Beni culturali: a sud del sud.

Non può che destare sconcerto e preoccupazione la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (n.82 del 15-10-2021),  di un concorso, bandito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per  il  reclutamento  a  tempo  determinato   di 2022 funzionari (Area III, F1) nelle  amministrazioni  pubbliche  con   ruolo  di  coordinamento  nazionale  nell’ambito  degli  interventi   previsti dalla politica di coesione dell’Unione europea e nazionale   per  i  cicli  di  programmazione  2014-2020  e  2021-2027,   nelle   autorità di gestione, negli organismi  intermedi  e  nei  soggetti   beneficiari delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria,  Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, per i quali si richiede il solo possesso della laurea triennale. Le assunzioni riguardano anche il Ministero della Cultura.

Mentre da più parti si chiede una seria riflessione sull’assetto legale degli Istituti siciliani di tutela del patrimonio culturale, in specie archeologico, sull’urgente rispristino dei ruoli tecnici del tutto mortificati, così come sulla necessità di un monitoraggio ex post degli effetti prodotti dal ciclo di interventi di riordino del Ministero della Cultura, si assiste, dunque, a un ulteriore depauperamento della strumentazione tecnico-scientifica richiesta a chi è chiamato alla tutela del patrimonio culturale. Ci si domanda quale sia la ratio che ha guidato le scelte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la cui rinuncia alla richiesta del grado più elevato delle conoscenze e delle competenze in materia di patrimonio culturale avrà immediato impatto sui comprensori regionali – quelli declinati nel bando – che già al momento soffrono di minori attenzioni da parte ministeriale e che più di altri saranno interessati dagli interventi richiamati in epigrafe.

Ci si chiede, a latere, se il Ministro della Cultura concordi sulle scelte operate in merito ai requisiti di partecipazione al bando di concorso o se ritenga, piuttosto, che la sottostima delle conoscenze e competenze scientifiche previste per i titoli di accesso sia non solo in contrasto con il bagaglio tecnico-scientifico previsto per il concorso per l’assunzione di 500 funzionari del 2018 e cioè: laurea (specialistica o magistrale o titoli equipollenti) diploma di specializzazione (ad eccezione dei restauratori), o un dottorato di ricerca, o un master universitario di secondo livello di durata biennale, ma perfino con quello prescritto dall’art. 25 del Codice dei contratti pubblici per la verifica preventiva dell’interesse archeologico. Un paradosso, quest’ultimo: i funzionari responsabili del procedimento di evidenza pubblica dovranno indirizzare, controllare, approvare l’attività di professionisti maggiormente titolati.

Foto Robert Jones da Pixabay