Beni culturali, l’esercito nascosto dei professionisti

Nel luglio del 2015, in occasione della tavola rotonda “Occultati o respinti”, tenuta a Palazzo Massimo a Roma, l’associazione Bianchi Bandinelli ha presentato i risultati dell’autocensimento dei collaboratori esterni del MiBACT e degli enti locali, promosso attraverso il sito dell’associazione tra il gennaio e l’ottobre del 2014.

Costituito a partire da schede compilate su base volontaria, il rapporto offre uno spaccato di notevole interesse sul numero, la formazione, le tipologie di contratto che accomunano i “professionisti” dei Beni Culturali. Sebbene l’autocensimento si sia concluso poco più di un anno e mezzo fa, i dati dell’indagine restano attualissimi. È probabile che le opportunità e le condizioni di lavoro in questo settore siano addirittura peggiorate, considerato il massiccio e celebratissimo ricorso al ‘volontariato’.

Riproponiamo, in vista della manifestazione del 6 e 7 maggio, la relazione di Sara Parca, che ha coordinato il gruppo di lavoro.

L’autocensimento dei collaboratori esterni del MiBACT e degli Istituti culturali degli Enti locali

di Sara Parca

Questa presentazione è il risultato dell’impegno diun gruppo di lavoro composto da professionisti del Patrimonio che da molto tempo collaborano con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e che ritengono ormai inderogabile far emergere e riconoscere il problema del precariato nel settore dei beni culturali.

L’Associazione Bianchi Bandinelli ha accolto e sostenuto il loro progetto di autocensimeno, avendo sempre avuto un’attenzione e un impegno particolare (come ha appena ricordato Paola Nicita) per questi temi.

Quanti sono i professionisti dei beni culturali che collaborano con il MiBACT e con le Istituzioni culturali degli Enti locali? Quali sono le loro mansioni, con quali tipologie di contratti? L’obiettivo del rilevamento è quello di iniziare a colmare il grave vuoto conoscitivo sull’entità e sulle caratte ristiche di questo fenomeno, che si inserisce nel quadro più generale del problema del lavoro precario e della disoccupazione intellettuale oggi in Italia.

I pochi dati a disposizione hanno sempre evidenziato una totale insufficienza di risorse umane che si unisce all’insufficienza altrettanto endemica di risorse finanziare per cui il Ministero appare a stento in grado di provvedere a compiti di tutela dei beni di cui deve prendersi cura. Questo aspetto critico trova un’ulteriore conferma nella grave vicenda dei lavoratori disciplinati da contratti atipici, di cui neanche si conosce l’esatto numero.

L’autocensimento non è un rilevamento in senso tradizionale in quanto non parte da un campione individuato. La difficoltà principale, infatti, era proprio quella di definire l’area d’indagine, ossia raggiungere il mondo in parte sommerso, magmatico e difforme, dei collaboratori esterni delle pubbliche amministrazioni che si occupano di beni culturali.

La strategia comunicativa è passata principalmente attraverso il sito dell’Associazione BB (dove si poteva accedere ad una pagina appositamente dedicata per la compilazione della scheda), tramite i social network (facebook, twitter).

In molti casi è stato necessario vincere la ritrosia degli stessi lavoratori ad autocensirsi per mancanza di fiducia, per scoraggiamento ma anche per paura di ritorsioni nonostante la chiara rassicurazione che i dati raccolti sarebbero stati elaborati in assoluto anonimato.

Alla luce di tutto questo, la raccolta dei dati non è certamente esaustiva della situazione ma fa emergere comunque un significativo spaccato della realtà, con alcuni risultati interessanti e, considerati i limiti, ha il merito di dare voce e visibilità a lavoratori che per troppo tempo sono stati occultati.

D’altro canto la Pubblica Amministrazione avrebbe i mezzi per rilevare con esattezza i dati e conoscere la dimensione quantitativa e qualitativa del fenomeno, se non altro per fare anche delle valutazioni sul rapporto costo-benefici prodotto dal ricorso alle esternalizzazioni ma manca, forse, la volontà politica.

