Vittoria Calzolari, la signora del paesaggio

5 giugno, 2017

Riproduciamo il breve ricordo di Vittoria Calzolari scritto da Francesco Erbani e pubblicato su Repubblica il 4 giugno 2017

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Il nome di Vittoria Calzolari, scomparsa ieri a 93 anni, è legato a diversi luoghi di Roma. Ma a due in particolare: il centro storico e l’Appia Antica.

Ad essi ha dedicato il suo impegno di architetta, la sua passione militante, un’intelligenza politica che raramente ha attraversato i cieli della capitale. A metà degli anni Settanta, lei, allieva di Ludovico Quaroni e Luigi Piccinato, studi ad Harvard, insegnante di urbanistica, fu nominata dal sindaco Giulio Carlo Argan assessore al centro storico. E da lì avviò una serie di interventi mai più ripetuti e che, invece, se replicati su larga scala chissà quali effetti avrebbero avuto, forse quello di evitare che il cuore antico della capitale fosse preda di un deprimente consumo turistico. Intraprese il recupero di due zone degradate, Tor di Nona e San Paolino alla Regola. Il metodo era quello praticato da Pier Luigi Cervellati a Bologna: acquisizione pubblica degli edifici, restauro nel rispetto delle regole costruttive originarie e, soprattutto, assegnazione degli alloggi in affitto a chi li abitava, stroncando sul nascere ogni appetito speculativo. L’obiettivo era contenere l’emorragia di residenti dal centro storico, obiettivo che si arricchiva di altri interventi, come la creazione di case protette per anziani oppure la ristrutturazione del Mattatoio o dell’Acquario di piazza Manfredo Fanti (oggi Casa dell’Architettura).

 

Gli interventi di Vittoria Calzolari s’intensificarono quando sindaco divenne Luigi Petroselli e si affiancarono ad iniziative di straordinaria densità politica e urbanistica, come il Progetto Fori (che lei sostenne insieme ad Antonio Cederna e Adriano La Regina), o come quelli per incrementare l’edilizia pubblica (Tor Bella Monaca). Senza dimenticare l’estate romana di Renato Nicolini, anch’essa tendente a ricucire il centro con le sterminate e inospitali periferie della città.

 

Di quell’esperienza amministrativa Calzolari ricordava la speciale reverenza che Petroselli nutriva verso di lei. Lui funzionario di partito, diventato sindaco, introduceva i suoi interventi in giunta con la stessa frase: “Ora ascoltiamo la professoressa”. Ma altre immagini abitavano la memoria di Calzolari: un viaggio a New York con Petroselli che si concluse con un ballo all’Empire State Building, oppure la visita in Campidoglio della regina Elisabetta “con un tailleur giallo canarino e un grande cappello”.

 

Tante sono state le iniziative di Calzolari, ma fra le tante merita rammentare gli studi sul verde urbano (memorabile e anticipatore il suo libro “Verde per la città”, scritto insieme al marito Mario Ghio nel 1961) e sull’Appia Antica, vista come un sistema complesso, osservato da diversi punti disciplinari – l’archeologia, l’urbanistica, il paesaggio. Studi che ogni tanto converebbe riprendere in mano se interessa lo stato di salute della capitale.



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