12 marzo: incontro su “Pubblico/pubblici: come conciliare quantità e qualità della fruizione museale?”

I lunedì dell’ABB
ORIZZONTI DELLA TUTELA E DELLA VALORIZZAZIONE
nuove generazioni a confronto

PUBBLICO/PUBBLICI: COME CONCILIARE QUANTITÀ E QUALITÀ DELLA FRUIZIONE MUSEALE?

La “tirannia dei numeri”. Le nuove forme di valorizzazione nei musei, la didattica e le modalità di coinvolgimento di più ampie fasce di pubblico. La questione delle profilature del pubblico dei musei: modalità di inclusione e di diversificazione dei livelli di fruizione.

26 febbraio 2018 – ore 16:00
Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana – Sala Igea, Piazza della Enciclopedia Italiana, 4

Introduce e coordina:

Giovanna Sarti (Associazione Bianchi Bandinelli)

Intervengono:

Paolo Giulierini (Direttore Museo Archeologico Nazionale di Napoli)

Cristina Da Milano (Presidente ECCOM)

Sofia Bilotta (MAXXI – Ufficio educazione)

 

Seguirà il dibattito con la partecipazione del pubblico e un piccolo rinfresco

 

Questa tavola rotonda è il secondo degli incontri che l’Associazione Bianchi Bandinelli ha organizzato per il 2018 , con studiosi, funzionari e liberi professionisti delle generazioni che più recentemente stanno cercando di dare risposte ai problemi e alle sfide attuali della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, senza minimizzare le gravi criticità ma anche senza farsi incatenare dal disfattismo.

 

Pagina con il programma complessivo dei Lunedì dell’ABB

Programma in pdf – 12-marzo-2018

Locandina dell’incontro del 12 marzo

locandina-abb-12-marzo-2018

Soprintendenze, musei e territorio storico

appiadi Pier Giovanni Guzzo

Centotrent’anni fa nella sua seconda relazione al ministro della Istruzione pubblica, Giuseppe Fiorelli, Direttore generale delle Antichità e Belle arti, esplicitava “la necessità che alla direzione dei musei regionali… sia pure annessa la direzione degli scavi, per quella unità d’indirizzo senza cui la buona amministrazione non potrebbe ritenersi istituita” . La “buona amministrazione” nel settore della pubblica amministrazione del quale era responsabile Fiorelli consisteva “sia nel tutelare le memorie patrie sia nel procacciare il maggior utile agli studi”, come già egli stesso l’aveva definita nella precedente relazione al ministro. In questa stessa, Fiorelli prefigura l’impegno di funzionari scientifici, in numero congruo alle necessità ed anche qualificati “colla preparazione negli studi” così che “potranno trattare con competenza tutto ciò che riguarda il buon andamento degli scavi, l’ottimo restauro dei monumenti, e l’ordine dei musei e delle gallerie” .

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Mibact, una riforma chiamata caos

Ha avuto un ottimo esito l’incontro organizzato dall’Associazione Bianchi Bandinelli presso l’Archivio di Stato, a Sant’Ivo alla Sapienza, sulla situazione e le prospettive dei beni culturali dopo un anno di riforme. Pubblichiamo la relazione introduttiva di Vittorio Emiliani.

Prima che il governo Renzi mettesse mano, col ministro Dario France-schini, a tutta una serie di “riforme” che investono in pieno il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si pensava che quel corpo stremato e indebolito dai ripetuti tagli di risorse andasse rivitalizzato con un piano graduale che prevedesse:

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Interventi. Mibact, così la riforma penalizza il personale scientifico (di Roberto Scognamillo)

Pubblichiamo il testo letto il 23 febbraio all’assemblea dei soci dell’Associazione Bianchi Bandinelli

Abbiamo espresso nei primi documenti sulla riforma tutte le nostre perplessità. Ora, di fronte alle sue prime applicazioni e alle prime conseguenze che ne stanno derivando, riteniamo di dovere proporre un aggiornamento.

A caratterizzare la riforma Franceschini sono:
1) il prevalere della logica del profitto;
2) la separazione tra territorio e raccolte museali;
3) l’indebolimento della tutela sul territorio, proprio quando prende corpo l’ennesimo assalto speculativo portato dallo Sblocca Italia e dalla controriforma Lupi;
4) l’abbandono di archivi e biblioteche – le istituzioni meno suscettibili e capaci di produrre reddito.

Sono stati assolutamente mortificati alcuni principi: il patrimonio come fonte di conoscenze; il rapporto fra ricerca, tutela, gestione e valorizzazione; il ruolo sociale delle istituzioni culturali; il legame fra territorio e testimonianze storiche – la storia dell’arte non può essere confinata all’interno dei musei. E soprattutto, abbiamo verificato il progressivo, sistematico svuotamento e indebolimento delle istituzioni, riconoscibile proprio nella diminuzione e nell’avvilimento dei ruoli tecnico-scientifici, che nel loro insieme rappresentano quanto di meglio il modello italiano abbia storicamente proposto, com’è riconosciuto a livello internazionale. Dal vorticoso attivismo del ministero – che si concretizza principalmente in una grandinata di nomine – una cosa continua ad essere esclusa: l’accrescimento ed il rinnovamento del personale tecnico- scientifico. Restano fuori dell’orizzonte del ministero nuovi concorsi per personale giovane e qualificato.