Prima di dare avvio all’autocensimento, abbiamo avuto occasione di presentare le nostre istanze all’allora ministro Massimo Bray durante l’audizione del 4 ottobre 2013 con la “Commissione per il rilancio dei beni culturali ed il turismo e la riforma del Ministero” presieduta dal Prof. Marco D’Alberti. In merito alla questione, abbiamo chiesto che il Ministero si impegnasse a fare un censimento dei collaboratori esterni, delle diverse tipologie contrattuali in uso, delle attività svolte e dei settori di riferimento. A questo proposito richiamavamo anche la Circolare n. 296 del 22 luglio 2013, emanata dalla Direzione generale per l’organizzazione, finalizzata al monitoraggio delle tipologie di lavoro flessibile presso gli Istituti centrali e periferici del Ministero, nonché il successivo sollecito espresso con altra circolare del settembre 2013, entrambe sostanzialmente disattese. Non avendo avuto riscontro dal Ministero, ne è conseguita la decisione di organizzare un autocensimento, lanciato per la prima volta durante la manifestazione “500 NO al MIBACT” (gennaio 2014). La raccolta dei dati si è svolta nell’arco di 10 mesi, dal gennaio all’ottobre 2014.

L’Autocensimento si è basato sulla compilazione di una scheda che si componeva di una parte anagrafica, dove veniva chiesto anche il titolo di studio e la qualifica professionale, e di una seconda parte relativa al lavoro: gli anni di rapporto lavorativo diretto o indiretto con Mibact e/o con gli Enti locali, la data ultimo contratto, le tipologie contrattuali relative alle due committenze. Si chiudeva con il settore lavorativo (patrimonio archivistico, archeologico, storico artistico, demoetnoatropologico, biblioteconomico, architettonico, altro), le principali attività svolte, con la possibilità di inserire anche una br eve descrizione a testo libero, le regioni e città in cui si è svolta principalmente l’attività e infine l’autorizzazione al trattamento dei dati.

Il totale delle risposte pervenute è 748 ma è stato espunto un numero di schede non considerate valide, tra cui quelle inviate da stagisti non retribuiti e volontari. Quest’ultimo punto è indicativo della confusione che si sta creando negli ultimi tempi, soprattutto tra le nuove generazioni, tra formazione, volontariato e lavoro. Confusione confermata anche dalle tante e-mail giunte sulla posta del gruppo di lavoro.

La verifica e normalizzazione delle informazioni ha portato alla creazione di una banca dati complessiva di 669 schede da cui sono stati elaborati i nostri dati. Cosa emerge dalle risposte? I risultati di seguito presentati riguardano in primo luogo i dati anagrafici dei professionisti che si sono autocensiti.

Dai numeri raccolti si rileva una prevalenza di donne, l’81% contro il 19% di uomini (grafico 1).

 

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Grafico 1

 

Il 9% rientra in una fascia d’età compresa tra 28 e 30, il 52% tra 31 e 40 anni, le persone comprese tra 41-50 corrispondono al 26% e chi ha più di 50 anni al 13%.

Emerge subito che la fascia d’età più rappresentata è quella dei trentenni. Sulla base della nostra esperienza e del confronto tra colleghi si potrebbe ipotizzare che le difficoltà dovute alla discontinuità lavorativa, al l’inadeguata retribuzione, alla mancanza di prospettive sono fattori che possono spiegare l’inflessione di questi dati.

Viceversa, ragionando sull’arco temporale dell’ultimo ventennio circa, possiamo leggere gli stessi dati come un incremento del fenomeno del precariato in tempi recenti. Un numero di collaboratori più limitato nei primi anni, che ha proseguito nel tempo questa attività e corrisponde alle fasce di e tà più alte, si è via via ingrossato in conseguenza sia della progressiva e quasi totale chiusura di sbocchi lavorativi stabili sia della crescente necessità da parte di un’Amministrazione Pubblica sottodimensionata di ricorrere a esternalizzazioni.

Infatti, se si sommano le percentuali delle due fasce d’età più alte si arriva al 39% di precari che hanno oltre 40 anni. Il dato è assai allarmante: significa che per una buona parte di questi professionisti la situazione è rimasta inalterata da 20 anni e soprattutto che questo sarà il destino degli attual i 30enni (grafico 2).

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Grafico 2

La distribuzione geografica delle risposte arrivate è così ripartita: 56% al centro, 24% al nord, 20% al sud (grafico 3).

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Grafico 3

Un indicatore significativo per la profilazione dei soggetti autocensiti è la richiesta del titolo di studio secondo le specifiche che vedete nel grafico dove sono registrate anche le percentuali delle risposte (grafico 4).

