Interventi – Caro Ministro, grazie, ma le sue risposte non convincono (di ABB)

17 dicembre, 2014

Anzitutto un ringraziamento al Ministro per la pronta risposta alle dieci domande che l’Associazione Bianchi Bandinelli gli ha inoltrato, fatto che denota quanto meno attenzione al dibattito che si sta sviluppando nel nostro Paese.

Restano però aperte le questioni di fondo. Il Ministro parla di una riforma che il Paese aspettava da decenni, senza sapere però che l’unica grande vera riforma sarebbe stata quella dell’aumento delle risorse economiche e del personale per il Ministero: la rivoluzione (questa sì) che il Paese aspettava da decenni. Si può obiettare che in un periodo di crisi si doveva operare necessariamente una revisione della spesa, ma proprio nei periodi di crisi – la storia dovrebbe insegnare – gli investimenti pubblici hanno sostenuto la ripresa, e il nostro patrimonio culturale aveva e ha tuttora solo bisogno di risorse per generare altre risorse, come studi economici autorevoli e condivisi affermano da tempo.

Restano aperte questioni che riguardano la filosofia di base di questa riforma, che ignora il lavoro, le idee, le proposte, le esperienze di chi da sempre s’impegna nella gestione e valorizzazione del nostro patrimonio, con una concezione di valorizzazione assai lontana da quella malintesa manageriale e da operatore turistico che sembra essere l’idea portante della politica culturale dei nostri governi da molti anni a questa parte. Una filosofia, quella di questa riforma, che insegue modelli internazionali che nulla hanno a che vedere con la realtà italiana: i grandi musei di Parigi, Londra, New York – che oltretutto non sopravviverebbero un giorno di più se finissero i finanziamenti pubblici – sono tutt’altra cosa rispetto al nostro sistema museale, diffuso e integrato nell’intero territorio nazionale, che fa dell’Italia un unico grande e immensamente ricco museo e che come tale andrebbe gestito e valorizzato.

Una concezione, quella del Ministro, che cerca all’esterno qualcosa di già disponibile all’interno e identificabile nei tanti direttori dei nostri luoghi della cultura (musei, aree archeologiche, biblioteche, archivi) che da anni riescono a gestire e valorizzare in modo encomiabile il patrimonio loro affidato, pur nella sempre più cronica carenza di risorse economiche e umane, perseguendo con passione e impegno il vero concetto di valorizzazione, quello che accresce la cultura, nonché la coscienza civile e sociale, dei cittadini e di conseguenza favorisce la crescita economica.

Restano le perplessità su una riforma che rafforza la burocrazia centrale a discapito della presenza sul territorio, che mortifica le singole professionalità e competenze, che complica la gestione amministrativa e i rapporti gerarchici, che indebolisce la missione per cui è nato il Ministero stesso e specialmente per quanto riguarda la tutela, ulteriormente indebolita dalla legge cosiddetta “Sblocca Italia”, che interviene a gamba tesa sulle competenze del MiBACT nell’inspiegabile silenzio di chi ne è il titolare pro-tempore.

Sono questi gli argomenti fondamentali da affrontare e da cui discendono le scelte che si stanno attuando, scelte fallimentari che porteranno in breve alla necessità di rivedere completamente – per l’ennesima volta – l’assetto di un Ministero che altrimenti sarà sempre più inutile.

L’Associazione Bianchi Bandinelli continuerà comunque nei prossimi giorni e nelle prossime settimane a porre questioni e a tenere vivo il dibattito sui grandi temi e sulle questioni specifiche.

 



5 Risposte a “Interventi – Caro Ministro, grazie, ma le sue risposte non convincono (di ABB)”

  1. Stefano scrive:

    Come spesso accade, e recentemente è accaduto per una sanità assurdamente regionalizzata e semi privatizzata, con precise scelte politiche e tecniche si strozzano le strutture statali, lasciate senza soldi, con carenza di personale o dipendenti demotivati e mal formati ( il riferimento ai 36.000 euro all’anno spesi per la formazione da parte del ministero è agghiacciante) salvo poi certificarne con grandi paroloni l’inattualità, l’inconsistenza o limproduttivita. E, dopo avere scentemente portato a sfinimento le strutture, proprio come per la sanità, si invoca l’ingresso della salvifica mano del privato, panacea per tutti i Mali, come si riteneva circa trenta anni fa nell’occidente, salvo poi essersi accorti che certe funzioni non sono delegabili perché contraddistinguono la civiltà di uno stato. La peggiore tara di questa riforma è pensare che la
    Cultura debba sempre produrre denaro. Mentre essa produce civiltà, senso di appartenenza ma anche capacità di integrare e attrarre, insomma forma o dovrebbe formare cittadini consapevoli. Questo pensavano i padri costituenti quando hanno scritto l’articolo 9, se si può ancora citare la
    Costituzione senza essere tacciati di demagogia! La riforma per la prima volta scinde chiaramente tutela, studio e valorizzazione, dimostrando uno scarso impianto culturale e una malcelata volontà di cercare di raggranellare qualche soldo. Questa volta il verso cambia ma la direzione è sbagliata.

