Se la tutela la fanno i prefetti

22 luglio, 2015

Pubblichiamo un appello dell’Associazione Bianchi Bandinelli

L’articolo 7 della nuova legge quadro per la pubblica amministrazione, invocando la necessità di garantire risposte certe ai cittadini da parte dello Stato, ha stabilito che presso le prefetture sia predisposto un “punto di contatto unico” nel quale confluiscono tutti gli uffici periferici dell’amministrazione dello Stato, comprese le soprintendenze dei Beni culturali.

La subordinazione dei soprintendenti ai prefetti, che è già stata criticata, è certo l’aspetto più grave di questa riforma, ma c’è dell’altro. Anche se l’attuale struttura del MiBACT mantenesse la sua autonomia operativa, in questo quadro normativo il parere dei tecnici rischia di essere facilmente sopraffatto dai nuovi principi decisionali che vengono stabiliti: quelli del “parere prevalente” e “del superamento del dissenso” con i quali ci si propone di risolvere i contrasti tra le diverse istanze che i nuovi uffici insediati nelle prefetture dovranno comporre. Le ragioni della tutela e della conoscenza rischiano di trovarsi isolate di fronte al prevalere di interessi o “pareri prevalenti” di altra natura.

Gli uffici del MiBACT svolgono compiti di tutela, conservazione e fruizione dei beni culturali che richiedono competenze altamente specializzate a livello sia tecnico scientifico sia operativo e organizzativo, competenze che evidentemente non sono possedute dagli attuali Uffici territoriali del governo (ex Prefetture), né dai loro dirigenti e personale.

L’attività tecnica e scientifica del MiBACT sarà quindi impastoiata da strutture e meccanismi burocratici del tutto estranei, con l’effetto sicuro di contrastarne l’efficacia: l’unica risposta che l’amministrazione sarà in grado di assicurare sarà inevitabilmente il “silenzio-assenso”.

Quest’ultimo si appresta a divenire il principio cardine dell’intera attività amministrativa in materia di tutela, con tutte le immaginabili conseguenze. Questo provvedimento distrugge una struttura capillare di tutela, plasmata dalla realtà storica e culturale del nostro paese, considerata da sempre un modello. L’Associazione Bianchi Bandinelli rivolge un appello affinché sia ritirato. E chiede con forza che il ministro dei Beni Culturali se ne dissoci o ne tragga le conseguenze.



9 Risposte a “Se la tutela la fanno i prefetti”

  1. […] L’appello dell’Associazione Bianchi Bandinelli Se la tutela la fanno i prefetti […]

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  4. Floriana Miele scrive:

    Aderisco all’appello contro la norma della riforma Madia che subordina le Soprintendenze alla Prefetture, come anche all’appello contro la norma sul silenzio-assenso.

  5. Fabio Dumontet scrive:

    Le levate di scudi puzzano sempre un po’ di difesa di rendite di posizione. Il problema Soprintendenze va affrontato, eccome. Con pacatezza , forse senza i prefetti, ma con fermezza per traghettarle dal XIX al XXI secolo, e la mancanza di risorse non c’entra niente.

  6. Paolo Gull scrive:

    se la tutela la fanno i prefetti finalmente qualcuno fa applicare la legge. Gli art. 95 e 96 del DLGS 163/06 e gli artt. 245 ss del DPR 207/10 sono sistematicamente elusi perché i soprintendenti non seguono l’iter della verifica preventiva e non chiedono che gli scavi vengano progettati a norma di legge. questo ha causato negli ultimi anni danni gravissimi e ha distrutto l’ultimo barlume di fiducia nelle istituzioni di tutela. meglio i prefetti

  7. […] L’appello dell’Associazione Bianchi Bandinelli Se la tutela la fanno i prefetti […]

  8. […] scudi da parte del Consiglio dei Beni Culturali e di diverse istituzioni culturali tra cui l’Associazione Bianchi Bandinelli e Italia […]

  9. giuliano petrelli scrive:

    Sarà la testa di ponte del temibile sblocca Italia?