Interventi – Meglio le Olimpiadi dei musei? (di Lucinia Speciale)

Caro Ministro del Turismo e dei Beni Culturali, quotidiani e tg aprono i notiziari con la legge di stabilità e con un programma di lungo periodo per l’economia: l’Italia chiede che gli investimenti per le Grandi Opere siano esclusi dai vincoli di bilancio e lancia la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024.

Questo delle Olimpiadi è un mantra che periodicamente torna nella politica italiana. Lo ha evocato Ignazio Marino in uno dei suoi primi discorsi da sindaco, lasciandolo poi saggiamente decadere, ma se ne parlava già nell’autunno 2011. Uno dei pochi segnali positivi del governo Monti fu quello di accantonare il progetto di Roma 2020, rilevando che ad innescare la crisi greca erano stati i rovinosi sprechi delle Olimpiadi. Chi conosce Roma, ha familiarità con i patetici relitti degli appalti messi in opera con il pretesto delle manifestazioni sportive di questi ultimi decenni. Opere non indispensabili, realizzate in deroga alla normativa vigente, che sono costate cifre assai superiori a quelle preventivate e un certo numero di morti sul lavoro. Valga per tutte la stazione metropolitana di Vigna Clara, costruita in occasione di Italia 90 e poi battezzata Onient Express perché mai più utilizzata.

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12 gennaio 2015 – Tavola rotonda “Quale formazione per i professionisti del Patrimonio?”

Annale 23 copertinaL’Associazione Bianchi Bandinelli, in occasione della presentazione dell’Annale n. 23, che raccoglie gli atti del convegno Formazione senza lavoro, lavoro senza formazione, promuove una tavola rotonda dedicata al tema “Quale formazione per i professionisti del patrimonio?”.

L’incontro si terrà presso la sede del Collegio Romano del MiBACT. Introdurrà Marisa Dalai Emiliani; parteciperanno Carla Barbati e Gennaro Toscano; le conclusioni saranno affidate a Giuliano Volpe.

Nel mese di marzo 2015 è previsto un secondo incontro sul tema “Quale lavoro per i professionisti del patrimonio?”

Scarica l’invito

Interventi – Così scompare il patrimonio demoetnoantropologico (di Paola Elisabetta Simeoni)

Gubbio, Festa dei ceri
Gubbio, Festa dei ceri

Il patrimonio  demoetnoantropologico è di fatto nuovamente scomparso nella riorganizzazione del MiBACT. Confuso come nei tempi più bui del Ministero con la storia dell’arte e con l’archeologia, è considerato subalterno alle altre categorie di beni, così come subalterne sono le sue radici culturali rispetto alla cultura dominante, a denotare il pericoloso clima antidemocratico delle politiche culturali attuali.

L’antropologia culturale è ambito scientifico che ha in Italia un ricco bagaglio di pensiero e un ricco patrimonio, è una disciplina trasversale di interpretazione dei fenomeni culturali.

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Interventi – Caro Ministro, grazie, ma le sue risposte non convincono (di ABB)

Anzitutto un ringraziamento al Ministro per la pronta risposta alle dieci domande che l’Associazione Bianchi Bandinelli gli ha inoltrato, fatto che denota quanto meno attenzione al dibattito che si sta sviluppando nel nostro Paese.

Restano però aperte le questioni di fondo. Il Ministro parla di una riforma che il Paese aspettava da decenni, senza sapere però che l’unica grande vera riforma sarebbe stata quella dell’aumento delle risorse economiche e del personale per il Ministero: la rivoluzione (questa sì) che il Paese aspettava da decenni. Si può obiettare che in un periodo di crisi si doveva operare necessariamente una revisione della spesa, ma proprio nei periodi di crisi – la storia dovrebbe insegnare – gli investimenti pubblici hanno sostenuto la ripresa, e il nostro patrimonio culturale aveva e ha tuttora solo bisogno di risorse per generare altre risorse, come studi economici autorevoli e condivisi affermano da tempo.

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13 dicembre 2014 – il Ministro Franceschini risponde alle dieci domande sulla riforma del MiBACT

Riceviamo e pubblichiamo, ringraziandolo per l’attenzione, la risposta del Ministro Dario Franceschini alle dieci domande sulla riforma del MiBACT dell’Associazione Bianchi Bandinelli.

Accolgo con piacere la opportunità di rispondere alle 10 domande indirizzatemi dall’Associazione Bianchi Bandinelli. Alcune non riguardano la Riforma del Ministero attuata con il dPCM n. 171 del 2014, ma sono ben lieto di fornire comunque elementi di risposta.

1.Sa il ministro Dario Franceschini come sono state ridotte le strutture che gestiscono i musei e i luoghi della cultura del nostro paese? Sa il ministro che il personale scarseggia drammaticamente e che un’organizzazione burocratica rende la gestione quotidiana e la programmazione di ogni attività una corsa a ostacoli?

Sì, lo so bene. E proprio per questo abbiamo operato una riforma che il Paese attendeva da decenni. Lo strumento a disposizione non consentiva di intervenire sulle dotazioni organiche, anzi, ne presupponeva la riduzione. Il prossimo passo sarà proprio quello di investire in formazione in nuove assunzioni. Proprio per questo la riforma ha previsto una apposita Direzione Educazione e Ricerca. Ho trovato un Ministero che investiva 36.000 euro l’anno in formazione. Tutto questo, con la riforma, cambierà.

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10 dicembre 2014 – “Una vita per il restauro. Giornata in ricordo di Giuseppe Basile”

vela AssisiL’Associazione Bianchi Bandinelli, in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro e con l’Istituto Nazionale per la Grafica, ha promosso per mercoledì 10 dicembre 2014 una giornata per ricordare Giuseppe Basile, ad un anno dalla scomparsa.

Attraverso interventi che hanno ripercorso le tappe più significative della sua storia di intellettuale militante, di direttore di importanti cantieri di restauro e di maestro, è stato rievocato il suo infaticabile impegno nell’immaginare e nel concretizzare azioni per la tutela e la difesa dei beni culturali, spingendosi nei campi più innovativi della conservazione e del restauro.

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UNA VITA PER IL RESTAURO

giornata in ricordo di Giuseppe Basile

10 dicembre 2014

Roma, Istituto Nazionale per la Grafica – Palazzo Poli, Sala Dante

 

Programma

9.30 Indirizzi di saluto

Maria Antonella Fusco (DIRETTORE ISTITUTO NAZIONALE PER LA GRAFICA) Rosalia Varoli-Piazza (ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI)

Coordina: Antonio Paolucci (DIRETTORE MUSEI VATICANI)
9.50 Lucinia Speciale (ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI), Giuseppe Basile: l’impegno di un intellettuale militante

10.10 Claudio Gamba (ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI), Giuseppe Basile: l’insegnante e il maestro

 

10.30 L’attività presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR)

Gisella Capponi (DIRETTORE ISCR), L’impegno di Giuseppe Basile nelle attività di restauro dell’ISCR e nei grandi cantieri dei dipinti murali

Maria Andaloro (UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA), Carla D’Angelo, Emanuela Ozino Caligaris, Lidia Rissotto (ISCR), Sergio Fusetti (BASILICA DI ASSISI), Assisi, Basilica Superiore di San Francesco: il Cantiere dell’utopia

Francesca Capanna e Antonio Guglielmi (ISCR), Padova, Cappella degli Scrovegni

Anna Maria Giovagnoli (ISCR), Milano, il Cenacolo di Leonardo

Caterina Bon Valsassina (MIBACT, DIRETTORE DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA LOMBARDIA), Un’esperienza di collaborazione inter-istituzionale: Perugia 1993-95, il cantiere di progetto per il restauro della Fontana Maggiore

Massimo Carboni (UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA), Filosofia della tutela delle arti contemporanee

Paola Iazurlo e Francesca Valentini (ISCR), ‘Progetto Burri’: dalla conoscenza alla prevenzione

Fernando Ferrigno (RAI), In viaggio con Pippo: il Cavallo RAI di Francesco Messina, video-testimonianza

13.00-15:00 Pausa pranzo

 

15.00 Formazione, aggiornamento, divulgazione e conservazione

Coordina: Marisa Dalai Emiliani (SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA)
Donatella Cavezzali (ISCR, SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE E STUDIO), Daila Radeglia (ISCR), L’impegno di Giuseppe Basile nella formazione e nella divulgazione della cultura della conservazione

Alessandro Goppion (LABORATORIO MUSEOTECNICO GOPPION), Per conservare e ispezionare la Madonna della Clemenza in Santa Maria in Trastevere

Pier Paolo Donati (UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE), Il Corso sperimentale sulla conservazione e il restauro degli organi storici Fabio Carapezza, (PREFETTO – MIBACT), Il contributo di Giuseppe Basile per la tutela del patrimonio culturale da calamità naturali

16.00 Il rapporto con l’Università

Eliana Billi (SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA), Pippo Basile raccontato dagli allievi: l’insegnamento di Teoria e storia Del Restauro alla Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte della Sapienza

Michela Palazzo (MIBACT, DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA LOMBARDIA), I progetti di formazione per la tutela e conservazione dei beni musicali

16.30 Per la diffusione del restauro in Italia e nel mondo

Lanfranco Secco Suardo (ASSOCIAZIONE GIOVANNI SECCO SUARDO), L’Archivio Storico Nazionale dei Restauratori Italiani

Licia Vlad Borrelli (ASSOCIAZIONE AMICI DI CESARE BRANDI), L’ impegno per la diffusione della teoria di Cesare Brandi

Jacopo Russo e Stefania Randazzo (AISAR PALERMO), L’Archivio Internazionale per la Storia e lAttualità del Restauro, per Cesare Brandi: il restauro come cultura – dall’utopia alla realtà


 

 

Comitato organizzatore: Rosalia Varoli-Piazza (coordinatore) Cettina Mangano Sara Parca
Lidia Rissotto Lucinia Speciale Stefania Ventra

Interventi – Franceschini ieri e oggi (di Claudio Gamba)

Dario e Commissione FranceschiniNel 2014, mentre il Ministero dei beni culturali stava approntando una serie di discutibili provvedimenti e riforme, è passato sotto silenzio il cinquantesimo anniversario della Commissione Franceschini. Per gli addetti ai lavori non ci sarebbe da aggiungere molto: è stata la più ampia e qualificata discussione sulla situazione dei beni culturali in Italia. E sottolineo “beni culturali” perché proprio in quell’occasione entrò nella nostra legislazione l’espressione già diffusa in ambito internazionale e si fissò il nuovo concetto estensivo di cultura come testimonianza di civiltà. Fino a quel momento si parlava di “antichità e belle arti” e oggi, non si sa se per nostalgica romanticheria o beata ignoranza, si è tornati a usare quelle desuete parole, scalciate via da un secolo di riflessioni estetiche, critiche e metodologiche.

