La Taranto di Alessandro Leogrande

 

leograndeIl 26 novembre è morto a Roma Alessandro Leogrande. Giornalista e scrittore, aveva dedicato molta della propria intelligenza alla sua città, Taranto. Nel gennaio del 2017 aveva contribuito alla realizzazione del convegno che l’Associazione Bianchi Bandinelli aveva dedicato alla città pugliese e al suo prezioso centro storico, tuttora minacciato di stravolgimento. Per ricordare Leogrande riproduciamo un articolo di Salvatore Romeo uscito sul sito Siderlandia e ne pubblichiamo uno di Stefania Castellana

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Taranto, come si valorizza il tessuto dell’edilizia storica

taranto1di Lucinia Speciale

Pubblichiamo l’introduzione di Lucinia Speciale al convegno “Taranto, la città, la storia”, svoltosi a Taranto il 20 gennaio 2017

Vorrei anzitutto ringraziare, a nome dell’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, Franco Blandino, che ci ha generosamente accolto nel suo studio, che è anche la sua casa, regalandoci una straordinaria lezione di storia dell’urbanistica. Un pensiero altrettanto grato va al piccolo nucleo di persone che si sono molto impegnate per rendere possibile questa iniziativa: Roberto Giannì ed Enrico Grifoni, i nostri giovani interlocutori tarantini: Salvatore Romeo e Stefania Castellana, che hanno assicurato all’incontro di questo pomeriggio la massima attenzione, il teatro Tatà che ci ospita.

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Taranto, il territorio negato

castello taranto

di Pier Giovanni Guzzo

Pubblichiamo l’intervento di Pier Giovanni Guzzo al convegno “Taranto, la città la storia” che si è svolto a Taranto il 20 gennaio organizzato dall’Associazione Bianchi Bandinelli.

Con una coincidenza temporale che solamente il destino, apparentemente, avrebbe potuto organizzare, nello stesso anno di grazia 1882 fu promulgata la legge per la costruzione a Taranto dell’arsenale militare e, con separato provvedimento, istituito, nella stessa Taranto, un ufficio scavi dipendente dal Museo Nazionale di Taranto.

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La città, la cultura, il patrimonio: il caso Taranto

Su Taranto pubblichiamo un documento dell’Associazione Bianchi Bandinelli e la lettera con la quale Pier Giovanni Guzzo si dimette dal Consiglio Scientifico del Museo Archeologico Nazionale della città pugliese

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L’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli – fondata nel 1991 da Giulio Carlo Argan, con lo scopo di favorire il confronto fra studiosi, esperti e operatori nel campo della conoscenza, della tutela e della valorizzazione dei beni culturali – ha deciso di organizzare, nel gennaio del 2017, un convegno per discutere della crisi che, a Taranto, rischia di depauperare anche il patrimonio culturale della città. Dopo anni di progressivo depotenziamento di personale e mezzi, il definitivo allontanamento della Soprintendenza archeologica da Taranto determina un oggettivo affievolimento delle funzioni di tutela del territorio, non compensato dall’autonomia gestionale conferita al Museo archeologico nazionale. Altrettanto preoccupante giudichiamo la recente emanazione di un bando di concorso internazionale per il recupero del centro storico di Taranto che nelle sue linee guida esprime, tra l’altro, una critica irragionevole al piano particolareggiato degli anni Settanta. Un piano che, insieme a quello contemporaneo per il centro storico di Bologna, ha contribuito alla definizione di una metodologia che ha dato prestigio in-ternazionale all’Italia in materia di conservazione e valorizzazione del patrimonio urbano storico. Le soluzioni prospettate per il patrimonio archeologico e per l’organismo storico dell’Isola appaiono dettate da una visione rozzamente semplificatrice. Per affrontare la grave crisi attuale, Taranto avrebbe invece bisogno di un progetto di qualificazione che sappia conciliare l’efficacia dell’azione con la massima valorizzazione della originale complessità di queste straordinarie risorse.
L’Associazione Bianchi Bandinelli è consapevole che gli episodi sui quali intende approfondire la critica e la discussione non possano essere isolati dalla più vasta crisi ambientale e sociale che sta devastando la città di Taranto. Al tempo stesso, condivide l’opinione di quanti considerano la vicenda tarantina solo un esempio drammatico del disfacimento che colpisce diffusamente la realtà urbana del Mezzogiorno; una realtà impreparata a reggere il crollo del modello di sviluppo industriale dispiegato a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso e che gli attuali, sporadici interventi centralistici non riescono a contrastare. Non compete ovviamente alla nostra Associazione riproporre i temi propri del meridionalismo, sempre più vasti (dalla disoccupazione all’immigrazione, dall’agricoltura alla difesa del suolo), ma riteniamo che la rigorosa trattazione di questioni in apparenza settoriali e specifiche, come le politiche dei beni culturali, soprattutto se riferite all’impatto che determinano sulla complessa articolazione della società locale, possano valere come strumento interpretativo da riproporre a scala più ampia.
Entro la fine di quest’anno intendiamo sviluppare lo studio dei problemi emergenti di nostra competenza sull’area tarantina, anche attraverso indagini e incontri in città, da realizzarsi con il mondo delle associazioni, dei saperi, del lavoro, delle professioni e della comunicazione. Con l’intento di raccogliere contributi per il nostro convegno e per chiunque voglia utilizzarli.

