Uno spiraglio per le biblioteche?

27 ottobre, 2015

di Giovanna Merola

Qualcosa si muove per i beni culturali? Il recente annuncio del ministro Dario Franceschini, che con la legge di stabilità lancia due iniziative da tempo sollecitate, cioè l’assunzione di nuovo personale e l’aumento dei fondi, suona per le biblioteche statali come un tentativo di rianimazione di un corpo da tempo abbandonato a se stesso, che sopravvive con fatica, di fatto in gran parte musealizzato per l’impossibilità di tenere aggiornate le raccolte, ampliare l’accesso ai documenti, gestire i servizi senza affanno.
Il nucleo delle biblioteche statali, 46 istituti che hanno caratteristiche e funzioni molto differenti le une dalle altre, comprende sia istituti di rilevanza nazionale – le due nazionali centrali di Roma e Firenze, biblioteche di grande valore storico come la Marciana di Venezia, la Nazionale di Napoli, la Laurenziana di Firenze e molte altre ancora – sia altri istituti bibliotecari di dimensioni, funzioni e collezioni variamente importanti, legate al territorio e alla storia composita del nostro paese. Le altre biblioteche italiane, di diversa titolarità amministrativa – enti locali, università, istituti culturali pubblici e privati, ecc.- sono in gran parte collegate fra loro e con le statali dalla rete del Servizio bibliotecario nazionale, alla quale partecipano oltre 5000 biblioteche.

 

Le biblioteche statali non sono però affatto delle strutture museali, come ha voluto erroneamente considerare la riforma del 2014, che ne ha accorpate alcune ai poli museali o al museo autonomo della città in cui hanno sede. Le biblioteche per loro natura sono organismi in espansione, pena la decadenza della loro funzione: e come si può assicurare la crescita e l’aggiornamento delle collezioni e dei servizi ad esse collegati, senza fondi sufficienti e con il personale ridotto del 50 per cento rispetto all’organico?

 

Su questa situazione è intervenuto di recente il Consiglio superiore per i beni culturali, che il 12 ottobre 2015, dopo aver messo all’ordine del giorno la questione delle biblioteche statali – cosa mai accaduta finora nella storia del Consiglio – ha approvato una mozione con la quale viene portata alla luce la drammatica situazione di queste biblioteche.

 

Nella mozione, pubblicata in http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/MenuPrincipale/Ministero/Consiglio-Superiore/Audizioni-e-mozioni/index.html,
si chiede un impegno “per potenziare e riaffermare il ruolo di queste biblioteche, strutture che garantiscono la conservazione nel tempo di un patrimonio di inestimabile valore culturale, ma anche l’accesso pubblico e gratuito a raccolte organizzate di libri, documenti e risorse di altra natura, attraverso un complesso di servizi, attività e programmi finalizzati a rispondere ai bisogni di lettura, studio, ricerca, informazione, aggiornamento e formazione permanente dei cittadini”, in modo da “consentire a tali strutture di tornare a svolgere quel ruolo di riferimento nel sistema bibliotecario nazionale che è stato proprio di questi istituti nei decenni passati”.

Uno spiraglio per il futuro? Staremo a vedere.



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