  2. Enrico Gullo scrive:

    Manacorda, la retorica è la sua: del plauso indefesso di una politica delle privatizzazioni che ha portato esattamente alla crisi attuale; dell’odio anti-sindacale in nome del quale l’intero workfare è stato ormai smantellato; del turismo che non è mai abbastanza, mentre i musei soffrono il sovraffollamento. Insomma: lei è perfettamente allineato col pensiero e la prassi dominante negli ultimi anni: di che retorica va parlando? Fino a prova contraria, è quel sistema di pensiero che ha fallito e che deve delle spiegazioni a tutte e tutti. Ci spiegherà poi, magari, la provocazione contenuta nel titolo della sua ultima fatica: è quello il carattere che definisce il suo “appello al popolo”, che qui prende la forma (anch’essa retorica) della “cittadinanza” con la quale riannodare i fili? Ci spiega dov’è che “la cittadinanza” ha un ruolo nella gestione del patrimonio culturale, in questa sua visione che la vede esclusivamente come un oggetto inerte cui appellarsi soltanto per chiedere l’applauso?

    • Andrea Girolami scrive:

      Non sono d’accordo: come si spiegano le centinaia di musei civici chiusi o sostanzialmente inaccessibili?
      I cittadini pagano le tasse per lo smantellamento del Welfare?
      Mi spiace contraddirLa Prof. Gullo, ma i fatti dicono il contrario rispetto alle Sue affermazioni: soffrono il sovraffollamento le principali attrazioni (come ad esempio Anfiteatro Flavio, Galleria degli Uffizi, Basilica di San Marco, etc.), ma non mi sembra che la situazione sia così rosea a Paestum, pur essendo quest’ultimo un sito archeologico di rilevanza mondiale, patrimonio dell’UNESCO e unica testimonianza pressoché integra dell’architettura templare di ordine dorico edificata in Magna Grecia nei secoli VI-V a.C. Le cose poi precipitano se si arriva dalle parti di Pompei ed Ercolano…
      Il MiBact attualmente non è un caso di felice gestione delle istituzioni culturali. Il modello pubblico non è un fallimento solo se viene soggetto a verifica e controllo con politiche di rendi-contabilità e revisione della spesa. Altrimenti siamo alle solite demagogiche utopie.

  3. Daniele Manacorda scrive:

    Non mi riconosco in questa riposta, se non nel ringraziamento iniziale, dal momento che il ministro ha risposto da politico ad una serie di domande, molto eterogenee, in bilico tra assunti generali e tecnicismi.
    Per il resto vedo cocciutamente riproposte le retoriche di sempre, a partire da quella sulle risorse e il personale, che il nostro Claudio Gamba ha contribuito a mettere nella sua giusta dimensione con il richiamo a quanto già sostenuto dalla Commissione Franceschini oltre mezzo secolo fa in tutt’altra prospettiva.
    Retorica è la rappresentazione delle benemerenze del corpo tecnico-scientifico del Mibact, senza sfumatura alcuna, come è lecito attendersi in un documento sindacale, ma non nelle riflessioni di una libera associazione di cittadini.
    Indigeribile è la contrapposizione tra un concetto di valorizzazione volto alla diffusione della cultura e gli aspetti manageriali della gestione e del turismo; tra le esperienze internazionali e la autoreferenzialità della situazione italiana.
    Retorico è l’ennesimo ricorso al catastrofismo prossimo venturo.
    Se la nostra Associazione vuole continuare a farsi del male da sola, lo faccia. “Not in my name” e di quanti vorrebbero vederla impegnata nel riannodare i fili spezzati tra i diversi specialismi e la politica, l’economia, la comunicazione, per non parlare dei cittadini.

    • Andrea Girolami scrive:

      Sacrosante parole.
      Concordo pienamente col Prof. Manacorda e ricordo a tutti i soci dell’A.B.B. che in Italia esistono milioni di volontari che senza lagnanze e per amore del patrimonio storico artistico, architettonico ed ambientale nazionale, svolgono attività di tutela, valorizzazione, conservazione e gestione, garantendo la pubblica fruizione dei Beni Culturali, a titolo gratuito, ma nel solo interesse di assicurare al nostro Stato il rispetto e l’osservanza dell’articolo 9 della nostra Costituzione:
      «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica
      Tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della Nazione».
      Non vi è alcuna menzione delle carriere professionali di direttori ed impiegati né nella costituzione, né tanto meno nel D. Lgs. 42/2004.
      Giunta è l’ora di iniziare a rinunciare ad anacronistici ed inammissibili privilegi, in favore di una gestione dei Beni Culturali che preveda l’inclusione di tutti i monumenti nell’offerta turistica, oltre alla costante accessibilità degli stessi ove le vicende di conservazione lo consentano, valutando ove possibile la privatizzazione responsabile e proficua per lo Stato, affinché anche l’Italia si allinei agli altri paesi europei nella condotta del marketing turistico che è nello stesso tempo transazionale, relazionale ed esperienziale.
      Il turismo è cultura e la cultura è nel turismo.