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MINISTRI e Sottosegretari responsabili delle Antichità e Belle Arti nel Regno d’Italia (1861-1946)

MINISTRI e Sottosegretari responsabili delle Antichità e Belle Arti (1861-1974) nel Ministero della Pubblica Istruzione, poi dell’Educazione Nazionale 1929-44, e di nuovo P.I.; MINISTRI e Sottosegretari per i Beni Culturali e Ambientali, poi per i Beni e le Attività Culturali (dal 1974):

Parte prima (in questa pagina): Ministri e Sottosegretari della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia, dall’Unità fino alla proclamazione della Repubblica (1861-1946)

Vai alla Parte seconda: Ministri e Sottosegretari della Repubblica Italiana (dal 1946) responsabili delle Antichità e Belle Arti (Ministero della Pubblica Istruzione) e dei Beni culturali (dal 1974)

a cura di Claudio Gamba

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Ministri e Sottosegretari della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia, dall’Unità fino alla proclamazione della Repubblica (1861-1946)

Vengono indicati il Governo (nome del Presidente del Consiglio ed estremi cronologici), il Ministro della Pubblica Istruzione (poi, dal 1929, dell’Educazione Nazionale) e, a partire dalla loro istituzione nel 1888, i Sottosegretari di Stato. Per un breve periodo fu attivo anche un secondo Sottosegretariato (“per le Antichità e belle arti”), istituito nel 1919 e soppresso nel 1923. Alla fine dell’elenco viene data anche la lista dei Segretari Generali del Ministero della Pubblica Istruzione (dal 1861 al 1888, anno in cui, con L. del 12 febbraio n. 5195, furono sostituiti con i Sottosegretari di Stato).

Dati ricavati, con alcune integrazioni, dal volume di Mario Missori, Governi, alte cariche dello Stato e Prefetti del Regno d’Italia, Bulzoni, Roma 1978.

 

Ministri della Pubblica Istruzione prima dell’Unità:

Cesare Alfieri di Sostegno, dal 30 novembre 1847 al 16 marzo 1848

Carlo Boncompagni di Montebello, dal 16 marzo al 29 luglio 1848

Vincenzo Gioberti, dal 4 al 16 agosto 1848

Felice Merlo, dal 16 al 27 agosto 1848

Carlo Boncompagni di Montebello, dal 29 agosto al 16 dicembre 1848

Carlo Cadorna, dal 16 dicembre 1848 al 27 marzo 1849

Cristoforo Mameli, dal 24 marzo 1849 al 10 novembre 1850

Pietro Gioia, dal 10 novembre 1850 al 20 ottobre 1851

Luigi Carlo Farini, dal 21 ottobre 1851 al 21 maggio 1852

Carlo Boncompagni di Montebello, dal 21 maggio al 4 novembre 1852

Luigi Cibrario, dal 4 novembre 1852 al 31 maggio 1855

Giovanni Lanza, dal 31 maggio 1855 al 18 ottobre 1858

Carlo Cadorna, dal 18 ottobre 1858 al 19 luglio 1859

Gabrio Casati, dal 24 luglio 1859 al 15 gennaio 1860

Terenzio Mamiani della Rovere, dal 20 gennaio 1860 al 22 marzo 1861

 

 

Ministero Cavour (17 marzo 1861 – 12 giugno 1861)

Ministri della Pubblica Istruzione:

1_mamianiTerenzio Mamiani della Rovere, conte di Sant’Angelo, prof., deputato, fino al 22 marzo 1861.

 

1_de-sanctisFrancesco De Sanctis, prof., deputato, dal 22 marzo 1861.

 

 

I° Ministero Ricasoli (12 giugno 1861 – 3 marzo 1862)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Francesco De Sanctis, prof., deputato.

 

 

I° Ministero Rattazzi (3 marzo 1862 – 8 dicembre 1862)

Ministri della Pubblica Istruzione:

Pasquale Stanislao Mancini, avv., prof., deputato, fino al 31 marzo 1862.

 

Carlo Matteucci, prof., senatore, dal 31 marzo 1862.

 

 

Ministero Farini, poi Minghetti (8 dicembre 1862 – 27 settembre 1864)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Michele Amari, prof., senatore

 

 

I° Ministero La Marmora (27 settembre 1864 – 31 dicembre 1865)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Giuseppe Natoli, barone di Scaliti, avv., senatore, fino al 1° settembre 1865.

Giuseppe Natoli, barone di Scaliti, avv., senatore, interim, dal 1° settembre al 14 dicembre 1865.

Giuseppe Natoli, barone di Scaliti, avv., senatore, dal 14 dicembre 1865.

 

 

II° Ministero La Marmora (31 dicembre 1865 – 20 giugno 1866)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Domenico Berti, avv., deputato.

 

 

II° Ministero Ricasoli (20 giugno 1866 – 10 aprile 1867)

Ministri della Pubblica Istruzione:

Domenico Berti, prof., deputato, fino al 17 febbraio 1867.

 

Cesare Correnti, avv. prof., deputato, dal 17 febbraio 1867.

 

 

II° Ministero Rattazzi (10 aprile 1867 – 27 ottobre 1867)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Michele Coppino, prof., deputato.

 

 

I° Ministero Menabrea (27 ottobre 1867 – 5 gennaio 1868)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Emilio Broglio, avv. prof., deputato.

 

 

II° Ministero Menabrea (5 gennaio 1868 – 13 maggio 1869)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Emilio Broglio, avv. prof., deputato.

 

 

III° Ministero Menabrea (13 maggio 1869 – 14 dicembre 1869)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Angelo Bargoni, avv., deputato.

 

 

Ministero Lanza (14 dicembre 1869 – 10 luglio 1873)

Ministri della Pubblica Istruzione:

Cesare Correnti, avv., prof., deputato, fino al 17 maggio 1872.

 

Quintino Sella, ing. prof., deputato, interim, dal 17 maggio 1872 al 5 agosto 1872.

 

Antonio Scialoja, avv. prof., senatore, dal 5 agosto 1872.

 

 

II° Ministero Minghetti (10 luglio 1873 – 25 marzo 1876)

Ministri della Pubblica Istruzione:

Antonio Scialoja, avv. prof., senatore, fino al 6 febbraio 1874.

 

Girolamo Cantelli, conte di Rubbiano, senatore, interim, dal 6 febbraio al 27 settembre 1874.

 

Ruggero Bonghi, prof., deputato, dal 27 settembre 1874.

 

 

I° Ministero Depretis (25 marzo 1876 – 26 dicembre 1877)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Michele Coppino, prof., deputato.

 

 

II° Ministero Depretis (26 dicembre 1877 – 24 marzo 1878)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Michele Coppino, prof., deputato.

 

 

I° Ministero Cairoli (24 marzo 1878 – 19 dicembre 1878)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Francesco De Sanctis, prof., deputato.

 

 

III° Ministero Depretis (19 dicembre 1878 – 14 luglio 1879)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Michele Coppino, prof., deputato.

 

 

II° Ministero Cairoli (14 luglio 1879 – 25 novembre 1879)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Francesco Paolo Perez, senatore.

 

 

III° Ministero Cairoli (25 novembre 1879 – 29 maggio 1881)

Ministri della Pubblica Istruzione:

Francesco De Sanctis, prof., deputato, fino al 2 gennaio 1881.

 

Guido Baccelli, prof., deputato, dal 2 gennaio 1881.

 

 

IV° Ministero Depretis (29 maggio 1881 – 25 maggio 1883)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Guido Baccelli, prof., deputato.

 

 

V° Ministero Depretis (25 maggio 1883 – 30 marzo 1884)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Guido Baccelli, prof., deputato.

 

 

VI° Ministero Depretis (30 marzo 1884 – 29 giugno 1885)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Michele Coppino, prof., deputato.

 

 

VII° Ministero Depretis (29 giugno 1885 – 4 aprile 1887)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Michele Coppino, prof., deputato.

 

 

VIII° Ministero Depretis, poi I° Crispi (4 aprile 1887 – 9 marzo 1889)

Ministri della Pubblica Istruzione:

Michele Coppino, prof., deputato, fino al 17 febbraio 1888.

