Salviamo il patrimonio dell’Isiao

15 settembre, 2015

Al ministro per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni,
e, per conoscenza, al ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini

Onorevole ministro,
ci rivolgiamo a lei per esprimerle la forte preoccupazione della comunità degli storici e degli altri utenti di archivi e biblioteche in merito al patrimonio dell’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente (ISIAO). Dal 2012 tale patrimonio è inaccessibile e le chiediamo un’azione incisiva, d’intesa con il ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, per garantirne la conservazione e la fruibilità da parte del pubblico.

Come le sarà noto, dal novembre 2011 l’ISIAO è in liquidazione coatta amministrativa. L’Istituto possiede un cospicuo patrimonio, proveniente dai due istituiti (Istituto per il medio ed estremo oriente – IsMEO e Istituto italo-africano), che si erano fusi nel 1995 dando vita all’ISIAO:
– una biblioteca di circa 140.000 volumi, 2600 periodici (dei quali circa 500 correnti), comprendente raccolte rare e di pregio (manoscritti in lingue orientali, xilografie, antiche edizioni, ecc.) che aveva aderito al Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN) attraverso il Polo SBN IEI e di cui la Regione Lazio ha dichiarato l’eccezionale interesse culturale con decreto del 3 maggio 2013, n. T00025.
– una cartoteca di oltre 3.500 carte geografiche dell’Africa e dei territori sotto controllo italiano, per un totale di 14.000 fogli, nonché 6.000 pezzi tra carte e disegni asiatici.
– un archivio fotografico che, per la sola sezione africana, comprende 100.000 stampe, 300 album, ventimila negativi su lastra di vetro e varie centinaia su pellicola, mentre la sezione di orientalistica comprende più di 30.000 pezzi tra lastre vetro e negativi del fondo Tucci, rulli di negativi delle missioni in Asia e archivio di documentazione oggetti e mostre.
– collezioni museali africane e asiatiche.
– gli archivi prodotti dall’ISIAO, dall’ISMEO e dall’Istituto italo-africano nel corso della propria attività, nonché l’archivio del Museo africano e altri fondi archivistici pervenuti in vario modo all’ISIAO.

Questo ricchissimo patrimonio è dal 2012 fuori consultazione ed è a rischio la stessa conservazione materiale di quanto è ancora presso la sede ISIAO (se non si tengono sotto attento controllo umidità e temperatura, si danneggiano irrimediabilmente foto, negativi, laste fotografiche, carte e libri). Il 27 luglio scorso la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato un “Avviso pubblico per la manifestazione di interesse ai fini della partecipazione alla procedura ristretta per l’affidamento in concessione dei servizi di valorizzazione dei beni culturali nella disponibilità dell’ISIAO”. Ben venga la partecipazione dei privati alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano, ma riteniamo che prioritario sia garantirne la conservazione materiale, nonché l’accessibilità da parte dei cittadini.

Il patrimonio dell’ISIAO è in parte demaniale (oggetti dell’ex museo coloniale, cartoteca, ecc. si veda la l. 154/1956, art. 7), in parte di proprietà dell’ente (come la biblioteca), in parte di proprietà di altri enti (Museo di Palazzo Venezia e Banca d’Italia), in parte di proprietà di altri Stati (ad esempio i reperti archeologici pakistani sono di proprietà del Pakistan e l’Italia si è impegnata ad esporli in un museo pubblico). Attualmente, le collezioni museali africane sono in deposito presso il Museo Pigorini, mentre quelle asiatiche sono presso il Museo nazionale di arte orientale, che ospita anche il fondo fotografico Tucci e l’archivio fotografico asiatico ex ISMEO. Sono ancora presso la sede dell’ISIAO la biblioteca, la fototeca africana e la cartoteca.