 

Perché mi dimetto dal Museo Archeologico Nazionale di Taranto

di Pier Giovanni Guzzo

Al sig. Presidente
Comitato tecnico-scientifico per l’archeologia
Ministero per i beni e le attività culturali ed il turismo
ROMA
Al sig. Presidente
Consiglio Superiore per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo
ROMA

 

Signori Presidenti,
apprendo in maniera del tutto casuale ed informale che fra un paio di settimane sarà inaugurato un nuovo allestimento del Museo Archeologico Nazionale di Taranto alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore. La notizia mi rende felice: e dà testimonianza delle grandi qualità dei funzionari archeologi della Soprintendenza (in servizio presso il Museo non se ne conta nemmeno uno) che si sono lodevolmente dedicati, al di là delle rispettive competenze d’ufficio, a rendere possibile tale nuovo allestimento. Come Vi è noto, il Comitato tecnico-scientifico per l’archeologia del Consiglio Superiore per i Beni e le Attività Culturali ed il Turismo mi aveva, a suo tempo, proposto al Consiglio Superiore per la nomina a membro del Consiglio Scientifico del Museo Archeologico di Taranto. A quanto mi risulta, della prossima inaugurazione del nuovo allestimento museale non è stata data alcuna informazione da parte del Direttore pro tempore di quel Museo al Consiglio stesso. Dico “informazione”, in quanto il Consiglio Scientifico ha competenza solamente consultiva: quindi, almeno informarlo sarebbe questione di cortesia istituzionale, non di coinvolgimento o di richiesta collaborazione. Ove, poi, tale informativa si concretizzasse nei prossimi giorni saremmo di fronte ad un tardivo, inefficace e irridente tentativo di rimediare ad una trascuratezza, se si vuole essere gentili, oppure ad una arrogante sottovalutazione della funzione del Consiglio, se si vuole essere realisti. In base a tutto quanto sopra, posso personalmente sopportare di essere oggetto di trascuratezza o di sottovalutazione: ma non posso permettere che tali negativi atteggiamenti si trasferiscano, come per tramite della mia persona si trasferiscono, al Comitato tecnico-scientifico da Lei presieduto e quindi all’intero Consiglio Superiore del quale è parte essenziale lo stesso Comitato. E tale trasferimento è logica conseguenza dell’essere stata la mia nomina nel Comitato Scientifico del Museo di Taranto proposta dal Comitato tecnico-scientifico e fatta propria dal Consiglio Superiore.
Pertanto, rimetto le mie irrevocabili dimissioni dal Consiglio Scientifico del Museo Archeologico Nazionale di Taranto nelle Vostre mani, signori Presidenti, ringraziando Voi e tutti i componenti del Comitato della fiducia e della considerazione che hanno voluto manifestare nei miei confronti

Roma, 15 luglio 2016.

Una riforma tira l’altra e si smantella la tutela

Sull’ennesima riorganizzazione del Mibact, l’Associazione Bianchi Bandinelli ha approvato il seguente comunicato

 

L’ultimo intervento di “riorganizzazione” aggrava gli effetti della prima riforma Franceschini, isolando e paralizzando le soprintendenze, sottraendo loro mezzi e strumenti di intervento, rendendole sempre più deboli nel confronto con altre istituzioni e interessi particolari; si separano sempre più i musei dal loro ambiente storico e li si grava di nuove incombenze senza fornire nuovo personale; i futuri neodirettori, che usciranno da una pseudo-selezione uguale a quella già assai discutibile dell’estate scorsa, avranno la funzione primaria di questuare le risorse indispensabili. La soppressione della soprintendenza di Taranto e in prospettiva di quella dell’Aquila nega poi alle rispettive città la possibilità di riscattare il loro difficile presente. Continue reading