 

Paolo Boselli, avv. prof., deputato, dal 17 febbraio 1888.

 

Sottosegretario:

Filippo Mariotti, avv., deputato.

 

 

II° Ministero Crispi (9 marzo 1889 – 9 febbraio 1891)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Paolo Boselli, avv. prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Filippo Mariotti, avv., deputato, fino al 6 febbraio 1891.

 

 

I° Ministero Rudinì (9 febbraio 1891 – 15 maggio 1892)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Pasquale Villari, prof., senatore.

 

Sottosegretario:

Leopoldo Pullè, conte, deputato, dal 26 febbraio 1891 al 10 maggio 1892.

 

 

I° Ministero Giolitti (15 maggio 1892 – 15 dicembre 1893)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Ferdinando Martini, prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Scipione Ronchetti, avv., deputato, dal 30 maggio 1892.

 

 

III° Ministero Crispi (15 dicembre 1893 – 10 marzo 1896)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Guido Baccelli, prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Settimio Costantini, prof., deputato, dal 19 dicembre 1893.

 

 

II° Ministero Rudinì (10 marzo 1896 – 14 luglio 1896)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Emanuele Gianturco, avv. prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Tancredi Galimberti, avv., deputato.

 

 

III° Ministero Rudinì (14 luglio 1896 – 14 dicembre 1897)

Ministri della Pubblica Istruzione:

Emanuele Gianturco, avv. prof., deputato, fino al 18 settembre 1897.

 

Giovanni Codronchi-Argeli, conte, dott., senatore, dal 18 settembre 1897.

 

Sottosegretari:

Tancredi Galimberti, avv., deputato, fino al 13 ottobre 1897.

Massimo Bonardi, avv., deputato, dal 13 ottobre 1897.

 

 

IV° Ministero Rudinì (14 dicembre 1897 – 1° giugno 1898)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Nicolò Gallo, avv., deputato.

 

Sottosegretario:

Massimo Bonardi, avv., deputato, (dimissioni accettate con R.D. 4 giugno 1898).

 

 

V° Ministero Rudinì (1-29 giugno 1898)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Luigi Cremona, prof., senatore.

 

Sottosegretario:

Emilio Pinchia, conte di Banchette, dott., deputato, dal 4 giugno 1898.

 

 

I° Ministero Pelloux (29 giugno 1898 – 14 maggio 1899)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Guido Baccelli, prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Settimio Costantini, prof., deputato, dal 1° luglio 1898.

 

 

II° Ministero Pelloux (14 maggio 1899 – 24 giugno 1900)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Guido Baccelli, prof., deputato.

 

Sottosegretari:

Settimio Costantini, prof., deputato, † 19 luglio 1899.

Gennaro Manna, avv. prof., deputato, dal 28 ottobre 1899.

 

 

Ministero Saracco (24 giugno 1900 – 15 febbraio 1901)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Nicolò Gallo, avv., deputato.

 

Sottosegretario:

Enrico Panzacchi, prof., deputato.

 

 

Ministero Zanardelli (15 febbraio 1901 – 3 novembre 1903)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Nunzio Nasi, avv. prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Giacomo Cortese, prof., deputato, fino al 22 giugno 1903.

 

 

II° Ministero Giolitti, poi Tittoni (3 novembre 1903 – 28 marzo 1905)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Vittorio Emanuele Orlando, avv. prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Emilio Pinchia, conte di Banchette, dott., deputato.

 

 

I° Ministero Fortis (28 marzo 1905 – 24 dicembre 1905)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Leonardo Bianchi, prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Luigi Rossi, avv. prof., deputato.

 

 

II° Ministero Fortis (24 dicembre 1905 – 8 febbraio 1906)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Errico De Marinis, prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Benedetto Cirmeni, dott., deputato.

 

 

I° Ministero Sonnino (8 febbraio 1906 – 29 maggio 1906)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Paolo Boselli, avv. prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Luigi Credaro, prof., deputato, dal 13 febbraio 1906.

 

 

III° Ministero Giolitti (29 maggio 1906 – 11 dicembre 1909)

Ministri della Pubblica Istruzione:

Guido Fusinato, prof., deputato, fino al 2 agosto 1906.

 

Luigi Rava, avv. prof., deputato, dal 2 agosto 1906.

 

Sottosegretario:

Augusto Ciuffelli, deputato, dal 5 giugno 1906.

 

 

II° Ministero Sonnino (11 dicembre 1909 – 31 marzo 1910)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Edoardo Daneo, avv., deputato.

 

Sottosegretario:

Alfonso Lucifero, nob., deputato, dal 14 dicembre 1909.

 

 

Ministero Luzzatti (31 marzo 1910 – 30 marzo 1911)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Luigi Credaro, prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Antonio Teso, avv., deputato.

 

IV° Ministero Giolitti (30 marzo 1911 – 21 marzo 1914)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Luigi Credaro, prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Antonio Vicini, avv., deputato.

 

 

I° Ministero Salandra (21 marzo 1914 – 5 novembre 1914)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Edoardo Daneo, avv., deputato.

 

Sottosegretario:

Giovanni Rosadi, avv., deputato.

 

 

II° Ministero Salandra (5 novembre 1914 – 19 giugno 1916)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Pasquale Grippo, avv. prof., deputato.

 

Sottosegretario:

Giovanni Rosadi, avv., deputato.

 

 

Ministero Boselli (19 giugno 1916 – 30 ottobre 1917)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Francesco Ruffini, avv. prof., senatore.

 

Sottosegretario:

Angelo Roth, prof., deputato.

 

 

Ministero Orlando (30 ottobre 1917 – 23 giugno 1919)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Agostino Berenini, avv. prof., senatore.

 

Sottosegretario:

Angelo Roth, prof., deputato.

 

I° Ministero Nitti (23 giugno 1919 – 22 maggio 1920)

Ministri della Pubblica Istruzione:

Alfredo Baccelli, avv., deputato, fino al 13 marzo 1920.

 

Andrea Torre, dott., deputato, dal 14 marzo 1920.

 

Sottosegretari:

Guido Celli, avv., deputato, fino al 14 marzo 1920.

Raffaele Caporali, prof., deputato, dal 15 marzo 1920.

Pompeo Molmenti, prof., senatore; per le Antichità e belle arti, dal 24 novembre 1919.

 

(Il sottosegretariato per le Antichità e belle arti fu istituito con R.D.L. 3 ottobre 1919, n. 1792).

 

 

II° Ministero Nitti (22 maggio 1920 – 16 giugno 1920)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Andrea Torre, dott., deputato.

 

Sottosegretari:

Raffaele Caporali, prof., deputato.

Giovanni Rosadi, avv., deputato; per le Antichità e belle arti.

 

 

V° Ministero Giolitti (16 giugno 1920 – 4 luglio 1921)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Benedetto Croce, senatore.

 

Sottosegretari:

Cesare Rossi, (conte, con R.D. 9 dicembre 1920), ing., deputato.

Giovanni Rosadi, avv., deputato; per le Antichità e belle arti.

 

 

I° Ministero Bonomi (4 luglio 1921 – 26 febbraio 1922)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Mario Orso Corbino, prof., senatore.

 

Sottosegretari:

Antonio Anile, prof., deputato.

Giovanni Rosadi, avv., deputato; per le Antichità e belle arti.

 

 

I° Ministero Facta (26 febbraio 1922 – 1° agosto 1922)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Antonio Anile, prof., deputato.

 

Sottosegretari:

Agostino Lo Piano, avv., deputato.

Giovanni Calò, prof., deputato; per le Antichità e belle arti.

 

 

II° Ministero Facta (1° agosto 1922 – 31 ottobre 1922)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Antonio Anile, prof., deputato.

 

Sottosegretari:

Agostino Lo Piano, avv., deputato.

(Giuseppe De Capitani d’Arzago, nob., avv., deputato; per le Antichità e belle arti. L’on. De Capitani non accettò l’incarico).

Luigi Siciliani, dott., deputato; per le Antichità e belle arti, dal 16 agosto 1922.

 

 

Ministero Mussolini (31 ottobre 1922 – 25 luglio 1943)

Ministri della Pubblica Istruzione poi dell’Educazione Nazionale:

Il ministero assunse la nuova denominazione con R.D. 12 settembre 1929, n. 1661; con lo stesso decreto fu istituito il sottosegretariato per l’Educazione fisica e giovanile, poi soppresso con R.D.L. 27 ottobre 1937, n. 1839 (le sue competenze passarono alla gioventù italiana del littorio – GIL). Il Sottosegretariato per le Antichità e belle arti fu soppresso con R.D. 29 aprile 1923, n. 953.

 

 

 

Giovanni Gentile, prof., (nominato senatore il 5 novembre 1922), ordinario di storia della filosofia nell’università di Roma, fino al 1° luglio 1924.

 

Alessandro Casati, conte, dott., senatore, dal 1° luglio 1924 al 5 gennaio 1925.

 

Pietro Fedele, prof., deputato, dal 5 gennaio 1925 al 9 luglio 1928.

 

Giuseppe Belluzzo, ing. prof., deputato, dal 9 luglio 1928 al 12 settembre 1929.

 

Balbino Giuliano, prof., deputato, dal 12 settembre 1929 al 20 luglio 1932.

 

Francesco Ercole, prof., deputato, dal 20 luglio 1932 al 24 gennaio 1935.