La spaccatura che la riforma ha determinato fra contesto storico ambientale e raccolte storiche, separando gestione e tutela, oltre a rappresentare una clamorosa smentita della proclamata visione organica del patrimonio, è stata da noi indicata anche come la cancellazione di almeno cinquant’anni di studi storici e filologici che hanno messo in evidenza l’importanza dei contesti. Con la separazione fra i musei e i contesti storici e ambientali non sono solo indeboliti i presidi della tutela, ma anche i presupposti per una corretta pianificazione delle attività sul territorio. Vediamo ora che la relazione fra questa impostazione e l’aspirazione da parte del governo a disporre del territorio arbitrariamente e senza regole purtroppo era nei fatti: ne è un esempio la vicenda del piano paesistico della Toscana, che adesso sembra rimesso in discussione.

E’ anche da rilevare l’affermarsi di un dirigismo e di un visione autocratica sempre più manifesti, impiegati come strumento di governo.

Sul piano teorico prevale l’affermazione del nesso cultura– profitto, unica condizione alla quale i beni culturali possano sopravvivere. E unica ragione di occuparsene.

Si sostiene e si vuole realizzare un modello operativo che prevede un minimo impegno di personale qualificato e stabile, il massimo di precarietà. Modello che lo stesso ministro indica in alcune realtà torinesi: la fondazione Museo Egizio e la reggia di Venaria. I dirigenti di queste istituzioni si vantano di avere ridotto all’osso il personale, ma non parlano con altrettanta precisione delle condizioni di lavoro imposte ai dipendenti che sostituiscono il personale stabile.

Il modello che si sta imponendo prevede quindi lo svuotamento delle istituzioni di tutela, gestione e valorizzazione; questo sta determinando una progressiva paralisi imposta, con la diminuzione del personale e dei finanziamenti, sia agli istituti centrali che alle soprintendenze. Nel caso della Soprintendenza archeologica di Roma, la riforma prevede la nomina di un Consiglio di Amministrazione e di un Comitato scientifico che ne dovrebbero orientare le attività, applicando, senza alcun approfondimento e sciattamente, la normativa prevista per i musei autonomi, benché la realtà di questa istituzione sia molto più complessa di quella di un museo e includa, oltre a musei, monumenti, siti, anche un territorio ampio. In questa situazione inedita, non è chiaro quale ruolo si pensi di assegnare al personale tecnico-scientifico. Quello di meri esecutori di direttive imposte dall’alto, di burocrati incaricati di risolvere gli aspetti più formali di iniziative sulle quali non avranno più facoltà di parola?

L’Associazione Bianchi Bandinelli ha sempre ricordato che quello del personale tecnico-scientifico non va inteso come un ufficio burocratico, ma come un laboratorio continuo di ricerca sul campo, di applicazione di nuovi modelli di conservazione che implica non solo la difesa del patrimonio storico esistente, ma il suo ampliamento, unito a un’opera di diffusione della conoscenza e alla valorizzazione per la fruizione pubblica. Tali azioni, come tutte le attività di ricerca richiedono formazione specialistica, approfondimento, continuità.
La precarizzazione e lo svuotamento progressivo delle strutture – sempre più simili a gusci vuoti – non giovano nemmeno agli obiettivi economici che si proclama di voler perseguire.

Interventi – Meglio le Olimpiadi dei musei? (di Lucinia Speciale)

Caro Ministro del Turismo e dei Beni Culturali, quotidiani e tg aprono i notiziari con la legge di stabilità e con un programma di lungo periodo per l’economia: l’Italia chiede che gli investimenti per le Grandi Opere siano esclusi dai vincoli di bilancio e lancia la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024.

Questo delle Olimpiadi è un mantra che periodicamente torna nella politica italiana. Lo ha evocato Ignazio Marino in uno dei suoi primi discorsi da sindaco, lasciandolo poi saggiamente decadere, ma se ne parlava già nell’autunno 2011. Uno dei pochi segnali positivi del governo Monti fu quello di accantonare il progetto di Roma 2020, rilevando che ad innescare la crisi greca erano stati i rovinosi sprechi delle Olimpiadi. Chi conosce Roma, ha familiarità con i patetici relitti degli appalti messi in opera con il pretesto delle manifestazioni sportive di questi ultimi decenni. Opere non indispensabili, realizzate in deroga alla normativa vigente, che sono costate cifre assai superiori a quelle preventivate e un certo numero di morti sul lavoro. Valga per tutte la stazione metropolitana di Vigna Clara, costruita in occasione di Italia 90 e poi battezzata Onient Express perché mai più utilizzata.

