazione. Ma è necessaria anche un’analisi puntuale dell’utilizzo delle risorse economiche (scelta dei contenuti e verifica dei risultati, manutenzione ed evoluzione dei prodotti), perché l’innovazione tecnologica comporta una serie di processi e di verifiche che devono tener conto della ricerca e della sperimentazione per poter far crescere il livello dei servizi e renderli adeguati in qualità e quantità alle esigenze della società della conoscenza. All’innovazione tecnologica deve essere legata infine una costante opera di formazione e aggiornamento professionale degli operatori che potrà consentire, tra l’altro, all’Italia di tornare ad essere presente nelle sedi internazionali di elaborazione tecnico-scientifica dei temi di interesse per archivi e biblioteche.

Ci aspettiamo che dal Seminario escano proposte innovative e coraggiose e vengano individuati, in un ottica multipolare, percorsi e metodologie realizzabili sia nel breve sia nel lungo periodo. Intanto ringrazio tutti i presenti e in particolare coloro che hanno accettato di partecipare alle tavole rotonde: un particolare ringraziamento va al sottosegretario Danielle Mazzonis che ha mostrato grande interesse ai temi del Seminario. Desidero infine rivolgere un invito alle associazioni professionali dei due settori perché si possano concordare al più presto occasioni di incontro per esaminare insieme i risultati di questa giornata e proseguire nell’opera comune di sensibilizzazione del mondo politico. Siamo convinti infatti che per portare avanti la “riscossa” di archivi e biblioteche, prendendo il termine usato dal FAI per il patrimonio culturale italiano nel recente convegno nazionale di Roma, è necessario l’impegno e la collaborazione di tutti coloro che hanno a cuore le istituzioni della memoria.

Relazione introduttiva

Giuseppe Chiarante

Coordinatore del Comitato Scientifico e Presidente Onorario dell’Associazione Bianchi Bandinelli

 

Io mi limiterò davvero a un breve saluto, non solo perché condivido pienamente l’analisi che Anna Maria Mandillo ha tracciato nella sua relazione e che riassume in modo molto efficace gli orientamenti che sono emersi dal Gruppo di ricerca sui temi degli archivi e delle biblioteche che ha lavorato in questi mesi, potremmo dire in questi anni, presso l’Associazione Bianchi Bandinelli, ma anche perché non voglio portar via troppo tempo alle tavole rotonde e a coloro che debbono intervenire e che certamente hanno una conoscenza e una competenza su questi temi che è molto superiore alla mia.

C’è un solo punto che vorrei sottolineare: quando si denuncia giustamente — lo ha fatto anche Anna Maria in modo documentato, ma è cosa che abbiamo ripetuto più volte — la marginalità che nell’ambito della politica per la cultura, anch’essa non sempre al centro dell’attenzione dei governi che si sono succeduti in questo Paese, viene data ai settori archivistici e bibliotecari, si incontra una tendenza diffusa a ritenere che tale sottovalutazione sia soltanto il risvolto negativo del fatto che altri settori dei beni culturali, in particolare il ricchissimo patrimonio artistico di cui indubbiamente dispone il nostro Paese, attraggono maggiori cure, per cui altri settori vengono inevitabilmente marginalizzati. Credo che se ci si accontenta di questa spiegazione non si va al nodo del problema.

Il nodo è un altro, è più sostanziale, sta in una visione economicistica che purtroppo è prevalsa e continua a prevalere da parte della nostra classe dirigente nel guardare ai problemi della cultura e, in particolare, dei beni culturali. Cioè la tendenza a impostare una politica in questo campo dando un primato a una considerazione di più o meno immediata redditività dei beni, in termini direttamente finanziari, in rapporto agli investimenti che si richiedono: una convinzione che abbiamo sentito ribadire più volte e che porta a danni anche nel settore specifico della conservazione del patrimonio artistico; si pensi per esempio al privilegio dato ai cosiddetti eventi (le mostre, gli interventi di restauro di grande rilievo, la promozione dei complessi monumentali di maggiore importanza) rispetto a quello che è in un paese come l’Italia il compito primario, di tutelare cioè un tessuto complessivo, tutelarlo a partire dalla prevenzione, con la cura costante, con la manutenzione, con l’azione di restauro, ma privilegiando quello che è un contesto ed è la vera fonte anche del rendimento economico, di quel richiamo turistico che il nostro Paese esercita per i suoi aspetti artistici e le sue bellezze naturali, purtroppo in molti casi irreparabilmente compromesse. Una visione economicistica che dunque produce scompensi ed errori anche sul piano specifico della salvaguardia del patrimonio artistico, ma tanto più li produce per settori come archivi e biblioteche dove evidentemente fare un calcolo di redditività in termini finanziari è da considerare una linea del tutto sbagliata. Qui la redditività è di tutt’altra natura: sta nel fornire ai cittadini, agli studiosi, con le possibilità e le prospettive che le tecnologie possono offrire, le basi fondamentali di conoscenza e di informazione, i materiali per la ricerca, che è assolutamente indispensabile per lo sviluppo di un paese civilmente ed anche economicamente avanzato.

Io credo che questo occorre sottolineare: c’è qui un punto di battaglia politica che non bisogna stancarsi di condurre; battaglia politica che riguarda proprio l’impostazione delle scelte per la cultura e per il patrimonio culturale, battaglia politica per combattere la miopia di voler misurare la redditività economica in termini immediatamente ed esclusivamente finanziari, per intendere invece che c’è un patrimonio di conoscenze (e anche qui il nostro Paese, pensiamo al patrimonio archivistico, dispone di ricchezze straordinarie) che deve essere conservato non solo per quello che è l’interesse nostro, ma anche in rapporto al ruolo che l’Italia ha sul piano internazionale. Con apprensione, parlando con gli amici delle biblioteche, ho sempre sentito denunciare il rischio di ritardi pericolosi del nostro Paese nello stabilire collegamenti col complesso di un sistema bibliotecario ormai di carattere internazionale, collegamenti che sono assolutamente indispensabili se vogliamo assicurare le condizioni per quell’avanzamento della ricerca che giudichiamo così importante.

Questo è il punto che a me pare essenziale sottolineare. Perché è da una visione rozzamente economicistica che derivano poi tutte le conseguenze che sono state indicate. Credo, e chiudo il mio saluto, che l’importante sia che un convegno come questo metta in luce le possibilità e le prospettive che le nuove tecnologie aprono, ma anche i problemi che esse pongono per la gestione migliore del patrimonio bibliotecario e archivistico; faccia emergere come questo patrimonio sia un fattore essenziale della vita di questo Paese e debba dunque ritornare giustamente nell’agenda politica con una posizione che corrisponda all’importanza di questi beni e di queste istituzioni, una posizione che consenta di porre fine a quella sottovalutazione che tanto danno produce anche tra coloro che operano in questo settore, ma tanto danno produce soprattutto in generale alla realtà e all’immagine del nostro Paese.

Molti auguri per il convegno.