 

Cesare Maria De Vecchi, conte di Val Cismon (titolo concesso con R.D. 3 luglio 1925), avv. prof., senatore, dal 24 gennaio 1935 al 15 novembre 1936.

 

Giuseppe Bottai, prof., deputato, (consigliere nazionale), dal 15 novembre 1936 al 6 febbraio 1943.

 

Carlo Alberto Biggini, prof., consigliere nazionale, dal 6 febbraio 1943.

[Per completezza segnaliamo che nel Governo della Repubblica Sociale Italiana, durato fino all’aprile 1945, rimase Ministro dell’Educazione Nazionale Carlo Alberto Biggini]

 

Sottosegretari:

Dario Lupi, avv., deputato, fino al 3 luglio 1924.

Luigi Siciliani, dott., deputato; per le Antichità e belle arti (Sottosegretariato soppresso con R.D. 29 aprile 1923, n. 953), fino al 15 aprile 1923.

Balbino Giuliano, prof., deputato, dal 3 luglio 1924 al 6 gennaio 1925.

Michele Romano, prof., deputato, dal 6 gennaio 1925 al 6 novembre 1926.

Emilio Bodrero, prof., deputato, dal 6 novembre 1926 al 9 luglio 1928.

Pier Silverio Leicht, prof., deputato, dal 9 luglio 1928 al 12 settembre 1929.

Salvatore Di Marzo, prof., deputato, dal 12 settembre 1929 al 20 luglio 1932.

Renato Ricci, rag., deputato; per l’Educazione fisica e giovanile (dopo la nomina dell’on. Solmi a ministro di Grazia e giustizia, all’on. Ricci passarono, di fatto, anche le competenze spettanti al sottosegretario per l’Educazione nazionale), dal 12 settembre 1929 al 12 novembre 1937.

Arrigo Solmi, prof., deputato, dal 20 luglio 1932 al 24 gennaio 1935.

Riccardo Del Giudice, prof., consigliere nazionale, dal 5 dicembre 1939 al 13 febbraio 1943.

Emilio Bodrero, prof., senatore, dal 18 febbraio al 15 maggio 1941.

Guido Rispoli, prof., consigliere nazionale, dal 13 febbraio 1943.

 

 

I° Ministero Badoglio (26 luglio 1943 – 22 aprile 1944)

Ministri dell’Educazione Nazionale:

Leonardo Severi, dott., consigliere di Stato, fino all’11 febbraio 1944.

 

Giovanni Cuomo, avv. prof., dall’11 febbraio 1944.

 

Sottosegretario:

Giovanni Cuomo, avv. prof., fino all’11 febbraio 1944.

 

 

II° Ministero Badoglio (22 aprile 1944 – 18 giugno 1944)

Ministro dell’Educazione Nazionale poi della Pubblica Istruzione:

La nuova denominazione del ministero fu disposta con R.D. 29 maggio 1944, n. 142.

Adolfo Omodeo, prof., rettore dell’università di Napoli.

 

Sottosegretario:

Angelo Raffaele Jervolino, avv.

 

 

II° Ministero Bonomi (18 giugno 1944 – 12 dicembre 1944)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Guido De Ruggiero, prof., rettore dell’università di Roma.

 

Sottosegretario:

Bernardo Mattarella, avv.

 

 

III° Ministero Bonomi (12 dicembre 1944 – 21 giugno 1945)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Vincenzo Arangio Ruiz, prof., ordinario di istituzioni di diritto romano all’università di Napoli.

 

Sottosegretario:

Bernardo Mattarella, avv.

 

 

Ministero Parri (21 giugno 1945 – 10 dicembre 1945)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Vincenzo Arangio Ruiz, prof.

 

Sottosegretari:

Achille Marazza, avv.

Carlo Ludovico Ragghianti, prof. (Sottosegretario con delega alle Belle arti e spettacolo).

 

 

I° Ministero De Gasperi (10 dicembre 1945 – 1° luglio 1946)

Ministro della Pubblica Istruzione:

Enrico Molè, avv.

 

Sottosegretari:

Achille Marazza, avv.

Enrico Paresce, prof. (Sottosegretario con delega alle Belle arti e spettacolo).

 

 

Segretari Generali del Ministero della Pubblica Istruzione (dal 1861 al 1888, anno in cui, con L. del 12 febbraio n. 5195, sono sostituiti con i Sottosegretari di Stato).

Giuseppe Alasia, avv., deputato, fino al 22 marzo 1861.

Quintino Sella, ing. prof., (deputato), membro del consiglio superiore dell’istruzione pubblica, ordinario di mineralogia nella scuola di applicazione degli ingegneri laureati di Torino, ingegnere nell’amministrazione delle miniere, 31 marzo 1861 – 23 giugno 1861.

Francesco Brioschi, ing. prof., (deputato), rettore dell’università di Pavia, 1° luglio 1861 – 17 gennaio 1863.

Giulio Rezasco, capo della divisione personale e belle arti al ministero della Pubblica istruzione, ff., 18 gennaio 1863 – 24 settembre 1864.

Nicomede Bianchi, prof., preside del liceo Cavour di Torino, 1 novembre 1864 – 6 gennaio 1866.

Federico Napoli, prof., deputato, 6 gennaio 1866 – 15 maggio 1869.

Pasquale Villari, prof., membro del consiglio superiore dell’istruzione pubblica, ordinario di storia antica e moderna e preside della sezione di filosofia e filologia dell’istituto di studi superiori pratici e di perfezionamento di Firenze, 16 maggio 1869 – 10 dicembre 1869.

Pasquale Villari, predetto, 15 gennaio 1870 – 17 marzo 1870.

Giovanni Cantoni, ing. prof., (deputato) , ordinario di fisica nell’università di Pavia, 17 marzo 1870 – 17 maggio 1872.

Giulio Rezasco, direttore della divisione belle arti, antichità, biblioteche, archivi e accademie al ministero della Pubblica istruzione, ff, 24 maggio 1872 – 30 dicembre 1873.

Romualdo Bonfadini, dott., deputato, 30 dicembre 1873 – 1° ottobre 1874.

Enrico Betti, prof., (deputato), ordinario di fisica matematica nell’università di Pisa, 14 ottobre 1874 – 31 marzo 1876.

Camillo Ferrati, ing. prof., deputato, 8 aprile 1876 – 10 aprile 1878.

Martino Speciale Costarelli, avv., deputato, 1° giugno 1878 – 23 dicembre 1878.

Giovanni Puccini, avv., deputato, gennaio 1879 – 20 luglio 1879.

Martino Speciale Costarelli, avv., deputato, 20 luglio 1879 – 30 novembre 1879.

Francesco Tenerelli, avv., deputato, 18 dicembre 1879 – 15 gennaio 1881.

Settimio Costantini, prof., deputato, 1° febbraio 1881 – 1° aprile 1884.

Ferdinando Martini, prof., deputato, 27 aprile 1884 – 31 gennaio 1886.

Filippo Mariotti, avv., deputato, 14 aprile 1887 – 29 febbraio 1888.

8 dicembre 2014 – “Caro signor Ministro…” Dieci domande a Dario Franceschini sulla riforma del MiBACT

Dario_Franceschini_daticamera1. Sa il ministro Dario Franceschini come sono state ridotte le strutture che gestiscono i musei e i luoghi della cultura del nostro paese? Sa il ministro che il personale scarseggia drammaticamente e che un’organizzazione burocratica rende la gestione quotidiana e la programmazione di ogni attività una corsa a ostacoli?

2. Non sarebbe più sensato, signor ministro, riformare le strutture museali e metterle in condizioni di lavorare al meglio invece di sganciarle dalle soprintendenze pensando che un grande direttore venuto dall’estero possa governare una macchina che funziona così male? Lei sa che all’estero i direttori sono affiancati da strutture amministrative e finanziarie forti e che tali strutture da noi non esistono?

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4 dicembre 2014 – Adesioni e appuntamenti per il 2015

cropped-Logo_ass-bianchi-bandinelli_foto.jpgSono aperte le iscrizioni all’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli per l’anno 2015.

Gli interessati potranno iscriversi o rinnovare la propria adesione attraverso le modalità indicate alla pagina dedicata, oppure personalmente in occasione degli incontri pubblici organizzati dall’Associazione stessa.

I soci saranno resi partecipi delle attività in corso attraverso messaggi di posta elettronica, potranno prendere parte all’Assemblea generale e alle numerose iniziative previste per il nuovo anno (vedi elenco più oltre), alcune delle quali riservate ai soli iscritti. Riceveranno inoltre i volumi pubblicati nel corso dell’anno e potranno richiedere gli arretrati.

Scarica la lettera ai soci scritta dal Presidente, Vezio De Lucia 2014.08_lettera ai soci

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30 novembre 2014 – Pubblicazione dell’Annale n. 23 “L’Italia dei beni culturali. Formazione senza lavoro, lavoro senza formazione”

Annale 23 copertinaÈ appena stato pubblicato l’Annale n. 23 dell’Associazione Bianchi Bandinelli con gli atti del convegno L’Italia dei beni culturali. Formazione senza lavoro, lavoro senza formazione.

Il volume raccoglie, con le relazioni e tutti i contributi alle tavole rotonde rivisti e aggiornati, una sezione di testimonianze sul precariato e una ricca appendice documentaria con le recenti normative (2010-2014).

Il nuovo Annale sarà presentato a Roma il 12 gennaio 2015 presso il Salone del Consiglio Superiore al Collegio Romano il 12 gennaio 2015.