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Grafico 4

Da questi dati si evince che il livello di formazione di questi professionisti è alto: la maggioranza di essi infatti possiede un titolo post laurea e sommati al numero dei laureati (il 42%) si raggiunge il dato significativo dell’ 88% del totale delle risposte (grafico 5).

Senza titolo6Grafico 5

La composizione dei professionisti che hanno risposto all’indagine ha registrato una maggioranza di storici dell’arte (28%), seguiti dagli archeologi (25%) e dagli archivisti (20%) e via via a scendere (grafico 6).

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Grafico 6

Ci è sembrato interessante confrontare questi ultim dati con la composizione del personale tecnico-scientifico di ruolo nel MiBACT. Secondo le stime tratte dalle Minicifre della cultura 2014 (dati dicembre 2013), su un totale di dipendenti pari a 18.875, si aveva 2% di storici dell’arte, 2% di archeologi, 3% di architetti, 3,5% di archivisti, 5% di bibliotecari. Percentuali comunque molto basse, rispetto ad esempio al 21% degli amministrativi (grafico7).

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Grafico 7

L’endemica carenza numerica di personale tecnico-scientifico all’interno del Ministero è sotto gli occhi di tutti, è stata più volte denunciata e spiega il ricorso strutturale negli anni a forme di collaborazioni esterne. Alcuni esempi a campione di questo confronto: a fronte del 2% di archeologi – il 25% di archeologi coll. esterni; 3,5% di archivisti – il 20% di archivisti coll. esterni; 2% di storici dell’arte – 28% di storici dell’arte coll. esterni (grafico 8).

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Grafico 8

Dunque un piccolo esercito che opera da almeno due decenni integrandosi con l’organico stabile nei diversi ambiti della struttura del Ministero. La presenza dei collaboratori si è sviluppata in sinergia con i funzionari e il personale di ruolo, ben coscienti della professionalità e dell’utilità di persone con le quali hanno condiviso progetti e attività; collabor atori che spesso sono stati impegnati nei loro stessi uffici e che hanno contribuito alla realizzazione di compiti istituzionali, adempiendo non solo a esigenze straordinarie ma svolgendo mansioni interne a sostegno dell’amministrazione quotidiana, garantendo continuità operativa e mantenimento di un alto livello professionale. Disperdere questo patrimonio di professionalità e d i competenze acquisite, come del resto sta avvenendo negli ultimi tempi in conseguenza dei tagli lineari progressivamente inflitti ai bilanci pubblici ma anche in conseguenza di scelte politiche che rischiano di aumentare le sacche di precariato, vedi gli ultimi bandi sull’occupazione giovanile (500 giovani per la cultura e art bonus) e vedi il ricorso a diverse forme di volontariato, talvolta non specializzato, tutto ciò si configura come un evento di rilevante gravità, certamente dal punt o di vista sociale per la sorte di queste persone, ma anche dal punto di vista dell’Amministrazione, per la rinuncia a professionisti esperti, da lei formati, che oggi suppliscono alle necessità del Ministero stesso e che costituiscono il necessario anello di passaggio di competenze e conscenze alle future generazioni. Senza contare che, sul medio-lungo termine, per l’amministrazione è certamente più oneroso rivolgersi a professionisti esterni che non avere in organico le forze necessarie.

Vediamo quali sono le principali attività che vengo no svolte dai collaboratori esterni (grafico 9). L’osservazione che possiamo fare è che soprattutto le prime 5/6 attività (sono nelle percentuali maggiori) sono svo lte dalle stesse persone, infatti si tratta di attività direttamente collegate alla qual ifica professionale, e che trovano quindi un parallelo con le diverse mansioni e attività appannaggio del personale interno, avente la medesima qualifica.

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Grafico 9

Nel grafico successivo osserviamo un diverso aspetto (grafico 10). Il 13% dei professionisti che si sono censiti svolgono attività in diversi ambiti professionali, che confermano percorsi formativi ibridi. Alcuni professionisti, infatti, aggiungo titoli specialistici in altri settori disciplinari, per cui abbiamo archeologi che diventano bibliotecari, bibliotecari che diventano storici dell’arte, storici dell’arte che diventano archivisti.