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Interventi – Caro Ministro, grazie, ma le sue risposte non convincono (di ABB)

Anzitutto un ringraziamento al Ministro per la pronta risposta alle dieci domande che l’Associazione Bianchi Bandinelli gli ha inoltrato, fatto che denota quanto meno attenzione al dibattito che si sta sviluppando nel nostro Paese.

Restano però aperte le questioni di fondo. Il Ministro parla di una riforma che il Paese aspettava da decenni, senza sapere però che l’unica grande vera riforma sarebbe stata quella dell’aumento delle risorse economiche e del personale per il Ministero: la rivoluzione (questa sì) che il Paese aspettava da decenni. Si può obiettare che in un periodo di crisi si doveva operare necessariamente una revisione della spesa, ma proprio nei periodi di crisi – la storia dovrebbe insegnare – gli investimenti pubblici hanno sostenuto la ripresa, e il nostro patrimonio culturale aveva e ha tuttora solo bisogno di risorse per generare altre risorse, come studi economici autorevoli e condivisi affermano da tempo.

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13 dicembre 2014 – il Ministro Franceschini risponde alle dieci domande sulla riforma del MiBACT

Riceviamo e pubblichiamo, ringraziandolo per l’attenzione, la risposta del Ministro Dario Franceschini alle dieci domande sulla riforma del MiBACT dell’Associazione Bianchi Bandinelli.

Accolgo con piacere la opportunità di rispondere alle 10 domande indirizzatemi dall’Associazione Bianchi Bandinelli. Alcune non riguardano la Riforma del Ministero attuata con il dPCM n. 171 del 2014, ma sono ben lieto di fornire comunque elementi di risposta.

1.Sa il ministro Dario Franceschini come sono state ridotte le strutture che gestiscono i musei e i luoghi della cultura del nostro paese? Sa il ministro che il personale scarseggia drammaticamente e che un’organizzazione burocratica rende la gestione quotidiana e la programmazione di ogni attività una corsa a ostacoli?

Sì, lo so bene. E proprio per questo abbiamo operato una riforma che il Paese attendeva da decenni. Lo strumento a disposizione non consentiva di intervenire sulle dotazioni organiche, anzi, ne presupponeva la riduzione. Il prossimo passo sarà proprio quello di investire in formazione in nuove assunzioni. Proprio per questo la riforma ha previsto una apposita Direzione Educazione e Ricerca. Ho trovato un Ministero che investiva 36.000 euro l’anno in formazione. Tutto questo, con la riforma, cambierà.

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8 dicembre 2014 – “Caro signor Ministro…” Dieci domande a Dario Franceschini sulla riforma del MiBACT

Dario_Franceschini_daticamera1. Sa il ministro Dario Franceschini come sono state ridotte le strutture che gestiscono i musei e i luoghi della cultura del nostro paese? Sa il ministro che il personale scarseggia drammaticamente e che un’organizzazione burocratica rende la gestione quotidiana e la programmazione di ogni attività una corsa a ostacoli?

2. Non sarebbe più sensato, signor ministro, riformare le strutture museali e metterle in condizioni di lavorare al meglio invece di sganciarle dalle soprintendenze pensando che un grande direttore venuto dall’estero possa governare una macchina che funziona così male? Lei sa che all’estero i direttori sono affiancati da strutture amministrative e finanziarie forti e che tali strutture da noi non esistono?

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11 novembre 2014 – Comunicato sull’affidamento ai privati dei servizi aggiuntivi nei Musei statali

LogoComitatoperlabellezzalogoABB_capitelloL’Associazione Bianchi Bandinelli e il Comitato per la Bellezza hanno oggi diffuso un comunicato riguardante l’affidamento dei servizi aggiuntivi dei musei e siti archeologici statali a operatori privati.

Le concessioni a società private e cooperative dei servizi aggiuntivi (biglietteria, prenotazioni, librerie, bar e ristoranti, ecc.) nei musei statali sono infatti scadute da cinque anni, ma da allora nessun ministro ha saputo o ha voluto rinnovarle.  Oggi si va incontro ad una probabile sesta proroga.

Testo del Comunicato AABB-Bellezza Comunicato servizi agg. 11nov2014

12 febbraio 2014 – Adesione all’appello contro la possibile chiusura del Museo dell’Alto Medioevo a Roma

alto medioevo

L’Associazione Bianchi Bandinelli si unisce alla preoccupazione manifestata da SAMI (Società degli Archeologi Medievisti Italiani) per le notizie circolate sulla possibile chiusura del Museo dell’Alto Medioevo a Roma e si unisce all’appello affinché si eviti di impoverire il patrimonio museale romano ed italiano.

Collegamento all’appello sul sito SAMI