Collegamento alla pagina dedicata all’Annale n. 23 – 2014

Scarica Sommario e Premessa del volume in pdf

ANNALE n. 23 (2014): L’Italia dei beni culturali. Formazione senza lavoro, lavoro senza formazione

Annali dell’Associazione Bianchi Bandinelli n. 23 – 2014

Annale 23 copertina

 

L’Italia dei beni culturali: formazione senza lavoro, lavoro senza formazione

Atti del convegno tenuto a Roma il 27 settembre 2012 con un’appendice di Documenti e Materiali (2010-2014)

a cura di Federico De Martino, Claudio Gamba, Sara Parca

coordinamento scientifico di Marisa Dalai Emiliani

Collana Annali dell’Associazione «Istituto di studi, ricerche e formazione Ranuccio Bianchi Bandinelli fondato da Giulio Carlo Argan», n. 23, Iacobelli editore, Pavona di Albano Laziale (Roma) 2014

Atti del convegno promosso da Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli.                 Hanno aderito all’iniziativa:

Associazione delle Biblioteche Ecclesiastiche Italiane (ABEI)

Associazione Italiana Biblioteche (AIB)

Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane (AICI)

Associazione Italiana per la Documentazione Avanzata (AIDA)

Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani (AMACI)

Amici di Città della Scienza

Associazione Nazionale Archeologi (ANA)

Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI)

Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte (ANISA)

Associazione Nazionale Musei Locali e Istituzionali (ANMLI)

Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS)

Archivio internazionale per la storia e l’attualità del restauro – Per Cesare Brandi

Associazione Restauratori d’Italia (ARI)

Associazione amici di Cesare Brandi

Associazione culturale Silvia dell’Orso

Associazione per l’economia della cultura

Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali, Ambientali e Paesaggistici (ASSOTECNICI)

Associazione nazionale urbanisti e pianificatori territoriali e ambientali (ASSURBANISTI)

Comitato per la bellezza

Confederazione Nazionale Artigianato (CNA) – Unione Artistico e Tradizionale

Centro europeo per l’organizzazione e il management culturale (ECCOM)

Eddyburg

Federazione Servizi Pubblici Cultura Turismo Sport Tempo Libero (FEDERCULTURE)

Forum PA

Associazione Italiana delle Biblioteche, Archivi e Centri di documentazione musicale (IAML-Italia)

International Council of Museums-Italia (ICOM-Italia)

PatrimonioSOS

Associazione Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici (SIMBDEA)

 

Sommario del volume

PREMESSA

Marisa Dalai Emiliani e Vezio De Lucia

PARTE PRIMA

FORMAZIONE COME DIRITTO NON COME CONDANNA I DIRITTI NEGATI DELLE PROFESSIONI PER IL PATRIMONIO

Marisa Dalai Emiliani (Associazione Bianchi Bandinelli), Dal tuttologo all’iper-specialista: le false prospettive della formazione universitaria negli ultimi trent’anni

Federico De Martino (Associazione Bianchi Bandinelli), L’offerta formativa del settore nell’Università italiana: un’indagine quantitativa 

Sergio Vasarri (FORMEZ, Associazione Bianchi Bandinelli), L’istruzione professionale di competenza regionale. Il caso dell’IFTS e degli ITS: una programmazione senza ratio

Claudio Gamba (Associazione Bianchi Bandinelli), Lavorare per i beni culturali: sbocchi professionali, modalità di accesso e paradossi del precariato

Tsao Cevoli, Salvo Barrano (Associazione Nazionale Archeologi – ANA), Un’inchiesta sulla professione di archeologo

Alberto Avio (Università degli Studi di Ferrara – Facoltà di Giurisprudenza), Le forme contrattuali del settore prima e dopo la “riforma Fornero”

PARTE SECONDA

STORIE E TESTIMONIANZE DI LAVORO PRECARIO NEL MONDO DEI BENI CULTURALI

Presentazione a cura di Claudio Gamba, Cettina Mangano, Sara Parca

Raccolta di testimonianze

PARTE TERZA

PER UN DIVERSO RAPPORTO FORMAZIONE/LAVORO UNA STRATEGIA PER IL CAMBIAMENTO È POSSIBILE?

Luca Bellingeri (Direttore della Biblioteca Estense di Modena), Riflessioni di un bibliotecario

Rosanna Cappelli (Direttore area Musei e mostre ELECTA Mondadori), Qualche considerazione e proposta per le professioni nel settore dell’Editoria. Solo il vecchio è buono?

Giovanni Carbonara (Direttore della Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti – Sapienza Università di Roma), Il restauro architettonico: formazione e lavoro

Paola Carucci (Sovrintendente Archivio Storico della Presidenza della Repubblica – Vicepresidente ANAI), Proposte per la formazione scientifica degli archivisti

Annalisa Cicerchia (ISTAT-DCSA/UO e Associazione per l’Economia della Cultura), Le proposte per le professioni del turismo

Rosanna Cioffi (Presidente della Consulta Universitaria Nazionale degli Storici dell’Arte – CUNSTA), Il ruolo dello storico dell’arte

Enzo Feliciani (Segretario nazionale UILPA – Beni e attività culturali), Le professionalità dei beni culturali

Giovanna Martellotti (Conservazione Beni Culturali – CBC), Le prospettive per la professione di restauratore

Claudio Meloni (Coordinatore nazionale FPCGIL MiBACT), Una nuova politica per il MiBACT: analisi e proposte sui cambiamenti organizzativi

Stefano Parise (Presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche – AIB), Il riconoscimento della professione bibliotecaria: un percorso in salita

Clara Rech, Irene Baldriga (ANISA Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte), Le proposte per la professione di insegnante di Storia dell’arte nella Scuola italiana

Alessandro Simonicca (Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici – Sapienza Università di Roma), Lo iato tra formazione e professioni del demoetnoantropologo

Anna Maria Visser Travagli (ICOM-Italia/ANMLI e Università degli Studi di Ferrara – MuSeC), Prospettive per la professione di museologo

Giuliano Volpe (Rettore dell’Università degli Studi di Foggia), Le proposte per la professione di archeologo

PARTE QUARTA

DOCUMENTI E MATERIALI (2010-2014)

Profili professionali nel Ministero per i Beni e le Attività Culturali, determinati nel 2010 in occasione del rinnovo del contratto nazionale di lavoro con validità triennale (ma tuttora vigenti)

S.O.S. Patrimonio culturale. Un mondo a parte: i Beni Culturali in Sicilia (2013)

Relazione sul precariato MiBACT, Roma 4 ottobre 2013

Avviso pubblico per la selezione di cinquecento giovani laureati da formare, per la durata di dodici mesi, nelle attività di inventariazione e di digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, presso gli istituti e i luoghi della cultura statali Testo del decreto direttoriale 6 dicembre 2013 coordinato con le modifiche apportate dal decreto direttoriale 16 dicembre 2013

Associazione Bianchi Bandinelli (Sara Parca, Stefania Ventra) Intervento letto alla manifestazione “500 NO al MiBACT” dell’11 gennaio 2014

Autocensimento online dei precari del MiBACT e delle istituzioni culturali degli Enti locali

Legge 22 luglio 2014, n. 110 (G.U. Serie Generale, n. 183 dell’8 agosto 2014) “Modifica al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di professionisti dei beni culturali, e istituzione di elenchi nazionali dei suddetti professionisti”

Decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, cosiddetto Art Bonus, convertito in legge, con modificazioni, il 29 luglio 2014, n. 106 (G.U. Serie Generale,175, 30 luglio 2014), “Disposizioni urgenti per la tutela del Patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo”, Art. 8

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Premessa

Marisa Dalai Emiliani e Vezio De Lucia*

L’Associazione “Ranuccio Bianchi Bandinelli” dedica questo volume alla memoria di Giuseppe Chiarante, scomparso nel 2012. Aveva fondato l’associazione insieme allo storico dell’arte Giulio Carlo Argan nel 1991 e aveva voluto e saputo farne uno strumento di intervento nel dibattito politico sul patrimonio, sulla cultura e le sue istituzioni, ma soprattutto uno strumento critico, di denuncia tempestiva quando era necessario, ma anche di riflessione e costruzione di consapevolezze attraverso la ricerca, i convegni, i seminari e la pubblicazione delle due collane dei Quaderni giuridici e degli Annali. È stato Presidente dell’associazione fino al 2006, continuando però fino all’ultimo a orientarne le scelte e l’azione. L’Associazione gli ha dedicato recentemente una giornata di studio e di rilancio delle sue idee nell’Italia contemporanea, i cui atti verranno pubblicati quanto prima in questa stessa collana.

Il convegno che dà il nome a questo volume è stato tra le prime iniziative realizzate senza di lui, il primo non introdotto da una sua lettura insieme culturalmente densa e politicamente illuminante delle questioni da affrontare. Eppure si può dire che l’architettura di quella giornata “di confronto, protesta e proposta”, riflessa qui nel sommario, è in certo modo lo specchio dei grandi temi su cui Chiarante si è impegnato durante tutta lasua vita di intellettuale e politico, come esponente di primo piano della sinistra, ma di una sinistra critica. Quali i temi? La formazione dei cittadini, per cui ha seguito da vicino e ha dato un contributo importante ai processi di riforma della Scuola italiana fin dagli anni Sessanta del Novecento; quindi, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, diventato senatore, si è dedicato alle politiche per il Patrimonio culturale, fino all’esperienza particolarmente incisiva nel ruolo di vice-presidente del Consiglio Nazionale dei Beni culturali, esperienza conclusa con le amare e sacrosante dimissioni rassegnate al ministro Giuliano Urbani e al suo sottosegretario Vittorio Sgarbi, che stavano per varare la sciagurata operazione Patrimonio S.P.A., cioè la svendita del patrimonio culturale pubblico.