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Grafico 10

Tutti questi lavori vengono formalizzati attingendo alla giungla di contratti atipici che ad oggi rappresentano il 90% circa di quelli stipulati dal MiBACT con i suoi collaboratori esterni: contratti a collaborazione coordinata e continuativa, a partita IVA, a progetto, a prestazione occasionale, di cessione dei diritti d’autore, di fornitura di servizi, lettere d’incarico, etc. (grafico 11).

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Grafico 11

 

Succede anche che contratti di diversa tipologia sono stipulati per svolgere identiche mansioni, anche alle stesse persone nel corso del tempo. In questo contesto di selvaggia precarizzazione, il lavoro è stato costantemente oggetto di vere e proprie persecuzioni giuridiche, con inevitabili riflessi sulla condizione normativa dei lavoratori e pesantissime ricadute sulla vita privata. Le varie riforme del mercato del lavoro hanno influito tutte in maniera negativa sulla condizione professionale, rideterminando di volta in volta i rapporti secondo vincoli contrattuali sempre diversi e sempre peggiori.

Pur di garantire a se stessi una qualche continuità lavorativa, i professionisti dei beni culturali hanno accettato, a volte, paghe inadeguate ai loro titoli e alle mansioni effettivamente svolte, ad aprire finte partite IVA sulle quali pagano il 60% di tasse, a cedere una consistente percentuale del loro stipendio a società terze, a lavorare in condizione di subordinazione pur avendo sottoscritto contratti parasubordinati e – è un caso limite -, a dissimulare il lavoro dietro un finto volontariato e lo stipendio dietro il rimborso di scontrini pasto pari all’importo da percepire.

Uno stesso lavoratore si trova spesso a svolgere le proprie attività con tipologie di contratti diversi: il 68% di professionisti hanno infatti più tipologie contrattuali, anche dallo stesso committente (grafico 12).

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Grafico 12

Un altro aspetto interessante evidenziato dall’analisi dei dati riguarda l’arco temporale entro cui si è sviluppato il regime di precarietà contrattuale per ciascun lavoratore, tenendo presente che la maggior parte di loro hanno avuto collaborazioni sia con il MiBACT sia con gli Enti locali. Nel caso del Ministero il 30% dei professionisti superano l’arco temporale dei 10 anni (grafico 13).

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Grafico 13

In conclusione, vorremmo ricordare quanto è stato recepito nella Relazione finale della già citata Commissione D’Alberti (31 ottobre 2013), che ha accolto le nostre istanze, indicando al punto 3.4, lettera o: “Quanto al personale che presta servizio per l’esercizio delle competenze del Ministero con contratti atipici e a tempo determinato, la Commissione propone, innanzitutto, di svolgere una ricognizione del fenomeno relativamente ai numeri, alle mansioni effettivamente svolte, alle diverse tipologie contrattuali utilizzate e alla durata complessiva dell’attività svolta da ogni singolo contrattista. In seguito, si dovrebbe procedere, nei limiti della copertura finanziaria disponibile, ad un concorso di reclutamento aperto, disciplinato da un bando che tenga in adeguata considerazione titoli di anzianità, tra i quali quelli maturati proprio nello svolgimento dei predetti incarichi, e titoli di specializzazione. La Commissione ritiene opportuno, altresì, procedere a una razionalizzazione delle modalità contrattuali utilizzate per il reclutament o e la gestione di questo personale: il tema è di rilievo generale per la pubblica amministrazione e, pertanto, dovrebbe essere affrontato tenendo conto di questo più ampio contesto”.

Al primo punto abbiamo tentato di dare una risposta, ci auguriamo che le atre due raccomandazioni vengano concretamente prese in considerazione.

 

Gruppo di lavoro per l’autocensimento:

Simona Ciofetta, Sara Di Giorgio, Antonio Davide Madonna, Cettina Mangano, Sara Parca, Marzia Piccininno, Tiziana Scarselli, Simona Turco

Elaborazione dati:

Simona Ciofetta, Cettina Mangano, Sara Parca, Simona Turco

Tavola rotonda: Occultati o respinti. Professionisti del patrimonio e MiBACT tra crisi e riforma

logoABB_capitelloFP CGILL’Associazione Bianchi Bandinelli e Funzione Pubblica CGIL promuovono una tavola rotonda sul tema “Occultati o respinti. Professionisti del patrimonio e MiBACT tra crisi e riforma”, che si terrà mercoledì 22 luglio 2015 presso la sala conferenze del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. Continue reading

12 gennaio 2015 – Tavola rotonda “Quale formazione per i professionisti del Patrimonio?”