Riteniamo che gli istituti del ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo siano i più idonei a garantire la conservazione e fruibilità del patrimonio museale, archivistico e librario dell’ISIAO e ci permettiamo dunque di suggerire che:
a) Siano trasferiti in modo definitivo al Museo Nazionale di Arte Orientale e al Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini le collezioni museali, rispettivamente, asiatiche e africane.
b) Sia data esecuzione al Codice dei beni culturali (art. 41, c. 4) che prevede il versamento degli archivi degli enti soppressi agli Archivi di Stato (in questo caso, all’Archivio centrale dello Stato – ACS) e siano quindi versati all’ACS la cartoteca, l’archivio fotografico africano e del Museo africano, assieme all’archivio prodotto dall’ISIAO nel corso della propria attività, ad eccezione dell’archivio ex ISMEO che si integra con le collezioni e con i fondi archivistici già conservati dal Museo nazionale di arte orientale, che sarebbe opportuno versare a tale istituto.
c) Sia trasferita alla Biblioteca nazionale centrale di Roma o ad altra biblioteca pubblica la biblioteca dell’ISIAO.

Solo così si potranno raggiungere gli obiettivi di mettere in sicurezza il patrimonio dell’ISIAO e restituirlo, in tempi brevi e con costi contenuti, alla fruizione pubblica. A quel punto, e solo a quel punto, ben venga la partecipazione dei privati per la sua valorizzazione. Non si possono valorizzare beni culturali senza garantirne innanzitutto la conservazione, il che significa anche avere pieno controllo intellettuale sul patrimonio. Solo una parte dell’archivio fotografico africano (quella relativa ad Eritrea ed Etiopia) è stata inventariata; la parte restante è priva del tutto di inventario: come si potrebbero affidare a privati migliaia di lastre fotografiche, centinaia di album e decine di migliaia di positivi antichi e preziosi, senza avere alcuna possibilità di controllare l’integrità della collezione?

Signor ministro, sappiamo che lei oggi è impegnato a fronteggiare formidabili sfide internazionali, che comprendono fra l’altro l’arrivo nel nostro paese di decine di migliaia di rifugiati e di migranti africani e asiatici. Tutelare il patrimonio dell’ISIAO significa non solo tutelare una parte del patrimonio culturale italiano, ma anche operare concretamente per l’integrazione culturale di chi viene nel nostro paese da Asia o Africa. Ci appelliamo dunque a lei perché voglia fare al più presto quanto in suo potere per garantire la conservazione e fruibilità del patrimonio museale, archivistico e librario dell’ISIAO.

Prof. Marcello Verga
(presidente della Società Italiana per la storia dell’età moderna SISEM)

Prof.ssa Mariella Guercio
(presidente della Associazione Nazionale Archivistica Italiana – ANAI)

Associazione Bianchi Bandinelli

Associazione Lettori della Biblioteca nazionale centrale di Firenze “Gianni Isola”

Associazione Amici della Biblioteca universitaria di Pisa
Arch.I.M. – Archivisti In Movimento

Giovani bibliotecari e aspiranti



4 Risposte a “Salviamo il patrimonio dell’Isiao”

  1. Tiziana Di Zio scrive:

    Circa due anni fa mi erano giunte voci sull’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO), sul suo patrimonio documentario impressionante per ampiezza e rilievo storiografico, di cui un giovane amico aveva potuto avere un saggio prima della definitiva chiusura. Si parlava di un possibile versamento all’Archivio centrale dello Stato, ipotesi più rassicurante rispetto al conferimento a una fondazione ad hoc (con che soldi?), o pienamente al Ministero degli esteri, dove l’archivio sembra considerato come la nipote zitella e senza dote.
    Non posso che aderire all’appello e sperare che i ripetuti richiami a educazione e cultura non rimangano parole vuote.

  2. Giovanna Lombardo scrive:

    Sono completamente d’accordo con quanto scritto nella lettera al Ministro degli Affari Esteri

  3. Giovanna Lombardo scrive:

    Sono d’accordo in tutto e per tutto