Su un aspetto del sistema della tutela in Italia ha costantemente insistito Giuseppe Chiarante nei suoi progetti e disegni di legge, pensati per ridargli efficacia e slancio: l’alta qualificazione, attraverso una formazione e specializzazione adeguate, per chi assume la responsabilità diretta del destino dei Beni culturali, cioè il personale tecnico-scientifico delle soprintendenze come dei musei, delle biblioteche, degli archivi, sia statali che locali. E vogliamo ricordare a questo proposito almeno il convegno internazionale che organizzammo in collaborazione con l’Accademia dei Lincei nel 2000, dedicato alla formazione degli addetti al Patrimonio culturale in Europa e in Italia, con l’intento di orientare per questo specifico ambito la riforma universitaria allora in corso. Ma oltre ai contenuti, vorremmo sottolineare quanto questa iniziativa deve alla lezione di Chiarante anche sul piano del metodo e della strategia: costruire ponti tra il mondo dell’Università, cioè della ricerca e della formazione, da un lato e, dall’altro, il mondo della tutela attiva, abbattendo steccati e pregiudizi, è stata la missione dell’Associazione “Ranuccio Bianchi Bandinelli” fin dall’origine, ma ancor più lo è stato il dialogo cercato sempre, un dialogo diretto e senza compromessi, con chi aveva e ha responsabilità di governo in ordine alle politiche per l’istruzione, la ricerca e la salvaguardia del Patrimonio. È questo il modello che ci ha guidati nel disegnare il progetto per il convegno di cui si presentano ora gli atti, riprendendo una delle idee guida di Chiarante negli ultimi anni: quella di unire le forze delle Associazioni che si ispirano all’articolo 9 della Costituzione.

L’adesione delle Associazioni di tutela e professionali a questa nostra iniziativa è stata davvero imponente, a riprova della gravità del problema del precariato intellettuale e dell’urgenza di studiare e adottare misure di contrasto. Desideriamo ringraziarle tutte. Ma vogliamo sottolineare con forza che i problemi di cui qui si discute sono trasversali, comuni pur nella peculiarità di ogni settore. Siamo convinti che la prospettiva in cui affrontarli non può essere settoriale, meno che mai corporativa, ma deve essere espressione di una visione davvero unitaria.

* Presidente Onoraria e Presidente dell’Associazione Bianchi Bandinelli

Scarica il pdf annale23_italia Beni culturali_sommario-premessa

Collegamento alla pagina dedicata al convegno “L’Italia dei beni culturali. Formazione senza lavoro, lavoro senza formazione”

29 novembre 2014 – L’Associazione Bianchi Bandinelli aderisce alla manifestazione “Cultura è lavoro”

29novlogomanifestazioneIl 29 novembre i professionisti dei Beni Culturali scendono in piazza, per la seconda volta nel 2014, dopo la manifestazione di gennaio “500 no al MiBACT”, per dare voce alle esigenze comuni di archeologi, archivisti, bibliotecari, restauratori e storici dell’arte e sfidare il Governo sulle politiche culturali e sulla valorizzazione del patrimonio storico-artistico.

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Lida Branchesi – Un diritto alla cittadinanza disatteso: l’educazione al patrimonio culturale

L’Italia dei beni culturali: i nodi del cambiamento. Ricordando l’impegno e le proposte di Giuseppe Chiarante, Roma, Senato della Repubblica, Sala Capitolare, 3 dicembre 2013

Link al programma del ConvegnoLink alla pagina dei materiali

 

«Lo Stato favorisce l’accesso alla conoscenza dei beni culturali e ambientali e la fruizione dei relativi servizi da parte di tutti i cittadini, in modo da concorrere anche in questo campo, rimuovendo privilegi, discriminazioni e diseguaglianze, alla più ampia attuazione della personalità di ciascuno, secondo i fini indicati dal secondo comma dell’art. 3 della Costituzione»[1].

Premessa e filo conduttore dell’intervento è questa “Finalità”  che Giuseppe Chiarante pone come fondamentale  nel Disegno di Legge 5 Ottobre 1989 sulla “Revisione delle norme di tutela e istituzione dell’Amministrazione autonoma dei beni culturali e ambientali”. Già presente nel  DDL 348, 1983 d’iniziativa dei senatori Argan, Chiarante ed altri,  risulta di notevole importanza ed attualità non solo per una riflessione sul presente ma anche per tracciare alcune prospettive per il futuro.

Due, in particolare, sono gli aspetti da sottolineare nel testo.

– L’affermazione di un diritto al patrimonio  come diritto di cittadinanza attiva e partecipativa per tutti:  è quanto afferma la Convenzione di Faro, firmata dall’Italia nel 2013, su cui ci soffermeremo.

– La consapevolezza delle potenzialità educative e formative legate alla conoscenza e alla fruizione del patrimonio culturale, che consentono lo sviluppo pieno della personalità ed aiutano a dare a tutti i cittadini pari dignità ed opportunità, secondo quanto afferma il citato comma 2 dell’art. 3 della Costituzione: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

Sicuramente l’educazione al patrimonio ha la possibilità di contribuire allo  sviluppo olistico della persona e alla crescita individuale e sociale. È quanto emerso anche dalla valutazione, scientificamente fondata, sulle attività di pedagogia del patrimonio promosse dal Consiglio d’Europa. Si tratta di una ricerca che ha coinvolto allievi, docenti, dirigenti ed esperti di 22 paesi europei[2] ed i risultati maggiori raggiunti riguardano non solo la dimensione estetica, l’esperienza  storica, lo sviluppo del  pensiero creativo e del  sapere critico,  ma anche aspetti formativi atti a favorire l’integrazione sociale, la cittadinanza democratica, il dialogo  multiculturale e interculturale, fino, in alcuni casi,  alla prevenzione dei conflitti.

La sensibilità nei confronti del patrimonio culturale, della sua tutela, della sua trasmissione alle generazioni successive e anche la capacità di cercare e di trovare soluzioni responsabili per il futuro: sono valori e comportamenti che non sempre è facile dimostrare. Nel corso della ricerca tuttavia si è avuto la possibilità di verificarli attraverso una valutazione “verticale”, importante per capire,  a distanza di 10 anni,  gli atteggiamenti,  le scelte valoriali e  i comportamenti nei confronti del patrimonio culturale di alcuni giovani di Padova, che avevano partecipato da piccoli al progetto “La città sotto la città”[3]. Essi evidenziavano come il loro atteggiamento nei confronti della città  fosse ben diverso da quello dei coetanei che non avevano avuto un’analoga esperienza: più colto, più consapevole, più attento alla salvaguardia, più propositivo. D’altra parte l’educazione al patrimonio culturale è sicuramente alla base della sua tutela – non per nulla l’ICCROM ne ha fatto per diversi anni uno dei suoi campi di attività.

 

Ma torniamo a Chiarante: nel delineare le finalità della rinnovata struttura per i beni culturali sarebbe stato già importante, ma forse più ovvio, collegare la conoscenza del patrimonio solo alla tutela diffusa dello stesso: è quanto aveva già affermato la commissione Franceschini[4]. È di grande rilevanza e novità  averla rapportata anche ai diritti civili e allo sviluppo della persona umana. E non sono certo quelle di Chiarante affermazioni ideologiche e di principio, ma sono fondate su una preparazione approfondita e su un impegno politico, competente e appassionato, che aveva profuso per la scuola a partire dalla fine degli anni Sessanta sia come responsabile del PCI sia, poi, come parlamentare.  Tutto il suo lavoro in questo ambito si ispira all’art 3 della Costituzione dal convegno sulla scuola del 1972 al disegno di legge sulla riforma della scuola secondaria superiore e sull’innalzamento dell’obbligo scolastico del 1986[5]. Membro nella VI e VII legislatura della Commissione VIII della Camera – e, nella VIII, IX, X, XI,  della Commissione VII del Senato, fa parte del comitato ristretto che predispone il testo base sul quale si svolge il dibattito parlamentare sulla riforma della scuola secondaria superiore che nel 1978 viene approvata da uno dei rami del Parlamento[6].

È uno dei padri del biennio iniziale -non  “unico”, ma “unitario”- della scuola secondaria superiore, che ebbe una possibilità di attuazione nei Progetto Brocca e nel Progetto 92 degli Istituti professionali e che ispirò gran parte delle sperimentazioni sia autonome che ministeriali nonché le parziali riforme degli ordinamenti degli anni ’90, poi tradite dai ministri berlusconiani. Quella che si delinea nei suoi interventi e nei suoi scritti è una scuola democratica[7], “una scuola unitaria, fondata su un nuovo rapporto tra cultura e professionalità che dia ai giovani una moderna formazione critica”[8], aperta all’educazione permanente e ricorrente, finalizzata a rimuovere disuguaglianze culturali e sociali e a promuovere il diritto allo studio e al sapere come diritto di cittadinanza.

Ho lavorato per i programmi e i piani di studio del progetto Brocca in cui il biennio era finalizzato a fornire a tutti  linguaggi strumenti e metodi per la lettura e la comprensione critica dei diversi ambiti disciplinari e in cui l’inserimento dell’arte e della storia dell’arte, fu sofferta, ma possibile.