Annale 23 copertinaL’Associazione Bianchi Bandinelli, in occasione della presentazione dell’Annale n. 23, che raccoglie gli atti del convegno Formazione senza lavoro, lavoro senza formazione, promuove una tavola rotonda dedicata al tema “Quale formazione per i professionisti del patrimonio?”.

L’incontro si terrà presso la sede del Collegio Romano del MiBACT. Introdurrà Marisa Dalai Emiliani; parteciperanno Carla Barbati e Gennaro Toscano; le conclusioni saranno affidate a Giuliano Volpe.

Nel mese di marzo 2015 è previsto un secondo incontro sul tema “Quale lavoro per i professionisti del patrimonio?”

Scarica l’invito

30 novembre 2014 – Pubblicazione dell’Annale n. 23 “L’Italia dei beni culturali. Formazione senza lavoro, lavoro senza formazione”

Annale 23 copertinaÈ appena stato pubblicato l’Annale n. 23 dell’Associazione Bianchi Bandinelli con gli atti del convegno L’Italia dei beni culturali. Formazione senza lavoro, lavoro senza formazione.

Il volume raccoglie, con le relazioni e tutti i contributi alle tavole rotonde rivisti e aggiornati, una sezione di testimonianze sul precariato e una ricca appendice documentaria con le recenti normative (2010-2014).

Il nuovo Annale sarà presentato a Roma il 12 gennaio 2015 presso il Salone del Consiglio Superiore al Collegio Romano il 12 gennaio 2015.

Collegamento alla pagina dedicata all’Annale n. 23 – 2014

Scarica Sommario e Premessa del volume in pdf

29 novembre 2014 – L’Associazione Bianchi Bandinelli aderisce alla manifestazione “Cultura è lavoro”

29novlogomanifestazioneIl 29 novembre i professionisti dei Beni Culturali scendono in piazza, per la seconda volta nel 2014, dopo la manifestazione di gennaio “500 no al MiBACT”, per dare voce alle esigenze comuni di archeologi, archivisti, bibliotecari, restauratori e storici dell’arte e sfidare il Governo sulle politiche culturali e sulla valorizzazione del patrimonio storico-artistico.

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11 gennaio 2014 – La partecipazione della ABB alla manifestazione “500 no al MiBACT”

1514020_705655716146318_2000437210_nfoto“Non c’è futuro per il patrimonio italiano se non c’è futuro per i professionisti dei beni culturali, che quel patrimonio conoscono e tutelano ogni giorno”, questa la sintesi dell’intervento dell’Associazione Bianchi Bandinelli alla manifestazione dell’11 gennaio. Ben più dei previsti “500 NO al MiBACT” sono stati confermati e argomentati con forza in piazza della Rotonda a Roma dai precari della cultura, che rappresentavano una cinquantina tra associazioni e movimenti dei professionisti dei beni culturali. L’Associazione ha sottolineato come senza di loro tutela e valorizzazione del Patrimonio italiano diventerebbero impossibili, nonostante nessuno ad oggi sia in grado di precisarne l’entità. Su questa sfida l’impegno dell’Associazione Bianchi Bandinelli, che intende sostenere l’iniziativa dell’autocensimento dei precari del MiBACT e delle istituzioni degli enti locali.

Pdf dell’intervento ABB alla manifestazione 500 NO ABB_ 11_01_2014_DEF

Comunicato stampa congiunto diffuso al termine della manifestazione

Articolo di Stefano Miliani su L’unità (ed. web) del 9.01.2014

Link ad un’intervista radiofonica sui temi della manifestazione rilasciata dalla ABB

Pdf “Bando 500 giovani – prima versione del 7 dicembre 2013

Pdf Bando 500 Giovani per la Cultura – seconda versione

Pagina dedicata all’autocensimento dei professionisti precari 

11 gennaio 2014 – Sul sito parte l’autocensimento dei collaboratori esterni dei beni culturali

autocensimento_logo_miniDall’11 gennaio sul nostro sito sarà possibile compilare il modulo per l’autocensimento dei collaboratori esterni del mondo dei beni culturali, o meglio del Ministero (Mibact) e delle istituzioni degli degli Enti locali. Invitiamo tutti coloro che svolgono una collaborazione esterna a visitare la pagina e a compilare il modulo. Si tratta di una iniziativa della massima importanza per rendere più forti le ragioni di protesta dei lavoratori precari, che vivono in una condizione deregolamentata e confusa che da anni caratterizza in modo particolare il settore delle professioni culturali. L’autocensimento, che fa seguito a una delle mozioni finali del convegno sul precariato del 2012, è sostenuto da numerose associazioni della tutela e dei professionisti dei beni culturali che saranno presto riportate sulla pagina.