Oggi, dopo i tagli della cosiddetta riforma Gelmini (2008-2010), basata non su un progetto culturale ma sugli input del Ministro dell’economia, accade che proprio negli Istituti professionali, nei quali in diversi indirizzi la Storia dell’arte costituiva un asse culturale importante e trascinante, indispensabile per una formazione storico critica, la materia è stata del tutto eliminata, proprio quando in altri paesi, come ad es. l’Olanda, si è lavorato per offrire agli studenti di  questi istituti  un’educazione culturale importante, dal momento che più difficilmente possono averla a livello familiare.

A questo proposito sembra particolarmente significativo riportare qui un intervento di Argan sul nuovo ordinamento della scuola secondaria superiore al Senato della Repubblica, nella seduta pomeridiana del 6 marzo 1985 in cui, parlando degli assi culturali della nuova secondaria superiore, evidenzia che

«Un ulteriore filone unificante dovrebbe essere poi in tutti gli indirizzi la storia dell’arte. Per i giovani che vivono in gran parte in città  storiche la conoscenza dell’ambiente monumentale e artistico é almeno altrettanto importante di quella dell’ambiente naturale, che poi è anch’esso in gran parte storico, perché determinato dal lavoro umano» [9].

Nello stesso intervento, nel parlare dei diversi indirizzi della scuola secondaria, si era complimentato con il ministro per l’inserimento dell’indirizzo per i beni culturali e ambientali.

«Apprezzo, signor Ministro, l’inserimento di un indirizzo per i beni culturali e ambientali in cui dovrebbe avere parte molto rilevante la storia dell’arte. Il patrimonio culturale e ambientale costituisce indubbiamente la maggiore ricchezza del nostro paese, ed è dunque doveroso che fin dalla scuola secondaria si educhino i giovani a conoscerlo, studiarlo, conservarlo, amministrarlo e tramandarlo»[10].

L’indirizzo dei beni culturali, inserito nelle maxi sperimentazioni dell’istruzione  artistica e nei piani di studio Brocca, è stato realizzato con successo in molti istituti, ma è stato poi abolito con la citata “riforma”.

Per quanto riguarda le idee di Chiarante sull’educazione e sull’importanza di  una formazione culturale per tutti i “cittadini”, che solo “una scuola di cultura e per la cultura” può garantire,  esse vengono  da lui ribadite, con sempre maggior convinzione, lungo tutto l’arco della vita: basti leggere la nota elaborata in preparazione del Convegno di Firenze su Una scuola per la cittadinanza (2001)[11]. Purtroppo le cosiddette “riforme” sono andate all’opposto di quello che lui avrebbe sperato, anche se oggi sembrano aprirsi alcuni spiragli[12].

Ma ritorniamo a beni culturali e al DDL di Chiarante dell’89; l’art.13 sui compiti della Giunta così recita:

«d) promuove, sottoponendoli al parere del Consiglio nazionale, i programmi per le iniziative di cooperazione con la scuola, con le università, con gli istituti scientifici, con gli organi di consulenza del Ministero dell’ambiente, con altri enti o istituzioni, anche privati».

Se nei progetti e nei Disegni di legge di Chiarante e di Argan l’attività didattica e di promozione viene indicata fra i compiti fondamentali dell’amministrazione dei beni culturali e ambientali, in modo da valorizzare adeguatamente il grande potenziale conoscitivo ed  educativo rappresentato dal patrimonio storico e culturale del Paese, bisogna aspettare la fine degli anni Novanta per rilevare alcuni significativi cambiamenti in questo ambito. Va anche notato che, nel testo citato, l’uso del termine “cooperazione” evidenzia un rapporto di collaborazione integrata tra le istituzioni, nel rispetto delle reciproche competenze, e anticipa così il concetto di “partenariato”, introdotto nella Raccomandazione 98 (5) del Consiglio d’Europa[13], che è alla base di alcune scelte della Commissione per la didattica del museo e del territorio.

E proprio coi lavori di tale Commissione (1995-1998)[14], presieduta da Marisa Dalai Emiliani, si possono registrare rilevanti novità nella delineazione di un nuovo Sistema italiano dei servizi educativi  e nel raggiungimento di importanti e concreti risultati[15]. Basti pensare all’Accordo quadro tra i due Ministeri della Pubblica Istruzione e per i Beni Culturali e Ambientali (20 marzo 1998), alla costituzione di un Centro per i servizi educativi del museo e del territorio (DM 15 ottobre 1998), alla Circolare sull’attivazione e il potenziamento dei Servizi educativi per i Beni culturali (30 settembre 1998), fino all’inserimento di un insegnamento di Didattica del museo e del territorio all’interno dell’Università.

In quegli anni molti sono i mutamenti che hanno influenzato nel bene e nel male lo sviluppo di tutto il settore: dalla  Legge Ronchey (L4/93 e DL 368/98) al Conferimento dei compiti dello Stato alle regioni (D.Lgs 112/98 capo V) in relazione al quale (art.150,  comma 6)  viene approvato un Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei (DM 10 maggio 2001), dove si  prevede un servizio educativo in ogni museo, eventualmente condiviso in rete, e si definiscono, tra le figure professionali, quella dell’operatore e del responsabile al servizio.

Nel 2004 il nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio con l’importante e innovativo articolo 119 dedicato alla Diffusione della conoscenza del patrimonio culturale nelle scuole, riconosce finalmente e trasforma in legge uno dei risultati più importanti della Commissione[16].

Più complessa è la situazione del Centro per i Servizi educativi del museo e del territori:  integrato nel Servizio II della nuova Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio culturale del MiBAC (DPR n.91/2009)[17], ha perduto tuttavia con tale trasferimento,  la configurazione e parte dei compiti che caratterizzavano l’ottimo progetto scientifico e organizzativo originario -in verità mai del tutto attuato- che prevedeva tra l’altro un Comitato scientifico interdisciplinare e la messa in rete anche delle iniziative e delle attività educative per il patrimonio promosse dagli Enti pubblici territoriali.

Ma di quali servizi educativi si parla? Con quali funzioni? Con quale personale? Se analizziamo i dati del nuovo Sistema informativo integrato, presentati nel 2013[18], il  77,8% di musei e istituti similari offre la possibilità di visite guidate; il 58,6 % ha svolto una o più attività didattiche. Sembrerebbero dati piuttosto positivi, che però nascondono tanti problemi irrisolti e tante contraddizioni.

-Si va dalla necessità, più che dall’esistenza,  di dipartimenti educativi che risultano fondamentali anche per le scelte museologiche e curatoriali[19],  all’attribuzione dell’ “incombenza” didattica ad un unico funzionario, sul quale già gravano compiti numerosi, data anche la riduzione e l’invecchiamento del personale.

– Si registrano servizi aggiuntivi, che allargano le loro competenze anche alla “didattica”,  ma entrano spesso in conflitto con i servizi educativi, che stentano così ad affermarsi.  Su questo punto esemplare è la posizione di  Chiarante:

«… l’attività didattica, l’organizzazione di mostre, le pubblicazioni sul museo o sulle opere in esso raccolte sono operazioni scientifiche che non possono essere messe sullo stesso piano della gestione del bar, del ristorante, dei servizi, del guardaroba ecc.. Esse hanno una connessione molto stretta con la direzione scientifica del museo, del monumento, dello scavo»[20].

– Ci si barcamena con poca chiarezza tra gratuità e redditività: anzi si sta ampiamente diffondendo la monetizzazione delle attività educative, spesso considerate dai concessionari (anche solo per le prenotazioni!) uno dei fattori di maggior reddito,  non tenendo conto che la gratuità delle stesse, a partire dalle scuole,  è uno dei motivi più rilevanti di accessibilità ai beni culturali e alla loro comprensione.

– Si va poi dalla necessità e dalla presenza di professionalità e competenze molto alte -anche se spesso sfruttate e sottopagate- alla mancanza di una preparazione adeguata e alla diffusione di una vera e propria improvvisazione. Per il Sistema informativo integrato 44.000 risultano gli operatori e 16.400 i volontari:  dentro questi numeri c’è di tutto.

– Molte e differenziate sono anche le modalità operative che si stanno affermando: reti cittadine e territoriali;  progetti interistituzionali; centri “globali” museo-territorio-ambiente; osservatori sul paesaggio[21] ecc. ecc.

In questo contesto si inseriscono come elementi di grande novità e di stimolo per le politiche nazionali anche alcuni documenti europei che impegnano gli Stati membri a porre il patrimonio culturale al centro della formazione del cittadino lungo tutto l’arco della vita e a considerare il diritto al patrimonio come diritto alla cittadinanza, nel quadro di uno sviluppo sostenibile della società.

Già nella Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione Europea del 18 dic. 2006[22], infatti,  l’educazione al patrimonio viene inclusa tra le competenze chiave per l’apprendimento permanente di tutti i cittadini, sottolineando l’importanza della «consapevolezza del retaggio locale, nazionale ed europeo e della sua collocazione nel mondo ai fini dell’integrazione sociale».

Ma soprattutto è nell’importante Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, siglata a Faro il 27 ottobre 2005, entrata in vigore dal giugno  2011 e sottoscritta finalmente dal  governo italiano  il 27 febbraio 2013[23], che  l’accesso al patrimonio e ai suoi significati ottiene il riconoscimento formale di un diritto fondamentale per la partecipazione alla vita democratica così come è definito nella Dichiarazione universale dei diritti umani.

La Convenzione,  affermando il diritto di ogni persona di accedere al patrimonio culturale di sua scelta, nel rispetto dei diritti e delle libertà altrui,  pone cittadino e comunità al centro del «processo di identificazione, studio, interpretazione, protezione, conservazione e presentazione dell’eredità culturale» (Art. 12 a.). Ma i dati dell’Eurobarometro[24] sono da questo punto di vista un po’ preoccupanti: solo il 30% degli italiani ha visitato nel 2013 un museo o una galleria: purtroppo sono 7 punti in meno rispetto al  2007; un po’ di più,  il 41 %,  ha visitato un sito o un monumento, ma si tratta di ben 11 punti in meno rispetto al 2007!

Sono dati che ci fanno riflettere perché è difficile senza una diretta conoscenza esercitare il diritto al patrimonio in quanto diritto di cittadinanza e sostenere le ragioni di una tutela condivisa dai cittadini in quanto assunzione di responsabilità verso il destino dell’eredità culturale e soprattutto  partecipare ai processi stessi di patrimonializzazione, poiché il patrimonio esiste per una comunità, e prima ancora per un individuo, soltanto se essi sono in grado di conoscerlo e riconoscerlo in quanto tale, grazie anche ad  un livello e a una qualità di sensibilizzazione ed educazione adeguate.

Di qui il diritto di cittadinanza disatteso: di fronte ad una deriva, spesso economicistica, di utilizzazione e promozione dei beni culturali, occorrono modelli culturali e organizzativi consapevoli del loro grande potenziale conoscitivo ed educativo, ma soprattutto occorre la volontà politica di realizzarli in un paese come l’Italia, che dovrebbe avere la leadership europea in questo campo.

E, ancora una volta,  a chiusura dell’intervento, ci aiutano le parole illuminati di Chiarante:

«Il senso profondo del valore della cultura e del patrimonio culturale […] sta nell’essere un elemento essenziale dell’identità di un popolo, nel costituire un fondamento da cui non si può prescindere per un avanzato sviluppo umano e civile, un fattore qualificante per una personalità libera e matura. Decisivo è perciò riaffermare, contro questa perversione economicistica, che il fine fondamentale delle politiche culturali deve essere nella valorizzazione della risposta che la cultura dà ai più alti e ricchi bisogni dell’uomo: e quindi nell’avanzamento della ricerca e della conoscenza, nell’ampliamento della sfera delle libertà, nella fruizione da parte di un numero crescente di donne e di uomini di quanto di meglio la storia umana ha prodotto»[25].

 

 

 

 

[1] D’iniziativa dei senatori Chiarante e altri (AC 1904), è il terzo comma dell’art. 1 sulle Finalità. Titolo I: Norme generali. Tale finalità è già presente nel DDL 348, del 24 novembre 1983 su Nuove norme per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali e per la riforma dell’organizzazione della tutela d’iniziativa dei senatori Argan, Chiarante ed altri.

[2] Cfr. L. Branchesi (a cura di), Il patrimonio culturale e la sua pedagogia per l’Europa, Armando editore, Roma 2006. Pubblicato anche in inglese: Heritage Education for Europe, Roma 2007. Un prima  sintesi del rapporto di ricerca è stata presentata e discussa dai rappresentanti dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa in occasione della riunione dello Steering Committee for Cultural Heritage a Strasburgo (ottobre 2004).

[3] Progetto promosso dall’ICCROM e dal Consiglio d’Europa nel 1995, anno europeo dell’archeologia.

[4] Cfr. Raccomandazione IX su Educazione e sensibilizzazione dei cittadini al rispetto dei Beni Culturali. Come è noto, la  Commissione Franceschini opera dal 1964 al 1967. Tutti gli Atti e i Documenti sono pubblicati in 3 voll.: Per la salvezza dei beni culturali in Italia,  Casa ed. Colombo, Roma 1967.

[5] DDL 1973 d’iniziativa dei senatori Chiarante, Nespolo, Valenza, Argan, Berlinguer, Canetti, Mascagni e Puppi comunicato alla Presidenza il 3 Ottobre 1986: Norme per l’innalzamento dell’obbligo scolastico e per il riordino dell’istruzione secondaria superiore.

[6] Il Testo unificato (A.C. 1275) fu approvato il 28 settembre 1978 dalla Camera con i voti del PCI, ma non ebbe seguito per la caduta del Governo. L’iter della riforma della scuola secondaria superiore era di fatto iniziato nel 1970 con  i “Dieci punti di Frascati”, varati in un convegno internazionale organizzato a Villa Falconieri.

[7] G. Chiarante, G. Napolitano, La democrazia nella scuola.  La posizione dei comunisti sui nuovi organi di governo negli istituti e nei distretti scolastici, Editori riuniti, Roma 1974.

[8] G. Chiarante (a cura di), La scuola della riforma. Asse culturale e nuovi orientamenti della secondaria, De Donato, Bari 1978.

[9] Intervento di G.C. Argan al Senato il 6 marzo 1985 sui Disegni di legge concernenti il nuovo ordinamento della scuola secondaria superiore,  Cfr. Senato della Repubblica, IX legislatura, Resoconto stenografico, 264° seduta pubblica pomeridiana, 6 marzo 1985 p.40.

[10] Ivi.

[11] Cfr. «Si tratta di porre in primo piano l’obiettivo di una scuola ‘di cultura e per la cultura’: che dia a donne e uomini la capacità di fruire e soprattutto di godere dell’infinita ricchezza dell’ambiente naturale in cui viviamo e dei molteplici e inesauribili aspetti della vita e dell’attività culturale», G. Chiarante, Alle radici del paradosso scolastico, Nota per il convegno nazionale di studi “Una scuola per la cittadinanza”, Firenze 23-25 febbraio 2001 per iniziativa dell’Associazione per il Rinnovamento della sinistra, pubblicata in G. Chiarante, Sulla patrimonio S.P.A e altri scritti sulle politiche culturali, Annali dell’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, n.15, Graffiti ed., Roma 2003, p. 89.

[12] Cfr. ad es. Legge 8 novembre 2013, n. 128, art. 5: Misure  urgenti  in  materia  di istruzione, università  e ricerca; anche il nuovo governo sembra mostrare maggior sensibilità su questi punti, sebbene molte delle dichiarazioni fin qui fatte sembrano per lo più restare a livello di intenti.

[13] L. Branchesi, La Raccomandazione N°R (98)5 sulla pedagogia del patrimonio: uno studio di caso, in  L. Branchesi (a cura di) 2006, op. cit., pp. 175-184.

[14] La Commissione, istituita dal ministro Antonio Paolucci (DM 16 marzo 1996), è stata confermata dal ministro Walter Veltroni (DM 3 gennaio 1997)  e si è riunita regolarmente fino al dicembre 1998.

[15] Cfr. Verso un sistema italiano dei Servizi educativi per il museo e il territorio. Materiali di lavoro della Commissione ministeriale, a cura di Adele Maresca Compagna, Introduzione di M. Dalai Emiliani, MIBAC, Roma 1999.

[16] Si fa riferimento all’Accordo quadro; anche se,  purtroppo, diventa dopo pochi anni di difficile attuazione perché gli istituti scolastici, privati dei mezzi per gestire al meglio la propria autonomia, hanno difficoltà a programmare proprio quei progetti educativi sul patrimonio,  in accordo con le istituzioni culturali del territorio, previsti dall’art. 119.; cfr. anche l’importante art. 118: Promozione di attività di studio e ricerca.

[17] Il Servizio II, Comunicazione e promozione del patrimonio culturale«supporta il Direttore Generale nelle attività relative al coordinamento del sistema dei servizi educativi, di comunicazione, di divulgazione e promozione ai sensi degli articoli 118 e 119 del Codice attraverso il Centro per i servizi educativi, anche in relazione al pubblico con disabilità».

[18]  Cfr. http://imuseiitaliani.beniculturali.it/  Il sistema nasce da un’ intesa tra ISTAT, MiBACT,  Regioni e province autonome. I dati pubblicati  sono riferiti al 2011.

[19] Cfr., ad. es., alcuni esempi internazionali a partire dal ruolo del responsabile dell’educazione nella sistemazione delle British Galeries al V&A Museum , già nel 2001.

[20] G. Chiarante, Il ministro delle “anime morte”, in G.Chiarante,op.cit., 2003, p. 30.

[21] Cfr., ad es., B. Castiglioni, M. Varotto, Paesaggio e Osservatori locali. L’esperienza del Canale di Brenta, Franco Angeli, Milano 2013.

[22] Cfr. Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente (2006/962/CE); cfr. in particolare l’VIII competenza: “Consapevolezza ed espressione culturale”.

[23] Cfr. Framework Convention on the Value of Cultural Heritage for Society, Faro 27.10.2005; Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, traduz. it. a cura del Ministero per i beni e le attività culturali. Segretariato generale, 2013

[24] Special Eurobarometer 399: Cultural Access and Participation. Report, Fieldwork: April – May 2013; Publication: November 2013 Conducted by TNS Opinion & Social at the request of the European Commission, Directorate-General for Education and Culture

[25] G. Chiarante, Introduzione in G. Chiarante, op. cit, 2003, pp. 5-6.

10 dicembre 2014 – “Una vita per il restauro”. Giornata in ricordo di Giuseppe Basile

cavallo-raivela AssisiL’Associazione Bianchi Bandinelli, in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro e con l’Istituto Nazionale per la Grafica, promuove per mercoledì 10 dicembre 2014 una giornata per ricordare Giuseppe Basile, ad un anno dalla scomparsa.

Collegamento alla pagina sul convegno

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