Pagina con la presentazione e il modulo dell’autocensimento.

11 gennaio 2014 – Manifestazione 500 no al MiBACT – Per la buona occupazione nei beni culturali

locandina_500noL’Associazione Bianchi Bandinelli, coerentemente con l’impegno degli ultimi anni, parteciperà alla manifestazione  “500 no al MiBACT – Per la buona occupazione nei beni culturali” di sabato 11 gennaio (ore 10.30, Piazza della Rotonda, Roma).

Il sito internet ufficiale dedicato all’iniziativa è 500no.wordpress.com

Link al manifesto condiviso dalle associazioni e sigle sindacali aderenti

Link alla sezione dedicata alle richieste che verranno avanzate al MiBACT

Link al decalogo condiviso per il comportamento in piazza

Link alla lista delle adesioni

 

18 dicembre 2013 – comunicato stampa congiunto delle associazioni e sigle sindacali aderenti alla manifestazione “500 No al MIBACT”

500 no MIBACTL’Associazione Bianchi Bandinelli, coerentemente con l’impegno degli ultimi anni, ha sottoscritto il documento delle associazioni e sigle sindacali che organizzano la manifestazione di protesta dei Professionisti del Patrimonio “500 NO AL MIBACT” per l’11 gennaio prossimo (Roma, piazza della Rotonda, ore 10,30). Nonostante le recenti modifiche apportate al bando “500 giovani per la Cultura” del 7 dicembre, emanato a seguito del decreto Valore Cultura dello scorso agosto, ritiene infatti che la buona occupazione nel settore sia più che mai a rischio, e di conseguenza la tutela e la valorizzazione del Patrimonio culturale nazionale. 

Pdf Comunicato 500 no al MiBACT_18dicembre2013

Pdf Bando 500 Giovani per la Cultura

Link esterno alla pagina di coordinamento nazionale per la manifestazione

 

 

16 dicembre 2013 – L’Associazione Bianchi Bandinelli aderisce alla giornata di protesta contro il bando “500 giovani per la cultura”

500 no MIBACTlogoABB_capitelloL’Associazione Bianchi Bandinelli aderisce alla giornata di protesta promossa dall’Associazione Nazionale Archeologi  per l’11 gennaio 2014 contro il bando emanato lo scorso 7 dicembre dal MiBACT per la selezione di 500 giovani laureati per un corso di formazione di durata annuale alla digitalizzazione del patrimonio culturale.

L’adesione è motivata dalla preoccupazione e dallo sconcerto  per il progetto contenuto nel decreto Valore cultura dell’agosto scorso e avviato con il recente bando per 500 laureati catalogatori/digitalizzatori. Esaltato  dai decisori politici come misura di contrasto alla disoccupazione giovanile nel campo dei beni culturali,  al contrario  questo progetto rappresenta un potente incentivo  al lavoro precario del settore, privo com’é di qualsiasi seria opportunità formativa e di qualunque prospettiva a lungo termine.

Link alla pagina dell’Associazione Nazionale Archeologi relativa alla manifestazione

Link esterno relativo al coordinamento per la manifestazione

Pdf Bando 500 giovani (prima versione)

Pdf Bando 500 giovani(modificato dal MiBACT in data 16 dicembre 2013)

 

27 settembre 2012: “L’Italia dei Beni Culturali: formazione senza lavoro e lavoro senza formazione”

L’Associazione Bianchi Bandinelli ha organizzato per il 27 settembre 2012 una grande iniziativa di riflessione, confronto, protesta e proposta sulla situazione delle professioni del patrimonio culturale e sull’emergenza delle diverse forme di precariato nell’ambito della conoscenza e della tutela: “L’Italia dei Beni Culturali: formazione senza lavoro e lavoro senza formazione”.